Corriere della Sera
30 03 2014

Sono state le tre giudici donne (sui nove membri) della Corte suprema a soffermarsi in particolare sui diritti riproduttivi delle lavoratrici

di Viviana Mazza

Se un datore di lavoro, per motivi religiosi, è contrario ai contraccettivi usati dalle sue impiegate sotto assicurazione sanitaria, quale dei due diritti dovrebbe prevalere per legge? La libertà religiosa del primo? Oppure i diritti riproduttivi delle donne? La Corte Suprema degli Stati Uniti si ritrova – spaccata – a discutere proprio di questo, in un caso avanzato da una cinquantina di aziende americane (in nome appunto della libertà religiosa).

Una di queste aziende si chiama Hobby Lobby, vende materiali per l’artigianato fai-da-te il suo quartier generale si trova in Oklahoma, nel cuore dell’America conservatrice, nella cosiddetta “Bible Belt”. Per tanti aspetti, è una azienda da elogiare perché, in un momento di crisi economica, fornisce ai suoi 16 mila dipendenti (in 600 negozi distribuiti in 41 Stati) il doppio del salario minimo di 7,25 dollari l’ora, più un’assicurazione sanitaria che copre anche le spese odontoiatriche, e un orario di chiusura (spesso) alle 8 di sera che consente ai lavoratori di passare tempo in famiglia. Sono cose che corporation come McDonald’s e Wal-Mart non fanno per gli impiegati regolari, e che Hobby Lobby garantisce perché il proprietario, il miliardario David Green, cristiano evangelico, cresciuto in una famiglia estremamente povera, crede sia suo dovere religioso.

Il problema è che le stesse convinzioni lo portano a voler controllare i tipi di contraccettivi di cui le sue dipendenti possono usufruire: non ha niente contro i preservativi e il diaframma, ma non vuole pagare per la pillola del giorno dopo e per spirali intrauterine che possono interferire dopo che l’ovulo è stato fecondato, il che per lui è una forma di aborto. Perciò ha contestato in tribunale l’Affordable Care Act, cioè la riforma sanitaria di Obama, perché prevede che i datori di lavoro che forniscono l’assistenza sanitaria ai dipendenti debbano anche coprire tutti i contraccettivi riconosciuti a livello federale (oppure pagare una tassa salata).


L’azienda accusa il governo di violare la libertà religiosa dei titolari. E la Corte Suprema, che ha ascoltato il caso martedì scorso, dovrà prendere una decisione entro fine giugno. Uno degli aspetti più discussi è se anche le corporation (o perlomeno alcune corporation, a controllo familiare e con un numero limitato di azionisti) possano fare appello alla libertà religiosa oppure se questo sia un diritto esclusivo degli individui. Un precedente c’è: nel 2010 la sentenza “Citizens United” ha riconosciuto il diritto delle corporation alla libertà di espressione (provocando una valanga di pubblicità politiche nelle ultime elezioni presidenziali).

E poi c’è il fatto che Obamacare prevede già delle esenzioni nella copertura dei contraccettivi per chiese e altre istituzioni esplicitamente religiose; mentre gruppi no-profit con affiliazione religiosa come ospedali gestiti dalle chiese, scuole parrocchiali e organizzazioni caritatevoli devono fornire il servizio oppure delegare il compito a terzi evitando così il proprio diretto coinvolgimento. Ma Hobby Lobby rientra in un’altra categoria: aziende a scopo di lucro che cercano esenzioni simili a quelle delle organizzazioni religiose.

Alcuni commentatori hanno notato però che la Corte Suprema ha preso in considerazione soprattutto le preoccupazioni dei datori di lavoro, mentre la voce delle dipendenti non è stata ugualmente ascoltata. La rivista New Yorker ha elogiato la presenza di tre giudici donne (sui nove membri) della Corte suprema perché sono state loro a soffermarsi in particolare sui diritti riproduttivi delle donne: tra loro Elena Kagan si è chiesta anche se le aziende, per motivi religiosi, potranno dunque limitare pure le vaccinazioni o le trasfusioni, e in generale scegliere quali leggi federali rispettare e quali no.

Ma la questione, in realtà, va al di là dei diritti delle donne. Sono molto preoccupati, per esempio, gli attivisti per i diritti LGBT: dopo le nozze gay, una loro priorità è la fine delle discriminazioni sul luogo di lavoro, e temono che sulla base della libertà religiosa possano incontrare enormi ostacoli. Hanno guardato con grande preoccupazione l’iniziale approvazione in Arizona di una legge (poi bloccata dalla governatrice dello Stato) che avrebbe permesso alle aziende di rifiutare di servire le coppie gay per motivi religiosi; simili proposte di legge sono apparse in Kansas, Mississippi, Georgia.

Mentre oggi la maggioranza degli americani approva le nozze gay, e secondo un recente sondaggio due terzi delle donne (incluse molte che votano per il partito repubblicano) sono contrarie alle interferenze dei datori di lavoro nelle proprie scelte riproduttive, il conservatorismo sociale rimane una forza politica da prendere in considerazione.

"Taraneh fiore mio, avevi 13 anni quando fui costretta ad abbandonarti". Fariba Kamalabadi, ha 51 anni, occhi scuri e melanconici, tre figli adolescenti e una condanna a vent'anni. Dopo cinque anni di comunicazioni censurate e colloqui sorvegliati, una preziosa, unica lettera alla figlia. ...

Atlas web
09 10 2013

La Turchia ha revocato il divieto di indossare il velo islamico all’interno delle istituzioni pubbliche, mettendo fine a decadi di restrizioni come parte di un pacchetto di riforme per rafforzare la democrazia.turchiadonne

Il divieto, le cui radici risalgono a quasi 90 anni fa, ai primi giorni della repubblica turca, ha allontanato molte donne dagli impieghi pubblici. Tuttavia, i partititi e i movimenti laici vedono nelle revoca del divieto un’ulteriore prova di come il governo stia procedendo verso l’islamizzazione del paese.

Le nuove norme, che non interessano il potere giudiziario e l’esercito, sono state pubblicate ieri nella gazzetta ufficiale e hanno effetto immediato.

“Una norma che interviene formalmente nella libertà di vestirsi e nello stile di vita è già storia”, scrive su Twitter il vice primo ministro Bekir Bozdag.

Il pacchetto di riforme del governo di Recep Tayyip Erdogan, in gran parte rivolto a dare maggiori diritti alla comunità curda turca, include cambiamenti nel sistema elettorale, l’ampliamento dei diritti linguistici e il permesso per determinate località di utilizzare i nomi curdi originali.

"Chi non accetta i principi del no alla violenza, del no alla religione in politica, del no agli attacchi contro le minoranze e del no alla discriminazione" dovrebbe essere escluso, rimarca el-Beblawi. Una esclusione che passa per la nuova Carta costituzionale. ...

Sulle orme di Lady Zaynab

  • Giovedì, 18 Aprile 2013 09:19 ,
  • Pubblicato in L'Intervista
Claudia Borgia è stata in Iran e ha realizzato questa intervista che abbiamo pubblicato in 3 parti:

* Sulle orme di Lady Zaynab - parte 1
* Sulle orme di Lady Zaynab - parte 2
* Sulle orme di Lady Zaynab - parte 3

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