Bollini rosa per ospedali a misura di donna

  • Mercoledì, 04 Dicembre 2013 09:15 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

La Repubblica
04 12 2013

DUECENTOTRENTA ospedali che si prendono cura delle donne. Il miglior posto dove partorire o sottoporsi a un intervento chirurgico. Specialità cliniche dedicate alle principali patologie femminili, ma anche percorsi diagnostico-terapeutici e servizi dedicati. Un riconoscimento che l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (O.n.Da) attribuisce alle strutture attente alla Salute femminile. Fra i punti di forza ci sono anche
le offerte di servizi aggiuntivi che cambiano l'approccio con l'ospedale: dalla documentazione informativa multilingue alla mediazione culturale, dalla dieta personalizzata per particolari esigenze o motivi religiosi al servizio di assistenza sociale e servizi alberghieri convenzionati.

LA MAPPA Guida ai bollini rosa 2014-2015

Sul sito di Onda è possibile accedere al link con tutti gli ospedali premiati. Scorrendo le diverse regioni è possibile capire qual è il posto più vicino a casa dove curarsi. Ogni centro contiene informazioni sui servizi clinici offerti. A 65 strutture è andato il massimo riconoscimento (3 bollini), 105 ne hanno ricevuti 2 e 60 uno, mentre menzione speciale è andata a 12 ospedali che dal 2007 a oggi hanno sempre ricevuto 3 bollini. I migliori risultati sono quelli della Lombardia, con 63 strutture premiate, seguono Veneto e Lazio, rispettivamente con 23 e 21 ospedali 'rosa'. "Ma oggi - spiega Walter Ricciardi, presidente della commissione interdisciplinare che ha valutato le strutture - cominciano a esserci buoni dati anche al sud, quindi il Programma comincia ad avere una rappresentazione nazionale dl fenomeno".

I bollini si riferiscono al biennio 2014-2015. "Abbiamo adottato un nuovo sistema di valutazione, con criteri più specifici guardando alla qualità e alla specificità dell'offerta nei confronti delle donne", aggiunge Ricciardi. In particolare, è stata inserita la Neonatologia come area specialistica di interesse, con specifico riferimento alla nascita prematura, mentre la Neurologia è stata integrata con una sezione dedicata alla sclerosi multipla, patologia cronica tipicamente femminile a elevato impatto invalidante.

Premiate anche le strutture della capitale. Cinque centri hanno ottenuto tre bollini: l'ospedale pediatrico Bambino Gesù, il Policlinico Umberto i, il Policlinico gemelli, l'istituto San Gallicano, il Policlinico Tor Vergata. Tre bollini e una menzione d'onore sono stati conferiti all'ospedale Sant'Anna di Torino.

"Si tratta di un marchio che standardizza servizi e attenzione alla salute della donna, tema che andrebbe inserito nella programmazione nazionale perché ci sono ancora deficit qualitativi e strutturali - spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sabrina De Camillis - . E chi ha il 'bollino rosa' potrebbe diventare struttura di riferimento per le buone prassi per tutti gli ospedali che puntino ad adeguarsi". Anche perché, ha aggiunto la presidente della commissione Sanità del Senato, Emilia De Biasi, "lavorare sulla salute della donna può essere un modo per riconvertire l'intero Servizio sanitario. Si è parlato molto negli ultimi anni di sanità dal punto di vista economico, ma per avere una buona sanità bisogna riconvertire qualitativamente la spesa, guardando a più prevenzione, più ricerca e a un rapporto più stretto tra ospedali e i loro territori". Ora l'obiettivo di O.n.da sarebbe quello di trasformare l'assegnazione dei bollini rosa "in un vero e proprio programma di certificazione", cominciando magari a tratteggiare le caratteristiche fondamentali di un possibile 'Ospedale della donna' ".

E si comincia. Volantini in mano ci si infila nel mercato: polvere, melma, odori forti. Mariam (l'infermiera ghanese) parla con le donne e traduce con forza. Non sappiamo cosa dice, sentiamo che vuole convincerle. Dimentichiamo gli inceppi organizzativi. La sporcizia sotto i piedi è la stessa del giorno prima ad Accra. ...

Pink Project: una parrucca rosa per battere il tumore

  • Mercoledì, 30 Ottobre 2013 15:38 ,
  • Pubblicato in L'Iniziativa
D di Repubblica
29 ottobre 2013

Francesca Tilio a 31 anni scopre di avere un tumore al seno. Quando le regalano una parrucca rosa, colore simbolo della lotta di tante donne, qualcosa scatta in lei.
Per celebrare la fine della chemio si regala una reflex, tira fuori dall'armadio il vestito (rosa) preferito da sua madre e inizia a girare il mondo fotografandosi come un alieno sopravvissuto.

