Emozioni tecnologiche - Sherry Turkle

  • Martedì, 18 Novembre 2014 11:10 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere
18 11 2014

Le inedite modalità di relazioni e le novità nella vita di tutti i giorni che le nuove tecnologie comportano, studiate da una sociologa del Massachusetts Institute of Technology.

Come, e con quanta intensità, le nuove tecnologie ci hanno cambiato la vita e il nostro modo di pensare? e come influiscono sulle relazioni che stabiliamo con gli altri e con il mondo esterno? Quali emozioni suscitano in noi gli oggetti che usiamo nella quotidianità e quelli con cui lavoriamo? Sono domande che da qualche decennio hanno trovato una serie di stimolanti ipotesi interpretative nelle analisi di una brillante studiosa che insegna studi sociali di scienza e tecnologia presso l’MIT di Boston, dove ha fondato nel 2001 un laboratorio d’avanguardia, il “MIT Initiative on Technology and Self”, di cui è direttrice.

Nata a Brooklyn (N.Y.) nel 1948, con studi superiori compiuti al Radcliffe College e a Harvard, dove ha ottenuto il dottorato in sociologia e psicologia della personalità nel 1976, Sherry Turkle ha trascorso lunghi periodi in Francia, svolgendo ricerche per la tesi, divenuta in seguito un libro su Jacques Lacan e la rivoluzione francese di Freud. La sua formazione e i successivi sviluppi di ricerca l’hanno portata in poco tempo a collocarsi all’incrocio di tre aree disciplinari assai diverse: l’etnografia, la psicologia, l’informatica. L’eccezionale abilità nell’analisi etnografica costituisce un filo rosso che percorre le sue pubblicazioni riguardanti l’aspetto soggettivo della relazione che sviluppiamo nei confronti delle tecnologie informatiche; un tema chiave per altre studiose femministe, come Donna Haraway, pionieristica autrice del famoso Manifesto Cyborg (1985), Brenda Laurel o A.Rosanne Stone.

Dopo The Second Self (1984), sugli effetti dell’uso di computer nell’apprendimento infantile, in Life on the Screen (1996) Turkle analizza un cambiamento fondamentale: il passaggio - dai primi personal computer degli anni Settanta e il PC dell’IBM del decennio successivo, che erano “aperti, ‘trasparenti’, potenzialmente riconducibili ai relativi meccanismi sottostanti” - allo schermo con le icone introdotto dai Macintosh nel 1984, le quali “presentavano al pubblico delle simulazioni (le cartelline, il cestino, la scrivania) che non offrivano alcun suggerimento su come poter riconoscere la struttura sottostante”. E’ così che abbiamo imparato a giudicare le cose attraverso l’interfaccia e a spostarci verso una cultura della simulazione, dove le persone si abituano a sostituire la realtà con delle rappresentazioni. In un lavoro più recente – Alone Together (2011) – Turkle approfondisce alcune conseguenze negative di queste interazioni, il crescente processo che ha portato milioni di individui a vivere un rapporto privilegiato con apparecchiature audiovisive e telefoniche, e la conseguente tendenza all’isolamento e all’indebolimento del rapporto con altri e altre.

Negli ultimi anni ha curato due raccolte che includono i contributi di giovani ricercatrici/tori del MIT intorno alla intensità delle relazioni che ciascuna/o di noi intrattiene con oggetti di ogni genere - Evocative Objects. Things We Think With (2007) e The Inner History of Devices (2008). Antropologi, musicisti, scienziate, architetti, analizzano cosa lega ciascuna/o a una radio, una macchina da dialisi, la forma geoide, un violoncello, il pendolo di Foucault, un cellulare, e molto altro; nei saggi che accompagnano questi lavori, Turkle sostiene che “lungi dall’essere dei compagni silenziosi, gli oggetti avvolgono la conoscenza di libido”.

Il viaggio di Edipo alla radice dell'umano

  • Martedì, 11 Novembre 2014 09:02 ,
  • Pubblicato in Il Libro
Lea Melandri, Zeroviolenza
11 novembre 2014

Pubblichiamo qui un estratto dal libro "L'attualita' inattuale di Elvio Fachinelli" (IPOC)

La rilevazione dei "nessi", dei rapporti interindividuali attraverso cui l'individuo si forma come tale, comincia già con Freud come una sorta, dice Fachinelli, di nexologia umana (dal latino nexus: legame, intreccio), che include il corpo come parte in causa e interlocutore.
"Quello che veramente conta per la crescita di un minore - ha spiegato il presidente dell'Associazione italiana di psicologia giuridica, Paolo Capri - è l'equilibrio dentro la famiglia, non essendoci evidenze scientifiche, suffragate da statistiche e studi, che dimostrino come un bimbo cresciuto all'interno di una coppia dello stesso sesso,
Camilla Mozzetti, Il Messaggero ...

I sogni infranti del free lance

Fragili, nella frammentazione e nella individualizzazione dei rapporti, unici responsabili di se stessi poiché la collettività voga in senso inverso, i precari hanno evidentemente adeguato il proprio modo di agire e di sentire agli imperativi del presente.
Cristina Morini, Il Manifesto ...

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