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Inferno-infanzia: 120 milioni di ragazze vittime di violenza

  • Mercoledì, 11 Ottobre 2017 07:32 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Ragazze violenzaIl Manifesto
11 ottobre 2017

Picchiate, violentate, costrette a subire mutilazioni genitali. Ma anche vendute come schiave o trasformate in piccoli soldati per guerre che non gli appartengono. Oppure spose-bambine (ogni anno sono 15 milioni), obbligate a unirsi a uomini più vecchi di loro.

Spose bambineGiulio Cavalli, FanPage
18 novembre 2016

In Turchia il partito del Presidente Erdogan propone una legge che depenalizza i rapporti sessuali con minori a patto che l'autore dell'abuso accetti di prendere la minore in sposa. Le opposizioni e le ONG insorgono parlando di "legalizzazione di violenza su minori" e qualcuno parla di "vergognosa amnistia".
"Le gambe mi tremavano, il cuore batteva forte. Abbiamo corso e camminato. Non ci siamo più voltate indietro". Finché, dopo due ore di strada, percorsa con il sottofondo dei colpi di arma da fuoco, le ragazze raggiungono la prima postazione del Pkk. Pianto e riso si fondono: è la salvezza. ...

La 27 Ora
04 07 2014

L’ultimo caso finito sui media internazionali è quello di Razieh Ebrahimi, costretta alle nozze a 14 anni con un uomo violento e crudele che poi ha ucciso, condannata alla pena di morte in Iran senza (pare) speranze di grazia. Ma di spose bambine – anonime, dimenticate, dalle vite senza epiloghi drammatici come un omicidio o un’esecuzione ma segnate dal quotidiano calvario di sottomissione e dolore – ce ne sono milioni. Oltre 60 milioni per l’esattezza, stimano gli esperti, a cui nei prossimi dieci anni se ne aggiungeranno altri 100, dal Nepal all’Etiopia, dall’India allo Yemen.

È proprio in questo Paese, il più povero e per molti versi arretrato della penisola arabica, che Hend Nasiri combatte da tempo la sua battaglia dalla parte delle bambine. Blogger, attivista, a 23 anni oggi ha già vinto prestigiosi premi internazionali (l’ultimo al Cairo) per la sua campagna culminata l’anno scorso nella nascita del movimento «Salviamo Warda», dolce nome che significa Rosa, simbolo delle piccole yemenite. Nasiri è ormai nota nel mondo, invitata a conferenze e convegni come quello organizzato oggi a Roma dall’associazione Remembrance Forum guidata da Fiamma Nierestein, ma per lei al centro di tutto resta sempre, ogni momento, lo Yemen.

«Nel mio Paese oltre il 50% delle spose è diventata tale prima dei 18 anni – dice alla 27esima Ora – E di queste il 52% prima di compiere 15 anni, la maggior parte anzi a 8 o 9 anni. Una piccola percentuale di questi matrimoni precoci riguarda anche i maschi. Ma l’emergenza riguarda soprattutto le femmine, per questo chiediamo di salvare Warda».

La battaglia del suo movimento è diretta come primo passo a inserire nella nuova costituzione una legge che ponga i 18 anni come limite di età per i matrimoni. Impresa non facile visto che «gli islamisti sono del tutto contrari e sostengono tra l’altro che questo porterebbe alla proliferazione di rapporti sessuali extraconiugali, a un totale imbarbarimento dei costumi e a uno sfascio della comunità dei credenti, la Umma».

Una prima battaglia è già stata vinta, continua Nasiri, perché all’interno del Dialogo Nazionale – lanciato nel Paese tra le varie componenti sociali e politiche dopo la Primavera araba arrivata fin qui tre anni fa, con esiti complicati e ancora in corso – c’è stato accordo su una legge, la 166, che ponga in effetti a 18 anni l’età minima per sposarsi. «Ma se la Costituzione non comprenderà questo risultato non sarà servito a niente, ci stiamo battendo per questo. E non solo – aggiunge Nasiri -. L’obiettivo più arduo da raggiungere è infatti affrontare e convincere non solo giuristi o intellettuali ma la gente normale, la società tribale e religiosa in senso tradizionale, che non considera le leggi ma solo il parere dell’imam o dello sheikh locale».

In realtà, continua la giovane blogger attivista, i nemici da combattere (o convincere) vanno al di là degli imam arretrati dei villaggi. «La figlia di Sheikh Al ZIndani, un senatore radicale, ha lanciato una campagna contro di noi attivisti che considera “infedeli” e contro i nostri successi al Dialogo Nazionale, che definisce contrari all’Islam e copiati dall’Occidente. Hanno attaccato anche le donne avvocato che tanto lavoro hanno fatto e stanno facendo per liberare le bambine da un orrore millenario che deve finire».

Cecilia Zecchinelli

Scoperto dopo 22 anni l’assassino di "Baby Hope"

Corriere della Sera
13 10 2013

La bambina, di cui non si conosceva neppure il nome, aveva 4 anni quando fu stuprata e uccisa. Il suo corpo fu trovato dentro a un frigo da picnic.

Dopo 22 anni, è stato risolto un caso che commosse l’America: quello di una bimba stuprata e uccisa e ritrovata abbandonata in un frigo a Nord di Manhattan. Fino a pochi giorni fa nessuno sapeva neanche come si chiamava e per questo venne sepolta col nome Baby Hope. Poi è arrivata la svolta.

LE INDAGINI - Prima, la settimana scorsa è stata individuata la madre, una donna di origini messicane che ha vissuto a lungo nel Queens, a New York, e così si è scoperto il nome della bimba: Anjelica Castillo, aveva quattro anni quando è stata uccisa. Ieri, è stato anche arrestato il suo assassino: è un suo cugino, che oggi ha 52 anni, si chiama Conrado Juarez e fa il lavapiatti in un ristorante. Aveva 30 anni all’epoca dell’assassinio di Anjelica. Ha confessato di averla uccisa a casa di sua sorella, alla quale ha poi chiesto aiuto per nascondere il corpo (la donna è morta). Ad annunciare la svolta è stato il capo della polizia di New York, Ray Kelly.

IL CASO - Il corpicino malnutrito di «Baby Hope» fu trovato nudo dentro a un frigorifero da picnic, vicino a un’autostrada, la nei pressi della Hudson Parkway, senza niente che permettesse di riconoscere la sua identità (da qui il soprannome). Gli agenti, nel 1991, furono così commossi dalla sua fine orribile, che pagarono il suo funerale e per la sua sepoltura, e non hanno mai rinunciato a fare giustizia.

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