Il Corriere della Sera
15 10 2013

A sostegno della Giornata per la Salute del Seno (Breast Health Day), giunta alla sesta edizione, Europa Donna – la Coalizione Europea che rappresenta gli interessi delle donne nella prevenzione del tumore al seno – ha organizzato una campagna internazionale per invitare le donne di tutte le età a prendersi cura del proprio seno, adottando condotte salutari nella propria routine quotidiana

Sono oltre 400 mila le donne italiane che hanno vinto la sfida contro il cancro al seno. Oggi la sopravvivenza, a cinque anni dalla diagnosi di malattia, arriva all’85-86 per cento. E questa è una buona notizia.

Ma ce n’è anche una cattiva: stanno aumentando i casi di tumore fra le donne al di sotto dei 50 anni. Il perché è un mistero per gli oncologi. Forse troppi ormoni. Forse un’eccessiva esposizione a quelli che gli esperti chiamano interferenti endocrini, sostanze come il benzene, la diossina o il bisfenolo A che sono presenti nell’ambiente come inquinanti (il bisfenolo A è contenuto in certe plastiche) che sembrano favorire lo sviluppo di tumori.

E se è vero che la mortalità, in questa fascia di età, sta diminuendo (dell’11,2 negli ultimi cinque anni, secondo i dati dell’Aiom, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica), è altrettanto vero che è difficile individuare precocemente la malattia nelle più giovani perché non rientrano nella fascia di età per cui è previsto lo screening con la mammografia (e cioè l’indagine a tappeto che ha l’obiettivo di intercettare la malattia nelle sue fasi iniziali).

Attualmente, infatti, gli screening vengono consigliati alle donne fra i 50 e i 70 anni.

«Occorre ripensare ai programmi di screening – commenta Corrado Tinterri, direttore della Breast Unit dell’Ospedale Humanitas di Milano e del Comitato Scientifico di Europa Donna Italia. – E bisogna anche lavorare alla creazione delle Breast Unit, centri medici dedicati alla salute del seno, la cui creazione è prevista da una normativa europea per il 2016».


Ma soprattutto è necessario sensibilizzare le donne sulla prevenzione primaria della malattia. Perché con la mammografia non si previene il tumore al seno, ma si cerca di intercettarlo quando è ancora molto piccolo e quindi meglio aggredibile dalle cure.

La prevenzione cosiddetta primaria è un’altra cosa: significa evitare che la malattia compaia. Come si fa? Con le solite regole facili da enunciare, ma difficili da mettere in pratica. Eppure sono le uniche che funzionano: stile di vita sano, corretta alimentazione, attività fisica.

Non vanno dimenticate. E per ricordarle oggi l’associazione Donna Europa Donna promuove

la Giornata Europea per la salute del seno cui partecipa anche Europa Donna Italia: il 15 ottobre è il Breast Health Day.

«L’obiettivo è sconfiggere il tumore al seno – spiega Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia. – Come? Attraverso una costante informazione alle donne perché partecipino con regolarità ai controlli di screening e adottino corrette strategie di prevenzione. E mantenendo un dialogo costante con le istituzioni perché scelgano criteri più efficienti nella distribuzione della spesa pubblica per la cura e il recupero dopo il tumore al seno».

Le istituzioni appunto.

Oggi le Parlamentari Donne si riuniscono a Roma con le associazioni femminili che hanno promosso questi incontri (come Europa Donna e Gomitolo Rosa) per valutare lo “stato di avanzamento lavori” sul tema del tumore al seno. Con un argomento al centro del dibattito: quello, appunto, della realizzazione delle Breast Unit, i centri di senologia che dovrebbero occuparsi della gestione delle pazienti a 360 gradi, a partire dalla diagnosi, passando attraverso le terapie e la riabilitazione, fino alle cure palliative nei casi più sfortunati. Centri da individuare all’interno del Sistema Sanitario Nazionale.

Attualmente sono pochi in Italia (uno è quello dell’Humanitas di Milano), con le solite disparità fra Nord (che comunque si sta muovendo) e Sud (ancora fermo).

La Regione Lombardia ha definito le linee guida, cioè i criteri organizzativi generali (con una Delibera regionale del febbraio scorso): i centri dovrebbero essere 25 o 26 per un minimo di 150 casi trattati, in modo da garantire la qualità delle prestazioni. Ma il Veneto è andato oltre: sta già applicando la normativa e sta già definendo i centri.

Un’ultima annotazione per quanto riguarda le donne giovani.

«Il tumore giovanile è particolare – precisa Tinterri – perché ha specifiche caratteristiche biologiche, diverse da quelle della malattia che si manifesta nelle donne in post-menopausa. Occorre dunque pensare a screening mirati».

La Regione Emilia Romagna, per esempio, sta promuovendo programmi di screening, cioè di indagini mammografiche, su donne giovani ad alto rischio, come quelle che hanno una familiarità per la neoplasia (hanno cioè in famiglia casi di tumore). È un primo passo.

Ivan Cavicchi, Quotidiano sanità
9 luglio 2013

Solo pochi anni fa si credeva il genere femminile "in quanto tale" un valore aggiunto della professione, oggi sappiamo che più plausibilmente il genere femminile potrebbe essere un valore aggiunto  ma solo se esprime un'idea "diversa" di medicina.

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