La Repubblica
25.02.2015

Era stato dissequestrato un anno fa dopo cinque anni dalla chiusura

"Ci risiamo, la polizia sta di nuovo sequestrando il Rialto". Ad annunciarlo, sulla loro pagina Facebook, sono stati proprio i gestori dello spazio culturale ospitato in un palazzo-gioiello del Ghetto, intorno alle 16.30, mentre su un palco stava provando una compagnia teatrale.

"Come un copione già scritto, a un anno esatto da quel 19 febbraio 2014 in cui ci riconsegnarono il bene, dopo 5 anni di processi che accertarono la legalità totale dell'Associazione Culturale Rialto Roma e Circolo Arci Roma al Sant'Ambrogio, oggi siamo di nuovo sotto sequestro preventivo. Ricominciamo" postano sul social network.

Gli agenti sono entrati nuovamente nel palazzo in via di Sant'Ambrogio e hanno rimesso i sigilli al piano terra, al giardino, al teatro e agli uffici della segreteria dell'associazione Rialtoccupato. Gli spazi degli altri comitati sono invece agibili. L'ultimo atto, per ora, di una travagliata vicenda di occupazioni e sgomberi. Un sequestro preventivo legato stavolta, a quanto si apprende, a "problemi di sicurezza".
La storia dello stabile del Sant'Ambriogio della Massima che dal 2000, tramite un'ordinanza del sindaco, ospita decine di associazioni, non è semplice. Gli organizzatori raccontano: "Prima un sequestro preventivo durato cinque anni, tre processi penali, assoluzioni, il dissequestro ordinato dal Tribunale nel 2014. A quel punto ci saremmo dovuti trasferire presso l'ex autoparco dei Vigili urbani di viale delle Mura Portuensi, ma non è mai accaduto. In questi anni, in un palazzo trasformato in parte in locale e in parte in uffici, sono passati performer, compagnie teatrali, dj set, scrittori, comitati e attivisti per la promozione dei referendum sull'acqua pubblica".

Proprio pochi giorni fa le associazioni che abitavano il Rialto - Rialtoccupato, Arci Roma, Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, Forum Ambientalista, Attac Italia, per citarne solo alcune - avevano scritto una lettera al Campidoglio per salvare il centro di produzione culturale indipendente. Il 28 gennaio infatti in via di Sant'Ambrogio era arrivata una lettera del Dipartimento Patrimonio, Sviluppo e Valorizzazione di Roma Capitale per il "recupero coatto dell'immobile", concedendo 30 giorni per abbandonare la struttura. Per questo i gestori chiedevano un incontro urgente con il sindaco Marino e l'assessore al Patrimonio Cattoi. Non si può "cancellare - dicevano - un luogo pubblico, non statale, centro di sperimentazione culturale e sociale e per tanto svincolato dal mero fattore economico". Una vicenda, sottolineano, "non isolata, ma che si inserisce in una serie di analoghi provvedimenti che stanno colpendo altri spazi sociali della capitale". Dal Valle al Volturno, dall'America all'Angelo Mai.

#MafiaCapitale, Roma si ribella!

  • Lunedì, 08 Dicembre 2014 09:22 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS
Rete per il Diritto alla Città
8 dicembre 2014

13 dicembre, ore 14.00
Piazza Vittorio Emanuele

Roma
è una città sempre più immobile e sofferente. Quartieri abbandonati a se stessi, il trasporto pubblico al collasso, politiche sociali e di welfare sempre più povere e inadeguate che tirano avanti di mese in mese, l'emergenza abitativa (a cominciare dagli sfratti) che peggiora di giorno in giorno, politiche culturali inesistenti, la separazione sempre più accentuata tra centro e periferie.

Pasolini, la retrospettiva

  • Mercoledì, 22 Ottobre 2014 15:16 ,
  • Pubblicato in L'Incontro

Riprendiamoci la città!

Un primo passo per la libertà di Nunzio e Marco

  • Mercoledì, 08 Ottobre 2014 09:33 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS
Dinamo Press
08 10 2014

Ieri il tribunale delle libertà: Nunzio è stato trasferito agli arresti domiciliari mentre Marco è a piede libero. Ma tanta è ancora la strada per la loro libertà e quella di tutte e tutti.

Il 24 settembre scorso ci svegliamo con una pessima notizia: Nunzio, storico esponente dei movimenti e del centro sociale Corto Circuito, è stato portato a Regina Coeli, mentre Marco, giovane attivista del centro sociale Spartaco è tradotto agli arresti domiciliari. Sono accusati di aver cacciato dal VII municipio i fondamentalisti cristiani e neofascisti di Militia Christi venuti a provocare durante una iniziativa istituzionale contro l'omofobia nelle scuole. Le accuse contro Nunzio sono molto gravi, per entrambi il regime di custodia cautelare appare una grossa forzatura punitiva: Nunzio deve stare in galera per quello che rappresenta (il pm lo ritiene in grado di "inquinare le prove" per il suo essere una persona riconosciuta in tutta la città), mentre a Marco vengono imposti gli arresti domiciliari, pur essendo accusato di "resistenza semplice" sospendendogli la condizionale.

Ora il Tribunale delle libertà ha alleggerito le misure cautelari per Nunzio e lasciato Marco a piede libero, ma la strada è ancora tanta, soprattutto perché questi arresti, al pari di altri vicende giudiziarie come gli attacchi ai Movimenti per il diritto all'abitare (il prossimo venerdì si terrà l'udienza per Luca e Paolo detenuti ancora agli arresti domiciliari), hanno il solo obiettivo di mettere i movimenti nell'angolo, trascinarli nella spirale repressione/lotta alla repressione. Arresti ad orologeria avevamod detto e lo ribadiamo, arrivati all'inizio di un autunno in cui studenti, precari, movimenti per i beni comuni hanno lanciato il guanto della sfida al Governo Renzi e alle politiche d'austerità.

Mentre si attendeva la certezza del pronunciamento del Tribunale da Torino arrivavano le richieste del pm per il così detto "maxi processo" ai No Tav: centinaia di anni di carcere per attivisti di tutta Italia.

Nei prossimi mesi non dovremo lasciare solo nessuno, nella consapevolezza che solo una nuova cultura garantista e un'offensiva sul terreno dei diritti e delle libertà ci permetterà di liberare davvero tutte e tutti assieme ai nostri compagni e alle nostre compagne.

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