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Unioni gay all'estero: registrate le nostre nozze

Toc toc. "Chi è?". "Dodici coppie omosessuali che si sono sposate all'estero: siamo qui per la registrazione dell'atto" spiega l'avvocato della rete Lenford per i diritti della comunità Lgbt.
Giacomo Valtolina, Corriere della Sera ...

Il Fatto Quotidiano
02 07 2014

Ieri il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato a maggioranza un documento urgente che impegna la giunta di Roberto Maroni a trovare una data per festeggiare, nel territorio della Regione, la festa della famiglia naturale, una famiglia “fondata sull’unione tra uomo e donna“. L’opposizione è uscita dall’aula per protesta e il documento è passato con i voti dei soliti Lega, Ncd, Forza Italia, Lista Maroni e Fratelli d’Italia.

Nella mozione urgente si legge, tra le altre cose, che il governo regionale esprime “la propria opposizione a qualunque tentativo di introdurre nell’ordinamento giuridico disposizioni normative tali da alterare la stessa struttura della famiglia, comprimere i diritti dei genitori all’educazione dei propri figli, ignorare l’interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all’interno di una famiglia naturale”.

Ecco un atto assolutamente stupido e incostituzionale.

E’ stupido perché, in un momento in cui la nostra società dovrebbe essere più inclusiva, fare proclami a favore di un tipo di famiglia rispetto alle altre, che pure esistono nel panorama della nostra società, pagano le tasse (e quindi lo stipendio di questi signori) e dovrebbero quindi essere riconosciute, quantomeno nel loro semplice essere parte dell’ampio panorama sociale che ormai caratterizza anche l’Italia al pari di altri Paesi, è del tutto inopportuno e anzi inutile.

Non esiste la famiglia, ma esistono le famiglie. Questo è un fatto.

Riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso destrutturerebbe la famiglia? Certamente no. In che modo un’eventuale legge che disciplini situazioni umane né patologiche né illegali, ma che si svolgono nel pieno rispetto dei diritti di libertà sanciti dalla Costituzione, dovrebbe scardinare la famiglia? Non si capisce. Come si fa a dire alle decine di migliaia di bambini delle famiglie omogenitoriali che la loro condizione è in qualche modo patologica? Ci vuole non solo tanto coraggio, ma anche una buona dose di malafede, considerata anche l’ampia e recente letteratura esistente sull’argomento.

Quello del governo lombardo è inoltre un provvedimento incostituzionale, perché comunica un messaggio per cui ci sono famiglie che meritano una festa – come se di feste non ne avessimo già abbastanza, in un Paese che fino a due anni fa si dichiarava pronto ad eliminare pure quelle già esistenti, in nome della crescita economica e del lavoro – e famiglie relegate nell’ombra e alle quali non si presta attenzione.

Che razza di legislatore è quello che discrimina sulla base della “naturalità” di un concetto tanto fluido come quello di famiglia, favorendo una parte della società, che neppure si comprende quanto ancora risulti statisticamente maggioritaria, rispetto al resto?

Le baggianate che la mozione riporta in premessa, poi, fanno quasi sorridere, se nel loro complesso non ci ricordassero che non c’è mai fine al peggio. Si dice che, se entrasse in vigore la legge contro l’omofobia, chi si dichiarasse contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso finirebbe automaticamente in galera. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i concetti giuridici sa che questo non è possibile, non è accaduto in nessun Paese civile con una legge simile, e non accadrà mai.

Ed è ben strano che politici che si professano cattolici mettano per iscritto bugie simili. Non lo sanno che mentire è peccato? E mentire in politica, ancora peggio?

