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Londra e Torino, da che cosa stiamo scappando

  • Lunedì, 05 Giugno 2017 04:54 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
Torino Piazza San CarloFrancesco Merlo, La Repubblica
5 giugno 2017

Sabato sera fuggivano a Torino e fuggivano a Londra, ma a Torino il terrorismo ha vinto più che a Londra. Non è sempre vero, infatti, che chi ha paura non ha colpa, come ci ha insegnato il fratello d'Italia, Francesco Schettino. E di sicuro il terrorismo per sentito dire produce più irragionevolezza - che è alimento terroristico - del terrorismo vissuto, che invece stimola la lucidità, insegna e spesso accende il coraggio.
"Ospitate cinque profughi ciascuno". Mentre ieri sono stati soccorsi nel Canale di Sicilia altri 1.100 migranti, la Chiesa cattolica si rimboccale maniche e chiede alle sue istituzioni e ai suoi fedeli di fare qualcosa in loro favore.
Andrea Giambartolomei, Il Fatto Quotidiano ...

In un capannone 450 tonnellate di rifiuti pericolosi

  • Venerdì, 28 Agosto 2015 11:44 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
28 08 2015

Fabbriche abbandonate, rifiuti pericolosi nascosti o interrati, cumuli di scorie ammassati dove capita e bonifiche che non sono mai state effettuate. E nel Torinese scatta l’allarme ambientale. L’ultima scoperta è stata fatta dalla Guardia di Finanza di Torino, a San Gillio, piccolo paese immerso nel verde che dista meno di una ventina di chilometri dal capoluogo. In una vecchia officina meccanica e di stampaggio di materiali a freddo, dichiarata fallita nel maggio 2006, i baschi verdi hanno rinvenuto e sequestrato 450 tonnellate di rifiuti speciali pericolosi. Tra questi ci sono ben 12 tonnellate di lastre di eternit. Gran parte di queste sono rimaste come copertura dello stabilimento, altre sono state accatastate su un’area di circa 5mila metri quadrati che confina con un palazzo abitato. Ma, come hanno evidenziato gli investigatori: «Nessuno si è mai lamentato di nulla».

I baschi verdi e i tecnici dell’Arpa hanno anche scoperto sei quintali di oli esausti da decontaminare, stoccati in bidoni non sigillati. Per questo gli inquirenti stanno anche cercando di capire se i veleni si siano infiltrati nel terreno e negli scarichi per il recupero delle acque piovane. I militari del «Nucleo operativo pronto impiego» hanno poi sequestrato 430 tonnellate di masserizie provenienti da lavori di demolizione dell’edificio e denunciato per deposito incontrollato di rifiuti l’amministratore unico della società immobiliare proprietaria del sito. Solo un mese fa, a Givoletto, un altro Comune della zona, la finanza aveva scoperto una «bomba ecologica»: acido cloridrico, acido solforico, cloruro ferrico, acque di galvanica, solfati, oli esausti e vernici poliuretaniche. Veleni abbandonati nella zona industriale, nel cortile di una ditta fallita lo scorso anno.

Al termine delle attività di rilevazione gli investigatori hanno recuperato rifiuti chimici pericolosi e corrosivi per circa 170 tonnellate oltre a 90 tonnellate di rifiuti speciali accumulati in maniera disordinata in un’area di circa 6 mila metri quadrati. I finanzieri hanno identificato e denunciato cinque italiani per deposito incontrollato di rifiuti e inquinamento ambientale. All’origine di questi scempi all’ambiente ci sarebbero i costi di smaltimento dei rifiuti, considerati troppo esosi da qualche imprenditore.

Gianni Giacomino

Eternit, “stavolta speriamo nella giustizia”

  • Martedì, 12 Maggio 2015 13:29 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA
La Stampa
12 05 2015

"Ora si deve ricominciare da capo": Bruno Pesce, dell’Afeva (Associazione familiari e vittime dell’amianto) di Casale parla all’inizio dell’udienza preliminare del procedimento Eternit bis, in cui la procura di Torino contesta al magnate svizzero Stephan Schmidheiny l’omicidio volontario per 258 casi di morti per amianto nelle zone dove c’erano gli stabilimenti italiani di Eternit. La nuova udienza preliminare arriva sei mesi dopo la sentenza della Cassazione che aveva dichiarato prescritto il reato di disastro doloso contestato nel primo processo (e nell’appello) celebrato sempre a Torino.

