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Sessismo: il disprezzo per le donne in una maglietta

Il Fatto Quotidiano
11 09 2014

La buona notizia: grazie alla segnalazione in rete e sui social network, tra le altre, dell’associazione Il Cacomela che promuove sulle alture di Modena una scuola autogestita libertaria per bambine e bambini delle elementari, la Società autostrade ha provveduto a far rimuovere da un autogrill nella zona di Anagni, una collezione di magliette sessiste diffuse in molte altre stazioni di servizio.

Le scritte sono un repertorio non nuovo, assimilabile al refrain senza fantasia che mette insieme la sottocultura da ‘donne e motori’, il virile eloquio da casanova esperto, lo stile ‘spigliato’ da cabaret televisivo per il quale la sessualità è geometria e il corpo femminile strumento da consumare deprivato dall’emozione, e via così.

Quello che colpisce, oltre allo sdegno per l’esposizione in un luogo pubblico come l’autogrill di tanto odio verso le donne (se non fosse abbastanza chiaro dalle immagini ecco alcune perle: ‘ho cambiato la macchina e la donna: una succhiava troppo, l’altra troppo poco’; ‘la donna (con accanto una lavatrice) dà il massimo a 90 gradi’; ‘la mia auto 4 euro, una mia amica 60 euro all’ora’) sono le reazioni alla segnalazione.

Escludendo quelle preoccupate e addolorate per come il sessismo ancora imperi indisturbato (qualche forma di denuncia forse una maglietta antisemita, blasfema o omofoba l’avrebbe raccolta) le reazioni sono raggruppabili in due grandi filoni: quelle mosse da convinzione benaltrista e quelle della serie le ‘femministe non sanno ridere’. C’è ben altro di cui occuparsi, afferma la corrente benaltrista: c’è la crisi, manca il lavoro, il governo fa schifo, troppi stranieri in giro.

Poi il secondo gruppo: che sarà mai una scritta su una maglietta? E farsi una risata? Non vorremo mica giudicare le persone da quello che indossano? L’umorismo è solo umorismo e via così.

Fermiamoci un istante a ragionare, come suggerisce, in una pagina Facebook dove è partito lo scambio, chi sostiene che “quelle ‘innocue’ magliette veicolano un immaginario e un’idea della donna che mi offende, un’idea molto diffusa nelle giovani e nelle vecchie generazioni, dall’ex premier al ragazzino e se ne vedono le conseguenze. A me il sorriso non lo strappano più, né al maschile né al femminile, sono stanca di vivere in un Paese così intrinsecamente sessista. Non è un problema di gusti, le magliette comunicano, il messaggio è molto chiaro”.


Mettere le donne al loro posto: volenti o nolenti è questo il messaggio che passa.

Puoi essere intelligente, affermata e capace sul lavoro, ma quella maglietta ti rimette al tuo posto nella catena, perché non c’è come ridurre una donna al suo sesso per depotenziarla. Certo, è possibile depotenziare anche il più potente degli uomini, ma non c’è partita tra i generi, nell’avvilente gara dell’insulto e della mancanza di rispetto. Il problema non è il senso dell’umorismo è la mancanza di educazione alla relazione, (in famiglia, a scuola, nella società) l’assenza della percezione del pericolo che la cultura sessista rappresenta nella vita quotidiana, il vuoto di responsabilità individuale e collettiva per gli effetti che produce il rappresentare, il parlare, il ridere delle donne in modo così odioso e offensivo.

Tra la dissacrazione del potere (il re è nudo) e la violenza di queste scritte c’è un mondo. Cominciamo con il dire che queste magliette sono violente, scriviamo civilmente a chi le espone affinché le rimuova, facciamo lavorare i neuroni, creiamo discussioni perché serve cultura, condivisione e attivazione di spirito critico, non stiamo in silenzio. In questo caso le magliette sono state tolte, ed è già un primo passo.

Monica Lanfranco

Sono diverso/a...e allora?

  • Mercoledì, 03 Settembre 2014 08:40 ,
  • Pubblicato in Flash news

Vita da streghe
03 09 2014

Ciao a tutti/e, rientro dalle vacanze con una nuova proposta: dopo il tam tam del libro "Mi piace Spiderman...e allora?" - che sta facendo un po' il giro dello stivale (prossima presentazione: Firenze, sabato 13 settembre presso il Giardino dell'Orticoltura all'interno del Festival "Bimbi & natura") - ho pensato che sia giunto il momento dare spazio alle VOSTRE esperienze.

