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Degender Communia
12 febbraio 2015

Una parte considerevole del nostro tempo di vita lo passiamo a lavoro. Grazie al lavoro, e al salario corrisposto, riusciamo – o dovremmo riuscire – a garantire la nostra sussistenza e a determinare la qualità della nostra vita: l'assenza di lavoro (disoccupazione) e lo scadimento della qualità del lavoro (precarietà) si riflettono direttamente sulle nostre vite, determinando il nostro presente e il nostro futuro.

Le partite Iva mettono il «Malus Renzi» nelle fatture

  • Martedì, 20 Gennaio 2015 14:38 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
20 01 2015

Così come il governo ha segna­lato nelle buste paga dei lavo­ra­tori dipen­denti il bonus degli 80 euro, i lavo­ra­tori auto­nomi e i free­lance segna­le­ranno nelle fat­ture ai loro clienti il danno cau­sato dalla riforma dei minimi e dall’aumento dell’aliquota pre­vi­den­ziale in gestione sepa­rata. Prov­ve­di­menti che rischiano di quin­tu­pli­care le impo­ste a oltre mezzo milione di professionisti
***

Dopo il trat­ta­mento riser­vato al lavoro auto­nomo pro­fes­sio­nale dal governo Renzi, e l’annuncio del Pre­si­dente del Con­si­glio di una pronta mar­cia indie­tro, i free­lance e i lavo­ra­tori auto­nomi chie­dono di cam­biare nel Mil­le­pro­ro­ghe la riforma del regime dei minimi — appro­vata con la legge di sta­bi­lità — e di bloc­care l’aumento dell’aliquota della gestione sepa­rata Inps. Due misure che stri­to­le­ranno i magri bilanci degli «under 35» che apri­ranno la par­tita Iva dal 1 gen­naio (le tasse sono tri­pli­cate) e degli auto­nomi iscritti all’Inps.

Le asso­cia­zioni dei free­lance e degli auto­nomi Acta, Alta Par­te­ci­pa­zione e Con­fas­so­cia­zioni chie­dono al governo una “riforma orga­nica del lavoro auto­nomo e pro­fes­sio­nale” che con­tenga l’effettivo rico­no­sci­mento della tutela della malat­tia e fissi l’aliquota pre­vi­den­ziale al 24% come già pre­vi­sto per arti­giani e com­mer­cianti. E annun­ciano una pro­te­sta ine­dita: chie­dono a tutti i pro­fes­sio­ni­sti, auto­nomi e free­lance di evi­den­ziare espli­ci­ta­mente nelle fat­ture che rila­sciano ai pro­pri clienti l’aggravio fiscale e con­tri­bu­tivo pro­dotto dalle poli­ti­che del Governo. Ini­zia così la cam­pa­gna «met­tiamo in fat­tura il malus Renzi». L’allusione al bonus di 80 euro desti­nato solo ai dipen­denti non è casuale. Da que­sta misura gli auto­nomi, come i pre­cari e i pen­sio­nati, sono stati esclusi dal governo 2.0.

“Men­tre il governo ha avuto la pos­si­bi­lità di comu­ni­care con i lavo­ra­tori dipen­denti, evi­den­ziando nelle loro buste paga gli 80 euro in più, noi chie­diamo agli auto­nomi, ai pro­fes­sio­ni­sti e ai free­lance di evi­den­ziare nelle loro fat­ture l’aggravio fiscale e con­tri­bu­tivo che subi­ranno nel 2015 rispetto all’anno pre­ce­dente” afferma Andrea Dili di Alta Partecipazione.

Si tratta di un aggra­vio ben più rile­vante degli 80 euro. Si parte dagli 85 euro per i red­diti attorno agli 8 mila euro e si passa ai 237 euro al mese per i red­diti da 15.600 euro. I red­diti medi degli auto­nomi iscritti alla gestione sepa­rata dell’Inps, intorno ai 18 mila euro, subi­ranno un “malus” da 312 euro al mese com­pren­sivi degli aumenti delle impo­ste cau­sata dalla riforma dei minimi e delle ali­quote previdenziali.

L’abbassamento del limite dei com­pensi pre­vi­sto dalla nuova riforma del regime di age­vo­la­zione fiscale pre­vi­sto da Renzi rischia oggi di quin­tu­pli­care le impo­ste per una pla­tea sti­mata di oltre mezzo milione di pro­fes­sio­ni­sti. Tra que­sti ci sono 360 mila iscritti agli ordini di under 40 e 200 mila par­tite Iva iscritte alla gestione sepa­rata che non sono iscritte ad un ordine professionale.

