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Il boom del traffico di uomini

  • Lunedì, 15 Aprile 2013 10:31 ,
  • Pubblicato in Flash news
Giornalettismo
15 04 2013

Die Zeit racconta la piaga europea

di Alessandra Cristofari

Die Zeit analizza il fenomeno in costante aumento che costringe persone ai lavori forzati e alla prostituzione: la tratta degli uomini è ancora attuale nel 2013.

TRATTA UMANA – Die Zeit scrive dei risultati di uno studio UE sulla prostituzione e sulla schiavitù forzata che coinvolge migliaia di persone all’interno dei 24 paesi UE. l’Unione Europea ha registrato 23.623 vittime di una tratta di esseri umani: il 68% è formato da donne, 12% ragazze, 17% uomini e 3% ragazzi. Die Zeit spiega che le vittime sono state costrette a prostituirsi (almeno due su tre), ai lavori forzati, a commettere reati o addirittura a lasciarsi sottrarre un organo. Il 61% proviene da Romania e Bulgaria, seguono poi persone provenienti da Africa, Asia e America del Sud.

CONTROLLI - Lo studio ha dimostrato che l’Unione Europea non riesce a tenere sotto controllo la situazione e, ad esempio, il numero dei trafficanti condannati negli ultimi anni è diminuito del 13% da 1.534 del 2008 a 1.339 nel 2010. Il commissario europeo per gli Affari interni Cecilia Malmström ha esposto la sua delusione circa i dati allarmanti, diffusi dallo studio sulla tratta degli umani: “È difficile immaginare che nei nostri paesi liberi e democratici migliaia di persone vengano private della loro libertà e scambiate come merci”, invitando inoltre gli stati UE ad adempiere ai loro obblighi. La difficoltà di ricostruire la tratta è dovuta anche al timore che hanno le vittime di denunciare gli abusi perché minacciate dai loro ‘padroni’, scrive Die Zeit. Bruxelles sta attuando modifiche per condannare in maniera più agevole i responsabili, garantendo alle vittime sostegno durante il processo.

Paradiso per trafficanti di donne

  • Mercoledì, 27 Marzo 2013 14:32 ,
  • Pubblicato in Flash news
Consumabili
27 03 2013

Come forse ho detto altre volte, la cosa che più mi colpisce nel dibattito sulla prostituzione in Italia è come sistematicamente vengano omessi ogni approfondimento e riflessione sulle persone e sulle organizzazioni criminali e mafiose che concretamente gestiscono la prostituzione e ci guadagnano. E' una strana dimenticanza, specie se coloro che se ne dimenticano sono politici che hanno la pretesa di presentare nuovi progetti di legge e nuove ordinanze locali.
C'è un continuo spostamento del dibattito su questioni inesistenti che mostrano una profonda doppia morale, come la presunta necessità di spostare le donne che esercitano la prostituzione dalle strade trasferendole al chiuso e/o in quartieri periferici per salvaguardare il "decoro urbano". Oppure l'"opportunità" di tassare questo settore per rimpinguare le casse comunali e statali svuotate dalla crisi. Mi sembra quindi opportuno approfondire per quanto possibile ciò che molto raramente si trova sui giornali, specie italiani.

Non ha fatto notizia qui, ad esempio, il caso  di José Moreno (nella foto) che ancora oggi gestisce il bordello legale più grande d'Europa, Paradise a La Jonquera, Catalogna, al confine tra Spagna e Francia, frequentato per lo più da uomini francesi. Investì in questo locale tre milioni di euro e gli fu accordata dal Tribunal Superior de Justicia della Catalogna l'apertura - che avvenne alla fine del 2010 con grande pubblicità - nonostante all'epoca fosse sotto indagine della magistratura per tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio di denaro!!

L'accusa di tratta riguardava la gestione di due suoi locali Eden ed Eclipse sempre nella provincia di Girona, per i quali Moreno aveva commissionato il reclutamento di alcune ragazze dal Brasile. Come si può leggere in questo articolo di El Pais, alcune di queste ragazze nel corso delle indagini avevano testimoniato di essere state attratte con false promesse di lavoro e una minima spesa da restituire per il viaggio che invece sarebbe ammontata in seguito a 6000 euro. Il passaporto era stato loro sequestrato e a chi protestava uno dei collaboratori di Moreno rispondeva: "No puedes volver a Brasil. Menea el culo y atrae a los clientes, que tienes que pagar la deuda" (Non puoi tornare in Brasile. Scuoti il culo e attira i clienti, che devi pagare il debito). Subivano anche pressioni psicologiche, tanto che una testimone affermava: "Lo curioso es que a veces hasta te acaban convenciendo de que te querían ayudar y que el cobro era justo." (La cosa buffa è che a volte finivano per convincerti che ti volevano aiutare e che era giusto pagare).

