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Darti ali per volare, bambina

  • Martedì, 04 Marzo 2014 09:42 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
04 03 2014

Ieri ho fatto due chiacchiere con Laura Eduati per Huffington Post, a proposito di 8 marzo: trovate qui l’intervista. Come già detto, non mi fa molto piacere discutere delle ministre dell’attuale governo: non prima che abbiano fatto qualcosa, almeno, non a prescindere. Come già detto, trovo indicativa l’assenza del ministero delle Pari Opportunità e, al momento, anche delle deleghe per il medesimo. Come, infine, già detto, mi piacerebbe che il venturo otto marzo fosse non tanto occasione per convegni e rituali celebrativi, ma lo spunto, fattivo, per guardare avanti, e soprattutto guardare al futuro delle bambine e dei bambini, affinché crescano liberi. Anche dalle gabbie dei modelli che sono loro proposti.
Come auspicio, ecco il regalo di compleanno che la fotografa Jaime Moore ha fatto alla figlia per i suoi cinque anni. L’ha ritratta non in abiti da principessina, ma nella stessa posa di donne che spesso la storia dimentica, di quelle che Silvia Ballestra, nel suo ultimo e bel romanzo, chiama “Amiche mie”: l’attivista per i diritti civili Susan Anthony, Coco Chanel, Amelia Earhart, Helen Keller, l’etologa Jane Goodall. Auguri, a tutte le bambine, e a tutti i bambini.

Il Tacco e il Merito

  • Giovedì, 27 Febbraio 2014 09:03 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Corpo delle Donne
27 02 2014

Un paio di giorni fa una giornalista inglese mi ha domandato sorpresa quale fosse la mia reazione di fronte al numero impressionante di articoli, post, gallery di foto dedicate al tema “come vestono le nuove ministre“.

Dal confronto dell’altezza dei tacchi tra la Ministra Boschi con scarpe stiletto di 12 centimetri e la collega Madia con ballerine ultrapiatte. Dal colore della giacca della ministra Mogherini giudicata” troppo rosa” alle calze nere velate di Stefania Giannini per molte “sbagliate”: ministre valutate come sul red carpet di Cannes o come a Sanremo.

Ricordo diverse fotografie di Sergio Marchionne che in maglioncino blu si presentava a congressi e conferenze di rilievo senza imbarazzo di alcun tipo e non mi pare che nessun giornale mettesse il suo girocollo a confronto con il doppiopetto gessato di chi sedeva vicino a lui.

Cose di poco conto? Non proprio, piuttosto segni evidenti di un Paese ancora culturalmente arretrato, un Paese che nomina sì 8 Ministre donne, ma che non è ancora in grado di applicare le “pari opportunità” ai parametri con cui si valutano e giudicano le persone, e dunque ancora oggi nel 2014, se si è donne, l’attenzione che si susciterà sarà in gran parte determinata da come ci si presenta.

Un eguale numero di post e articoli sono stati in questi giorni suscitati da discussioni sul merito: a giudizio di alcuni blogger e giornalisti, alcune giovani Ministre non meriterebbero la posizione che ricoprono e dunque si chiedono ” perchè sono state nominate e con quale motivazione?”.

Mi pare questo una domanda legittima e assolutamente opportuna: in moltissime organizzazioni aziendali italiane e nella quasi totalità di aziende e di istituzioni politiche estere, funziona la selezione per curriculum. Con stupore i giornalisti nostrani in questi giorni riportavano la notizia che l’economista Lucrezia Reichlin non pareva interessata alla proposta di ricoprire l’incarico di Ministra dell'economia nel nostro Paese, perchè in attesa di una risposta da parte della banca d’Inghilterra che stava valutando il suo curriculum per la posizione di Vice Presidente. Funziona così nei Paesi democratici e civili: si invia il cv e si viene valutati sul merito.
Alcuni ricorderanno che tempo fa la ricerca per la posizione di Direttore Generale della BBC venne postata sul sito della BBC a disposizione di tutti gli interessati e interessate. Come se da noi Luigi Gubitosi attuale direttore RAI fosse stato selezionato attraverso un annuncio postato sul sito RAI. Pare fantascienza.

Domanda legittima dicevamo e infatti sarebbe corretto e auspicabile che i Ministri venissero selezionati in base alle loro competenze e alle loro attitudini e che si meritassero davvero l’importante posizione che andranno a ricoprire.

Ci chiediamo perchè la valutazione di inadeguatezza venga indirizzata verso le attuali giovani ministre, e non sia stata pronunciata con questa veemenza in molte, anzi moltissime occasioni del passato quando ad essere incompetenti erano uomini, tanti uomini, giovani e meno giovani.

Nel nostro Parlamento siedono alcuni individui impreparati che ricoprono posizioni di grande responsabilità senza averne le capacità e la preparazione. Sembra ormai che noi italiani all’incompetenza di alcuni nostri parlamentari ci si sia abituati; ricordo tempo fa un politico che di fronte al mio stupore per la nomina di una persona che sarebbe andata a ricoprire un’importante ruolo nel consiglio di amminstrazione di una società statale, mi disse “però è simpatica, e mi dicono che sia anche una brava persona”. Nessun cenno al fatto che la persona in questione non possedesse alcun requisito utile alla posizione che sarebbe andata a ricoprire.

