Il Fatto Quotidiano
20 01 2015

Immaginate di accendere la televisione un pomeriggio qualsiasi e trovare in video sulla Rai, un testicolo con un cappello in testa, due occhi spiritosi, un sorriso accanto ad una fantasiosa vagina con tanto ci ciglia e sorriso verticale. I due “compagni” cantano e danzano raccontando ai bambini un’immagine positiva dei genitali. E’ quello che è accaduto in Svezia nei giorni scorsi quando Bacillakuten, un programma per bambini di Svt (la tv pubblica svedese) ha mandato in onda un minuto e sei secondi di una sorta di cartone animato sul pene e la vagina per fare educazione sessuale. La canzone, divertente e molto orecchiabile, dice tra le altre cose “la vagina è una cosa bella, credimi, anche in una vecchia signora. Sta lì tutta elegante”. Non sono mancate le reazioni in Svezia dove sul “The Local” qualcuno ha definito il filmato “bizzarro”. Non oso pensare se un video del genere fosse trasmesso in Italia. Immediata sarebbe la reazione della Chiesa. Si schiererebbero contro le associazioni delle famiglie cattoliche. Qualche psicologo di turno sarebbe pronto a fare la battaglia a difesa dell’educazione della famiglia: tocca a mamma e papà insegnare ai figli come fare l’amore, come usare i propri genitali. Si griderebbe allo scandalo.

Intanto in Germania, una mamma è stata arrestata per aver fatto fare alla figlia troppe assenze: non voleva che partecipasse a lezioni nelle quali si spiegava in maniera esplicita l’accettazione della varietà sessuale. Si tratta di una legge non generale dello Stato, ma dei Länder, che vietano la possibilità di istruire i figli a casa: è prevista una multa o l’arresto.

In Italia da mesi c’è in atto una battaglia da parte di alcune associazioni contro l’ideologia gender come se in ogni classe ci fossero dei militanti fondamentalisti di questa “dottrina”. Mercoledì a Roma l’Associazione genitori cattolici, ProVita Onlus, Agesc, Movimento per la vita e Giuristi per la Vita presenteranno una petizione diretta al Presidente della Repubblica, del Consiglio e al ministro dell’Istruzione: “In molte scuole – scrivono i promotori – vanno diffondendosi, senza informare i genitori, progetti educativi affidati ad associazioni Lgbt tesi a promuovere una visione della famiglia contraria a quanto affermato dalla Costituzione e una formazione sulla sessualità basata sull’ideologia gender. A partire dalla scuola dell’infanzia si utilizzano persino libri di fiabe attraverso i quali si vogliono rieducare gli studenti a considerare il proprio sessi biologico modificabile in qualsiasi “genere” ed equiparare ogni forma di unione e di “famiglia”.

E’ chiaro che la confusione regna. Non credo che l’educazione sessuale possa essere affidata solo ai genitori, solo al singolo docente o possa essere fatta solo con la collaborazione di qualche associazione Lgbt. Non credo che possa essere la sola Tv a svolgere questo delicato compito. Qui c’è un principio da chiarire: vogliamo una scuola che educhi alla sessualità e all’affettività senza pregiudizi, senza discriminazioni o vogliamo un’istruzione che censuri la sessualità? Perché devono essere i soli genitori ad educare i figli su questo tema? L’educazione sessuale non può essere affidata a nessuno senza formazione e senza un coinvolgimento dell’intera comunità educativa. Nemmeno mamma e papà sono sempre all’altezza del compito. Solo una Scuola che apre le aule a persone competenti, che formi i suoi docenti può provare a svolgere questo ruolo. Non servono battaglie tra pro “gender” e contro ma abbiamo bisogno che chi Governa si assuma la responsabilità di fare delle scelte.

Corriere della Sera
23 05 2013

Le indagini sulla sessualità si rivolgono sempre alle ragazze, come se i ragazzi non fossero coinvolti    

di Adriana Bazzi

Prima due dati per fotografare la situazione: in Italia almeno quattro adolescenti su dieci, alla loro prima esperienza sessuale, non utilizzano alcuna precauzione. E fra queste, il 24 per cento si affida al coito interrotto. Succede a Milano, Roma e Napoli, tre città campione, dove è stato condotto un sondaggio su «Sessualità e contraccezione fra le under 25», promosso dalla Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia (Sigo), che ha coinvolto un migliaio di ragazze italiane (non extracomunitarie) fra i 14 e i 25 anni, interrogate con un questionario all’uscita di alcuni centri commerciali.

