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Napoli nobilissima ha talvolta il difetto di esporre il peggio di sé e di sottovalutare i suoi stessi meriti. È stato sottovalutato il no di massa al lavoro forzato imposto dai tedeschi, pena la fucilazione. Per molti anni sono state accettate le cifre ufficiali della ribellione, poco più di cento morti e poche centinaia di combattenti. ...

Le ragazze ribelli che in Italia non piacciono

  • Lunedì, 02 Settembre 2013 08:26 ,
  • Pubblicato in Flash news
Comunicazione di genere
31 08 2013

Tratto dal romanzo Cattive ragazze di Joyce Carol Oates (pubblicato nel 1993) il film “Foxfire, Cattive Ragazze”, in sala dal 29 agosto, mette in scena le gesta di un gruppo di adolescenti della provincia americana ambientata negli anni ‘50 che reagiscono e si vendicano delle molestie subite dagli uomini fondando il gruppo segreto Foxfire.

Un film che mette in scena una nuova immagine femminile che rompe dagli stereotipi ai quali le giovani donne vengono relegate dai media, rappresentandole come vincenti, attive, contro la violenza maschile.
Un film che in Italia, unico paese del mondo, è stato censurato alla fascia under 14. Una scelta che ha indignato Laurent Cantet sopratutto per le motivazioni espresse dalla Commissione di Revisione Cinematografica che lo hanno condotto a vietarlo agli under 14:
    «le continue e ripetute condotte di rottura delle regole con modalità violente» delle protagoniste, «il farsi giustizia da sole e la rappresentazione degli adulti come totalmente negativi, pongono seri problemi di elaborazione in un minore di quattordici anni che potrebbe avere difficoltà a contestualizzare ed essere tentato da comportamenti emulativi». «Peraltro il gruppo delle ragazze viene presentato in veste eroica e anche per questo le condotte a rischio possono essere lette come attraenti»
Parole molto gravi che denotano un problema culturale di un Paese che ancora una volta dimostra di essere molto arretrato in tema di genere: la paura italiana (“Foxfire” è una produzione francese) di rappresentare le donne e le ragazze fuori dallo stereotipo tradizionale, fuori dalle regole che richiedono passività rispetto al maschio.

L’Italia è l’unico paese occidentale (80esimo posto al mondo) che rappresenta le donne quasi esclusivamente come oggetti sessuali nei mezzi di comunicazione. La rappresentazione femminile è ancora legata allo stereotipo dell’oca giuliva, della mamma/moglie o della vittima che subisce passivamente la violenza. Tre modelli di femminilità passiva che nessuno ha voglia di abbandonare.
L’Unione Europea si è spesso preoccupata per il modo in cui viene rappresentata qui la donna e ha sollecitato più volte il nostro paese a dare più spazio a figure femminili più attive e vincenti.
Cosa che questo paese non ha intenzione di fare. E’ molto grave che questa pellicola sia stata travisata e che alcune protagoniste che si difendono dalla violenza sulle donne-fenomeno tra l’altro tristemente presente nel nostro paese come ci ricordano ogni giorno le cronache- sia stato letto come negativo.

Un paese che ogni anno registra 5000 stupri (quelli che vengono denunciati), si preoccupa che le ragazzine possano imparare a ribellarsi ad essi e rendersi conto che questo non è un modo di essere maschi. Perché fa più scandalo la violenza della ribellione, di una legittima difesa, piuttosto che la violenza degli uomini cresciuti in un sistema patriarcale che opprimono e uccidono le donne.
Cose da non emulare dunque. Però nessuno si è mai preoccupato di tenere lontano gli under 14 da programmi televisivi e telefilm che mostrano donne rappresentate come oche o belle e mute che portano i pacchi e si fanno infilare sotto i tavolini o da simili rappresentazioni che possano veicolare l’idea che le donne sono oggetti e messaggi dello stesso genere che possono favorire l’attecchimento di un sistema dove le molestie sessuali sono accettate e legittime.
Quali regole da accettare? E’ tristemente noto che il nostro Paese ha paura delle donne. Per questo motivo che per trent’anni ha messo su un sistema mediatico in cui le donne puntino ad abbassare la testa a farsi oggetto dell’uomo e del suo sguardo, a sottomettersi, a svilirsi. Ha paura, inoltre, che le donne si accorgano che la violenza maschile è un problema culturale che va affrontato attraverso pratiche di ribellione delle donne. Non siamo in Iran, ma siamo in Italia. Eppure anche qui la ribellione delle donne fa molta paura. Per lo stesso motivo, recentemente è stato approvato un decreto legge che alla fine agisce a livello repressivo senza fornire alle donne strumenti per difendersi, emanciparsi o rendersi autonome e trattando il problema del femminicidio (parola stra-abusata senza saperne il vero significato e senza sensibilizzare) come una questione di ordine pubblico, piuttosto che culturale.
Sopratutto, l’Italia aborrisce la parola “femminismo” e tutto ciò che possa svelare che dietro alla violenza maschile c’è un problema sociale nel rapporto con i generi che va affrontato; condanna ogni comportamento femminile che non sia volto alla ricerca del maschio protettore che la porta in salvo, come nella maggior parte dei film che il nostro paese manda in onda in fascia protetta e al cinema senza divieti. Quindi è chiaro che non è la violenza che fa paura, ma la ribellione femminile.

Non è un caso isolato. Sono state operate altre censure, nel paese in cui vigono i modelli dittatoriali della velina o della mamma per ruolo che si impongono alle giovani donne. Due anni fa, la Commissione censurò agli under 14 il film “17 ragazze” che narrava la storia di un gruppo di adolescenti che hanno deciso, come sfida verso la società puritana degli Stati Uniti, di restare incinte senza un compagno. Un’altra storia di ribellione che passava attraverso la maternità come una scelta e non come un obbligo sociale. Un messaggio forte tenuto lontano, ancora una volta, dagli under 14 per paura che le ragazzine potessero emulare le gesta delle protagoniste.

Perchè accade questo. In un paese che ogni giorno uccide e discrimina le donne in silenzio. Un paese che non offre alle donne alcun strumento per ribellarsi. Perchè la ribellione fa paura al sistema patriarcale del nostro Paese, che ci vuole così, schiave inconsapevoli.
E poi è come se ci fosse un’ossessione con la moralità delle ragazze. Inoltre, i ragazzini italiani non sono diversi dai loro coetanei europei. In Italia c’è questa tendenza a considerarli meno perspicaci ed eterni bambini. A causa di queste carenze e tabù i nostri giovani arrivano meno preparati da adulti ad affrontare la realtà.

Sceemi. il rifiuto di una generazione

  • Venerdì, 24 Maggio 2013 18:26 ,
  • Pubblicato in L'Incontro
Sabato 25 maggio, ore 20
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