Gli ospedali fantasma dell'Unione Europea in Nigeria

  • Mercoledì, 15 Aprile 2015 07:41 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Ospedale a LagosMarco Omizzolo e Roberto Lessio, Zeroviolenza
15 aprile 2015

Il popolo nigeriano dimostra una straordinaria capacità di sviluppo che colloca il paese al vertice tra quelli africani più sviluppati. Tra il 2000 e il 2013 la sua crescita media annua è aumentata dell'8,2 per cento e nel 2014 il PIL è cresciuto ancora. Ha ormai superato il Sudafrica nelle classifiche internazionali e ambisce a sedere entro qualche anno al tavolo dei potenti della terra.

Jobs act in corsia, via i medici avanti gli infermieri

Ivan Cavicchi, Il Manifesto
27 marzo 2015

Lavoro. La Toscana è l’antesignana, segue l’Emilia Romagna. Un demansionamento per risparmiare e aprire la strada a un’ulteriore riduzione dell’occupazione nella sanità. Il jobs act in sanità si chiama comma 566.

l'Espresso
19 03 2015

Merito. Legalità. Responsabilità. Interesse pubblico. Sono le parole scelte dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso d'insediamento, per indicare a tutti i cittadini un cammino di speranza verso un'Italia migliore. Ma nell'Italia di oggi questa speranza continua ad essere umiliata. Perfino nei settori dove il riconoscimento del merito e della competenza dovrebbe essere assoluto, perché ne va della vita delle persone: quei reparti dei nostri ospedali dove si assistono i malati gravissimi.

Un caso esemplare di meritocrazia alla rovescia in un campo così cruciale della sanità pubblica riguarda il San Camillo - Forlanini di Roma, uno dei più importanti ospedali italiani. Che però, purtroppo, finisce di continuo nelle cronache per vicende di nepotismo, malasanità, disservizi o incidenti pericolosi, come la rottura dei tubi dell'ossigeno nella rianimazione, che si è verificata in gennaio per cause non ancora accertate (guasto, cattiva manutenzione o sabotaggio?) anche perché non funzionava neppure la video-sorveglianza.

Qui al San Camillo, nel 1999, un medico italiano di fama internazionale, il dottor Giuseppe Nardi, ha fondato una struttura di assoluta eccellenza: il “Centro Shock e Trauma”. I risultati sanitari sono oggettivi: già nel primo anno dopo l'arrivo di Nardi, il tasso di mortalità dell'intera rianimazione si è quasi dimezzato. Sotto la sua guida, il San Camillo è diventato il primo centro italiano per la cura degli eventi traumatici, preso a modello dagli ospedali di tutto il paese e anche da molti medici stranieri, che per una volta guardavano a Roma per l'attività di ricerca e sperimentazione di nuovi e più efficaci metodi di cura dei casi disperati.

Nardi infatti è molto conosciuto nella comunità medica internazionale anche come autore di decine di studi di altissimo livello pubblicati sulle riviste scientifiche più prestigiose del mondo, a cominciare da Lancet, per citare la più nota. In un paese civile, un ospedale pubblico dovrebbe tenersi stretto un super medico di questo livello. Invece, nel luglio 2014, la dirigenza del San Camillo ha improvvisamente rimosso il dottor Nardi. Il medico, che svolgeva da 15 anni le funzioni di primario, è stato degradato e ha perso la guida della struttura da lui creata. Il suo “Centro Shock e Trauma” è stato soppresso, l'organizzazione di medici e ricercatori costruita da Nardi è stata smembrata e distrutta.

La cosa più strana è che all'ex primario non è stato mosso alcun addebito. Nessuno ha messo in dubbio le sue capacità, competenze, risultati. Semplicemente, Nardi si è visto sbattere la porta in faccia. E per sostituirlo è iniziato un balletto di nomine e sostituzioni di primari, che ha lasciato sbalorditi i più autorevoli medici italiani, scatenando un moto d'indignazione negli ospedali, nelle università e tra centinaia di pazienti. Che hanno inondato di lettere di protesta la direzione del San Camillo e i vertici politici della Regione Lazio, da cui dipende la nomina degli amministratori degli ospedali pubblici.

Per chiarire l'accaduto, l'Espresso ha chiesto un'intervista al direttore generale dell'ospedale San Camillo, Antonio d'Urso, con domande e risposte scritte. Ora la pubblichiamo integralmente. Nelle domande abbiamo inserito le spiegazioni pratiche che possono rendere più comprensibili alcune risposte un po' burocratiche. Mentre nella parte finale abbiamo omesso il nome del primario nominato al posto di Nardi, perché si tratta di un condannato con sentenza definitiva che ha ormai pagato il suo conto con la giustizia. E che, dopo le prime polemiche, ha volontariamente rinunciato all'incarico.