“Dalle parole ora occorre pas­sare ai fatti — con­ti­nua Dili — Va bene come ha fatto il pre­si­dente del Con­si­glio Renzi ammet­tere di aver fatto un errore, ma il rime­dio deve pas­sare attra­verso l’approvazione di prov­ve­di­menti nelle aule par­la­men­tari. Non si pos­sono lasciare nell’incertezza cen­ti­naia di migliaia di lavoratori”.

Sono in molti i par­la­men­tari che hanno anun­ciato emen­da­menti nel mil­le­pro­ro­ghe. Ci sono i demo­cra­tici con Cesare Damiano e Chiara Gri­baudo, poi i par­la­men­tari del Nuovo Cen­tro Destra capi­ta­nati da Bar­bara Sal­ta­mar­tini. Entrambi pro­met­tono di rece­pire le istanze pre­sen­tate da Acta, Alta par­te­ci­pa­zione e Con­fas­so­cia­zioni. “Ma noi vogliamo andare oltre — annun­cia Dili — per­chè auto­nomi hanno biso­p­gno di un sistema fiscale ade­guato alle loro esi­genze, soprat­tutto i gio­vani. E di cer­tezze pre­vi­den­ziali e in ter­mini di Wel­fare. C’è la malat­tia, che è sacro­santa, poi l’estensione della mater­nità, ma io vor­rei sof­fer­marmi anche sull’estensione degli ammor­tiz­za­tori sociali dai quali i lavo­ra­tori a par­tita iva con­ti­nuano ad essere esclusi dal Jobs Act”.“Conosco da tempo il mini­stro Poletti — con­clude Dili — e so che è una per­sona di parola. Quindi se ha detto che vuole met­tere mano al lavoro auto­nomo, ci cre­diamo. Spe­riamo di tro­vare una con­ver­genza con il mini­stero del lavoro”.

Gli auto­nomi danno per scon­tato un tavolo con il governo. E rilan­ciano su inter­venti orga­nici e non più prov­ve­di­menti tampone.Su que­sti, al momento, l’esito dell’interlocuzione con il governo 2.0 è meno scontato.

banner sciopero sociale

  • Mercoledì, 12 Novembre 2014 20:05 ,
  • Pubblicato in Banner

Roma 26.09: nasce il Laboratorio per lo sciopero sociale

  • Lunedì, 22 Settembre 2014 11:37 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo press
22 09 2014

Il governo Renzi accelera sul Jobs Act, e a seguito dello Strike Meeting nasce a Roma il Laboratorio per lo sciopero sociale presso Officine Zero il prossimo 26 settembre alle ore 17

Leggi l'appello finale dello Strike Meeting: Batte il tempo dello sciopero sociale

Come previsto in primavera, dopo l'approvazione del DL Poletti, sul Jobs Act il governo Renzi sta accelerando. Già da tempo, infatti, era chiara la natura dello scambio: la BCE sostiene politiche monetarie (debolmente) espansive, Bruxelles favorisce (?) maggiore flessibilità sui bilanci, ma i PIIGS, più nel dettaglio l'Italia, devono riformare il mercato del lavoro. La Legge delega, che entro i primi giorni di ottobre dovrebbe essere approvata dal Senato, potrebbe essere sostituita da un decreto. Una misura legislativa d'urgenza per cancellare lo Statuto dei lavoratori e rivedere gli ammortizzatori sociali nel senso dei sistemi di workfare nordeuropei. E avere poi qualche denaro in più (libero dalla stretta del Fiscal Compact) per la Legge di stabilità.

Lo scontro dunque si radicalizza, o almeno si accelera, la scommessa vinta dello Strike Meeting deve trasformarsi in processo reale, articolato nei territori, capace di fare dello sciopero sociale di 24 ore una grande, non l'unica, occasione di lotta. I fatti delle ultime ore, la polemica tra Renzi e sindacati confederali in particolar modo, ci consegnano una sfida tutt'altro che semplice. La retorica del premier («difenderemo i diritti dei senza diritti»; «dove era la CGIL quando si precarizzava un'intera generazione?», ecc.) e la sostanza del provvedimento legislativo ci impongono un cambio di passo, dal punto di vista del discorso programmatico, delle forme organizzative e di lotta, della definizione di social media efficaci.

Fondamentale prendere sul serio le proposte avanzate dallo Strike Meeting e avviare il lavoro impegnativo che ci attenderà nelle prossime settimane, verso lo sciopero sociale, che vogliamo generale e precario, metropolitano e meticcio, della rete e della formazione, biopolitico e del genere. Per questo, il 26 settembre alle ore 17, presso Officine Zero, invitiamo tutte e tutti a partecipare all'assemblea costituente del Laboratorio romano per lo sciopero sociale. E auspichiamo che anche in altre realtà metropolitane si proceda nella stessa direzione.

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