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Renato Pierri
19 giugno 2013

Il 18 giugno monsignor Fabio Martinez Castilla, arcivescovo di Tuxtla, durante l'omelia ha affermato: "Da un punto di vista qualitativo è molto più grave l'aborto dell'abuso su un minore da parte di un sacerdote...Durante la violenza sessuale è il futuro del bambino a morire, nell'aborto si tratta invece di assassinio". ...
"In Vaticano c'è una lobby gay". Così il Papa ai vertici dei religiosi latino-americani. Francesco ha poi lanciato l'allarme corruzione: "Pietro non aveva conti in banca".  "Nella Curia c'è gente santa, davvero", ma c'è anche una "corrente di corruzione. ...
La Repubblica
13 05 2013

Pedofilia, una class action in Italia le vittime chiedono i danni alla Chiesa
 
Per la prima volta nel nostro Paese si farà appello ai tribunali ecclesiastici. Negli Stati Uniti nel 2007 l'arcidiocesi di Los Angeles venne condannata a versare 660 milioni di dollari. Tutto parte dalla diocesi di Savona dove Francesco Zanardi, vittima e fondatore di Rete L'Abuso, aveva portato alla scoperto una catena di scandali

È in arrivo un terremoto per le diocesi italiane: le vittime di pedofilia chiederanno un indennizzo ai vescovi per gli abusi subiti dai preti passando attraverso i tribunali ecclesiastici diocesani. A riferirlo è Francesco Zanardi, fondatore di Rete l'Abuso che, molestato da ragazzo, ha portato allo scoperto la catena di scandali che ha coinvolto la diocesi di Savona

Il codice canonico inserisce la pedofilia nei delicta graviora (i delitti più gravi), riconoscendo procedure di risarcimento delle vittime. È tutto scritto nel codice, ma in Italia nessuno ancora l'aveva fatto. Gli abusati, rappresentati da avvocati specializzati in diritto canonico, possono chiedere i danni ai vescovi delle diocesi competenti, che sono quindi obbligati a procedere istituendo un processo canonico civile. Secondo Rete l'Abuso sarebbero almeno 400 le vittime dei preti pedofili in Italia che possono dare il via alla procedura canonica di risarcimento danni, rischiando di mettere le finanze delle diocesi in seria difficoltà.
Nel 2007 negli Stati Uniti l'arcidiocesi di Los Angels versò 250 milioni di dollari dei 660 totali riconosciuti alle 580 vittime accertate, oltre 1 milione di  dollari a vittima (i rimanenti furono versati dalle assicurazioni). Per risarcire le vittime la diocesi vendette un grattacielo, immobili e terreni di proprietà. Fu l'indezzo più alto mai imposto dalla giustizia americana nello scandalo dei preti pedofili.

In Italia l'apertura di procedure canoniche civili potrebbe portare all'avvio di processi penali canonici che, secondo Rete l'Abuso, difficilmente vengono promossi dai vescovi delle diocesi competenti contro i preti accusati. Uno fra tutti è il caso della diocesi di Savona dove don Nello Giraudo  accusato di aver abusato di ragazzini tra gli 1980 e il 2009, nel febbraio 2012 patteggiò un anno con la condizionale. Nel fascicolo raccolto contro di lui dalla Procura di Savona emersero alcuni documenti che dimostravano come le gerarchie ecclesiastiche fossero a conoscenza degli abusi, senza che nella diocesi si fossero mai presi adeguati provvedimenti. In una lettera del 2010 dell'Arcivescovo Luis Ladaria all'attuale vescovo di Savona Vittorio Lupi si legge: "Mi riferisco al caso del Rev. Nello Giraudo del clero della sua diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minore e che nel 2002 manifestava al Vicario Generale la propria tendenza pedofila [...] il suo predecessore Mons. Domenico Calcagno segnalava il caso a questa Congregazione [...] il 4 aprile 2006 egli fu invitato ad avvicinare il chierico per chiedergli se intendesse domandare al Santo Padre la dispensa da tutti gli oneri sacerdotali, in caso contrario avrebbe dovuto attivare un processo penale amministrativo ex can 1720 nei confronti del sacerdote, essendo ormai trascorsi quattro anni la invito a informare questo dicastero sull'evoluzione del caso".

Secondo Rete l'Abuso il processo canonico contro Giraudo non si è mai celebrato e don Nello è di fatto, ancora oggi, un prete. La mancata apertura di un procedimento penale canonico avrebbe anche impedito il conseguente riconoscimento dei danni alle vittime da parte della diocesi. L'associazione si sta mettendo in contatto con tutti gli abusati da suore e preti in Italia  per fornire loro adeguate indicazioni su come meglio procedere. "Il primo consiglio", dice Francesco Zanardi, "è quello di non andare da soli a parlare con i vescovi, ma rivolgersi prima a un avvocato esperto in diritto canonico e fare le giuste rivendicazioni alle diocesi". È evidente che, se questo procedimento inedito dovesse avere successo, si aprirebbe un precedente in Italia per tutte le vittime che, ancora oggi, non hanno avuto giustizia.

Pedofilia, una class action in Italia

  • Lunedì, 13 Maggio 2013 12:35 ,
  • Pubblicato in Flash news
Repubblica.it
13 05 2013

Le vittime chiedono i danni alla Chiesa.

Per la prima volta nel nostro Paese si farà appello ai tribunali ecclesiastici. Negli Stati Uniti nel 2007 l'arcidiocesi di Los Angeles venne condannata a versare 660 milioni di dollari. Tutto parte dalla diocesi di Savona dove Francesco Zanardi, vittima e fondatore di Rete L'Abuso, aveva portato alla scoperto una catena di scandali.

