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Se vedere una donna che uccide fa più male

Non che la violenza compiuta da una donna sia moralmente più grave di quella per mano di uomo, assioma che rischierebbe di inchiodare le donne al ruolo di essere inermi per definizione. Né si può dire che le donne detengano il monopolio del ruolo di protezione e cura di cui gli uomini non sarebbero capaci, altro stereotipo che rischia invece di inchiodare l'uomo al ruolo naturale, immutabile e tragico di un essere primitivo costretto alla caccia ma incapace di carezze e di amore. 
Elisabetta Ambrosi, Il Fatto Quotidiano ...

Gli editoriali scritti dalle donne? Non pervenuti

La 27 Ora
02 01 2014

Un anno fa da questo sito ho cercato di accendere una luce – beh va bene diciamo un cerino – sulla parsimonia con la quale nelle testate giornalistiche si leggono articoli scritti da donne sulle colonne delle prime pagine. Per non parlare degli editoriali che, da una rapida analisi, comparivano con l’abbondanza dell’acqua nel deserto. Allora mi auguravo di poter concludere dopo qualche tempo con un lieto fine di quelli che ogni tanto ci racconta la Gabanelli e di poter tenere il conto di un certo numero di editoriali firmati da donne. Com’è andata a finire? Qualche numero da contare, sì certo c’è stato, ma sono numeri miseri, diciamo non numeri da calcolatrice, ecco. In poche parole numeri tristi, che non vale neanche la pena di raccontare.

Dunque vediamo abbiamo faticosamente tagliato il traguardo del 2015, giusto? Poco prima di Natale il Corriere e La27ora hanno pubblicato la notizia che il Vaticano, dopo 2000 anni, si è accorto di un nuovo bisogno: “invitare le donne al dialogo”. Credo che Francesco c’entri qualcosa in questa nuova ricerca – o dovrei dire scoperta? – di un apporto creativo del pensiero femminile. Certo duemila anni sono un po’ tantini ma ben venga questa richiesta, per carità. Ma era proprio necessario aspettare millenni per acquisire la consapevolezza che si sente il bisogno: di uno «sguardo sul mondo e su tutto ciò che ci circonda che sia proprio delle donne»?

Ammettiamolo: gli editoriali sono una roccaforte di genere e non solo in Italia. Un mia cara amica giapponese, dolce e competente ingegnere, con il suo meraviglioso italiano che sta studiando da un po’ di tempo, mi ha scritto: «In Giappone non ho mai letto articoli di donne, purtroppo». Gli editoriali esprimono la filosofia del giornale, sono un richiamo ed uno spunto di riflessione per la coscienza individuale e per la coscienza collettiva. La filosofia è anche donna. Lasciare fluire il pensiero femminile può contribuire al cambiamento di mentalità necessario alla crescita evolutiva e al ritrovamento della speranza delle quali questa società ha un estremo bisogno. Le “quote” degli editoriali femminili vengono prima di quelle nei consigli d’amministrazione delle società o in Parlamento per due motivi: sono possibili o quantomeno dovrebbero essere tali in modo più rapido di un’eterna staffetta parlamentare; agiscono sul cambiamento di mentalità necessario e prodromico al cambiamento che deve avvenire, nelle roccaforti di genere, ai vertici del potere e prima ancora di tutto nella quotidianità.

Come leggere la chiusura del mondo dell’informazione alle penne femminili: come uno specchio dei tempi? Ancora!

Provate a spiegarlo ad un adolescente maschio o femmina che sia: non ci crederà fino a quando non si schianterà contro una realtà celata da pareti di cristallo e in quel caso – quello dello schianto dico – sarà purtroppo una delle vostre figlie ad accorgersene.

Che fare? Per quel che mi riguarda mi restano una certa amarezza e la consapevolezza che questo dato è un segno di tempi che non possono cambiare perché non vogliono cambiare. Dunque azzardo: come verrà promosso il ruolo della filosofia femminile sulle prime pagine del Corriere della Sera? Perché questo giornale non tenta la via dell’essere uno dei pochi quotidiani che segue l’esigenza di diffondere questo sguardo dalla prima pagina?

Giovanna Novello

Il Fatto Quotidiano
19 12 2014

Sarà Monica Bellucci la nuova ‘Bond girl‘ (o Lady, come preferisce definirsi lei) voluta dal regista Sam Mendes.
Qualcuno pronto a salutare l’avvenimento come un altro grande successo italiano all’estero ci sarà sicuramente, ma più che a rinsaldare lo sbiadito spirito patriottico, la notizia è bella e positiva per un’altra ragione.

La Bellucci, a cinquant’anni suonati, sarà la più anziana Bond girl della serie (questo è il ventiquattresimo film); il record era detenuto da Honor Blackman – la Pussy Galore di Goldfinger – che all’epoca di anni ne aveva trentanove.

