Vivere senza carcere?

  • Giovedì, 26 Febbraio 2015 08:26 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Valentina Calderone, Zeroviolenza
26 febbraio 2015

La questione carceraria nel nostro paese sembra, quasi miracolosamente, uscita dalla zona d'ombra cui fino a poco tempo fa veniva relegata. Si è parlato molto di sovraffollamento, di condizioni fatiscenti dal punto di vista strutturale, di trattamenti inumani e degradanti subiti dai detenuti.
Ad aprire un varco nell’oblio collettivo che affliggeva lo stato delle nostre prigioni – come se parlar di carcere non fosse argomento di interesse anche per i cittadini liberi – ci ha pensato la Corte europea per i diritti dell'uomo, che ha più volte ammonito, quando non multato,

Gabbie dorate

La pena è scontata ma le sbarre non finiscono. Sette anni dopo il suo ingresso nel carcere di Rebibbia, Abdellah - nome di fantasia - osserva la città attraverso i vetri di una volante della Polizia. Direzione Ponte Galeria, periferia sud-est della Capitale. È qui, accanto alla Fiera di Roma, polo dei divertimenti per le famiglie romane, che si trova il più grande Centro di identificazione ed espulsione italiano. Come l'80 per cento dei migranti trattenuti nel centro, Abdellah proviene dal carcere; ha saldato il suo debito con la giustizia, ma a separarlo dalla libertà è un pezzo di carta.
Veronica Di Benedetto Montaccini, Left ...
Malak al Khatib, 14 anni, ieri ha ritrovato il calore della sua famiglia. Uscita dal carcere, è stata lasciata dalle autorità israeliane a un posto di blocco nei pressi di Tulkarem, dove ha trovato ad accoglierla amici e parenti. Abbracci, qualche lacrima, finalmente è tornata a sorridere.
Michele Giorgio, Il Manifesto ...

Dalla Bossi-Fini in poi è boom di detenuti stranieri

Al 31 dicembre del 2014 i detenuti immigrati presenti nelle carceri italiane sono 17.462, pari al 32,56% del totale. I reati per i quali gli stranieri sono maggiormente imputati sono quelli a bassa offensività, per lo più legati alla droga, alla prostituzione o all'immigrazione. Su un totale di 34.957 reati, 9.277 sono le imputazioni per uno di questi tre motivi, una percentuale di 26,5%.
Andrea Oleandri, Cronache del Garantista ...

Vendetta di Stato sui No Tav

  • Mercoledì, 28 Gennaio 2015 09:30 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO
Il Manifesto
27 01 2015

Quarantasette persone condannate a 142 anni e 7 mesi di reclusione, in tutto. Alla lettura della sentenza del maxi processo, nell’aula bunker del carcere Le Vallette, la rabbia e la delusione dei valligiani.

La reazione di protesta dei cittadini presenti, alla lettura della sentenza del maxi processo ai No Tav.

La sen­tenza di con­danna nei con­fronti di qua­ran­ta­sette No Tav – 142 anni e 7 mesi di reclu­sione in tutto – ha gli occhi incre­duli di Mario al Barbé di Bus­so­leno, 61 anni, molti dei quali pas­sati a tagliare i capelli dei valligiani.

Al ter­mine della let­tura del dispo­si­tivo, nella gelida aula bun­ker del car­cere delle Val­lette, si è aggi­rato sbi­got­tito tra i ban­chi, dopo aver visto con­fer­mata la con­danna di 3 anni e 2 mesi, per resi­stenza a pub­blico uffi­ciale e lesioni. È accu­sato di aver lan­ciato pie­tre con­tro i poli­ziotti durante gli scon­tri del 3 luglio. «Mi impu­tano lanci che, secondo una peri­zia bali­stica, arri­ve­reb­bero a 54 metri di distanza, ma io non sono certo super­man. E sosten­gono che abbia ferito alcuni agenti in un ora­rio in cui non ero pre­sente». Ha sgra­nato gli occhi: «Non ci credo, non capi­sco tutto que­sto acca­ni­mento, forse per­ché sono amico di Erri de Luca?».

Lo scrit­tore de Il peso della Far­falla – il cui pro­cesso per isti­ga­zione a delin­quere ini­zierà que­sta mat­tina – gio­vedì scorso gli ha rega­lato una dedica spe­ciale, che Mario ha appeso nel nego­zio. Incor­ni­ciata, recita: «Ho smesso da molti anni di andare dal bar­biere. Mi taglio da me lo scarso resi­duo di bulbi rimasi affe­zio­nati al cra­nio. Dun­que per pura soli­da­rietà entro oggi con il pen­siero nella bot­tega di Mario, bar­biere di Bus­so­leno e bar­biere d’Italia. Stringo la sua mano accu­sata del più potente e pro­lun­gato lan­cio del peso dalla leg­gen­da­ria distanza di 54 metri.