Unioni gay come le nozze. Al via la legge

  • Martedì, 17 Giugno 2014 11:44 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

La Repubblica
17 06 2014

Chiamatela se volete “rivoluzione Arcobaleno”, visto che qui si parla di coppie e famiglie omosessuali, e l’associazione che porta quel nome ne riunisce diverse centinaia. Sì, perché in Italia (se non ci saranno barricate) a settembre approderà in aula la legge che istituisce nel nostro paese le unioni civili per le coppie gay. Unioni che garantiranno alle persone dello stesso sesso gli stessi diritti delle coppie eterosessuali sposate, dalla reversibilità della pensione alla facoltà di adottare il figlio del partner, dalla
certezza di potersi assistere reciprocamente in ospedale, ai diritti di successione e di eredità. Unica differenza con le coppie eterosessuali: nelle unioni omosex non è consentita l’adozione di bambini, al di fuori appunto della “stepchild adoption”, che è forse la norma più attesa dalle famiglie omogenitoriali. Oggi infatti nelle coppie gay i bambini non hanno alcun legame giuridico con la compagna della madre o con il compagno del padre. Quindi se venisse a mancare il genitore biologico si ritroverebbero soli davanti alla legge... Ecco con la nuova legge i figli “arcobaleno” avranno due genitori resi tali dall’unione civile.

Il modello a cui si ispira il progetto già annunciato dal premier Renzi è la “civil partnership”, nata in Inghilterra, e tuttora in vigore in Germania. Una sorta cioè di equiparazione al matrimonio, stessi diritti, stessi doveri: chi vorrà “sposarsi” dovrà iscriversi in un apposito registro. E se davvero la legge verrà approvata, per l’Italia sarà un passo storico. «Abbiamo riunito le diverse proposte in due testi già pronti per andare in aula», spiega Monica Cirinnà, senatrice del Pd e relatrice in commissione Giustizia del Senato. La nostra Costituzione — aggiunge Cirinnà — non definisce mai il genere dei coniugi, ma si limita a riconoscere i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Per questo ritengo di assoluta priorità l’introduzione di nuove norme che regolino le diverse forme di famiglia». I testi di legge in discussione infatti non prevedono soltanto l’istituzione delle unioni civili omosex, ma anche i “patti di convivenza” per le coppie di fatto eterosessuali. Qualcosa di molto diverso però. Gli eterosessuali che scelgono di convivere e di non sposarsi potranno contare soltanto su alcuni diritti garantiti. Visto infatti che per loro è possibile il matrimonio, è la filosofia della legge, è evidente che chi non si sposa non vuole nemmeno essere tutelato dai diritti-doveri previsti dalle nozze.

Ivan Scalfarotto, sottosegretario alla presidenza del Consiglio non nasconde la sua soddisfazione. «In un mondo perfetto vorrei che in Italia ci fosse il matrimonio gay, ma preferisco avere le unioni civili subito che il nulla fino a data da destinarsi. Ritengo però che insieme alle unioni civili si debba tornare a discutere dell’omofobia, e che tutti i matrimoni di coppie omosessuali celebrati all’estero siano direttamente registrati in Italia come unioni civili». Non è detto però che l’iter di questa “civil partnership” abbia vita facile. Già la parte cattolica della maggioranza ha annunciato battaglia. Ma non solo. Un punto nascosto nel testo potrebbe creare non pochi ostacoli. La legge prevede che in una coppia gay sia prevista anche l’adozione, da parte del partner, non solo di un figlio naturale, ma anche di un figlio precedentemente adottato da uno dei due componenti. E molti paesi da cui arrivano i bambini adottabili potrebbero decidere, proprio per questa clausola, di non accettare più pratiche con l’Italia. E non è un problema da poco.


Non è vero che le madri hanno tutte un istinto materno. Esattamente come non è vero che i padri sono tutti, per natura, incapaci di occuparsi dei propri figli. Dietro la maggior parte delle obiezioni al matrimonio e all'adozione delle coppie omosessuali, si nascondono contraddizioni e luoghi comuni. ...

Renzi e quell’assurdo compromesso sui diritti

Il Fatto Quotidiano
28 02 2014

Mentre sotto gli occhi del mondo inerme in Uganda si scatena la furia religiosa omofobica (ieri un rotocalco ugandese ha pubblicato foto e indirizzi del “200 omosessuali più in vista” del Paese), da noi il premier Matteo Renzi ha decisamente dato una sferzata al dibattito sui “diritti”.