Da quando ho scritto "Mi piace Spiderman...e allora?" sono entrata in contatto con diverse persone, genitori e bambini/e a volte simili alla protagonista del romanzo (la mitica Cloe e la sua non convenzionale passione per i super eroi, uno in particolare) o che in qualche modo hanno riscontrato delle affinità con i temi affrontati dal libro immedesimandosi nella storia. Tutto questo mi ha fatto pensare...E mi sono detta: perché non condividere, pubblicandole sul blog, le vostre esperienze?

Stereotipi di genere e modelli stereotipati in generale possono generare delle vere e proprie "gabbie" che condizionano i bambini e le bambine fin da molto piccoli/e creando, a volte, spiacevoli episodi di discriminazione. Raccontiamoli. Raccontateceli per far capire, attraverso storie di vita vera (nel rispetto, chiaramente, della privacy), che le discriminazioni purtroppo cominciano spesso fin da piccoli/e, e che quindi andrebbero affrontate da subito.

Una domanda a cui mi piacerebbe rispondere o su cui generare un dibattito raccogliendo le vostre storie è anche questa: quanto sono liberi/e i bambini e le bambine di oggi?

Scrivitemi a vitadastreghe[at]gmail.com!

PS: Per chi sarà alla Festa della Rete (9a edizione della BlogFest) di Rimini, comunico che venerdì 12 settembre sarò presente insieme a Lorella Zanardo e Francesca Sanzo all'evento "Un altro “genere” di blog: la rivoluzione parte dal web". Vi aspetto!

Anoressia senza magrezza, un nuovo allarme

Il Fatto Quotidiano
02 09 2014

L’anoressia cambia forma. In Italia soffrono di disturbi alimentari circa tre milioni di persone. Il nuovo allarme, lanciato da Melissa Whitelaw studiosa del Royal Children’s Hospital di Melbourne, prende di mira quella forma di anoressia che non da segni evidenti di magrezza.

Nolita campagna anti-anoressia di Oliviero Toscani“Ci ha sorpreso – ha spiegato la studiosa al quotidiano francese Le Figaro – vedere un numero così elevato di adolescenti anoressiche (9 volte su 10 si tratta di ragazze) con questo nuovo profilo, in un periodo di tempo così limitato”. Nel centro australiano le persone ‘normopeso’ rappresentavano l’8% del totale ma, ora, sono quasi il 50%. Spesso, prima dell’anoressia, questi ragazzi e ragazze hanno qualche chilo di più. I ricercatori invitano i genitori ad analizzare i comportamenti degli adolescenti in caso di dimagrimento veloce o di comportamento anomalo nei confronti del cibo. Ad essere prese di mira, in particolar modo sono le “diete fai da te” spesso pericolosissime. Nessuno dei ragazzi ricoverati nel centro australiano dove è stato eseguito lo studio,infatti, era stato seguito da un medico o da un nutrizionista durante la fase di dimagrimento. La percezione corporea e i comportamenti irrealistici verso il cibo sono i due fattori presi in considerazione da Melissa Whitelaw come cause principali di questa nuova forma di anoressia e invita pediatri e medici ad analizzare e informarsi su questa evoluzione della malattia.

La percezione corporea è un altro dei temi molto delicati che riguarda le adolescenti: le recenti statistiche dicono che 8 su 10 hanno una visione di sé distorta. Il mito della magrezza eccessiva le spinge in tunnel in cui alle volte è difficile venirne fuori. Ecco perché è fondamentale la prevenzione nelle scuole e la possibilità, fin da giovani, di avere all’interno del sistema scolastico uno psicologo a cui rivolgere le loro domande.

Lego apre le porte alle donne in carriera

  • Giovedì, 28 Agosto 2014 10:10 ,
  • Pubblicato in Flash news

La Stampa
28 07 2014

Uno dei giochi preferiti dell’infanzia sono i Lego, celebri costruzioni che solleticano la fantasia e tirano fuori la creatività insita in ognuno di noi. Impeccabili i colorati mattoncini dell’azienda danese che, da decenni, mettono d’accordo intere generazioni: c’è però un “ma”, quello di Charlotte Benjamin, una bambina di sette anni che, nonostante la tenera età, ha fatto luce su una questione importante, quella della parità dei sessi.


Proprio così: entrando in un negozio di giocattoli quello che balza all’occhio è la presenza di innumerevoli attività per i maschietti che hanno come protagonista proprio il “sesso forte” alle prese con svariate professioni, attività intraprendenti e stimolanti mentre, il mondo dipinto di rosa, è tutto concentrato tra le mura domestiche o dietro a camerini e vetrine.

La donna anche ha i suoi diritti e la voce della giovane fan dei mattoncini si è fatta sentire, tanto da aver inviato una lettera chiedendo all’azienda di tenere in considerazione anche l’universo femminile con maggiore realismo, considerando conto le esigenze del gentil sesso, persone che vogliono vivere la vita, emozionarsi, divertirsi e avere una propria carriera all'interno della società.