È in arrivo un terremoto per le diocesi italiane: le vittime di pedofilia chiederanno un indennizzo ai vescovi per gli abusi subiti dai preti passando attraverso i tribunali ecclesiastici diocesani. A riferirlo è Francesco Zanardi, fondatore di Rete l'Abuso che, molestato da ragazzo, ha portato allo scoperto la catena di scandali che ha coinvolto la diocesi di Savona.

Il codice canonico inserisce la pedofilia nei delicta graviora (i delitti più gravi), riconoscendo procedure di risarcimento delle vittime. È tutto scritto nel codice, ma in Italia nessuno ancora l'aveva fatto. Gli abusati, rappresentati da avvocati specializzati in diritto canonico, possono chiedere i danni ai vescovi delle diocesi competenti, che sono quindi obbligati a procedere istituendo un processo canonico civile. Secondo Rete l'Abuso sarebbero almeno 400 le vittime dei preti pedofili in Italia che possono dare il via alla procedura canonica di risarcimento danni, rischiando di mettere le finanze delle diocesi in seria difficoltà.

Nel 2007 negli Stati Uniti l'arcidiocesi di Los Angels versò 250 milioni di dollari dei 660 totali riconosciuti alle 580 vittime accertate, oltre 1 milione di  dollari a vittima (i rimanenti furono versati dalle assicurazioni). Per risarcire le vittime la diocesi vendette un grattacielo, immobili e terreni di proprietà. Fu l'indezzo più alto mai imposto dalla giustizia americana nello scandalo dei preti pedofili.

In Italia l'apertura di procedure canoniche civili potrebbe portare all'avvio di processi penali canonici che, secondo Rete l'Abuso, difficilmente vengono promossi dai vescovi delle diocesi competenti contro i preti accusati. Uno fra tutti è il caso della diocesi di Savona dove don Nello Giraudo  accusato di aver abusato di ragazzini tra gli 1980 e il 2009, nel febbraio 2012 patteggiò un anno con la condizionale. Nel fascicolo raccolto contro di lui dalla Procura di Savona emersero alcuni documenti che dimostravano come le gerarchie ecclesiastiche fossero a conoscenza degli abusi, senza che nella diocesi si fossero mai presi adeguati provvedimenti. In una lettera del 2010 dell'Arcivescovo Luis Ladaria all'attuale vescovo di Savona Vittorio Lupi si legge: "Mi riferisco al caso del Rev. Nello Giraudo del clero della sua diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minore e che nel 2002 manifestava al Vicario Generale la propria tendenza pedofila [...] il suo predecessore Mons. Domenico Calcagno segnalava il caso a questa Congregazione [...] il 4 aprile 2006 egli fu invitato ad avvicinare il chierico per chiedergli se intendesse domandare al Santo Padre la dispensa da tutti gli oneri sacerdotali, in caso contrario avrebbe dovuto attivare un processo penale amministrativo ex can 1720 nei confronti del sacerdote, essendo ormai trascorsi quattro anni la invito a informare questo dicastero sull'evoluzione del caso".

Secondo Rete l'Abuso il processo canonico contro Giraudo non si è mai celebrato e don Nello è di fatto, ancora oggi, un prete. La mancata apertura di un procedimento penale canonico avrebbe anche impedito il conseguente riconoscimento dei danni alle vittime da parte della diocesi. L'associazione si sta mettendo in contatto con tutti gli abusati da suore e preti in Italia  per fornire loro adeguate indicazioni su come meglio procedere. "Il primo consiglio", dice Francesco Zanardi, "è quello di non andare da soli a parlare con i vescovi, ma rivolgersi prima a un avvocato esperto in diritto canonico e fare le giuste rivendicazioni alle diocesi". È evidente che, se questo procedimento inedito dovesse avere successo, si aprirebbe un precedente in Italia per tutte le vittime che, ancora oggi, non hanno avuto giustizia.

Abusi sessuali su minori arrestato sacerdote di Omegna

  • Lunedì, 15 Aprile 2013 07:24 ,
  • Pubblicato in Flash news
La Repubblica
14 04 2013

Secondo la procura di Novara i fatti risalirebbero al periodo in cui il prete prestava servizio nella parrocchia di Castelletto Ticino. La diocesi: "Sorpresa, sgomento e tristezza"

Un sacerdote di 44 anni, don Marco Rasia, coadiutore della parrocchia di Omegna (Verbania), è stato arrestato per pedofilia. Il prete, secondo l'accusa formulata dalla Procura di Novara, avrebbe commesso abusi sessuali su minori quando prestava servizio nella parrocchia di Castelletto Ticino.

L'arresto è stato eseguito dalla squadra mobile di Novara ieri mattina, ma è stato reso noto soltanto in giornata, dopo che la Diocesi di Novara in un comunicato ha espresso "sorpresa, sgomento e tristezza" per l'arresto del sacerdote e, in attesa degli sviluppi della vicenda, ha garantito la "massima trasparenza nei confronti della comunità civile ed ecclesiale".
Ordinato sacerdote nel 1997, don Marco aveva prestato servizio nella parrocchia di Castelletto Ticino sino al 2009.

Proprio a Castelletto, in provincia di Novara, secondo l'accusa il prete avrebbe commesso gli abusi sessuali. Le indagini devono ora accertare se altri episodi analoghi si siano verificati anche a Omegna, dove il sacerdote era coadiutore dell'oratorio della parrocchia.
Proprio di recente don Marco aveva chiesto, e ottenuto, al vescovo, monsignor Franco Giulio Brambilla, un periodo di distacco dagli impegni pastorale. La decisione del vescovo, precisa la diocesi nella nota, "era motivata da elementi per i quali non era possibile prevedere i successivi sviluppi".

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