Non è uno studio scientifico, intendiamoci, ma un’indagine che ha il merito di descrivere comportamenti diffusi fra i giovani e che dovrebbe far riflettere genitori, medici ed educatori. Dunque: fra i 14 e i 25 anni l’88 per cento delle ragazze ha già avuto rapporti sessuali, la maggior parte (47 per cento) fra i 17 e i 19 anni, il 31 per cento fra i 14 e i 16, il 17 per cento fra i 20 e i 22, il 5 fra i 23 e i 25. E oltre la metà di loro dichiara di avere avuto da 2 a 5 partner. La prima volta, forse anche sull’onda dell’ emozione, poche pensano ai rischi di gravidanza (che ovviamente ci sono: in Italia, nel 2011, diecimila mamme, l’82 per cento italiane e il 18 straniere, avevano meno di 19 anni) E, nella maggior parte dei casi, si non si affidano ad alcun metodo anticoncezionale o ricorrono al coito interrotto.
Poi le cose cambiano un po’. Dopo le prime esperienze, aumenta il ricorso alla pillola contraccettiva (circa il 21 per cento dei casi rispetto al 14 della prima volta), probabilmente perché le ragazze cominciano a rivolgersi al ginecologo, ma contraccezione ormonale rimane sempre poco diffusa, rispetto a quanto avviene negli altri Paesi europei, soprattutto per il timore di effetti collaterali. Rimane più o meno stabile il preservativo (che ha il vantaggio di essere poco costoso), si riduce un po’ il coito interrotto. Già questa prima serie di dati si presta a due considerazioni. La prima è che l’indagine ha coinvolto soltanto ragazze italiane e non le adolescenti extracomunitarie le cui abitudini di vita e gli atteggiamenti di fronte alla sessualità, vista anche la loro eterogeneità di origine, sono tutte da indagare.

    C’è un dato però che le riguarda e che deve far riflettere: «Il 70 per cento delle interruzioni di gravidanza – dice Mauro Busacca, direttore della Macedonio Melloni di Milano – che si praticano nel nostro ospedale riguardano ragazze extracomunitarie. E ormai il dieci per cento di giovani al di sotto dei 25 non è italiano».
La seconda è più un interrogativo che una considerazione. Di solito le indagini, come questa della Sigo, si rivolgono alle donne (qui le adolescenti), dando per scontato che debbano essere loro le responsabili della scelta contraccettiva e che, comunque, hanno sempre un ginecologo cui rivolgersi (il 20 per cento delle intervistate ha avuto consigli sulla contraccezione dallo specialista e un altro 12 per cento dal medico di famiglia).
    Non viene dato sapere, invece, che cosa fanno e come la pensino i ragazzi (che non hanno il corrispettivo del ginecologo come specialista di riferimento e di sicuro non vanno dall’andrologo che di contraccezione non si interessa). Sono coscienti dei rischi e come si pongono il problema della contraccezione?

La domanda è legittima perché, è questo è un altro dato interessante che emerge dall’indagine, le ragazze (dei ragazzi non si sa, ma un’indagine dovrebbe scoprirlo) ricevono consigli sulla sessualità e sulla contraccezione soprattutto da amici, fratelli e sorelle, poi dal medico di famiglia e dal ginecologo, mentre genitori e insegnanti hanno un ruolo marginale. Sono questi i veri problemi: i genitori non dialogano con i ragazzi forse perché non vogliono affrontare il problema o forse perché sono le figlie a non chiedere. E la scuola non si interessa di educazione sessuale.
«Esistono corsi per insegnanti – precisa Busacca – ma non sono obbligatori e sono poco frequentati. Sarebbe, invece, importante motivare gli insegnati a occuparsi di questi argomenti e spingere le famiglie alla partecipazione. Oggi l’educazione sessuale a scuola rasenta il volontariato, mentre andrebbe resa obbligatoria».

25 NOVEMBRE: LA VIOLENZA SULLE DONNE E’ SEMPRE UN TABU’

  • Martedì, 22 Novembre 2011 07:52 ,
  • Pubblicato in Il Corsivo
di Monica Pepe
22 novembre 2011

Quando un uomo commette violenza nei confronti di una donna alla quale è legato sentimentalmente è già tutto accaduto. E’ successo qualcosa prima. Non è mai un raptus come viene disonestamente proposto ancora oggi da una parte dell’informazione. La violenza sulle donne è sempre e comunque da condannare, ma è utile indossare lenti più profonde per vedere che c’è una storia nella vita di quell’uomo e di quella donna che hanno contratto un ingaggio profondo e inconscio. 

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