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Corriere della Sera
18 07 2014

C’è anche Joep Lange, pioniere della ricerca sull’Aids, tra le vittime del disastro dell’aereo malese precipitato in Ucraina. Con lui ha perso la vita la moglie, Jacqueline van Tongeren. Lo scienziato olandese, 60 anni, era diretto insieme ad altri colleghi a Melbourne, dove avrebbe partecipato alla ventesima International Aids Conference, dal 20 al 25 luglio. Lange era uno dei massimi esperti mondiali della malattia e dal 2002 al 2004 è stato presidente dell’International Aids Society, che organizza la Conferenza. La società ha fatto sapere che il summit si terrà regolarmente, anche per rispetto delle vittime: «Per onorare la dedizione dei nostri colleghi nella lotta all’Hiv la conferenza inizierà come previsto - si legge in una nota - e includerà delle opportunità per riflettere e ricordare quelli che abbiamo perso».

Dalla ricerca all’impegno nei Paesi poveri

La carriera di Lange è cominciata all’Academic Medical Centre dell’Università di Amsterdam, dove insegnava Medicina interna: lì, nel 1982, ha iniziato a occuparsi dei pazienti con Hiv. Due anni dopo, nel 1984, ha guidato l’Amsterdam Cohort-Study of Hiv Infection and Aids e nel 1985 ha iniziato le indagini di laboratorio sui marker sierologici nell’infezione da Hiv. È stato direttore del Natec (National Aids Therapy Evaluation Centre) dal 1990, dove ha coordinato i trial clinici nel campo dell’infezione da Hiv e delle sue complicanze. Dal 1992 al 1995 è stato inoltre a capo del Clinical Research and Product Development dell’Organizzazione mondiale della sanità, nell’ambito del Global Programme sull’Aids. Nel 2001 ha fondato la PharmAccess Foundation (di cui era tuttora presidente), un’associazione non profit con base ad Amsterdam molto attiva, che punta a migliorare l’accesso alle terapie anti-Aids nei Paesi in via di sviluppo. Lange aveva più di 350 pubblicazioni nel campo delle terapie antiretrovirali e ha fondato la rivista accademica Antiviral Therapy. Lascia cinque figlie. «Il professor Lange è stato uno degli artefici dello studio dell’Aids e dell’impatto sociale che questa malattia ha comportato a livello mondiale - lo ricorda Umberto Tirelli, direttore scientifico del Centro di Riferimento Oncologico (Cro) di Aviano - ed è stato il paladino dei pazienti con Hiv/Aids, spesso penalizzati e senza voce in capitolo, almeno nelle prime fasi dell’epidemia».

Vella: «Ha lottato per l’accesso alle cure»

«Era come un fratello per me, ci siamo visti la settimana scorsa a Ginevra, e stasera avevamo un appuntamento per cena. Quando sono atterrato e ho sentito della notizia dell’aereo malese gli ho mandato una mail. Purtroppo non mi ha risposto». È scioccato alla notizia della scomparsa di Joep Lange e di tanti altri ricercatori Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e fra i maggiori esperti italiani di Aids, oltre che uno degli estensori delle linee guida Oms sulla malattia. Vella è a Melbourne per la Conferenza internazionale. «Aspettavamo un centinaio di persone che erano a bordo di quell’aereo - aggiunge -. Sarà un caso, ma tutti erano impegnati per la lotta alla discriminazione. Joep si è battuto per tutta la vita. Abbiamo collaborato per molti anni, e lui era diventato presidente della società subito dopo di me, ci conoscevamo bene. Era un paladino dell’accesso alle cure e del riconoscimento dei diritti umani, paradossalmente non garantiti in Russia e Ucraina».

La tragedia dell’aereo malese non fermerà la ricerca sull’Aids, prosegue Vella, pur avendo posto fine alla vita di «tante persone impegnate in una battaglia che finora ha avuto molti successi». «Il movimento e l’impegno a livello mondiale sull’Aids è grandissimo, e forse quanto è accaduto servirà a dare nuovo vigore a chi resta - conclude -. Qui ci sono 15mila delegati, tutti ovviamente affranti, ma andremo avanti anche in onore di queste persone, certo in tono minore. Li ricorderemo lavorando».