Dottor D'Urso, la delibera di rimozione del dottor Nardi porta la sua firma di direttore generale del San Camillo: perché ha deciso di rimuovere uno specialista così stimato a livello internazionale?
«Il dottore Giuseppe Nardi è un medico dirigente, non è inquadrato presso questa Azienda Ospedaliera come primario titolare. Dal 2008 ha assicurato, con incarico provvisorio, la direzione della “Struttura Complessa Shock e Trauma” nell’attesa del relativo Avviso Pubblico che, però, non è mai stato bandito. Nel caso di specie, nel mese di luglio 2014, la direzione della struttura è stata affidata ad uno dei quattro Primari di Anestesia e Rianimazione già in servizio in questa Azienda Ospedaliera»

A noi risulta che il dottor Nardi era stato chiamato al San Camillo nel 1999 proprio per creare quel reparto. E che allora era già direttore di una struttura analoga, in gergo Uosd, nel Nord Italia. Fondato il nuovo reparto al San Camillo, lo ha quindi diretto per i primi 8 anni proprio come direttore di Uosd, ottenendo i risultati che lei non dovrebbe ignorare, almeno per quanto riguarda la riduzione dei tassi di mortalità, tanto che nel 2007 la sua struttura è stata promossa a “Unità Complessa”. Poi però la Regione ha bloccato i concorsi per diventare primario. E a quel punto il San Camillo ha soppresso anche il ruolo di direttore della Uosd, a quanto pare per un errore burocratico. Ha qualcosa da obiettare a questa ricostruzione?
«Conosco il curriculum del dottor Nardi per avermene parlato lui stesso. Aggiungo che nel 2008 gli è stato conferito l’incarico di elevata professionalità chiamato “governo clinico per lo shock ed il trauma”. E’, questo, un incarico professionale, classificato come di altissimo livello all’interno dell’Azienda ospedaliera San Camillo - Forlanini. So che le Direzioni dell’Azienda che si sono succedute nel tempo hanno richiesto alla Regione Lazio l’attivazione delle relative procedure per l’individuazione del Direttore, così come per altre strutture previste nell’Atto Aziendale. In alcuni casi le procedure sono state espletate. Non nel caso della Uoc “Shock e Trauma”»

L'Espresso ha raccolto informazioni anche attraverso i sindacati medici e ospedalieri: quello che lei chiama “incarico di alta professionalità” viene da loro definito “una medaglia di cartone”, a cui non corrisponde sostanzialmente nulla. Al San Camillo ci sarebbero un paio di centinaia di medici con questa carica. Uscendo dal burocratese: c'è un dottore straordinario che fonda un centro di eccellenza e lo dirige per 15 anni con il grado di generale, mentre ora si ritrova brigadiere con una medaglia di cartone. Davvero era inevitabile rimuovere e degradare un traumatologo del livello di Nardi?
«Posso dire che comprendo le aspirazioni di quel professionista. E‘ però necessario che, in questo come in altri casi, le aspirazioni di valorizzazione dei diversi professionisti per un incarico di primario siano coerenti con quanto previsto dalle norme in questi casi: posto disponibile nella dotazione, avviso pubblico, eccetera»

A noi risulta che i sindacati interni, con l’accordo del dottor Nardi, avessero chiesto di ristabilire la situazione precedente: sarebbe bastato ripristinare la vecchia “Uosd” per salvare la struttura e permettere al suo fondatore di continuare a dirigerla. Perché non avete scelto questa soluzione?
«La positività dell’esperienza di questi anni della Struttura Complessa Shock e Trauma è stata quella di coniugare le cure intensive con i trattamenti anestesiologici di urgenza ed emergenza in un contesto orientato al miglioramento continuo. Ed è per questo che ho confermato la natura complessa alla Struttura Shock e Trauma, sia pure denominandola diversamente. Ritengo, infatti, che questa connotazione consenta di continuare ad assicurare a questo gruppo di professionisti l’autonomia organizzativa e professionale in ragione del compito assicurato, come peraltro avvenuto sin dalla sua istituzione. Non credo che le aspirazioni dei singoli professionisti possano invero costituire un pregiudizio per l’organizzazione, ma semmai sono un ingrediente positivo se estrinsecato all’interno della stessa organizzazione»