Stu­pi­sco della capa­cità bali­stica di attin­gere per­fino 17 ber­sa­gli dalla nomi­nata distanza. Lui si scher­mi­sce e nega il delitto e l’impresa. Ma que­sta sua legit­tima difesa nulla toglie alla stre­pi­tosa accusa. Mi siedo sulla sua sedia e men­tre mi avvolge l’asciugamano bianco intorno al collo gli dico a bassa voce: “Mario, resti tra noi imper­do­na­bili, che tipo di alle­na­mento pra­ti­chi?”». E la firma, in calce alla dedica, dell’amico Erri.

Mario è uno dei 47 con­dan­nati del maxi-processo ai No Tav. Non ha mili­tanza poli­tica alle spalle, è sceso in piazza, par­don tra i boschi (per­ché qui è mon­ta­gna), quando ha capito che la sua Valle sarebbe stata detur­pata, da una mega opera, la Torino-Lione. Il 27 giu­gno e il 3 luglio del 2011 furono giorni con­vulsi in Val di Susa. Prima la resi­stenza allo sgom­bero della pro­cla­mata Libera Repub­blica della Mad­da­lena (il pre­si­dio dei No Tav dove sarebbe poi sorto il can­tiere del cuni­colo esplo­ra­tivo); poi, l’assedio alle reti, il giorno degli scon­tri tra mani­fe­stanti e forze dell’ordine, che lan­cia­rono 4.357 lacri­mo­geni. Il bar­biere di Bus­so­leno fu arre­stato all’alba del 26 gen­naio del 2012. Nei giorni in cui era in car­cere i suoi con­cit­ta­dini fecero in modo che la sua bot­tega non chiu­desse, gra­zie all’intervento dei gio­vani impren­di­tori No Tav di Etinomia.

Ieri, la let­tura dell’attesa sen­tenza del pro­cesso sui fatti dell’estate 2011, è durata un’ora e due minuti, a pro­nun­ciarla è stato il giu­dice Quinto Bosio. Nell’aula bun­ker erano pre­senti, oltre a Mario, quasi tutti i 53 impu­tati, accu­sati di vari reati: lesioni, dan­neg­gia­mento, vio­lenza a pub­blico uffi­ciale. Sei le asso­lu­zioni; le pene inflitte vanno da 4 anni e sei mesi di reclu­sione a 250 euro di multa. La Pro­cura di Torino aveva, invece, chie­sto com­ples­si­va­mente 193 anni di car­cere.

La Corte ha rico­no­sciuto prov­vi­sio­nali per circa 150 mila euro, accor­date in favore delle parti civili. Poco meno della metà andrà al mini­stero dell’Interno, il restante ai mini­steri della Difesa e dell’Economia, a Ltf, ai sin­da­cati di poli­zia e ad alcuni agenti feriti.

Finita la let­tura, è par­tito l’urlo «ver­go­gna» dal pub­blico seduto in fondo all’aula. Alcuni impu­tati hanno ini­ziato a leg­gere un pro­clama con­tro «lo sfrut­ta­mento e la deva­sta­zione in nome del Tav». Hanno gri­dato «Resi­stenza ora e per sem­pre No Tav» e insieme al pub­blico: «Giù le mani dalla Val Susa». Poi, è par­tito il canto di «Bella Ciao».

La delu­sione è alta. Tutti – impu­tati e espo­nenti del movi­mento – par­lano di «sen­tenza poli­tica». Gli avvo­cati annun­ciano ricorso: «Que­sta sen­tenza – ha sot­to­li­neato Gian­luca Vitale, uno dei legali – infligge con­danne spro­po­si­tate e rico­no­sce prov­vi­sio­nali assurde in totale assenza di prove». Per il col­lega Roberto Lamac­chia, «si tratta di una sen­tenza già scritta, con pene spro­po­si­tate rispetto alle nor­mali con­danne per que­sti reati in altri processi».

Nel movi­mento, Alberto Perino parla di un ver­detto che «sa più di ven­detta che di giu­sti­zia». Secondo Nico­letta Dosio, «l’era Caselli non è ancora finita». Tra i poli­tici, esulta il mini­stro Lupi: «Rista­bi­lito pri­mato della lega­lità». For­te­mente cri­tici sini­stra e M5S. Paolo Fer­rero di Rifon­da­zione: «Con­dan­nate anche me». Per Ezio Loca­telli, Prc, è un «ver­detto poli­tico», men­tre Gior­gio Airaudo, Sel, lo defi­ni­sce «pre­giu­di­ziale». Oggi toc­cherà a Erri De Luca, l’amico di Mario al Barbé, difen­dere la libertà di espressione.

Mauro Ravarino

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