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Uccidere per non amare

Più la violenza si diffonde più gli esperti ricorrono, per spiegare l'agire degli assassini, a stereotipi interpretativi generici. Negli uomini che uccidono le donne la violenza è direttamente proporzionale alla loro vulnerabilità psichica, a un senso profondo di impotenza che accompagna i loro sentimenti d'amore che per questo rigettano.
Sarantis Thanopulos, Il Manifesto ...

La maledizione maschile

  • Lunedì, 15 Settembre 2014 10:19 ,
  • Pubblicato in Flash news

Minima & Moralia
13 09 2014

di Lea Melandri

Stando alla definizione del dizionario Zingarelli, “puttana” significa, in senso etimologico, “puzzolente”, “sporco”, e in secondo luogo la denominazione volgare di “meretrice, prostituta”. Qualsiasi donna sa che non c’è bisogno di vendere il proprio corpo, offrire un servizio sessuale in cambio di denaro, per attirarsi l’epiteto insultante di “puttana”. Basta uscire dai canoni del riserbo e del contegno morale che gli uomini si aspettano da lei, allo scopo di occultarne la sessualità, considerata un male in se stessa o il bene riservato a un legittimo padrone. Nessuna meraviglia perciò se un giudizio analogo, di spregio e disapprovazione, sia caduto sul femminismo, sulle sue pratiche volte alla riappropriazione del corpo e della sessualità femminile. Oggi, la legge del mercato -“pecunia non olet”-, i cambiamenti del sistema produttivo, la femminilizzazione del lavoro, hanno stemprato l’insulto, da sempre rivolto alla donna, in una varietà lessicale apparentemente scevra da giudizi morali: escort, veline, donne-immagine, scambio sesso-denaro, contesto prostituzionale allargato, e simili.

Del potere taumaturgico del denaro Marx era ben consapevole: “Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella delle donne. E quindi io non sono brutto”; “Il denaro è la universale confusione e inversione di tutte le cose” (Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844).
Ma siamo sicuri che il “dio delle merci” sia riuscito davvero a cancellare la “maledizione” che pesa sulla donna e che solo ora approda alla coscienza storica, insieme all’immaginario maschile che le ha dato forma? Se ci si indigna e si considera degradante il fatto che la donna venga rappresentata come corpo erotico, corpo seduttivo offerto allo sguardo dell’uomo, non è forse perché l’enfasi con cui è accolto oggi il “femminile” nella sfera pubblica richiama in modo inequivocabile quella che è stata, nella cultura classica greco-cristiana, la “natura” della donna, cioè la sessualità, e di conseguenza la sua collocazione nella “vita inferiore” dell’umano?

Mi sono scoperta spesso a pensare: “Ha ragione Otto Weiniger”, l’autore di un libro molto discusso dei primi del ‘900, Sesso e carattere. Ma forse volevo dire che il filosofo viennese, morto suicida in giovane età, nel furore platonico e cristiano che lo ha spinto a tradurre in chiave di sessismo e razzismo la contrapposizione lacerante tra materia e spirito, umano e divino, “dà” ragione, o, se si preferisce, testimonianza di una visione maschile del mondo radicata in entrambi i sessi, e rimasta fino ad oggi la lingua in cui si sono amati e fatti la guerra.

La “maledizione” – come ha scritto giustamente Pierre Bourdieu – non è nella “natura” della donna, ma nell’aver essa forzatamente incorporato il pregiudizio che a tale “natura” ha dato forma e nomi. “Nella misura in cui le loro disposizioni sono il prodotto del pregiudizio sfavorevole contro il femminile che è istituito nell’ordine delle cose, le donne possono solo confermare costantemente tale pregiudizio. Questa logica è la logica della maledizione. Le stesse disposizioni che inducono gli uomini a lasciare alle donne i compiti inferiori e le attività ingrate e meschine, insomma a sbarazzarsi di tutti i comportamenti poco compatibili con l’idea che gli uomini si fanno della loro dignità, li portano anche ad accusarle di “ristrettezza mentale”(Il dominio maschile, Feltrinelli 1998).

