Frammentazione e pratica politica resistente

  • Venerdì, 15 Febbraio 2013 13:42 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Paese delle donne
15 02 2013

Un commento all’articolo di Maria Grazia Campari.
Sono molto d’accordo con il ragionamento presente nell’articolo di Maria Grazia. Siamo in verità nella democrazia possibile, con i soggetti che siamo, donne e uomini. Noi donne abbiamo però la responsabilità di pensare e praticare un’altra forma di democrazia che ci comprenda in pieno come genere. Per fare ciò non possiamo non partire che dalla capacità di attuare pratiche democratiche nelle nostre relazioni: questo è un primo ineludibile problema che ci permetterebbe tra l’altro di fare della frammentazione una ricchezza spendibile da tutte.

Con la Convenzione NO MORE! proposta dall’Udi abbiamo avviato un tentativo di relazioni orizzontali, nel riconoscimento e nell’ascolto reciproco tra associazioni che pure hanno storie e competenze segnate da differenze. L’adesione alla Convenzione, come abbiamo sempre detto a tutte/i quelle/i che hanno firmato, deve essere considerata una assunzione di responsabilità concreta. Per questo il 9 febbraio alla Casa Internazionale delle donne abbiamo organizzato un incontro con donne candidate in varie liste, che hanno sottoscritto la Convenzione; a loro abbiamo chiesto un impegno, se elette, sul problema della violenza maschile e del femminicidio. In questa occasione si sono felicemente incontrati due desideri: quello di chi ha deciso di impegnarsi nelle istituzioni portando intera la propria soggettività sessuata, e quello di chi intende continuare a fare politica nelle associazioni e si pone l’obiettivo di cambiare anche la politica "generale" nei suoi contenuti e nelle sue forme.

Costruire relazioni forti con le donne delle istituzioni è il secondo problema da tenere presente, se vogliamo segnare della nostra vita e dei nostri saperi anche la politica istituzionale. Quando riusciamo a farlo i risultati ci sono.

Poi c’è la questione mai risolta dell’informazione, che lascia in ombra o cancella sistematicamente tutto quello che il variegato movimento delle donne fa e dice: questa campagna elettorale ne è l’ennesima testimonianza, dominata senza alcun pudore da corpi e voci maschili. Su questo nodo fondamentale vale la pena di riflettere insieme ed aprire un conflitto duro con i media, determinato ad ottenere una rappresentazione di noi il più possibile corretta e completa che restituisca a tutte/i il senso pieno della realtà in cui siamo immerse/i per poterla cambiare al meglio.

Penso che grande è la ricchezza di pratiche e di saperi che esprimiamo e mi piacerebbe non solo che vengano conosciuti e riconosciuti, ma che sappiano trasformare radicalmente il presente di donne e uomini nel nostro Paese e non solo.

Corriere del Veneto
13 02 2013

MIRA (Venezia) – La giunta Cinque Stelle di Mira toglie le deleghe all’assessora incinta. A comunicare la notizia a dipendenti comunali e consiglieri è stata la diretta interessata, l’avvocato Roberta Agnoletto che in una mail accorata e sofferta spiega quanto dolore le stia causando la decisione comunicatale a fine gennaio dalla presidente del consiglio comunale Serena Giuliato «della volontà di questa Amministrazione di procedere ad una mia sostituzione a causa della gravidanza e, quindi, dell’imminente parto e degli impegni materni conseguenti. Sostituzione che dovrebbe operare dalla fine di marzo 2013». «Non la si sostituisce perché è incinta – spiega la Giuliato – La motivazione è che è necessario rivedere le deleghe alla luce del carico di lavoro maggiore degli ultimi tempi e la Agnoletto è effettivamente poco presente». Insomma non lavora molto e nel rimpasto non c’è posto per lei. Se non è molto presente è perché dall’inizio la Agnoletto ha accettato l’incarico part time per le deleghe allo Sport e all’Ambiente, dunque le motivazioni al benservito sono «assurde e infondate», scrive l’assessora nella mail, colpita nel vivo dalla ferma decisione della maggior parte degli amministratori di volerla sostituire. Solo l’assessora Orietta Vanin si è schierata al suo fianco. Ora la Agnoletto è a riposo per evitare stress ma resta al lavoro comunicando via mail con gli uffici. Perché di una sola cosa è certa: non si dimetterà.

Di qua l'attenzione ai "messaggi", di là la distrazione verso il mondo della famiglia, degli asili nido, delle materne, delle elementari, dei doposcuola, dei parchi giochi e insomma di tutto ciò che ha a che fare in concreto coi nostri figlioletti. ...

Chi ha ucciso l’utopia politica?

  • Venerdì, 08 Febbraio 2013 10:31 ,
  • Pubblicato in L'Intervento

Monica Pepe, Micromega
7 febbraio 2013

Chi ha ammazzato l'Utopia? La dittatura dell'immagine. Che prolifica incessantemente e ha interrotto l'orologio biologico dell'immaginazione.
Viviamo nell'epoca dell'autoscatto, immagine web 2.0. "Io sono, io riproduco, io sono tutte le facce che vedo".

La Stampa
01 02 2013

Il rapporto Eurispes: il 77 per cento d’accordo alle unioni omosessuali, più caute le posizioni sulla pillola abortiva. No al suicidio assistito. E cresce la sensibilità per gli animali.

Istruzioni al nuovo parlamento sui temi cosiddetti «eticamente sensibili». Gli italiani hanno dimostrato secondo la rilevazione del Rapporto Eurispes, di essere assai sensibili ai temi etici, ma di avere delle posizioni diametralmente opposte a quelle rappresentate in parlamento fino ad ora.

Sta di fatto - riporta Eurispes - che il 77,2% degli italiani è d’accordo sulla regolamentazione delle coppie di fatto, anche omosessuali. Il desiderio di maternità-paternità, poi, non può essere coartato da norme restrittive sulla fecondazione assistita che andrebbe, dunque, modificata in senso liberale per il 79,4%. Più caute le posizioni sulla pillola abortiva, che comunque riscuote il 63,9% dei consensi contro il 58% dello scorso anno. Sta facendo breccia anche l’eutanasia per i casi disperati, che ha fatto un grande balzo in avanti rispetto allo scorso anno, quando erano favorevoli appena la metà degli italiani (50,1%) diventati adesso il 64,6%, forse per l’effetto lungo del caso Englaro. Completamente opposto, invece, il giudizio sul suicido assistito: no assoluto per il 63,8% degli intervistati. Più in generale, possiamo dire che gli italiani vogliono poter dire la loro sul fine vita, tant’è che il 77,3% è favorevole al testamento biologico.

Si registra, infine, una accresciuta sensibilità verso gli animali: lo scorso anno solo il 21,4% degli italiani era a favore della caccia, quest’anno la percentuale è scesa al 19,9, e pressoché tutti sono contrari alla vivisezione: 87,3%. Il rispetto verso le altre specie animali è espresso anche dall’aumento dei dei vegetariani, saliti al 6% della popolazione rispetto al 4% dello scorso anno: sempre una minoranza, ma in crescita.

La considerazione di Eurispes è che il sentire comune e trasversale degli italiani - sia di destra che di sinistra - su molti temi etici, non è adeguatamente rappresentata dagli schieramenti politici, e che la cultura è più avanti delle leggi.

RAFFAELLO MASCI

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