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la Repubblica
30 04 2015

Parafrasando il motto di un celebre film americano si potrebbe prendere a prestito la frase citata da Robin Williams che interpretava il disc jockey dell'aviazione statunitense Adrian Cronauer. Le immagini di questa galleria, a guardarle così sembrano lontane anni luce e chi oggi ha vent'anni non ha neppure il ricordo di quella tragedia se non per averla vista sul grande schermo o in tv.

Eppure queste sono foto che raccontano un pezzo di storia del mondo. Immagini che hanno mobilitato i giovani che chiedevano pace invece che guerra. Su quella tragedia sono stati scritti libri, girati film, organizzati concerti. Il comune denominatore era il no all'Imperialismo, sì all'autodeterminazione dei popoli attraverso la democrazia e non ai conflitti.

Una prova durissima per l'immagine degli Stati Uniti che contava i morti (da entrambe le parti) e subiva lo smacco per non aver avuto ragione di un popolo e di pezzo di terra così piccolo rispetto a loro.

Il 30 aprile 1975 è una data simbolo: quel giorno di 40 anni fa cadeva Saigon, capitale del Vietnam del Sud, ponendo così fine alla guerra durata venti anni.

In questa galleria gli scatti dell'epoca che rievocano gli ultimi giorni del conflitto e che restano nella memoria di più di una generazione.

Intervista a Kim Thùy: "L'arte dell'invisibile"

  • Domenica, 21 Settembre 2014 09:02 ,
  • Pubblicato in L'Intervista
Simona Maggiorelli, Left
20 settembre 2014

"La mamma ed io non ci assomigliamo. Lei è bassa, io sono alta. Lei ha la carnagione scura e io come le bambole francesi. La mia prima mamma aveva un buco nella testa. La mia seconda aveva un buco nella fiducia, non credeva più alle persone. La mia terza mamma... mi ha offerto una seconda nascita". ... 
 

Intervista a Kim Thùy: "L'arte dell'invisibile"

"La mamma ed io non ci assomigliamo. Lei è bassa, io sono alta. Lei ha la carnagione scura e io come le bambole francesi. La mia prima mamma aveva un buco nella testa. La mia seconda aveva un buco nella fiducia, non credeva più alle persone. La mia terza mamma... mi ha offerto una seconda nascita". ... 
Simona Maggiorelli, Pagina99

Le persone e la dignità
28 07 2014

Continua ad aumentare il numero dei prigionieri di coscienza in Vietnam, conseguenza della recrudescenza della repressione contro i dissidenti e gli attivisti politici e religiosi del paese dell’Asia sud-orientale: ormai sono un’ottantina.

Martedì la corte provinciale popolare di Dong Thap ha emesso il verdetto nei confronti di tre attivisti, giudicati colpevoli di “disturbo all’ordine pubblico”.

Si tratta di due donne – Bui Thi Minh Hang e Nguyen Thi Thuy Quynh, a sinistra e a destra nella foto di Danlambao.com – condannate rispettivamente a tre anni e due anni di carcere – e di Nguyen Van Minh, la cui pena è stata fissata a due anni e mezzo.

Prima dell’inizio del processo, la polizia ha impedito ogni manifestazione di solidarietà con gli imputati, arrestando o bloccando nei loro hotel familiari, giornalisti e attivisti accorsi a Dong Thap.

A febbraio, i tre attivisti si erano recati a fare visita a un ex prigioniero di coscienza, l’avvocato Nguyen Bac Truyen. La polizia li aveva picchiati e arrestati, insieme ad altre 18 persone.

Recentemente, Nguyen Yhi Thuy Quynh e Bui Thi Minh Hang avevano preso parte a manifestazioni anticinesi. Quest’ultima, 50 anni, è in cattive condizioni di salute a causa dei ripetuti scioperi della fame intrapresi dopo l’arresto.

Nguyen Van Minh fa parte della chiesa buddista Hoa Hao, non riconosciuta dallo stato vietnamita, ed è un attivista per la libertà religiosa.

Amnesty International
07 11 2013

In un nuovo rapporto diffuso il 7 novembre 2013, Amnesty International ha affermato che le autorità del Vietnam devono porre fine all'allarmante giro di vite nei confronti del dissenso e porre immediatamente in essere misure per proteggere gli attivisti da ulteriori persecuzioni e condanne solo per aver esercitato i loro diritti.