A bordo più di cento ricercatori, attivisti e operatori

Molti dei 283 passeggeri dell’aereo malese partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur, erano in viaggio per partecipare all Conferenza internazionale sull’Aids: sarebbero 108 tra ricercatori, attivisti e operatori di Ong. La International Aids Society non ha specificato il numero di specialisti presenti, ma in un comunicato l’associazione ha reso noto che «un certo numero di colleghi e amici era a bordo della volo della Malaysia Airlines». Diversi i messaggi di condoglianze, soprattutto via Twitter, da parte delle principali agenzie sanitarie mondiali. Tra le vittime del disastro c’è anche un portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità, il 49enne britannico Glen Thomas, che aveva lavorato in passato per la Bbc, anch’egli diretto alla Conferenza mondiale.

Il precedente di Jonathan Mann

Un altro grandissimo esperto di Aids, lo scienziato americano Jonathan Mann, ha perso la vita in un famoso disastro aereo, quello del volo Swissair New York-Ginevra del 2 settembre 1998. Mann era stato responsabile del programma mondiale di lotta all’Aids dell’Organizzazione mondiale della sanità dal 1986 al 1990.


Quello che accade in quella parte d'Europa riguarda tutta l'Europa. Quella guerra è intollerabile e lo era anche prima che sacrificasse i 295 sventurati che avevano preso quell'aereo ad Amsterdam, una delle nostre capitali. Non c'è rivendicazione di identità, non c'è diritto di sentirsi appartenente a una etnia, a una lingua, a una religione, a una nazione che giustifichi la scelta di prendere le armi e sparare. ...
Un vero e proprio esodo. "Nei territori di frontiera della Russia in questo momento ci sono 414.726 persone. E sono 20.461 coloro che hanno chiesto di ricevere asilo temporaneo. Questa cifra salirà e lo status che verrà concesso subirà delle modifiche". ...

Corriere della Sera
14 07 2014

L’uomo era sparito quasi un mese fa mentre raccoglieva informazioni sulle violazioni dei diritti umani delle forze ucraine
di Redazione Online

Serghei Dolgov, un giornalista di Mariupol (Ucraina orientale) sequestrato il 18 giugno scorso, è stato trovato morto vicino a Dnipropetrovsk (Ucraina centrale): lo ha reso noto su Facebook Konstatin Dolgov, co-presidente dell’organizzazione separatista filorussa Fronte popolare Novorossia, secondo il quale dopo il rapimenti il suo omonimo sarebbe stato portato a Dnipopetrovsk e torturato. La vittima era il direttore del giornale «Khaciu´ v Sssr» («Voglio tornare all’Urss») e raccoglieva informazioni sulle violazioni dei diritti umani delle forze ucraine nel conflitto nell’est del Paese.

«L’Ucraina è pronta al cessate il fuoco»

  • Martedì, 08 Luglio 2014 11:25 ,
  • Pubblicato in Flash news

Giornalettismo
08 07 2014

L’Ucraina è pronta al cessate il fuoco bilaterale: nonostante la linea di principio per cui il confine crimeo deve essere al più presto recuperato, da Kiev arriva un invito recapitato direttamente a Mosca. Siamo disponibili, dice l’Ucraina, a concordare un cessate le ostilità: il messaggero viene individuato nel ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, che oggi era in Ucraina e successivamente si incontrerà a Mosca con il ministro degli Esteri Sergei Lavrov.

KIEV VUOLE IL CESSATE IL FUOCO - “Siamo pronti a un cessate il fuoco bilaterale il più presto possibile; Mosca usi la sua influenza sui separatisti affinché si ottengano risultati e si vada a un cessate il fuoco sostenibile per entrambe le parti”, è la dichiarazione del capo della diplomazia ucraino Pavel Klimkin. La richiesta è diretta: “Kiev chiede l’impegno russo a usare la sua influenza sui separatisti per convincerli a un cessate il fuoco bilaterale e ad un controllo dei confini, trasparente, sotto l’egida dell’Osce”.

LA CRIMEA E’ NOSTRA - Da un lato, dunque, la richiesta alla Russia di fermare le ostilità; dall’altro c’è l’assicurazione che da Kiev non lasceranno un miglio di territorio della Crimea a Mosca. “La Crimea non è perduta, faremo tutto il possibile per riprendercela. La Crimea è una regione speciale, per molti aspetti economici dipende ancora da Kiev, il referendum che si è tenuto è fasullo”, dice il ministro degli Esteri.

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