Sciopero della fame dopo la condanna

08 01 12013

Davide Rosci, cui il tribunale ha inflitto 6 anni per l'incendio del blindato dei carabinieri, chiede revisione del Codice Rocco

ROMA - «Lunedì ho visto la vera faccia della giustizia italiana, quella manipolata dai poteri forti dello Stato, quella che si potrebbe tranquillamente definire sommaria». Scrive così Davide Rosci, 33 anni, di Teramo, uno dei giovani condannati a sei anni di carcere per gli scontri in piazza San Giovanni del 2011. Una sentenza basata su norme sbagliate, sostiene, contro cui ha iniziato lo sciopero della fame. «Quando sono stato arrestato il 20 aprile scorso - racconta Rosci, militante di Azione antifascista Teramo - dissi che ero sereno: ciò che mi portava ad esserlo era la fiducia che riponevo nella giustizia. Mi sbagliavo».

«COME GRAMSCI» - Il giovane abruzzese, che alle ultime elezioni per il Comune di Teramo era stato il primo dei non eletti tra i candidati di Rifondazione comunista, sottolinea di voler «percorrere la via più estrema per far sì che nessun altro subisca quello che ho dovuto subire io. Pertanto, così come fece Antonio Gramsci durante la prigionia fascista, anch'io resisterò fino allo stremo per chiedere l'abolizione della legge di devastazione e saccheggio, la revisione del Codice Rocco e che questo sistema repressivo venga arginato».
 
«HO SOLO GUARDATO» - Rosci nella sua lettera sostiene di essere stato condannato a una «pena pesantissima solo per esser stato fotografato nei pressi dei luoghi dove avvenivano gli scontri. Avete capito bene - puntualizza -: sono stato punito non perché immortalato nel compiere atti di violenza o per aver fatto qualcosa vietato dalla legge, ma per il semplice fatto che io fossi presente vicino al blindato che prende fuoco». Il giovane assicura: «Non tiro una pietra, non rompo nulla, non mi scaglio contro niente di niente. Mi limito a guardare il mezzo in fiamme in alcune scene e in un'altra a ridere di spalle al suddetto. Tali "pericolosi" atteggiamenti, mi hanno dapprima fatto guadagnare gli arresti domiciliari (8 mesi) e ora anche una condanna (6 anni) che definirla sproporzionata sarebbe un eufemismo».

La Stampa
08 01 2013

Un’inchiesta di Spiegel: «Dal maggio 2009 si sono registrati almeno 57 casi in cui la Bundespolizei avrebbe agito in modo scorretto nei confronti di cittadini stranieri».

La polizia federale tedesca ha un problema di razzismo al proprio interno? Secondo il settimanale Der Spiegel negli ultimi anni sono aumentate le proteste di viaggiatori che si sono sentiti trattati in modo razzista dagli agenti della Bundespolizei, che agisce tra l’altro da polizia di frontiera ed è responsabile ad esempio per i controlli negli aeroporti o sui treni.  
 
Dal maggio del 2009 sono stati registrati 57 casi in cui diretti interessati o testimoni hanno riferito di persone discriminate dai poliziotti a causa del colore della loro pelle o delle loro origini straniere, ad esempio durante i controlli sui treni. In un caso, ad esempio, un’alta funzionaria dell’Ufficio europeo dei brevetti ha lamentato come una sua dipendente fosse stata sottoposta più volte a verifiche mirate dei documenti a causa del colore della sua pelle. Presso il comando di polizia di Pirna, nell’Est della Germania, un uomo ha riferito che alcuni poliziotti avevano controllato soltanto le persone non bianche. E un altro uomo ha protestato perché, durante una perquisizione personale, era stato definito “ebreo”, in quanto circonciso.  
 
In appena due dei 57 casi la Bundespolizei ha ammesso di aver sbagliato. I reclami interessano otto dei nove comandi della polizia federale. Nella lista citata dallo Spiegel manca solo il comando di polizia di Coblenza, lo stesso presso il quale uno studente universitario tedesco di colore e almeno altre tre persone avevano lamentato di essere state controllate in modo mirato perché apparentemente straniere. Lo studente, nato e cresciuto in Germania, aveva presentato una denuncia e nell’ottobre del 2012 il tribunale regionale della Renania-Palatinato gli aveva dato ragione, stabilendo che la polizia non può chiedere i documenti a qualcuno solo a causa del colore della sua pelle.
Flebili, e quasi indistinguibili, si sentono le invocazioni di Ferrulli: "aiuto, aiuto, basta". Michele Ferrulli muore per arresto cardiaco sull'asfalto, ancora con le manette ai polsi. Il fascicolo aperto per la sua morte ha rischiato di essere archiviato ma l'acquisizione dei video ha fatto ripartire le indagini.
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"La Polizia ha fallito"

  • Martedì, 12 Giugno 2012 06:45 ,
  • Pubblicato in L'Opinione
Diario (Anno VI–numero 4)
Luglio 2006

Giovanni Aliquò non è sospettabile di simpatia per i duri dell’antagonismo. Il segretario dell’Associazione nazionale funzionari di Polizia (Anfp), a Genova era in piazza con casco e manganello. E nei punti più caldi: in via Tolemaide il 20 luglio, in piazza Kennedy il 21. Ha partecipato agli scontri, ha compiuto arresti, in ufficio conserva ancora una bandiera presa a un militante del Tikb, i comunisti rivoluzionari turchi (il simbolo è falce, martello e mitra). Eppure afferma che per la Polizia italiana quel G8 «è stato un sostanziale fallimento».

"Il mio ragazzo autistico trattato da spacciatore"

  • Sabato, 13 Ottobre 2012 10:56 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
di Valeria Teodonio, La Repubblica
13 ottobre 2012

Pierre è un gigante di quasi due metri. Ha 19 anni e la pelle nera. È autistico e non parla. Ma quando lo fermano in una strada di Verona, in zona Santa Lucia, i poliziotti di pattuglia si insospettiscono. E chiamano immediatamente il 118: il medico dell'ambulanza e gli agenti pensano che Pierre sia uno spacciatore. Sospettano che abbia ingerito ovuli di droga.

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