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Il Coming Out nello sport è molto difficile!

  • Giovedì, 17 Luglio 2014 11:43 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
17 07 2014

I colleghi di Rugby 1823 hanno analizzato gli ultimi coming out partendo da Gareth Thomas, campione che ha fatto coming out anni fa e la cui storia verrà portata sul grande schermo da Mickey Rourke.

In questi giorni, invece, nel nuoto, abbiamo avuto l’omosessualità di Ian Thorpe. Ma come mai il coming out avviene spesso al termine della carriera o dopo anni di silenzio e di negazioni?

Una delle tante risposte la riesce a dare il caso di Jay Clayton, promessa del rugby che a 18 anni giocava in un club di Christchurch. Nel 2007 decide di raccontarsi e rivelarsi alla famiglia e agli amici.

Non fa coming out con i suoi compagni di squadra che, però, vengono a scoprirlo ugualmente poco dopo. Battutine, risate, frecciatine.

Poi, le parole chiare del suo mister:”Il mio allenatore mi disse che la squadra si era riunita e aveva votato, dichiarando di non trovarsi a proprio agio ad avermi in squadra. Non volevano che tornassi ad allenarmi”. L’anno dopo il giovane si è trasferito in Australia, e ha giocato sia per un club di Sydney sia per uno Perth ma non ha ai più fatto coming out.

Infine, secondo una ricerca neozelandese, ben l’85% degli sportivi omosessuali ha vissuto o è stato protagonista di atteggiamenti omofobi da parte dei compagni di squadra, avversari o dirigenti.

Articolo Tre
03 07 2014

Hanno entusiasmato durante i Mondiali di calcio, ma il loro gol più bello arriva adesso, quando l'avventura brasiliana è ormai terminata. I giocatori della Nazionale algerina hanno infatti deciso di devolvere il premio ricevuto per essere passati agli ottavi della World Cup ai bambini palestinesi di Gaza.

«Ne hanno più bisogno loro di noi», ha spiegato con semplicità Islam Slimani, attaccante e simbolo della squadra nordafricana, sulla sua pagina di Facebook, la notte scorsa. Così il bonus, 9 milioni di dollari, servirà per aiutare i piccoli della Striscia, chiusa dall'embargo israeliano e , proprio in questi giorni, bombardata dall'aviazione israeliana in risposta ai razzi sparati da Hamas. Il rapimento e l'uccisione dei tre ragazzi ebrei e il rapimento e l'esecuzione, per rappresaglia, di un adolescente arabo a Gerusalemme, hanno fatto salire la tensione alle stelle nella regione e in particolare a Gaza, da sempre il suo punto più critico.

Nella Striscia, controllata da Hamas, vivono intrappolati dall'assedio israeliano oltre un milione e mezzo di abitanti, per lo più minori, con una carenza cronica – come denunciano le organizzazioni umanitarie internazionali – di elettricità, generi di prima necessità, medicine.

A farne le spese sono per lo più i bambini.

È di una settimana fa la notizia del piccolo Ali Abd al-Latif al-Awour, di 7 anni, morto dopo tre giorni di agonia per le ferite riportate in un raid israeliano che aveva come obiettivo un miliziano islamista.

Su questo sfondo, il gesto di generosità degli algerini ha immediatamente galvanizzato il mondo arabo, e non solo. Dai social network ai giornali sauditi è un coro di complimenti, elogi, ammirazione. «Hanno dimostrato che l'arabità esiste ancora», chiosa la principale testata di Riad. Su twitter e facebook piace e dà speranza il senso civico di Slimani e dei suoi compagni, i quali mostrano un' immagine dei calciatori ben diversa dagli stereotipi del gossip e dei guadagni milionari.

L'Algeria è uscita a testa alta dai Mondiali, capitolando di fronte alla Germania solo ai tempi supplementari e al termine di una partita combattuta e sempre in bilico.

Le «Volpi del deserto», come vengono chiamate popolarmente, sono state accolte da eroi in patria. Hanno dimostrato determinazione, bel gioco, forza, energia, organizzazione. Ed ora ricordano al mondo che, oltre ai sogni del calcio, ci sono sofferenze, guerre, tragedie che non possono finire nell'oblio.

Per seguire la nazionale dei Super Eagles, ognuno a casa propria. Per chi non ha la tv, la radio. Tifo clandestino. È la paura di attentati: per i terroristi di Boko Haram il calcio è come la scuola Opera del diavolo. ...

