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L'unica causa di uno stupro è lo stupratore. Ricordate, nel mondo una donna su tre sarà violentata durante la sua vita. Nessuna di loro è responsabile di quel che le accade. Solo attraverso l'eliminazione del sessismo quotidiano possiamo sperare di rendere migliore la società. E l'educazione dev'essere il punto di partenza. Dobbiamo insegnare ai ragazzi e alle ragazze, fin dalla giovane età, che nessuno ha il diritto di toccarli o molestarli, o di costringerli ad attività sessuali senza il loro consenso. ...
"Ragazzate" scrollano la testa i passanti. Ovviamente, se l'avessero fatto alla loro figlia invocherebbero castrazione e pena di morte. Va detto con forza che un Paese che manda di fatto liberi i violentatori di una ragazzina di 15 anni non è un Paese civile. ...
Gli imputati si sono sempre detti innocenti affermando che la ragazza era consenziente, ma per il pm "non ci sono elementi giustificativi, la violenza sessuale c'è stata e il racconto dei testimoni portati dalle difese non ha sciolto i dubbi". ...

Stupro di Montalto di Castro, sentenza vicina dopo sei anni

Huffingtonpost
13 02 2013

Nel giorno della sentenza che probabilmente condannerà i suoi violentatori, Angela sceglierà di rimanere a casa. Preparerà il pranzo per i fratelli, o forse rimarrà chiusa in camera come è accaduto durante le udienze del lungo processo per lo stupro di Montalto di Castro (Vt), sei anni per accertare quello che una mattina dell'aprile 2007 raccontò in lacrime prima al preside del liceo socio-pedagogico di Viterbo e poi alla madre Agata, e cioè che nella notte tra il 31 marzo e il 1 aprile durante una festa un ragazzo appena conosciuto le chiese di accompagnarlo fuori per fumare una sigaretta e invece la trascinò in una pineta dove la aspettavano sette coetanei. Tutti hanno confessato di averla abusata sessualmente a turno. Angela aveva 15 anni.

Il pm Carlo Paolella ha chiesto 4 anni di carcere ciascuno. Entro marzo il Tribunale per i minorenni di Roma emetterà finalmente un verdetto travagliato su una vicenda che sembra ambientata nell'India rurale e invece è Italia. Perché ora i giovani accusati, dopo aver chiesto scusa in aula alla vittima e alla sua famiglia per ottenere una messa in prova presso i servizi sociali, poi annullata, ora temendo il carcere sono tornati alla versione dei primi giorni: Angela è una poco di buono, “una che aveva amanti a pagamento”. Nelle ultime settimane è spuntato dal nulla un testimone che quella sera giura di avere sentito la ragazza rivolgere offerte sessuali: «Era consenziente».

Ed è quello che ha sempre sostenuto la maggioranza degli abitanti di Montalto di Castro. Un settantenne alle telecamere di Canale 5 disse: “Se fossi stato più giovane mi sarei messo anch'io in fila”. Altri erano sicuri: “Si è divertita pure lei”. Una donna del paese che era intervenuta ai microfoni per difendere Angela venne poi scortata a casa dalla polizia, temevano il linciaggio. Il sindaco di Montalto allora era Salvatore Carai (Pd), prese dalle casse comunali 40mila euro per distribuirli alle famiglie dei ragazzi accusati di stupro: servivano per le spese legali. Uno di loro è suo nipote. Quel programma domenicale impaurì i commercianti del posto: dissero di temere ripercussioni sul turismo. Sull'episodio, invece, continuarono a pensarla allo stesso modo dei genitori dei giovani: “Una ragazzata”. Era il 2010 e gli imputati stavano svolgendo lavori socialmente utili per scontare la pena. Uno degli otto proprio in quel periodo venne processato per stalking nei confronti della sua fidanzata. Così i giudici della Cassazione, ai quali la famiglia di Angela avevano fatto ricorso, si resero conto che rimanere nel paese natale non avrebbe aiutato i giovani stupratori a capire di avere compiuto un reato odioso: revocarono la messa in prova e ordinarono un nuovo processo.

Il giorno dopo la violenza Angela si era confidata con i fratelli. Non voleva che i genitori sapessero quello che era successo, per non dare un dispiacere. A scuola era bravissima, ma il ricordo di quella notte non la lasciava in pace. Era scoppiata a piangere in classe, così forte che gli insegnanti avevano interrotto la lezione, l'avevano accompagnata dal preside, e infine alla polizia di Viterbo. La sua migliore amica confermò che quella sera al party l'aveva cercata perché era sparita da due ore, era uscita e aveva riconosciuto gli otto ragazzi che si allontanavano dalla pineta. Quell'amica ha poi ritrattato, voltandole le spalle. Ora il pm nella requisitoria finale del 28 gennaio ha chiesto che venga accusata per falsa testimonianza.