Una forma di dominio “inscritta in tutto l’ordine sociale” e che “opera nell’oscurità dei corpi”, poteva facilmente essere scambiata per legge di natura, indurre l’uomo a dar corpo ai suoi fantasmi, ad allontanarli da sé, facendone depositario l’altro sesso. Il dualismo, nella definizione che ne da Weininger, in quanto compresenza di animalità e intelligenza, corpo e anima, è ciò che contraddistingue la “superiore” umanità del maschio, ma è anche causa della guerra “enigmatica”, inspiegabile, che lo tiene diviso in se stesso, perennemente sospeso tra la colpa e la redenzione, la terra e il cielo. Se Sesso e carattere -come si legge nella Prefazione di Franco Rella alla ristampa del 1978 (Feltrinelli) – può rappresentare “la tragedia della fine della ragione classica”, l’estremo tentativo di salvarne l’unità, a costo del sacrificio di una parte vitale dell’Io, quale è la materia di cui è fatto, è anche vero che mai è venuto allo scoperto con tanta lucidità e follia la confusione tra la donna reale e la definizione che l’uomo ha dato del “femminile”.

Weininger è molto attento nel distinguere tra la sessualità, che considera il tratto distintivo unico della “essenza” e della psicologia della donna – l’oggettivazione della sessualità maschile, la sua colpa divenuta carne -, e l’amore come “proiezione” su di lei di quell’anelito di perfezione, redenzione dal peccato, per il quale è necessario che la donna “rinunci” alla sue “intenzioni immorali verso di lui”. Perché l’uomo possa attingere alla perfezione dello spirito occorre che la donna si emancipi da se stessa, che scompaia come tale. Unica riserva, rispetto alla identificazione della donna con la sessualità – la materia, la caduta nella vita inferiore, il nulla -, è il dubbio che all’origine l’uomo, “umanizzandosi” abbia tenuto per sé la divinità, l’anima, e che questa ingiustizia egli la sconti nelle pene dell’amore, “nel quale col quale tenta di ridare alla donna l’anima rubatale”.

Madre, prostituta o vergine, la donna “non è che mezzo per uno scopo”, nell’erotismo più elevato così come in quello più intimo. Interessante, per capire quanto questo immaginario permanga nella cultura e nel senso comune, è l’aspetto onnicomprensivo che assume la sessualità nella definizione del “carattere” della donna, e più in generale del suo rapporto con l’umano. “La donna si consuma tutta nella vita sessuale, nella sfera dell’accoppiamento e della procreazione, nella relazione cioè di moglie e madre; essa viene totalmente assorbita, mentre l’uomo non è solamente sessuale (…) Personalità e individualità (Io, intelligibile) e anima, volontà e carattere, significano sempre la stessa cosa che, nella sfera umana, appartiene solo all’uomo, e manca alla donna (…) Il loro aspetto esteriore, ecco l’Io delle donne.”

È così che la distanza tra la moglie e la prostituta si riduce fin quasi a scomparire.

“Si deve osservare che non già la sola donna venale appartiene al tipo delle prostitute, ma anche molte delle cosiddette ragazze per bene e delle donne maritate. L’attitudine e l’inclinazione alla prostituzione fanno dunque parte della costituzione organica di una donna fin dalla nascita, al pari della maternità. Forse nella maggior parte delle donne si trovano ambedue le possibilità: la prostituta e la madre.”

Se la prostituta non si cura che dell’uomo, anche la madre percepisce la mascolinità del figlio e sta con lui “sempre in relazione sessuale”. Comune a entrambe è il “bisogno di accoppiarsi” e il desiderio del “coito in generale”, cioè la comunione, la fusione con l’altro, dovute alla mancanza di un Io e quindi anche di un Tu. Nel momento in cui è la modernità stessa a far propria la “cultura del coito”, si fa più palese anche la “volontà di passare dalla maternità alla prostituzione”: “Forse oggi l’elemento sensuale si manifesta con maggiore evidenza, perché gran parte del movimento non è che una volontà di passare dalla maternità alla prostituzione; nel suo complesso si tratta piuttosto di una “emancipazione delle prostitute” che non di quella delle donne, e secondo i suoi risultati reali sarebbe certamente un’accentuazione della parte di cocotte che sta nella donna.”

Presa dentro l’”enigma del dualismo” – la spinta dall’illimitato verso il limite, dello spirito verso la materia, della libertà verso la servitù -, la donna viene così a trovarsi al centro di una definizione quanto mai contraddittoria e paradossale del “femminile”. Se per un verso essa dipende per la sua esistenza dall’uomo, dall’altra, incarnando la “maledizione” di un maschile diviso tra l’animalità e il divino, viene a rivestire una missione decisiva per il sesso vincente.
La stessa “ragione” che la respinge e la separa da sé come minaccia per la sua integrità, è costretta subito dopo a riporre in lei alte doti di moralità e attese salvifiche. La sua appartenenza al genere umano le dà diritto all’equiparazione giuridica ma non all’“eguaglianza morale e intellettuale”, che spetta solo al sesso che ha in sé corpo e anima, che è soggetto e oggetto al medesimo tempo. Per rendersi conto di quanto queste contraddizioni siano ancora presenti nella condizione femminile, basterebbe analizzare più a fondo i nessi che ci sono sempre stati tra la riduzione della donna a corpo e la sua assenza dai luoghi dove si esprimono individualità, pensiero, volontà, potere decisionale.