Insomma, lei ci spiega che sarebbe stato legalmente impossibile confermare Nardi. Leggendo la delibera con cui è stato rimosso, però, abbiamo scoperto che avete mantenuto nel loro incarico due radiologi che erano nella stessa situazione: anche loro erano direttori “facenti funzione” da anni. E nella vostra azienda ospedaliera c'erano altri radiologi primari di ruolo. Eppure, in quei due casi, la soluzione l'avete trovata: li avete confermati, come scrivete nella delibera, “perché hanno una expertice”, cioè perché sono bravi. E avete fatto bene. Infatti ci risulta che al San Camillo, in totale, ci siano almeno 18 “facenti funzione”. Ma allora torniamo a chiederle: perché avete rimosso solo Nardi? Lei è a conoscenza del numero e del livello scientifico delle sue ricerche e delle sue pubblicazioni internazionali?
«Conosco il dottor Giuseppe Nardi e ne apprezzo le competenze professionali»

Ed è a conoscenza del livello di mobilitazione del mondo medico e scientifico, non solo italiano, documentata da centinaia di email in nostro possesso, in difesa del “Centro Shock e Trauma” e a sostegno del dottor Nardi?
«Sull‘importanza della “Struttura Complessa Shock e Trauma” concordo, tant'è che è stata confermata nella proposta di Atto Aziendale. Sono convinto che il valore di questa articolazione dell’azienda è il frutto dell’opera di un gruppo di professionisti. So anche del sostegno al professionista manifestato dalla comunità scientifica. Osservo però che l’Avviso Pubblico per l’individuazione del Primario della Struttura Complessa Shock e Trauma fin dalla sua istituzione non è stato effettuato»

Insomma, lei ci dice che c'era un insuperabile problema burocratico che riguardava solo il ruolo di Nardi. Ma allora perché avete deciso di sopprimere anche il Centro da lui creato?
«Come ho evidenziato, la “Struttura Complessa Shock e Trauma” invero è stata confermata nella proposta di Atto Aziendale presentata alla Regione Lazio, sia pure con una diversa denominazione - “Struttura Complessa Anestesia e Rianimazione - Centro di rianimazione e Anestesia Urgenza-Emergenza” - che meglio descrive le attività di anestesia e rianimazione effettuate già adesso»

A noi suona strano anche quello che lei ora definisce un semplice cambio di nome: il “Centro Skock e Trauma” era diventato un marchio di prestigio, utilizzato per anni dalla Rai, ad esempio, per le campagne sulla sicurezza stradale, oltre che un simbolo di ricerca di qualità, conosciuto da tutti gli scienziati. Ma in realtà, oltre al nome, a noi risulta che sia cambiata la squadra, insieme al metodo di cura e al lavoro di ricerca. Ed è proprio quella squadra che ha salvato tante vite in questi anni: il Centro fondato da Nardi aveva ridotto di tre volte la mortalità specifica da trauma. Citiamo dati ufficiali, ricavati dalle vostre tabelle ospedaliere: prima dell'arrivo di Nardi, la mortalità nella rianimazione del San Camillo era del 42 per cento; solo 12 mesi dopo, era già scesa al 27 per cento. Eppure i professionisti erano gli stessi. Di fronte a questi dati, come può negare l'importanza del ruolo di Nardi? Chi organizza e dirige una struttura sanitaria che funziona, non conta niente?
«Osservo solo che la buona gestione di casi così complessi è frutto di un lavoro di professionisti (anestesisti, infermieri, etc.) che quotidianamente operano a letto del malato con passione e competenza, come accade negli altri Servizi di Anestesia e Rianimazione dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini e negli altri Ospedali. Per questo li ringrazio»

Stando ai documenti diffusi dal San Camillo, al posto di Nardi è stato nominato il dottor XXX, che però dopo pochissimo ha rinunciato all'incarico, tanto che è già stato sostituito. Abbiamo cercato su Internet quali titoli avesse il dottor XXX, ma non abbiamo trovato alcuna ricerca o pubblicazione scientifica di rilievo internazionale. Abbiamo invece scoperto che un medico con lo stesso nome, cognome, età e residenza è stato condannato con sentenza definitiva come autore di tre gravissimi fatti di criminalità politica. Si tratta della stessa persona o è un caso di omonimia?
«Il dottor XXX è diventato primario più di dieci anni fa, in seguito ad avviso pubblico. In relazione all’episodio da lei citato, riferito a metà degli anni Settanta, ne sono a conoscenza avendomelo riferito lo stesso dottor XXX nel mese di maggio dello scorso anno».

