Parto in casa. Ecco la rivoluzione emiliana

Il Corriere della Sera
01 04 2014

Alle porte di Bologna c’è una delle quattro Case maternità d’Italia, “il Nido”. Se a un Italiano la parola “casa maternità” non dice nulla, in Olanda da anni ce ne sono centinaia. Cos’è una “Casa Maternità”? Un luogo dove non solo si può partorire, ma mamma e bambino vengono seguiti prima e dopo la gravidanza, fino a quando il neonato ha compiuto un anno.

“La Casa Maternità è un luogo sociale” ci dice Annalisa Pini, ostetrica, fondatrice con altre 3 colleghe della struttura bolognese, inaugurata nel 2008. «Qui, finora abbiamo assistito 250 parti». Due camere da letto con bagno e vasca per il travaglio in acqua, una cucina, un salottino, uno studiolo. Insomma la Casa maternità è una vera e propria casa. In più c’è anche una palestra e al piano terra ci sono gli ambulatori per le ostetriche, il pediatra e la psicologa.

«Delle donne che si sono rivolte a noi, l’89% ha partorito qui o in casa – ci spiega Annalisa Pini – c’è poi un 5-6% di donne che, nel corso delle visite preliminari, viene giudicato non idoneo al parto naturale. I motivi possono essere vari, si va da patologie pregresse della futura mamma a patologie nuove che non renderebbero sicura una nascita spontanea.Per l’altro 5-6% delle donne capita che durante il travaglio venga deciso il trasferimento in una struttura ospedaliera, ma anche in questo caso noi ostetriche continuiamo a seguire la donna. Con gli ospedali oggi c’è un ottimo rapporto, ma c’è voluto un po’ di tempo per farci accettare». Comunque i trasferimenti di emergenza sono davvero rari, ci spiegano; le ostetriche presenti ad un parto sono sempre due e nella quasi totalità dei casi si agisce con tutti i margini di tempo e di sicurezza.

Andando via incrociamo una quasi mamma. È alla 38 settimana, manca poco. È raggiante. Le chiediamo, come mai qui per partorire? Ho scelto di dare a mia figlia il modo più sereno per venire al mondo, risponde.Alle porte di Bologna c'è una delle quattro Case maternità d'Italia, “il Nido”. Se a un Italiano la parola “casa maternità” non dice nulla, in Olanda da anni ce ne sono centinaia. Cos'è una “Casa Maternità”? Un luogo dove non solo si può partorire, ma mamma e bambino vengono seguiti prima e dopo la gravidanza, fino a quando il neonato ha compiuto un anno.

“La Casa Maternità è un luogo sociale” ci dice Annalisa Pini, ostetrica, fondatrice con altre 3 colleghe della struttura bolognese, inaugurata nel 2008. «Qui, finora abbiamo assistito 250 parti». Due camere da letto con bagno e vasca per il travaglio in acqua, una cucina, un salottino, uno studiolo. Insomma la Casa maternità è una vera e propria casa. In più c’è anche una palestra e al piano terra ci sono gli ambulatori per le ostetriche, il pediatra e la psicologa.

«Delle donne che si sono rivolte a noi, l’89% ha partorito qui o in casa – ci spiega Annalisa Pini – c'è poi un 5-6% di donne che, nel corso delle visite preliminari, viene giudicato non idoneo al parto naturale. I motivi possono essere vari, si va da patologie pregresse della futura mamma a patologie nuove che non renderebbero sicura una nascita spontanea.Per l’altro 5-6% delle donne capita che durante il travaglio venga deciso il trasferimento in una struttura ospedaliera, ma anche in questo caso noi ostetriche continuiamo a seguire la donna. Con gli ospedali oggi c'è un ottimo rapporto, ma c'è voluto un po' di tempo per farci accettare». Comunque i trasferimenti di emergenza sono davvero rari, ci spiegano; le ostetriche presenti ad un parto sono sempre due e nella quasi totalità dei casi si agisce con tutti i margini di tempo e di sicurezza.
Andando via incrociamo una quasi mamma. È alla 38 settimana, manca poco. È raggiante. Le chiediamo, come mai qui per partorire? Ho scelto di dare a mia figlia il modo più sereno per venire al mondo, risponde.

Arabia Saudita: paramedici donne per salvare altre donne

  • Martedì, 01 Aprile 2014 08:24 ,
  • Pubblicato in Flash news

Atlasweb
01 04 2014

L’Arabia Saudita nominerà cento donne paramedici entro la fine dell’anno.

Lo rivela il quotidiano locale Al Riyadh, secondo cui queste donne stanno ricevendo formazione e saranno assegnate a reparti degli ospedali della capitale Riyadh, il cui accesso è limitato agli uomini.

Si tratta di una misura, spiega il giornale, dovuta ai frequenti decessi di donne registrati nella capitale. In alcuni ambienti, come le scuole per sole ragazze, è vietato l’ingresso ai paramedici uomini e pertanto i soccorsi arrivano spesso in ritardo.

Secondo le autorità sanitarie, presto al programma di formazione prenderanno parte più di 3 mila donne.