Youtube celebra orgoglio gay con un video

  • Venerdì, 06 Giugno 2014 10:58 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pagina 99
06 06 2014

Pride. Ben oltre 4 milioni di visualizzazioni in pochi giorni. È l'omaggio di YouTube agli alteti della comunità Lgbt. Durante il mese dell'orgoglio gay e in vista dei mondiali del Brasile. E sabato 7 giugno XX edizione del gay pride in Italia

È stato pubblicato appena pochi giorni fa, ma è già ben oltre i 4 milioni di visualizzazioni. La clip preparata dallo staff di YouTube e condivisa proprio sulla maggiore piattaforma video del web è dedicato agli atleti della comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) e diffonde un messaggio chiaro: non è importante chi sei e chi ami, ma che tiri fuori il meglio di te.

Un segnale importante di YouTube in occasione dei Mondiali che fra pochi giorni partiranno in Brasile. Proprio giugno, inoltre, è il mese dell'orgoglio Lgbt, e nel quale si susseguiranno eventi e celebrazioni in tutto il mondo. Sabato 7 giugno è atteso a Roma il gay pride italiano, giunto alla ventesima edizione in Italia.

Proprio quest'anno sono stati molti gli alteti che hanno scelto di dichiarare apertamente la propria omosessualità. Basti pensare agli americani Micheal Sam, campione di football 24enne, e Jason Collins, giocatore della Nba. O al tuffatore inglese due volte campione europeo, Tom Daley, e a Nicole Bonamino, giocatrice della nazionale italiana di Hockey sul giaccio. Diversi coming out sono arrivati in concomitanza con le Olipiadi invernali di Sochi, in Russia, dove la discriminazione nei confonti della comunità Lgbt è fortemente radicata, al punto di trovare spazio in leggi restrittive.

#ProudToPlay è il motto virale di questo video, che guarda al valore umano e sociale dello sport. Che come affermò Nelson Mandela in occasione dei Mondiali in Sud Africa «può cambiare il mondo». In un post sul suo blog ufficiale, YouTube, ha spiegato le ragioni di questo omaggio. «Ci complimentiamo con il coraggio e l'apertura degli atleti a dichiararsi e ammiriamo i loro compagni di squadra, amici, famigliari e sostenitori [...]. Noi siamo con la nostra comunità, nella convinzione che i giovani in tutto il mondo dovrebbero avere le stesse opportunità di crescere e perseguire i loro sogni e passioni, o fuori dal campo».

Huffington Post
16 05 2014

Hanno saccheggiato negozi, incendiato cumuli di spazzatura lungo le strade e bloccato diverse città. A poche settimane dall'inizio dei Mondiali di calcio, le proteste in Brasile contro le spese per la costruzione degli stadi hanno conosciuto un nuovo picco. Scontri fra polizia e manifestanti sono scoppiati nella notte del 15 maggio a San Paolo, la città più grande del Paese con 11 milioni di abitanti. Gli agenti hanno usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i dimostranti, che hanno dato fuoco a cumuli di spazzatura per creare delle barriere in un grande viale centrale. In tutto sono stati compiuti sette arresti. Cortei si sono tenuti anche a Rio de Janeiro, nella capitale Brasilia e a Recife, città che ospiterà cinque partite dei Mondiali e in cui la polizia era in sciopero per il terzo giorno per chiedere un aumento degli stipendi del 50 per cento.

I dimostranti contestano al governo il fatto di avere speso diversi miliardi di dollari per organizzare i Mondiali e costruire 12 stadi, un terzo dei quali secondo i critici non verrà sfruttato al termine del campionato. Molte persone sono state costrette a lasciare le loro case a causa dell'aumento del costo degli affitti nei quartieri vicini ai nuovi stadi ed evidenziano la mancanza di investimenti per migliorare i servizi pubblici. A San Paolo le violenze sono scoppiate quando alcune persone hanno infranto i vetri di un rivenditore di auto Hyundai e di una banca; in quell'occasione la polizia ha arrestato sette persone che avevano con sé bombe Molotov.

Migliaia di altri giovani si sono radunati lungo un viale molto trafficato, manifestando a ritmo di tamburi e portando cartelli con messaggi come 'Meno denaro per la Coppa e più per la casa'. Di sera cortei si sono tenuti anche a Rio, mandando in tilt il traffico.
Nonostante le tante manifestazioni, le proteste sono state di entità minore rispetto a quelle scoppiate l'anno scorso contro le spese sostenute dal governo per ospitare la Confederations Cup: allora negli scontri morirono sei persone. Secondo un sondaggio, il 56 per cento degli abitanti del paese pentacampione del mondo sono convinti che i campionati del mondo organizzati dalla Fifa dell'odiato Joseph Blatter porteranno più disagi che vantaggi alla popolazione.

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