Quell'«episodio» degli anni di piombo consiste in tre ferimenti di nemici politici, che hanno avuto conseguenze molto gravi per le vittime. Insieme al dottor XXX sono stati condannati altri suoi complici che pochi giorni prima, con le stesse modalità, avevano commesso addirittura un omicidio politico. Quella catena di delitti è stata punita con molti anni di ritardo, perché i colpevoli erano riusciti a imporre un clima di omertà. Molti di loro nel frattempo erano diventati medici affermati. Per nominare un primario lei ritiene necessario, utile o quantomeno opportuno controllare la fedina penale dei candidati? Il dottor XXX aveva comunicato alla vostra azienda ospedaliera i propri precedenti penali?
«Il dottor XXX ne aveva fatto doverosamente menzione a suo tempo, nella domanda di partecipazione al concorso. So anche che il professionista è stato completamente riabilitato»

La riabilitazione non è un'assoluzione, anzi può essere concessa solo a chi ha scontato la condanna definitiva: significa solo che, dopo un certo numero di anni, il colpevole ha potuto far cancellare quel precedente dal suo certificato penale. E' questo problema giudiziario la ragione che ha spinto il dottor XXX a non esporsi, rinunciando a occupare il posto che gli avevate assegnato dopo la rimozione di Nardi?
«In relazione alla modifica nella Direzione della Struttura Complessa, osservo che la stessa è stata proposta dai quattro Direttori di Anestesia e Rianimazione in servizio nell’Azienda Ospedaliera in considerazione delle linee di attività previste nel nuovo Atto Aziendale” : è l'atto deliberativo numero 729 del primo dicembre 2014»

Questo non spiega la rinuncia. Fatto sta che al posto di XXX, con quella tornata di delibere, è stato nominato il dottor YYY. Anche nel suo caso, non abbiamo trovato un curriculum scientifico o riconoscimenti di professionalità che siano neppure lontanamente paragonabili, a nostro avviso, a quelli del dottor Nardi. In compenso abbiamo scoperto almeno tre cliniche private per cui il dottor YYY risulta prestare lavoro. E' normale che un primario di un ospedale pubblico lavori contemporaneamente in diverse cliniche private?
«Il dottor YYY è diventato primario in questa azienda ospedaliera dal 1999 a seguito di Avviso Pubblico. Il suo curriculum è visionabile nel sito internet dell’azienda ospedaliera. In relazione all’attività libero professionale, il dottor YYY esercita in forma allargata presso alcune Case di Cura Private convenzionate con il San Camillo Forlanini, così come previsto dalla normativa nazionale sulla libera professione. Molti professionisti della nostra azienda ospedaliera, tra cui anche lo stesso dottor Giuseppe Nardi, effettuano attività libero-professionale con la stessa modalità»

Quest'ultima affermazione impone a l'Espresso due precisazioni. La prima è che Nardi non ha voluto in alcun modo commentare queste parole del direttore generale del San Camillo. Molti altri medici che lo conoscono e lo stimano, però, hanno spiegato che «Nardi è universalmente noto per dedicarsi da sempre a tempo pieno alla sanità pubblica: nella sua vita ha fatto pochissime visite private, in casi eccezionali e disperati». Il nuovo primario YYY, invece, risulta svolgere stabilmente la libera professione in diverse tre cliniche private, in una addirittura come direttore del dipartimento d'emergenza.

La seconda precisazione è che tutte le decisioni prese dai vertici amministrativi e dai primari interessati del San Camillo vanno considerate perfettamente legali, come ha spiegato proprio in questa intervista il direttore generale. Così come è assolutamente conforme alle norme e a tutte le regole burocratiche rimuovere dall'incarico un medico che ha salvato la vita di migliaia di pazienti. Dunque, protestare è inutile: nella sanità i risultati non contano, i meriti non vanno premiati. Benvenuti a Roma, Italia.

Lia Quilici

la Repubblica
05 03 2015

Ha 37 anni, è incinta e soffre di diabete, ma la spediscono da un ospedale all’altro per un’emorragia dal naso. Adesso è in rianimazione e rischia la vita, mentre il bimbo è in Neonatologia. È bastata una banale epistassi a mettere in crisi il Cardarelli e i suoi camici bianchi. La vicenda, paradossale per il primo presidio del Sud, risale a sabato scorso. Driovich Ed Darngh Malika, originaria del Marocco, alla trentasettesima settimana di gravidanza, approda in pronto soccorso alle 18,15, dopo avere subìto un lieve trauma al volto. Le narici serrate da un fazzoletto intriso di sangue, chiede aiuto agli infermieri. È sicura che solo lì avrà l’assistenza specialistica di cui ha bisogno. Macché.

