Oggi il processo a 26 attivisti per il 14 dicembre

  • Martedì, 23 Giugno 2015 11:59 ,
  • Pubblicato in Flash news

Communianet
23 06 2015

Martedì 23 giugno dalle ore 12 andrà a sentenza il processo a carico di 26 attivisti, romani e non solo, per la manifestazione del 14 dicembre 2010, giornata in cui all'interno del parlamento andava in scena la compravendita dei voti per l'ennesima fiducia al governo berlusconi.

Un processo politico da parte di chi vuole comprimere la complessità di quei mesi, le centinaia di migliaia di persone in strada ogni giorno a responsabilità penali individuali. Pene richieste dai 6 mesi ai 4 anni, 96 mila euro di danni materiali e 500 mila euro di danni all'immagine di Roma, per coloro che hanno provato a difendere quello straccio di democrazia rimasto in questo paese, MA DALLA COMPRAVENDITA DEI VOTI in Parlamento A MAFIA CAPITALE CHI DANNEGGIA ROMA E L'INTERO PAESE?
Un governo illegittimo che nessuno ha mai votato e un sindaco di una città commissariata di fatto non possono decidere sulla nostra vita! #‎14DinPiazzaEravamoTutti #‎LaPiazzaèDelPopolo #‎NessunoRestiSol@

Da mezzogiorno aggiornamenti dal processo stay tuned

RepressioneMichele Smargiassi, Giap/Repubblica
27 maggio 2015

"Colpisci duro e poi corri a rinchiuderti in casa per la paura. È un'immagine emblematica". Wu Ming 4, uno degli scrittori "senza nome" del collettivo di scrittura bolognese da sempre vicino alla protesta sociale (due giorni fa il loro reading pubblico sotto i portici, in solidarietà con gli sgomberati di Eat the Rich) osserva la fotografia del cordone di polizia schierato in tenuta antisommossa davanti a Palazzo d'Accursio.

Le ruspe a Ponte Mammolo

  • Sabato, 23 Maggio 2015 14:09 ,
  • Pubblicato in La Denuncia
Sgombero a Ponte MammoloElisabetta Povoledo, Internazionale
22 maggio 2015

Le ruspe del Comune di Roma sono arrivati quando qualcuno si era già allontanato per andare al lavoro. Hanno attraversato lentamente l'insediamento abbattendo metodicamente pareti e tetti di lamiera e muretti di cemento. Hanno raso al suolo gli alloggi precari, compresi i prefabbricati, schiacciando indiscriminatamente tutto quello che contenevano. ...

Il Manifesto
19 05 2015

Quello di lesa mae­stà è stato, fin dalla notte dei tempi, un delitto assai grave. Lo si pagava gene­ral­mente con la vita. Ma par­liamo di epo­che in cui il corpo del sovrano rien­trava nella sfera del sacro.

Sor­prende, dun­que, la sua rie­di­zione, certo assai meno cruenta e non inscritta in alcun codice, in una società lai­ciz­zata e demo­cra­tica come la nostra. Fatto sta che ad ogni pub­blica mani­fe­sta­zione di un espo­nente del governo chiun­que osi con­te­starlo facendo troppo rumore, si espone a rea­zioni spro­po­si­ta­ta­mente vio­lente da parte delle forze dell’ordine e a pesan­tis­simi prov­ve­di­menti giu­di­ziari: fogli di via e arre­sti domiciliari.

È acca­duto due volte a Bolo­gna: l’arresto di sei per­sone in rife­ri­mento alla con­te­sta­zione della mini­stra Madia nel dicem­bre dello scorso anno e le teste spac­cate (a soli due giorni dalla solenne pro­cla­ma­zione di una «nuova etica» di poli­zia) il 3 mag­gio scorso per difen­dere da una minac­cia ine­si­stente Mat­teo Renzi inter­ve­nuto per con­clu­dere la festa dell’Unità.

Stiamo par­lando di slo­gan, di stri­scioni e di qual­che spin­tone. Ben di peg­gio si è visto, con una certa fre­quenza, nelle aule parlamentari.

Forse gli uomini e le donne dell’esecutivo, non­ché buona parte del ceto poli­tico, non arri­vano a con­si­de­rarsi pro­prio ema­na­zioni del sacro, ma cer­ta­mente pre­ten­dono di «incar­nare la nazione» nella quale i gover­nati devono stare al loro posto, dopo aver votato (i pochi che lo fanno ancora) e tal­volta dopo aver rice­vuto in gen­tile con­ces­sione un ascolto inu­tile e formale.

Può darsi anche che si tratti più sem­pli­ce­mente del volto aggres­sivo di un nar­ci­si­smo deci­sio­ni­sta e per­ma­loso. L’arroganza e le coreo­gra­fie nor­d­co­reane in for­mato stra­pae­sano stanno diven­tando tratti con­sueti dello stile di governo. Chi si per­mette di gua­stare que­ste «feste della nazione» paga salato.

Gli ortaggi e i fischi che pio­vono dal log­gione non hanno mai signi­fi­cato la fine del tea­tro, sem­mai testi­mo­niato della sua natura aperta e demo­cra­tica. Ogni attore che si rispetti, abi­tuato a cal­care la scena, è ben con­sa­pe­vole di esporsi a que­ste rea­zioni. Fa parte del suo mestiere.

Diver­sa­mente, i mat­ta­tori della poli­tica, nono­stante anni di chiac­chiere sulla politica-spettacolo sem­brano rite­nere che le con­te­sta­zioni rumo­rose minac­cino, nella loro per­sona, la demo­cra­zia stessa (che per­fino Sal­vini & Casa Pound pre­ten­dono di incarnare).

Così, pur avendo bea­ti­fi­cato l’austero notaio mila­nese che, a pre­si­dio del tri­co­lore espo­sto alla sua fine­stra, si lasciava stoi­ca­mente ber­sa­gliare dalle uova lan­ciate dai mani­fe­stanti, i nostri poli­tici si guar­dano bene dal seguirne l’esempio.

Se vi fosse una magi­stra­tura con un senso non super­fi­ciale della demo­cra­zia si affret­te­rebbe a revo­care dei prov­ve­di­menti fuori misura e fuori luogo, e a ricon­durre l’azione giu­di­zia­ria al livello di una civiltà giu­ri­dica che dovrebbe essersi lasciata alle spalle il delitto di lesa maestà.

Tanto più che que­sti prov­ve­di­menti costi­tui­scono un peri­co­loso pre­ce­dente, suscet­ti­bile di cri­mi­na­liz­zare ogni inter­fe­renza con­flit­tuale con la recita di chi ci governa.

Violenza di genere, il piano sbagliato

  • Mercoledì, 13 Maggio 2015 07:39 ,
  • Pubblicato in INGENERE
Scarpe rosse contro la violenza sulle donneIngenere.it
11 maggio 2015

ll 7 maggio è stato approvato il Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, previsto dall’articolo 5 della legge n.119 del 2013 che recepiva la Convenzione di Istanbul. "È lo Stato a farsi carico dell’intero percorso di emancipazione dalla violenza delle donne che ne sono vittime e lo fa con politiche pubbliche che intervengono su più fronti rivoluzionando l’approccio politico e culturale del contrasto a questo fenomeno”,

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