«Alle udienze ho sempre visto quei ragazzi sorridere, darsi gomitate, sussurrarsi all'orecchio per poi sghignazzare. Nessuno dei loro genitori ha mai fatto un gesto nei miei confronti. Nessuno mi ha chiamato per chiedere scusa a mia figlia», racconta la madre che ha passato anni fuori delle porte del tribunale accanto ai genitori deigli imputati senza che questi le rivolgessero la parola.

Daniela Bizzarri, allora consigliera per le Pari Opportunità della provincia di Viterbo e oggi candidata alla Camera per il Partito Democratico, segue il processo dal primo giorno. Volle conoscere la famiglia di Angela, cominciò a raccogliere denaro per aiutarla a cambiare vita, negli anni ha ricevuto biglietti contenenti minacce. “Farai una brutta fine”. “Ti mettiamo una bomba”. «Preferisco evitare di andare a Montalto. Le persone mi riconoscono, mi guardano con ostilità», ammette.

Angela non vuole sapere nulla. Dal giorno della denuncia ha smesso di andare al liceo, è caduta in depressione. Dal piccolo paese del Viterbese dove è cresciuta l'hanno mandata a Roma a casa di parenti per continuare gli studi, dopo qualche mese è tornata dai genitori. Nemmeno in Sicilia dagli zii è riuscita a trovare pace.

Oggi fa la casalinga e qualche ora di baby-sitter ai figli di un'amica. Non esce mai da sola. Legge romanzi Harmony «perché hanno un lieto fine», non sopporta le trasmissioni che parlano di delitti e violenze. Per tre anni ha lasciato le minigonne nell'armadio, indossava soltanto jeans e maglie castigate. Aveva smesso di truccarsi e farsi bella come tutte le ragazzine. È dimagrita, se qualcuno in famiglia accenna al processo piange a dirotto. «È come se si sentisse colpevole per essere andata a quella festa in minigonna. La portava spesso, curava molto il suo abbigliamento. Quando ha sentito che quei ragazzi la accusavano di averli provocati perché mostrava le gambe ed era carina, allora ha deciso di cambiare look», racconta ancora la madre. In famiglia – due fratelli, una sorella, il padre camionista – attendono la fine del processo soprattutto perché sperano che Angela dopo starà meglio. Ha cominciato a fare progetti, vorrebbe riprendere gli studi e trovare un lavoro. Dopo la sentenza, dice. Dice anche che se avesse saputo di dover attendere sei anni non avrebbe denunciato gli stupratori. In attesa della giustizia ha dunque smesso di vivere. Non è un femminicidio, ma poco ci manca.

Stupro di Montalto, chiesti oltre ventott'anni di carcere

  • Martedì, 29 Gennaio 2013 14:54 ,
  • Pubblicato in Flash news
28 01 2013

E’ andata avanti per oltre tre ore la requisitoria dell’accusa al processo per lo stupro di Montalto.

Il pm Paolella, del tribunale dei minori di Roma, ha chiesto quattro anni per sette imputati su otto e una pena ridotta soltanto per uno, per motivi di salute.
Il pubblico ministero ha iniziato a parlare alle 9,30 e ha concluso intorno alle 13. Dopo di lui, ha preso la parola l’avvocato di uno degli imputati, il nipote dell’ex sindaco di Montalto di Castro Salvatore Carai.
Chiesta anche la trasmissione degli atti in procura per tre testimoni per falsa testimonianza.
Fuori dall’aula, come sempre, la madre della 15enne che, nel 2007, denunciò lo stupro, e l’ex consigliera di parità della Provincia di Viterbo Daniela Bizzarri, accompagnata dalle donne dell’Udi (Unione donne italiane). “Vogliamo solo che sia fatta giustizia nei confronti di una ragazza che ha vissuto sei anni d’inferno – dichiara Bizzarri -. La sua vicenda può essere esemplare per tante altre donne vittime di abusi. Se sentono che la giustizia è dalla loro parte, non avranno più paura di denunciare i loro stupratori. Dai giudici ci aspettiamo un segnale forte”.
Alla prossima udienza del 4 marzo parleranno gli altri difensori.

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