Sentiamo che cosa ha detto in occasione della richiesta di fiducia al Senato:

Oggi una mia amica mi ha scritto: «Se devi approvare una forma di unioni civili che non sia quella che vogliamo noi, allora non approvarla». No, non è così: sui diritti si fa lo sforzo di ascoltarsi, di trovare un punto di sintesi. Questo è un cambio di metodo profondo.

Sui diritti si fa lo sforzo di trovare un compromesso anche quando questo compromesso non ci soddisfa del tutto. Ci ascolteremo reciprocamente, ma la credibilità su questo tema sarà il punto di caduta di un’intesa possibile, che già è stata costruita nel corso di questi giorni. Lo vedremo. Sostenere, però, che l’identità è il contrario dell’integrazione significa fare a pugni con la realtà, significa prendere a botte il niente.

Parliamoci chiaro, delle due l’una: o Renzi non ha capito nulla di che cosa siano i diritti civili, o ci sta prendendo sonoramente in giro.

Cominciamo col dire le cose come stanno. Il discorso sui “diritti”, è in realtà il discorso sul riconoscimento delle coppie dello stesso sesso, ove “diritti” è una parola fine per evitare l’aggettivo “gay”, destinato a far saltare sulla sedia non pochi ministri e onorevoli della maggioranza. Sappiamo infatti che il termine compromesso è sempre, nel nostro Paese, sinonimo di schifezza o gran presa per i fondelli.

Renzi evidentemente ignora che esiste una sentenza della Corte costituzionale che indica esattamente la via da seguire, e non è quella del compromesso.

Secondo questa sentenza, la Corte dice che:

Alle persone omosessuali spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendo dal Parlamento il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri.

Come ha chiarito il Presidente della Corte Franco Gallo, il legislatore “deve sciogliere il nodo delle unioni gay“, legiferando necessariamente al più presto. Più tempo passa, più la totale mancanza di copertura normativa delle unioni omosessuali rischia di trasformarsi in vera e propria emergenza costituzionale.

Nel legiferare, il Parlamento deve rifarsi agli esempi diffusi nel panorama comparato, con modelli che, essendo le cose profondamente cambiate negli ultimi 3/4 anni, si riducono oggi essenzialmente a due: le unioni civili alla tedesca e il matrimonio.

L’introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso non richiede la modifica della Costituzione, tant’è vero che la Corte non esclude, ed anzi espressamente contempla la possibilità, che la disciplina delle unioni gay possa essere ottenuta mediante l’estensione del matrimonio.

In ogni caso, la disciplina trova un limite costituzionale nella possibilità, per la Corte costituzionale, di intervenire quando, in relazione a ipotesi particolari, occorre ristabilire la parità di trattamento tra – si badi – coppie coniugate e unioni omosessuali.

Di fronte a queste istruzioni, il governo e il legislatore sono avvertiti: non basta una disciplina scarna, fatta di disposizioni sconnesse e volte a riconoscere una sorta di contentino per far star buona la comunità Lgbt italiana. Non bastano i Pacs, né tanto meno i Dico. Occorre invece una disciplina robusta, costituzionalmente orientata nei termini che abbiamo detto.

Ogni soluzione al di sotto di questa soglia, e dunque ogni forma di compromesso, è non solo politicamente ma soprattutto costituzionalmente inaccettabile.

Non è questione di “fare lo sforzo di ascoltarsi“, come dice Renzi, come se solo gli omosessuali dovessero essere sempre disposti ad ascoltare gli altri. Lo sappia il nuovo Governo: è una vita che ascoltiamo!

Di stupidate sull’omosessualità, sulle relazioni omosessuali e sulle famiglie incentrate sulle coppie dello stesso sesso ne abbiamo già sentite sin troppe, dal Presidente del Consiglio come dai rappresentanti del suo partito e degli altri partiti di maggioranza. L’ora delle esitazioni è finita. E con essa l’era dei compromessi.

Matteo Winkler

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