"Non riesco a smettere". Queste parole della dottoressa Adele Teodoro hanno folgorato il pubblico presente al Circolo della Stampa, dove presentava la sua esperienza di ginecologa volontaria tra le carcerate. Ginecologa milanese di lunga esperienza, Adele Teodoro quattro anni fa propone un esperimento alla direttrice del carcere di Genova e inizia, autofinandiandosi, a fare visite a pap test alle detenute. ...

mai più clandestine
12 02 2014

Appello a Zingaretti

In coincidenza con il 35° anniversario della legge 194/78, che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza, una serie di iniziative, anche in ambito parlamentare, hanno sollevato il problema del bilanciamento tra il diritto individuale all’obiezione di coscienza e il diritto delle donne ad accedere all’Ivg in tutte le strutture sanitarie pubbliche. Secondo l’ultima Relazione del Ministero della Salute, nel 2011, l’obiezione di coscienza tra i ginecologi in Italia era pari al 69,3%. A fronte di questo dato, nonostante la stessa legge 194 escluda l’obiezione di struttura, non sono state adottate misure idonee a garantire la presenza di un numero adeguato di medici non obiettori in tutti gli ospedali pubblici.

Nella Regione Lazio la questione è di drammatica urgenza considerato che:

⁃ secondo le rilevazioni dell’Agenzia di Sanità pubblica del Lazio, nel 2011 su 353 medici l’80,7% obietta e su 398 anestesisti il 72,4%;

⁃ secondo i dati della LAIGA (Libera associazione italiana dei ginecologi per l’applicazione della legge 194) nel 2012, nel Lazio l’obiezione di coscienza tra i ginecologi ospedalieri si attesta al 91,3%; in 3 Province su 5 (Frosinone, Rieti, Viterbo) non è possibile eseguire aborti del secondo trimestre (cosiddetti terapeutici); e in 10 strutture pubbliche su 31 (esclusi gli ospedali religiosi e le cliniche accreditate) non si eseguono interruzioni di gravidanza; tra queste, due sono strutture universitarie (il Policlinico di Tor Vergata e l’Azienda Ospedaliera S. Andrea), che dunque disattendono anche il compito della formazione dei nuovi ginecologi, sancito dall’art. 15 della legge 194;

⁃ secondo l’ultima Relazione del Ministero della Salute sull’Interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine (aborto farmacologico) relativa al biennio 2010-2011, su un totale di 11268 Ivg così effettuate a livello nazionale, solo 361 sono state effettuate nel Lazio, contro le 3083 dell’Emilia Romagna; i presidi che hanno messo a disposizione il servizio sono stati 3 nel Lazio, contro i 20 dell’Emilia-Romagna.

Questi dati si traducono in:

- lunghe liste di attesa per le donne, che spesso portano le gravidanze al limite dei novanta giorni;

- sovraccarico di lavoro dei medici non obiettori, che sono completamente assorbiti dalle interruzioni di gravidanza senza poter esercitare la professione nella sua completezza;

- trascuratezza del servizio prestato (spazi insufficienti e degradati; lunghe ore di attesa; assenza di mediazione linguistica; tempi concitati in cui viene meno qualsiasi attenzione alla salute psicofisica delle donne);

- aumento degli aborti nelle strutture private e quindi una evidente discriminazione economica.

A Nicola Zingaretti, presidente Regione Lazio,
con questo appello chiediamo che nella nostra Regione tutti i presidi ospedalieri pubblici e convenzionati garantiscano l’accesso all’Interruzione volontaria di gravidanza e dispongano di un numero adeguato di ginecologi, anestesisti e personale non medico non obiettori. La legge 194 affida infatti alle Regioni la responsabilità della sua piena applicazione anche «attraverso la mobilità del personale.
Un’impostazione ribadita nel luglio 2012 anche dal Comitato nazionale per la bioetica che ha raccomandato «forme di mobilità del personale e di reclutamento differenziato atte a equilibrare, sulla base dei dati disponibili, il numero degli obiettori e dei non obiettori» e controlli «a posteriori per accertare che l’obiettore non svolga attività incompatibili con quella a cui ha fatto obiezione».

Auspichiamo anche che i nuovi criteri di selezione dei direttori sanitari, da Lei recentemente annunciati, rappresentino l’occasione per fare dell’impegno per la piena applicazione della legge 194 un requisito di merito nella scelta di chi dovrà dirigere le Asl del Lazio.

Cordiali saluti,

firma la petizione

scarica pdf appello zingaretti

 

La Repubblica
14 01 2014

NEW YORK - La Corte Suprema degli Stati Uniti ha oggi bocciato una legge dell'Arizona che vieta nella maggior parte dei casi l'aborto dopo la 20esima settimana di gravidanza. Rifiutando di accogliere un appello presentato dallo Stato, i giudici hanno di fatto accolto la tesi di una corte di livello inferiore secondo cui si tratta di una legge incostituzionale.

La legge dell'Arizona, secondo quanto aveva stabilito a maggio scorso una Corte d'Appello, viola il diritto della donna costituzionalmente garantito di interrompere la gravidanza prima che il feto sia in grado di sopravvivere al di fuori del grembo materno, ovvero generalmente dopo la 24esima settimana. La legge era stata firmata dal governatore dell'Arizona Jan Brewer nell'aprile del 2012 e aveva ispirato diversi altri Stati ad adottare normative simili, in gran parte poi sospese da sentenze di tribunale. Come riporta il 'New York Times', le motivazioni della Corte non sono state ancora rese pubbliche.

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