Non solo Monica ha un’età matura per il tipo di ruolo, ma vanta una bellezza al naturale senza esasperazioni. Una splendida cinquantenne che guarda al cambiamento delle stagioni senza forzature artificiose. Certo, di cinquantenni come lei in giro non ce ne sono troppe. Tante invece (anche sue illustri colleghe coetanee) diventate mostri pietrificati che, al sopraggiungere di una risata incontrollata, rischiano di perdere qualche pezzo per strada.

L’illusione di restare attaccati ad un fermo immagine che non corrisponde più al presente, è un tormento che colpisce molti, donne e uomini, noti e meno noti. Accogliere con comprensione e indulgenza le tracce del nostro vissuto è affatto semplice, specie in un contesto dove essere ha più rilievo di sentire, dove la rotta verso un certo materialismo annulla l’aspetto spirituale.
La brama di restare giovani, anziché optare per un giovanile invecchiamento, è un conflitto antico (‘Il ritratto di Dorian Gray’ è di fine ottocento) che non si può vincere. Quando anni fa trovai il primo capello bianco, lo estirpai immediatamente con grande disgusto. E così feci col secondo. E col terzo…

Per diversi anni mi sono mantenuta su una posizione di dignitoso pareggio. Fino a quando, un giorno di qualche anno più tardi, alzando il ciuffo che ricadeva sulla fronte, ho capito che…i giochi erano fatti! L’idea di bellezza è spesso determinata dal paragone con qualcun altro, o un modello idealistico nella nostra mente. Una donna di quarant’anni commetterebbe un grande errore se cominciasse a raffrontarsi con una di venti o di trenta. Farlo, può distruggere psicologicamente, trattandosi di una sfida impari.

C’è tuttavia una grande pressione, palese nel mondo dei media, per cercare di svilire la maturazione, mentre si tende a glorificare la giovinezza come virtù a cui aspirare. In questo le donne ce l’hanno più dura. Molte donne, vicino ai cinquanta, tentano di giocarsi le ultime carte con punturine, impalcature alla Moira Orfei o effetti speciali in studio.

Nella televisione italiana è raro trovare conduttrici âgées che si mostrano senza trucco e senza inganno. Ma quante di loro troverebbero lavoro, diversamente?

Ci sono invece molti uomini brutti che conducono programmi di vario rilievo. Ultimamente ho rivisto un filmino di quando avevo diciannove anni, era una vigilia di Natale in famiglia. Quella ragazza ora ben diversa, ostentava la spavalderia tipica di chi vuole nascondere un’insicurezza di fondo. Nelle guance ancora piene s’intravedeva una maturità ancora da sbocciare. Un flash, non c’è che dire!

Ma piuttosto che fare la conta degli anni, credendo che ieri è meglio di oggi, val la pena coccolare questo involucro che ancora ci sopporta, prendendosene cura con tenerezza.

Altrimenti, si rischia di finire come Meryl Streep in ‘La morte ti fa bella’, senza manco rendersene conto.

P.s: auguri a tutti quelli che con curiosità, interesse, apprezzamento o disapprovazione, passano ogni tanto di qua.

Erica Vecchione

Gli Usa e i loro stereotipi in formato Lego

  • Martedì, 30 Settembre 2014 09:47 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

L’Espresso
30 09 2014

Raccontare in 50 fotografie, giocando con l’ironia, l’America, partendo dalle peculiarità e dagli stereotipi che la rappresentano. Unico diktat: tutto dev’essere rigorosamente interpretato dagli omini Lego. Questo il riassunto della serie “50 States of Lego“ messa a punto dal fotografo Jeff Friesen aka Brick Fantastic che ha deciso di trasformare il tempo di gioco con la figlia in spunto creativo per la sua attività professionale: ha infatti utilizzato la collezione di mattoncini della sua bimba per compiere un tour eccentrico nei luoghi comuni a stelle e strisce. "Ricreare tutti i 50 Stati membri sembrava impossibile dati i limiti della raccolta Lego di mia figlia, quindi è stata una bella sfida.- racconta Jeff -. Le idee sono basate su i miei viaggi negli Stati Uniti - ho vissuto lì per due anni - e ricerca accurate su internet. Molti degli spunti non erano semplici da seguire così alla fine mi sono fatto guidare dall’istinto e dalla creatività come fossi ancora un bambino".

di Nicola Perilli

Ma se è il desiderio a determinare l'accettabilità di un corpo, allora non dovremmo aver paura di niente. [...] Siamo in grado di apprezzare quasi tutto quello che un corpo può esprimere, e di trovarlo anche eccitante, ma ci fermiamo davanti alla cellulite. ...

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