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I ragazzi in balìa dei media abbandonati fra tv e web

  • Giovedì, 19 Marzo 2015 16:43 ,
  • Pubblicato in L'Intervento
Giacomo Gambassi, Avvenire
19 marzo 2015

Più che nativi digitali, sono una generazione in balìa dei media. A 10 anni l'80% dei ragazzi accende da solo la tv e il 51% naviga su Internet senza avere nessuno accanto. A 7 anni si ha già in mano il cellulare. E poi c'è il boom del tablet che viene usato dalla metà degli under 13 fra le due e le tre ore al giorno. Guai, comunque, a pensare che i bambini abbiano abbandonato la televisione. Il piccolo schermo resta il mezzo più amato. ...
Professoressa ma cosa sta capitando. Ha visto il video? "Si lo ho visto come altri del genere. È una generazione abituata all'esposizione sui social, anzi che la ricerca». Ma non c'è la consapevolezza delle conseguenze? "E' ridotta dalla abitudine a mostrare tutto di se stessi, dalle emozioni al fisico, alla rabbia, all'amore. E poi perché sono gli stessi adulti a non sollecitare nei ragazzi una valutazione delle conseguenze".
Maria Corbi, La Stampa ...

Lo famo social

  • Sabato, 28 Febbraio 2015 08:44 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
Mario Cubeddu, Panorama
26 febbraio 2015

Foto, video, registrazioni audio di amplessi
, girano sulle chat di Facebook e Whatsapp, a volte in conversazioni di gruppo, altre di profilo in profilo, di migliore amico in migliore amico, con confidenziali "non farlo vedere a nessuno" puntualmente disattesi. [...] L'enfasi mediatica e l'indignazione degli adulti non la capiscono. E non perché siano tutti dei piccoli depravati, o perché siano irrecuperabilmente e precocemente disincantati. ...

Lo famo social

Foto, video, registrazioni audio di amplessi, girano sulle chat di Facebook e Whatsapp, a volte in conversazioni di gruppo, altre di profilo in profilo, di migliore amico in migliore amico, con confidenziali "non farlo vedere a nessuno" puntualmente disattesi. [...] L'enfasi mediatici e l'indignazione degli adulti non la capiscono. E non perché siano tutti dei piccoli depravati, o perché siano irrecuperabilmente e precocemente disincantati
Mario Cubeddu, Panorama ...

Il Fatto Quotidiano
06 02 2015

Molto spesso leggo su Facebook articoli di cronaca che riportano ricostruzioni sommarie su crimini posti in evidenza per effetto di una denuncia o un interesse giornalistico circa lo svolgimento delle indagini. Ogni media, d’altronde, è pronto a mettere il mostro in prima pagina anche se quel particolare mostro, o quella mostressa, non sono stati ancora condannati con sentenza definitiva.

Basta che si scriva che tizio o caia hanno commesso quel tal delitto e subito il mondo è pronto con i forconi in mano a legare una corda all’albero che servirà per una pubblica impiccagione. E’ come se ci si servisse di queste notizie per anestetizzare persone altrimenti destinate a dover occuparsi dei problemi economici che hanno, delle decisioni sbagliate di un governo o delle cattive condizioni in cui versa il paese.

Non parlo della notizia relativa un omicidio o crimini efferati, violenti, pur se con vittime sopravvissute, per i quali comunque c’è una dimostrazione tangibile di quel che è accaduto. Parlo di notizie che riportano accuse ancora non dimostrabili. C’è la denuncia della donna che indica lui come un maltrattante o quella che individua lei come una cospiratrice ai danni di qualcuno. E subito la folla, galvanizzata, si sente in diritto di puntare il dito contro questo o quella e di riportare statistiche che comprendono trafiletti presi un po’ qui e un po’ là dove l’accusa in sé diventa già sentenza definitiva e dunque si dà per accertata la conclusione di un processo.

Serve prudenza quando si sommano le tante notizie che parlano di violenza, stalking, maltrattamenti, stupri, percosse, aggressioni, a prescindere da chi è accusato di tutto ciò. Se donna o uomo, la questione non cambia. L’accusa basta a dichiarare colpevole una persona? Non c’è presunzione di innocenza? Non è più prudente attendere il risultato di inchieste e processi? O bastano gli annunci sui media per rimpolpare le statistiche di crimini per i quali si dà per scontato dove sia il/la colpevole?