A quanto pare le richieste sono entrate in punta di piedi in azienda innescando un meccanismo funzionale tanto che, accanto a scienziati, medici e Indiana Jones, niente mamme e casalinghe, ecco volti moderni, quelli di donne emancipate, un trio di scienziate composto da una paleontologa, presentata con uno scheletro di tirannosauro, microscopio e lente d’ingrandimento o ancora un’astronoma ed il suo telescopio e una chimica, conosciuta come la professoressa C. Bodin: porta gli occhiali, i capelli raccolti, un camice bianco e in mano ha due ampolle per i suoi esperimenti da laboratorio. Sono loro le protagoniste del Research Institute, il nuovo gioco in commercio nei principali negozi di giocattoli a partire dal mese di agosto.

Si tratta solo del primo passo, il girl power non intende porsi limiti anzi, l’ideatrice, Ellen Kooijman, ha in mente nuove professioni passando dalla geologa all’ingegnere, dal giudice al postino fino all'operaio edile, tutto in chiave rosa, ovviamente, per dimostrare che anche le ragazze possono diventare quello che vogliono.

Libri per bambini e stereotipi di genere

  • Mercoledì, 11 Giugno 2014 13:32 ,
  • Pubblicato in Flash news

Micro Mega
11 06 2014

Da tempo volevo occuparmi in questo blog della costruzione dell’immaginario dei bambini in riferimento agli stereotipi di genere. Come, cioè, i bambini passano dalla constatazione esperienziale dei due generi al loro ‘ingabbiamento’ in ruoli, compiti, aspettative che con la differenza di genere hanno ben poco a che fare. Il passaggio non è affatto naturale, anzi è proprio in quello snodo essenziale che si colloca il fondamentale ruolo ‘culturale’ di tutte le agenzie educative che hanno a che fare con i bambini, famiglia e scuola innanzitutto. Me ne sono già occupata in parte qui.

Oggi l’occasione mi viene da questo post di Liberelettere, un bellissimo blog dedicato ai libri per bambini, in cui Caterina Lazzari fa una distinzione che mi fa riflettere: “Ci sono libri per bambini privi di stereotipi e libri invece attivi contro gli stereotipi. (…) Titoli attivi nei confronti degli stereotipi sono quelli che si prefiggono di smontarli, sovvertirli, proporre modelli plurali ed alternativi, e promuovere la bellezza di essere se stessi”. Ecco, mi chiedo: non è che i libri “attivi” contro gli stereotipi rischiano di produrre effetti paradossalmente contrari agli intenti? Mi spiego: per poterlo smontare, lo stereotipo, questi libri lo tematizzano, lo mettono al centro della storia, dandogli un’importanza che forse non merita. Il dubbio è che questi libri non siano diretti ai bambini, che – soprattutto quando sono molto piccoli – gli stereotipi non sanno neanche cosa sono, ma siano una proiezione del conflitto che abita il mondo degli adulti. È agli adulti che andrebbero rivolti libri così, non certo ai bambini, specie a quelli più piccoli.

Ne ho fatto esperienza diretta con il libro – peraltro illustrato in maniera maginifica - C’è qualcosa di più noioso che essere una principessa rosa? (di Raquel Díaz Reguera, edizioni settenove), in cui fin dal titolo è chiaro l’intento: smontare lo stereotipo per cui il modello ideale per le bambine debba essere una principessa vestita di rosa che attende il suo principe azzurro. La protagonista è la figlia di un re, dunque tecnicamente una principessa, che però non ha nessuna voglia di vestire sempre di rosa e di aspettare il suo principe azzurro e che si chiede “perché non c’erano principesse che solcassero i mari in cerca di avventure o che liberassero i principi azzurri dalle fauci di un lupo feroce”. Ecco, queste parole in un bimbo piccolo, cresciuto tentando con fatica di evitare gli stereotipi, suonano strane, prive di senso. Sono parole che – per essere comprese – implicano l’aver introiettato uno stereotipo che nella maggior parte dei bambini piccoli non ha avuto ancora modo di formarsi. Non c’è una storia, nel libro, ci sono ragionamenti, riflessioni su uno stereotipo, che però riguarda molto più gli adulti che i bambini.

Nei bambini gli stereotipi non vanno “smontati”, vanno prevenuti. E per farlo forse quello che servono sono libri (e per fortuna ce ne sono tanti, nel blog Liberelettere ne trovate a bizzeffe) privi di stereotipi, in cui venga rappresentato il caleidoscopico mondo dell’infanzia, in cui i bambini e le bambine esprimono semplicemente se stessi.

Cinzia Sciuto

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