Il rapporto "Voci ridotte al silenzio. Prigionieri di coscienza in Vietnam", illustra come leggi e decreti siano usati per criminalizzare la libertà d'espressione, sia online che nelle strade. Il rapporto contiene inoltre l'elenco di 75 prigionieri di coscienza, alcuni dei quali sono in carcere in condizioni durissime da anni.

"Il Vietnam si sta velocemente trasformando in una delle più grandi prigioni del Sudest asiatico per i difensori dei diritti umani e gli attivisti. L'allarmante giro di vite del governo nei confronti della libera espressione delle idee deve cessare" - ha dichiarato Rupert Abbott, ricercatore di Amnesty International sul Vietnam.

"Quest'anno il paese sta dibattendo un nuovo testo costituzionale e si candida per un seggio al Consiglio Onu dei diritti umani. Il governo sta dicendo al mondo che rispetta lo stato di diritto ma la repressione del dissenso viola i suoi impegni internazionali sul rispetto della libertà d'espressione" - ha sottolineato Abbott.

Nel corso degli anni, le autorità hanno arrestato, incriminato, imprigionato e condannato centinaia di dissidenti: blogger, attivisti per il diritto al lavoro e il diritto alla terra, difensori dei diritti umani, promotori di riforme pacifiche e democratiche ed esponenti di gruppi religiosi.

Dall'inizio del 2012, almeno 65 dissidenti sono stati condannati a lunghe pene detentive al termine di una ventina di processi che non hanno rispettato gli standard internazionali.

I prigionieri di coscienza vengono spesso sottoposti a lunghi periodi di detenzione preventiva senza poter incontrare familiari e avvocati. Le procedure giudiziarie si collocano ben al di sotto degli standard internazionali, sovente durano poche ore e non contemplano la presunzione d'innocenza.

Questo è stato il caso di un processo celebrato nel 2010 nei confronti di quattro attivisti politici: i giudici si sono riuniti per deliberare solo per 15 minuti, mentre ce ne sono voluti 45 per leggere la sentenza, il che fa presumere che questa fosse stata preparata in anticipo.

Una volta condannati, i prigionieri di coscienza si trovano in condizioni detentive durissime: talvolta sono posti in completo isolamento e sottoposti a torture e altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti.

Tra questi figura Do Thi Minh Hahn, 28 anni, attivista per il diritto al lavoro, condannata a sette anni nel 2010 per aver distribuito volantini a sostegno dei lavoratori che chiedevano un aumento del salario e migliori condizioni di lavoro. È stata picchiata in diverse occasioni da altri prigionieri senza che le guardie intervenissero.

"Il nostro rapporto si concentra su 75 persone che non avrebbero mai neanche dovuto essere arrestate. Ma questo dato, seppur elevato, non dice tutto. Vi sono decine di altre persone in carcere che potrebbero essere prigionieri di coscienza e tante altre voci critiche e attivisti si trovano in detenzione preventiva o agli arresti domiciliari" - ha sottolineato Abbott.

Mentre la costituzione vietnamita prevede ampie garanzie per la libertà d'espressione, negli ultimi anni una serie di leggi e decreti hanno provveduto a limitare questo diritto.

Il codice penale del 1999 autorizza l'imposizione di decenni di carcere per i reati di "sovversione" e "propaganda" contro lo stato, che vengono quasi esclusivamente usati per punire il dissenso pacifico.

Il 1° settembre 2013 il governo ha introdotto un nuovo decreto che limita fortemente l'uso di Internet e prevede lunghe condanne per chi condivide notizie sui blog e sui social media così come per quelle attività online ritenute una minaccia per la sicurezza nazionale.

Il 30 novembre, prima della fine dell'attuale sessione di lavori parlamentari, l'Assemblea nazionale dovrebbe votare la nuova costituzione, la cui bozza è stata sottoposta nell'ultimo anno a "consultazioni popolari" senza precedenti.

Secondo l'analisi di Amnesty International, le modifiche costituzionali contengono formulazioni vaghe che consentirebbero al governo di continuare a limitare la libertà d'espressione.

"La nuova costituzione, nella sua attuale stesura, ha gli stessi problemi della precedente e non aiuterà in alcun modo a proteggere i difensori dei diritti umani e le altre persone a rischio di persecuzione a causa di leggi e decreti restrittivi. Chiediamo che il testo finale tuteli i diritti umani e rispecchi le disposizioni del Patto internazionale sui diritti civili e politici, di cui il Vietnam è stato parte" - ha concluso Abbott.

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