Amarsi e dirsi addio sulla bacheca di Facebook

  • Lunedì, 17 Febbraio 2014 08:12 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pagina 99
16 02 2014

MARTINO MAZZONIS

I dati sulla nascita delle relazioni tra profili e quelli sui single: se si cerca l'amore meglio vivere in Texas.

Facebook e la nascita dell’amore. Non è il titolo di un film di Natale sceneggiato da Federico Moccia ma il titolo di un post di DataScience sulle interazioni amorose sul social network. Siamo alla fine della settimana di San Valentino e i post degli analisti di dati sono tutti dedicati al modo in cui ci si relaziona sentimentalmente su Facebook. Parliamo di dati anonimi che riguardano coppie in cui entrambi i partner sono sul social network e che dichiarano la propria relazione con l’altro membro sulla propria bacheca. Coppie che si formano, ricerca dell’amore e separazioni analizzate alla luce degli status delle persone che dichiarano la propria condizione al mondo.

Cominciamo con l’età: i maschi in media sono più vecchi di 2,4 anni. Nel 67% di casi il maschio è più grande mentre nel 20 sono le donne ad avere più anni del partner. Solo nel 13% dei casi le coppie sono della stessa età. La differenza di età aumenta nelle coppie dello stesso sesso.

I dati ci dicono anche quali città americane sono le migliori per passare dallo status di single a quello di persona in a relation (come si dice in maniera gelida su Facebook). Dimenticate le grandi città, quelle in cui si svolgono i film in cui il protagonista è solo e isolato dal mondo fino a quando per qualche strano accadimento non incontra qualcuno. Se siete soli andate a vivere in Texas: 3 su 5 delle prime città sono infatti in quello Stato. La spiegazione dev’essere semplice: piccola città, più facilità di incrociarsi dopo aver fatto amicizia online. Tra quelle con più single spicca la desolata Detroit al primo posto, mentre sembra abbastanza ovvio che in classifica ci siano Miami, New York e Los Angeles.

Ma come ci si relaziona per rimorchiare su Facebook? Semplice, ci si postano sciocchezze di ogni tipo sulla pagina. I dati analizzati indicano che prima che due profili dichiarino la nascita del loro amore interagiscono molto. Il massimo di condivisione avviene a 12 giorni dall’inizio della relazione, poi i post scendono lentamente. E’ finita la passione? No, semplicemente ci si vede per davvero e invece di foto di gattini ci si scambiano (auspicabilmente) gesti affettuosi.

E cosa succede quando finisce un’amore? O meglio, una relazione dichiarata su FB? Semplice, si passa più tempo davanti al computer a non fare niente. Nei giorni che seguono il cambio di status c’è un +225% di interazioni. Sono gli amici che ti consolano, i single che si annoiano e gli innamorati segretamente che sperano sia arrivato il loro momento che postano sulla bacheca del rinnovato single. Dopo il picco di interazioni nei giorni immediatamente successivi alla separazione, il numero di scambi scende. Ma resta più alto di quello delle persone in coppia. E adesso, se pensate vi siete riconosciuti in questo articolo e siete rimasti un po’ disturbati da quella che ritenere essere una specie di intrusione nella vostra vita, beh, smettetela di dichiarare con chi siete fidanzati su Facebook.

La rubrica del telefono, il profilo Facebook, i tweet, le foto, gli sms. Per la generazione cresciuta con i social network, chiudere per sempre una relazione è quasi impossibile: le tracce degli ex sono disseminate ovunque ...
Jonathan Safran Foer, La Repubblica
13 giugno 2013

Un paio di settimane fa, ho visto una sconosciuta piangere in pubblico. Mi trovavo nel quartiere Fort Greene di Brooklyn, in attesa di un amico col quale andare a colazione. Sono arrivato al ristorante con alcuni minuti di anticipo e mi sono seduto fuori, su una panchina, a controllare i nomi dei miei contatti. ...

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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