Cominciamo col chiedere da subito che il merito diventi per tutti e tutte l’unico strumento di selezione accettabile, facciamo sentire la nostra voce, agiamo la cittadinanza attiva.

Lorella Zanardo


Contro gli stereotipi

Internazionale
19 02 2014

Le foto di stock, per natura, si basano sugli stereotipi, perché sono fotografie già pronte da usare per qualsiasi cosa, da un articolo a una pubblicità. Nelle foto di stock spesso le donne sono rappresentate come madri sorridenti che preparano la colazione, oppure con tailleur e tacchi a spillo.

Per questo motivo l’organizzazione no profit Lean In guidata da Sheryl Sandberg (direttrice operativa di Facebook e autrice del libro Facciamoci avanti - Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire ) e l’agenzia fotografica Getty Images hanno lanciato la collezione “Lean In”: una raccolta di 2.500 immagini che rappresentano di più la realtà quotidiana delle donne.

La nuova raccolta fa attenzione non solo all’abbigliamento, ma anche alla postura e alla varietà. Comprende foto nuove e d’archivio con “immagini positive di donne, famiglie e perfino uomini”.

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La parola “donna” è una delle più cercate sul sito di Getty. Nel 2007 l’immagine più venduta (tra i risultati della ricerca) è stata quella di una ragazza sdraiata su un letto, nuda sotto a un lenzuolo. Oggi invece la foto più richiesta rappresenta una donna che guida un treno con lo sguardo ottimista rivolto verso l’orizzonte, completamente vestita.

Su internet questi stereotipi hanno anche ispirato delle parodie, come Donne felici davanti a un’insalata o Donne con il portatile (sedute in modo piuttosto scomodo).

“La nuova raccolta contiene foto di donne chirurgo, pittrici, soldate e cacciatrici”, scrive il New York Times. “Ci sono ragazze che vanno sullo skateboard e padri che cambiano il pannolino ai figli. Quando sono rappresentate nel posto di lavoro hanno in mano un tablet o uno smartphone, e sono molto diverse dalle foto del 1980 in cui erano in tailleur con una valigetta in mano”.

Femminismo a Sud
19 02 2014

da Abbatto i Muri:

Succede che tre giorni fa, più o meno, alcune di noi cominciano a mostrare insofferenza perché circola un video riproposto su siti e blog femministi, veicolato da pagine sedicenti femministe, e l’aria inquisitoria è talmente pregna di giudizi sanzionatori che spingono all’autocensura al punto che si fa attenzione a fare emergere una critica che pure è ovvia. Per chi ha fatto studi di genere o per chi si occupa da anni di questioni di genere e comunicazione non è possibile non vedere quali messaggi reazionari si nascondano dietro immagini, video, articoli, post che vorrebbero parlare di violenza sulle donne ma in realtà usano il tema per veicolare messaggi di altro tipo. Siamo in Francia, è il luogo neocolonialista per eccellenza, classista, razzista, moralista e autoritaria nella maniera di definire un presunto femminismo che usa le lotte delle donne vittimizzandole, sovradeterminando i soggetti, imponendo criminalizzazioni e stigmi, prima sul velo, poi sulla prostituzione, ed è così chiaro che il messaggio complessivo che ne viene fuori è discriminatorio che non dovrebbe neppure esserci il bisogno di spiegarlo.

Però anche l’Italia è sotto effetto del contagio, per cui basta nominare le “donne” e metterci dentro qualcosa che rappresenti la violenza e tutte quante condividono, cliccano like, senza consapevolezza, senza capirci granchè.

Tre giorni fa si inizia una discussione e il mumble mumble assai perplesso diventa uno studio collettivo, una ricerca, che approda in una traduzione, un post, ora in questa sintesi, perché questo lavoro, questo sforzo generoso, per condividere saperi, va raccontato, riconosciuto, a fronte di chi lo invisibilizza, lo disconosce scientemente o lo classifica perfino come un andar contro quella che sarebbe la vera lotta in favore delle donne.

Guardiamo il video, io, La PantaFika, Agnes, Natalina, Natalia, Silvia, Letz Dib, altre. Risulta chiaro che (e sintetizzo i commenti):

- presenta una vita stereotipata secondo la narrazione paternalista corrente. tra l’altro uno che va a correre mentre tu svolgi lavori di cura non so dove lo trovano. in genere io vedo uomini che vanno a fare la spesa o vanno a lavorare. altro che jogging.

- mi pare che sta tutto dentro la dicotomia uomo/donna e io di questo “ribaltamento di ruoli” che non va oltre la dicotomia non so che farmene, cioè non lo trovo utile, anzi

- è una visione borghese. davvero. la corsetta in jogging a un operaio che si alza alle 6 del mattino non so dove la trovi. che film hanno visto? mah.