Per esempio. Diverso tempo fa leggevamo ovunque di una notizia che riguardava il cantante Massimo di Cataldo. Se non erro l’ex compagna l’accusò, su Facebook, mostrando perfino immagini del suo viso coperto di lividi, di percosse e procurato aborto. Se ne parlò moltissimo. Qualcuno ammirò il coraggio della donna. Il pubblico, come sempre accade, si divise in innocentisti e colpevolisti. O con lei o con lui. Di Cataldo poi si è difeso, è stato prosciolto per l’accusa di procurato aborto e per i maltrattamenti c’è una richiesta di archiviazione alla quale lei si oppone. Di Cataldo, da quel che leggo, vorrebbe farla incriminare per simulazione di reato e calunnia e il suo legale ha depositato una perizia fotografica sulle immagini da lei pubblicate e le conclusioni che la difesa trae non escluderebbero il falso. La difesa ancora sottolinea come qualche ora dopo il momento in cui lei si ritraeva con il volto pieno di lividi, in serata, veniva fotografata ad una festa, sorridente e apparentemente priva di segni.

Da quel che si legge, dunque, nulla è ancora concluso. Nulla può essere dato per scontato. La donna può essersi medicata e truccata per andare alla festa o anche no. Lui può averla picchiata e lasciata lì a curarsi i lividi o anche no. La battaglia legale è in corso e fino alla sua conclusione, a meno che non vogliamo sostituirci ai tribunali, della serie “siamo tutti criminologi su feisbuc”, non possiamo emettere una sentenza sulla base delle nostre precise convinzioni.

Allora si potrebbe ritenere lui colpevole a priori perché da un uomo ci si aspetta questo genere di comportamenti e una donna è più semplice vederla come una vittima. Si potrebbe stabilire che noi e noi soltanto, quelle che lottano contro la violenza sulle donne, conosciamo la verità su quel che è accaduto tra i due. Possiamo non accettare le sentenze, non dare importanza a quel che dicono i tribunali, e figuriamoci se ci importa quel che dicono perché sappiamo che sono tanti quelli che vengono assolti nonostante tutto, ma non possiamo gettare un’ombra fatta di maldicenze contro chi ha pur il diritto di difendersi da accuse che nella migliore delle ipotesi ti rovinano la reputazione con la gente che non conosci (e chissenefrega!) e nella peggiore ti rovinano la vita.

Le accuse di violenza su donne e minori, per esempio, sono le più perfide dalle quali difendersi e sono accuse dalle quali difficilmente una persona esce fuori indenne. Lo abbiamo visto nelle occasioni in cui sono state processate persone per accusa di pedofilia e poi, nonostante l’assoluzione, quelle stesse persone vengono ancora chiamate “pedofile”. Lo abbiamo visto quando alcune persone sono state accusate di violenza su una donna e quando sono state assolte su di loro è rimasto comunque visibile uno stigma che li ha resi socialmente indesiderabili.

Io so calcolare un danno quando viene inflitto da un uomo su una donna o su un bambino. E’ un danno enorme, infinito, difficilmente risarcibile, perché serve una vita intera per riaversi da alcuni traumi e forse quella vita non basta neanche. Ma qual è e quant’è il danno causato a una persona accusata e poi, dopo anni di processi e inchieste, assolta? Che tipo di prezzo ha pagato? Come è cambiata la sua vita? Ha perso il lavoro, l’affetto dei parenti, amici, la fiducia dei suoi cari, è diventat@ una sorta di appestat@ o riuscirà a rimettere insieme i pezzi quando la storia avrà fine? Riuscirà a ricostruire, per se’, una immagine pubblica decente o rimarrà comunque l’ombra del sospetto ad appestargli la vita?

Allora chiedo, giacché le vite delle persone per me contano tutte, quelle delle donne picchiate, dei bambini abusati, degli uomini che subiscono violenza e le persone che, in generale, vengono accusate ingiustamente, se non sia necessario ragionare di responsabilità collettiva, mediatica e personale, rispetto a quel che leggiamo e riportiamo. Rispetto a quel che comunichiamo o che alcune persone usano per includere casi di cronaca, il cui finale non è ancora descritto, nella lista delle notizie funzionali all’idea che hanno di un determinato fenomeno. Quel che cerchiamo e che vogliamo mostrare è la verità o solo una parvenza di realtà condita di sensazionalismi e strategia del terrore? Voi che ne dite?

Eretica

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