A Palazzo di giustizia, oggi, è arrivato un pullman di cittadini da Casale Monferrato che anche a questo processo portano sulle spalle una bandiera italiana con la scritta "Eternit: giustizia!" . Due le maxi aule messe a disposizione per l’udienza.

"Siamo qui con determinazione e con forza di volontà. Speriamo che questa volta la giustizia e il diritto possano coincidere". Lo ha detto il sindaco di Casale Monferrato, Titti Palazzetti, entrando a Palazzo di Giustizia. Il Comune di Casale, simbolo della lotta all’amianto, si costituirà parte civile così come altri Comuni della zona. "La nostra gente chiede solo giustizia. A Casale c’è ancora un morto alla settimana, ora speriamo emerga la verità".

Per ora solo quattro Comuni (quello di Casale Monferrato e altri limitrofi) hanno chiesto di costituirsi parte civile al processo Erernit bis per quanto riguarda le istituzioni. Nessuna richiesta di costituzione è stata ancora avanzata dallo Stato, dalle province e dalla Regione Piemonte. "Confidiamo che avanzino le richieste prossimamente, c’è ancora tempo", spiegano le associazioni vittime dell’amianto. All’udienza preliminare che si è aperta oggi, hanno chiesto di costituirsi parte civile i sindacati Cgil, Cisl e Uil e le associazioni Afeva, Aiea, Ona. Le richieste saranno discusse alla prossima udienza, giovedì.

Paola Italiano

 

Il Cie di Torino non chiude, sarà una piccola Guantanamo

  • Giovedì, 05 Febbraio 2015 14:19 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Garantista
05 02 2015

Il Centro di identificazione ed espulsione di Torino non verrà chiuso, ma sarà adibito per rinchiudere – almeno transitoriamente – i presunti terroristi islamici . La chiusura era stata promessa dallo stesso Sergio Chiamparino, il presidente della regione Piemonte. Invece ora si viene a scoprire che nel Cie torinese di via Brunelleschi verranno rinchiusi potenziali jihadisti.

In realtà il centro è già stato messo alla prova. Veniamo così a conoscenza che l’operaio pakistano di 26 anni, residente a Macerata, che inneggiava sul web alla Jihad, esultando su Facebook per la sanguinosa catena di esecuzioni Isis, il 20 gennaio scorso è stato rinchiuso nel Cie di Torino assieme ad altri islamici colpiti da provvedimenti analoghi in Piemonte. Lo avevano prelevato nel calzaturificio di Civitanova Marche – dove lavorava da anni – gli investigatori della Digos di Macerata; il gip del Tribunale ha convalidato la sua immediata espulsione. Il giovane, in Italia da 12 anni con la famiglia, non ha alcun tipo di precedenti e si era difeso: «Non ho contatti con i guerriglieri, ho ricevuto i video jihadisti da un amico», aveva detto. Ma dopo la permanenza nel Cie, è stato espulso.

Il Centro di identificazione ed espulsione di Torino dunque diventerà un luogo di transito, ultima meta prima del rimpatrio definitivo, di presunti fiancheggiatori, propagandisti, arruolatori, «foreign fighters» in partenza o di ritorno dai fronti di guerra del Califfato dell’Isis, tutti gli espulsi dal territorio nazionale dopo indagini incrociate tra l’intelligence europea e l’anti-terrorismo di polizia e carabinieri, in stretto collegamento con il Viminale.

Il Cie in questione doveva essere chiuso. Fu visitato dal senatore Luigi Manconi e ne denunciò la situazione degradante. Poi fu la volta degli esponenti del Sel, tanto da presentare un’interrogazione parlamentare. E infine c’è stato il consiglio regionale del Piemonte che aveva approvato una mozione presentata da Sel che chiede la chiusura. Invece la beffa. Nel più stretto riserbo hanno ristrutturato varie sezioni del Cie e dai 20 posti attuali, se ne otterranno ben 90. Siamo passati dalla chiusura imminente, ad una riproposizione di una piccola Guantanamo?

Damiano Aliprandi

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