- se si parla di target, forse qualche conto in più torna. nel senso, se è pensato per un primissimo approccio al problema è un conto. ma il problema vero sono i dialoghi. quello finale tra lui e lei è raccapricciante.

- e perché… della categoria del ladro/stupratore in strada vogliamo parlare? migrante, povero, tamarro? la categoria di gente che rovina le belle abitudini della brava gente borghese? è pure razzista, il video.

- passano dalla critica neocoloniale della hijab allo slittamento semantico di maschilismo e femminismo come se fossero la stessa cosa applicata a due generi diversi.

- non a caso ho interrotto proprio nel punto del tipo con lo hijab, senza nemmeno pensarci troppo, a dire la verità. è proprio una narrazione in cui non mi riconosco, che non mi appartiene, sicuramente neocoloniale.

- Il problema è che dà per scontato il fatto che gli insulti o gli apprezzamenti agli uomini non vengano rivolti. Al minuto 5 lui si ritrova a rispondere alle aggressioni delle tipe, io credo che se un soggetto possa essere identificato come “debole” anche se maschio (magari una persona grassoccia, o un ragazzino magrolino), se in un certo contesto si sono interiorizzate un certo tipo di dinamiche di sopraffazione del “soggetto debole” queste vengono riproposte utilizzando un altro pretesto che non sia il sesso. E questo vale mica solo per strada, ma anche se a minacciarti sono persone a te vicine, che mi pare che i dati confermino essere i casi più frequenti. Da lì ho iniziato ad andare più veloce perché quell’accento posto sul clima di terrore che ti attanaglierebbe nei vicoletti l’ho trovato per qualche ragione disturbante. Non mi piace questo senso di “fato predeterminato” che pervade la produzione. Non ho trovato inverosimile che nella vita reale il superiore donna possa sfruttare il suo subordinato e fargli i complimenti per come è vestito, il problema sta nel fatto che lei si senta legittimata di farlo perché superiore, non tanto perché donna. Non so se mi sono spiegata. Poi non ho capito il pezzo del velo: velatamente mi sembra che il produttore critichi l’autodeterminazione delle donne nell’indossarlo. Ma se una/o ha scelto, per qualsiasi ragione, ha scelto (e per qualsiasi ragione potrà decidere di revocare la sua scelta, sia pur scegliendo di combattere). Non sono andata oltre perché l’ho trovato, come dire…manicheo…

- oltre al razzismo (il bianco che sollecita il nero troglodita e fondamentalista religioso a togliersi il velo), davvero un classismo stomachevole (le bulle tamarre per strada che importunano il bravo genitore a spasso con la carrozzina). ma chi l’ha fatta sta porcheria di video finto progressive?

E questi erano alcuni dei nostri commenti. Dopodiché, avvolte dal silenzio più totale, continuiamo a vedere la condivisione acritica del video, e dobbiamo trovare conferma alle nostre parole, come sempre più spesso avviene, dove non vige il pensiero unico in pseudo/femministese e la dialettica è un minimo più ricca. Un articolo su The Guardian (QUI tradotto in italiano da La Pantafika) dice sostanzialmente le stesse cose che dicevamo noi. Le dice anche meglio. Agnes poi sintetizza (QUI il suo splendido post) tutta la parte che riguarda proprio l’aspetto della comunicazione, a proposito del subvertising che invece che scardinare riconferma e legittima prassi di oppressione. Parliamo del fatto che nel video sono presenti “classismo e razzismo, oltre ad una palpabile misoginia“. E questa è, in tutto e per tutto, la rappresentazione della Francia neocolonialista, la stessa che cala in senso autoritario la propria visione morale sul mondo raccontando che solo quello può essere femminismo. Da ricordare che la Francia ha ancora le colonie nei Caraibi e poi vuole dare lezioni di uguaglianza e parità alle altre, tipo quelle che portano il velo…

Termino dunque invitando tutte a fare attenzione al fatto che un femminismo che non ragiona sulle intersezioni, che usa certi argomenti semplicemente per spostare l’attenzione, per allontanare o rimuovere il giudizio critico su altri sistemi di oppressione, riconfermandoli, consolidandoli, partecipandoli ampiamente, non può attendersi una adesione acritica da parte di nessuna. Sicuramente non da noi. Perché non sono quelle come noi che hanno problemi con il femminismo. Sono loro che hanno problemi con quelle che declinano il femminismo per liberare, invece che per sovradeterminare e restringere spazi di libertà. E questo è.

—>>>Grazie a tutte quelle che ogni giorno si impegnano a tradurre, pensare collettivamente, partecipare a riflessioni e ricerche, condividere saperi e critiche, dubbi e informazioni. Grazie, per la generosità, e perché senza il vostro ossigeno libertario da queste parti i neuroni starebbero a esigere l’eutanasia…

Moving beyond the stereotypical female

  • Lunedì, 10 Febbraio 2014 09:41 ,
  • Pubblicato in Flash news

International New York Times
10 02 2014

These stock images are familiar to anyone who has seen an advertisement or flipped through a magazine or brochure illustrating working women and families. ...

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