Quando il medico donna è discriminato

  • Venerdì, 30 Novembre 2012 11:44 ,
  • Pubblicato in Flash news
Dire Donna
30 11 2012

Discriminazioni e vessazioni sul luogo di lavoro riguardano anche le donne medico, che talvolta sono addirittura oggetto di violenze preoccupanti in ospedali o studi privati. Lo scenario presentato in occasione del Workshop europeo della festa del medico di famiglia non lascia spazio a dubbi, soprattutto alla luce dei dati dell’inchiesta svolta dall’Ordine dei medici di Roma sul 10% delle 15.017 iscritte.

Tale indagine ha mostrato che il mobbing su luogo di lavoro, insieme a vessazioni e discriminazioni, per le dottoresse in camice bianco sono percentualmente il doppio rispetto alle altre donne. A incrementare tale disagio, c’è anche il fatto che sono più colpite soprattutto i medici donna che alle spalle non hanno una famiglia o un contesto sociale che funga da paravento e le protegga davanti a questi soprusi.

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Tale situazione, poi, è ancora peggiore se si vanno a guardare i più alti livelli dirigenziali nel settore della Sanità dove, come minimo, vige una sorta di barriera all’accesso alle posizioni di vertice. E i dati sono eloquenti: su 106 presidenti degli Ordini delle provincie, solo 2 appartengono al gentil sesso, segno che il maschilismo regna anche – o soprattutto – nella professione di Ippocrate.

Ma non è tutto: nelle strutture ospedaliere più grandi e complesse, paragonabili a delle grandi aziende, solo l’1,7% dei top manager medici sono donne, contro il 25% nei nosocomi più piccoli; e a livello sindacale, sui 110 segretari provinciali della Federazione dei medici di famiglia c’è una sola donna.
A frenare l’ascesa delle donne del settore sanitario è anche una vita molto sregolata, che con i turni rende difficile poter conciliare lavoro e famiglia. È probabilmente per questo motivo che il 30% dei medici donna di alto livello sono single o separate o vedove. Addirittura il 30% non ha figli (contro il 13% degli uomini) mentre 1 su 5 si è fermata al primo. Ma forse l’elemento più discriminatorio è quello che riguarda il fronte del guadagno, dove i “camici rosa” percepiscono mediamente il 30% in meno dei colleghi uomini.

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Meno guadagno uguale meno lavoro? Può darsi, visto che su oltre 10mila italiani intervistati – metà di maschi e metà femmine – solo 1 donna su 10 sceglie di farsi curare da un professionista dello stesso sesso scelta per le competenze, mentre negli uomini il numero è uguale a zero.

Cambiare modello di finanziamento

  • Martedì, 29 Maggio 2012 07:10 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
di Ivan Cavicchi, Zeroviolenzadonne
29 maggio 2012

Il documento di economia e finanza 2012, approvato dal governo, per la sanità ci dice due cose: il pil nei prossimi anni calerà mentre la spesa sanitaria negli stessi anni aumenterà. La sanità pubblica rischia di essere stritolata in questa pesante contraddizione. Ma nessuno sembra preoccuparsene. Nessuno dice niente. Partiti, regioni, sindacati probabilmente pensano che il destino della sanità sarà inevitabilmente la sua privatizzazione.
di Ivan Cavicchi, Zeroviolenzadonne
17 aprile 2012

Il lavoro nei confronti di un diritto come la salute è davvero un paradosso: dovrebbe essere come il musicista di talento davanti al suo pianoforte, con la libertà di metterci del suo, in realtà è come uno di quei congegni con dentro un cilindro ruotante che produce musica standard facendo risuonare delle lamelle metalliche contro delle punte. Nella visione burocratica il lavoro in sanità è come un carillon.

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