Moreno nel marzo 2012 è stato condannato solo a tre anni invece dei dodici richiesti dal procuratore, venendogli riconosciuto solo il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina! Si è stabilito che non era provato che le ragazze fossero costrette, perché erano libere di andare e venire e non erano in condizioni di vulnerabilità. Nonostante durante il processo - in cui una sola ragazza alla fine ha testimoniato - sia stato confermato che le ragazze dovevano restituire un debito gonfiato rispetto al costo reale del viaggio che era stato loro anticipato, nonostante dovessero pagare ogni giorno per l'alloggio e per il cibo - un costo raddoppiato nei giorni in cui non lavoravano. Trovo che questo sia un precedente di assoluta gravità che si dovrebbe esaminare attentamente, perché un giorno la tratta potrebbe trovarsi così di fatto legalizzata.

Rimasto libero, in attesa dell'appello, Moreno continua a gestire il suo megabordello e ha recentemente dichiarato ai giornalisti che lo interrogavano sulla sua vicenda giudiziaria che lui non ne sa nulla e che sa solo che è libero e che continua il suo business.

A La Jonquera oltre al Paradise ci sono tanti altri bordelli autorizzati dalla legge della Catalogna che ne permette la gestione non considerata sfruttamento della prostituzione, nonostante gli enormi guadagni dei proprietari ricavati dalla prostituzione delle ragazze, tutte migranti e provenienti prevalentemente da Romania e America latina, perché formalmente risultano come affittacamere.

A febbraio scorso 19 persone sono stati arrestate per sfruttamento di una rete di tratta che coinvolgeva 215 ragazze rumene di Braila reclutate da minorenni con la promessa di un lavoro una volta compiuti i diciotto anni, ma costrette poi a prostituirsi a causa del debito e delle spese da pagare e tenute in condizioni di schiavitù al noto bordello Lady Dallas (già chiuso diverse volte in passato ma sempre riaperto)

I processi sono lunghi e mentre le indagini si svolgono e gli imprenditori godono di relativa o assoluta impunità sempre nuove ragazze sono reclutate e schiavizzate.

El Pais parla infine di una vera guerra tra bande nella zona. A dicembre 2012, era stata trovata un'autobomba davanti al Paradise dopo che precedentemente erano state fatte esplodere delle granate e si era ipotizzato che i mandanti fossero i proprietari del Lady Dallas danneggiati dalla perdita di clientela intervenuta a seguito dell'apertura del megabordello di Moreno.

Fonti:

Case di accoglienza vittime del racket

  • Venerdì, 01 Febbraio 2013 11:49 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
01 02 2013

Scatta l’allarme per l’accoglienza e i servizi di assistenza e reinserimento per le persone (donne, uomini, trans) vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo della Regione Lazio.

Il Dipartimento delle Pari Opportunità non ha, infatti, ammesso al finanziamento i progetti “Agar I - Agire e assistere in rete contro la tratta nel Lazio: programma regionale di emersione e prima assistenza” e “Agar II – Agire e assistere in rete contro la tratta nel Lazio: programma regionale di assistenza e di integrazione”, entrambi promossi dalla Regione Lazio a valere sui fondi ex art. 13 L. 228/2003 e ex art. 18 D.lgs. 286/98.

I progetti erano in continuità con attività che in diverse forme, ma sempre con il finanziamento del DPO, si svolgono sul territorio della Regione Lazio da ormai più di 10 anni, per contrastare il fenomeno della tratta, offrendo il necessario supporto alle vittime.
All’interno dei progetti un’attenzione specifica era riservata alle persone transessuali/transgender/omosessuali costrette alla prostituzione e sfruttate dai circuiti criminali, che avevano trovato sul territorio regionale un percorso dedicato, con una casa d’accoglienza riservata.

Lo scenario che si prospetta adesso è fosco: l’interruzione dei progetti significa, infatti, l’interruzione dell’accoglienza nella case protette e nelle case di 2° livello, l’interruzione della garanzia dei pasti, l’interruzione dell’assistenza legale, l’interruzione del supporto psicologico, l’interruzione dei percorsi formativi e delle borse lavoro. In particolare sarà cancellata la possibilità di avviare e continuare i percorsi di regolarizzazione, non essendoci più alcun Ente che si occupi dell’ottenimento e/o del rinnovo dei permessi di soggiorno per protezione sociale. Tutto questo significa un duro colpo per le vittime attualmente assistite e, soprattutto un duro colpo alla lotta contro il racket dello sfruttamento e le organizzazioni criminali che lo gestiscono. A essere colpiti sono assieme diritti e sicurezza dei cittadini.

Già da qualche giorno sta girando un appello delle associazioni per chiedere che il Dipartimento delle Pari Opportunità riconsideri la propria decisione in merito al finanziamento e di trovare tutte le soluzioni possibili anche con altre istituzioni pubbliche affinché il servizio non venga interrotto per tutte le persone vittime di tratta e di sfruttamento, e quindi anche per le persone transessuali/transgender/omosessuali.

La Regione Lazio, in particolare, può fare molto per un servizio così cruciale e delicato e chiediamo ai candidati, alla nuova giunta e al consiglio regionale che verranno eletti tra meno di un mese di proporre con urgenza soluzioni in grado di salvaguardarlo e, semmai potenziarlo e valorizzarlo.


Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli – Presidente Andrea Maccarrone 3497355715
Associazione di Volontariato Libellula – Presidente Laila Daianis 3486978294

Prima schiave poi detenute

  • Giovedì, 24 Gennaio 2013 17:07 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO
L'Espresso
24 01 2013

Tra le immigrate rinchiuse al Cie di Ponte Galeria (Roma) quattro su cinque sono vittime di tratta. E dopo essere fuggite da criminali che le hanno costrette a prostituirsi, diventano prigioniere della legge Bossi-Fini.

Rita è salita sull'aereo in partenza da Roma Fiumicino con gli occhi gonfi di lacrime. Destinazione Lagos, Nigeria. Trecento chilometri a nord est da Benin City. La città da cui tre anni prima era partita inseguendo il sogno europeo, cadendo nel tranello di false promesse dei trafficanti di essere umani. L'undici gennaio scorso è stata rimpatriata contro la sua volontà. Mettendola in serio pericolo. Rita è una schiava, vittima della tratta. Il suo corpo è una merce a buon mercato. Arrivata con grandi sogni da realizzare e abbandonata al proprio destino sui marciapiedi della fortezza Europa.

Insieme ad altre donne e uomini ha affrontato un viaggio lungo due mesi. Sessanta giorni di pane e acqua. Senza potersi lavare né rinfrescare dopo ore di traversata nel deserto. Ogni giorno un autobus differente. Così fino in Iran. Qui è stata rinchiusa in una casa di transito affollata da altri fantasmi come lei. Poi ancora un pullman l'ha portata al confine tra Iran e Turchia: la frontiera doveva attraversarla a piedi. Infine un ennesimo autobus per raggiungere Smirne, la terza città turca . C'è rimasta otto mesi, trincerata in un'altra baracca di transito, piena di persone che, come lei, erano in attesa di arrivare in Europa. Lei, diretta in Grecia, ci prova in tutti i modi a conquistare le coste dell'isola di Lesbo. Tenta la prima, la seconda, la terza, la quarta e la quinta volta. Respinta. Ancora prima di aggrapparsi all'ultima speranza: il barcone delle forze dell'ordine.

Poi arriva il giorno fortunato e la Grecia diventa realtà per Rita. Appena il tempo di poggiare il piede sulla terra promessa e viene arrestata come clandestina. Comincia la trafila di carte e richieste. Ottiene la protezione internazionale e riceve il cedolino del permesso di soggiorno da richiedente asilo. Era salva, pensava. Non le rimaneva che contattare Queen, la sua futura sfruttatrice, che le ha pagato il biglietto fino ad Atene, portandola a casa sua. A quel punto del suo lungo viaggio scopre di aver contratto un debito di 45 mila euro: l'ha costretta con le botte e le minacce a prostituirsi, forzandola a andare in strada tutte le notti, dalle dieci di sera alle cinque di mattina. A Rita non restava che subire. Non poteva rifiutarsi, neanche quando era malata. Una vita impossibile, da cui riesce a divincolarsi. Nonostante la paura della maledizione del rito voodo a cui la madame l'aveva sottoposta, e che tutte le ragazze nigeriane temono più di ogni altra cosa. Convinte che spezzare il patto siglato possa comportare la morte o la follia.

Dopo due mesi di vita negli inferi della prostituzione alla mercè di violenti e malattie, Rita ha avuto il coraggio di fuggire dalla sua aguzzina. E fugge fino in Italia. Arriva a Padova dove le si aprono le porte del Centro di indentificazione ed espulsione. "Appena portata al Cie, siamo state allertata dalla dalla Caritas di Padova, l'hanno incontrata, più e più volte, spiegandole che in Italia esiste l'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione che poteva proteggerla", osserva Francesca De Masi, responsabile dell'associazione Be Free che assiste le donne vittime di tratta all'interno del centro di Ponte Galeria a Roma.

E attacca: "Una volta arrivata a Ponte Galeria, abbiamo steso insieme una denuncia contro la sua sfruttatrice, l'abbiamo portata al Tribunale di Roma, consapevoli, da un lato, che la tratta è un crimine transanzionale, e quindi anche se una ragazza ha subito lo sfruttamento in un altro Paese è comunque vittima di una gravissima violazione dei diritti umani, e deve imprescindibilmente essere tutelata; dall'altro lato, eravamo però conscie della miopia delle nostre Istituzioni, per cui in Italia si contano sulle dita delle mani i giudici, le forze dell'Ordine, le procure, i governi, che pongono attenzione su tale problema, troppo impegnati come sono a perseguire i "clandestini" e a sbatterli nelle gabbie, reali e simboliche, in cui le persone straniere vengono rinchiuse, cancellandone la storia di vita, di sfruttamento,e tutti i traumi subiti".

BeFree
24 gennaio 2013
 
Rita, nigeriana, ventiseienne, è una delle migliaia di giovani donne condotte in Europa  con false promesse e poi costrette a vendersi sulle strade. A Rita era capitato di essere sfruttata in Grecia, con molto coraggio e molta determinazione era riuscita a  sottrarsi alla schiavitù

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