Al Cardarelli c’è una divisione di Otorinolaringoiatria, c’è anche l’organico (un primario e cinque collaboratori), ma sabato scorso nessuno di loro è reperibile. E la donna, ricoverata in Chirurgia d’urgenza, aspetta una consulenza che non arriva. Con la minaccia di una nuova emorragia, dopo il primo tamponamento effettuato dal personale di pronto soccorso.

Passa la notte e tutto sembra filare liscio fino a mezzogiorno circa, quando il naso riprende a sanguinare. La situazione si fa delicata, Driovich è diabetica, e in più incinta. Il rischio di un sanguinamento imponente potrebbe ripercuotersi sul nascituro. I medici del Cardarelli, alle strette, avvertono la direzione sanitaria. Chiedono l’intervento di uno specialista di altro presidio.
Ed è così che parte una nota del primario Fabio Sirimarco. Sono le 10,45 di domenica quando lui, che dirige l’Ostetricia del Cardarelli avverte il vicedirettore sanitario, dottor Carillo, per la seconda volta della “necessità urgente e indifferibile di consulenza Orl”. Non è la prassi ma dalla direzione decidono: la paziente andrà al Pellegrini che, si badi bene, è privo come tutti gli ospedali partenopei di pronto soccorso otorino. In questo caso, risponde all’appello il medico reperibile Luigi Vitulano, che arriva nell’ospedale della Pignasecca dove anche la paziente è già in attesa, accompagnata da uno specialista ginecologo nell’ambulanza del Cardarelli.

Tutto risolto? Neanche per idea. Alla signora Driovich, che a malapena macina qualche parola d’italiano, viene “tamponata” l’epistassi (emorragia), ma invece di tornare al Cardarelli come è prassi dopo una consulenza, viene inspiegabilmente trasferita al San Giovanni Bosco. Procedura anomala giustificata soltanto dalla presenza nell’ospedale di Capodichino sia del reparto otorino, sia della ginecologia. Intanto le condizioni della paziente peggiorano, tanto che i medici decidono di sottoporla a taglio cesareo per non mettere a repentaglio la vita del neonato.

Ed è in sala operatoria che Driovich contemporaneamente al parto viene sottoposta al terzo “tamponamento anteroposteriore completo” per fermare la cospicua emorragia nasale. Ma la donna ha perso tanto sangue da rendere necessaria una trasfusione di ben due sacche di plasma, mentre per assicurarle assistenza respiratoria, lunedì mattina scatta il trasferimento in Rianimazione. Driovich, intubata, adesso è stabile, ma ancora in prognosi riservata. E il neonato? Era in sofferenza anche lui, classificato come Apgar 1, primo indice di rischio (il normale è 7). Ma è possibile che per un’emorragia dal naso, l’unico dipartimento d’emergenza di II livello, il massimo per l’emergenza del Sud, spedisca un paziente (e per di più ricoverato) in altro presidio cittadino? «La decisione di chiudere il pronto soccorso venne adottata in accordo con la Regione», risponde il direttore sanitario Franco Paradiso, «e fu abolita anche la reperibilità sia per otorino che per oculistica. D’altronde, sono così rari i casi di vera urgenza che non vale la pena di tenere i pochi medici bloccati. Comunque abbiamo aperto un’indagine interna per capire se si poteva trovare una soluzione diversa ed evitare il trasferimento».

Lo sfacelo della sanità campana in cui rientra il caso della paziente del Cardarelli è sempre conseguenza della carenza di personale e del blocco delle assunzioni. Appena la settimana scorsa il presidente della Regione aveva minacciato il governo centrale: se non si sblocca il turnover, saremo costretti a chiudere i reparti. Quella minaccia sta diventando realtà. Almeno se la Regione non vuole mettere a rischio la pelle dei malati.

Giuseppe Del Bello

La verità scomoda della morte di Nicole

Ivan Cavicchi, Il Manifesto
17 febbraio 2015

Con i sistemi di assistenza di cui il nostro paese dovrebbe poter disporre la piccola Nicole si sarebbe salvata. Se, purtroppo, le cose sono andate in maniera tragicamente diversa, vuol dire che le incapacità dei suoi piccoli polmoni sono state aggravate da quelle di un sistema sanitario che per qualche ragione non rispetta i diritti. Da questa semplice e banale considerazione derivano parecchie implicazioni. ...

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