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#StigmaKills: Andrea, la trans uccisa a bastonate!

  • Mercoledì, 31 Luglio 2013 11:23 ,
  • Pubblicato in Flash news

Abbattoimuri
31 07 2013

Alle persone come lei i media non dedicano che poche righe, spesso infierendo con l’errore cronico e transfobico che condanna una trans ad essere IL trans, non riconoscendole il diritto al genere che ha scelto neppure da defunta. Di disconoscimento sociale si tratta, infatti, di stigma che viene aggravato da leggi che condannato le trans straniere come lei alla clandestinità e regolamenti istituzionali che marginalizzano le prostitute in periferia, lontane dalla vista di benpensanti, a risentire di buio e insicurezza ancora di più. Così dice il Circolo Mario Mieli. Così scrivevo io mentre dicevo delle trans, vittime di violenza per le quali nessun@ si dispera.

La storia di Andrea potete leggerla e vederla in parte QUI, in una intervista che la mostra per quel che ha dovuto patire nel suo ultimo pezzo di vita. Già massacrata di botte, ridotta in coma, con un braccio e una gamba paralizzate, l’unica cosa che le restava da fare, in quella capitale indifferente e piena di pregiudizi fascistoidi, era quella di vivere alla stazione Termini. Lì dormiva e lì è morta ammazzata.

Nessun@ se n’è accort@. I quotidiani hanno scritto poche parole. Nessun@ o quasi s’è disperat@. Non è di certo questa una violenza della quale l’Italia vuole occuparsi ché anzi c’è chi, ancora oggi, immagina di poter sostenere che l’istigazione all’odio contro le persone transgender sia né più e né meno che un diritto d’opinione.

La cosa che mi fa più male quando guardo questa donna è il fatto che quel che i media raccontano della vita di una trans è mediamente osceno. Si illustra un mondo in cui sarebbe tutto gran feste e fru fru. Un mondo che diventa il sollazzo per gente che di giorno vanno al family day e la notte custodisce ai margini queste persone per meglio celebrare la propria ipocrisia e vigliaccheria.

E’ un mondo in cui si immagina che queste persone campino d’aria, come se non avessero bisogno di lavorare, mangiare, abitare, per esistere, e a fronte di quei rari casi di trans-vip coccolati dai media che si autoassolvono e legittimano l’autoassoluzione di una nazione fatta da una percentuale altissima di transfobici/che, poi la maggioranza sta più o meno come stava Andrea.

Ad arrangiarsi in un paese straniero, tentando di sbarcare il lunario con gli unici lavori consentiti, tentando di non finire nelle grinfie di chi ti rinchiude dentro un Cie perché ti bolla come clandestin@, finché qualche balordo non ti massacra e ti impedisce di fare qualunque cosa.

Così sono in tante le persone che si stracciano le vesti se una vittima di violenza è mamma e moglie e perfetta idea di utero impedito a svolgere il suo ruolo riproduttivo e di cura, ragion per cui la nazione ci tutela. Ma quante sono quelle e quelli che hanno detto o diranno qualcosa per evitare che domani ci sia un’altra Andrea?

—>>>Era la nostra petizione contro la violenza di genere. Perché il problema, ebbene no, non riguarda solo le donne.

Turchia. Il cambiamento è donna

  • Mercoledì, 08 Maggio 2013 07:33 ,
  • Pubblicato in Flash news

Osservatorio Iraq
08 05 2013

di Ivonne Carpinelli ed Emanuela Pergolizzi 

E' da piazza Taksim, cuore pulsante della moderna Istanbul, che soffia nuovamente aria di trasformazione e rinnovamento. Al femminile.

Ad oltre novant’anni dalla fondazione della Repubblica laica di Mustafa Kemal, le attiviste dell'associazione Sefkat Der manifestano per risvegliare l’opinione pubblica: indignate dall’ennesimo episodio di violenza di gruppo su una minore, propongono uno sciopero del sesso e dei mestieri domestici per 41 giorni.

Il 16 aprile potrebbe dunque diventare una data importante nella battaglia per contrastare la violenza sulle donne, abuso testimoniato da numeri significativi: tra il 2002, anno della prima vittoria elettorale dell'Akp, e il 2009, i casi di femminicidio sono aumentati del 1400%, mentre quelli di violenza domestica, incesto e stupro sono cresciuti del 200%.

Numeri che stridono fortemente con l'immagine che il partito "AK", letteralmente "puro" difensore dei diritti civili e autore di una crescita economica senza precedenti nella storia repubblicana di Ankara, vorrebbe dare del paese.

Da parte loro, le ong femminili e il Chp, maggior partito di opposizione, sono già in prima linea: incalzanti le loro richieste per convertire in legge la convenzione del Consiglio europeo contro questo fenomeno, firmata per prima dalla Turchia nel 2011.

Perché al silenzio legislativo fanno eco i preoccupanti risultati di un recente sondaggio condotto dall'università di Kırıkkale e secondo il quale per il 34% degli intervistati la violenza sulle donne è "a volte necessaria".

Così come la decisione di rinominare il "ministero per la Donna e la Famiglia" in "ministero per la Famiglia e le Politiche sociali" dimostra l’attenzione del primo ministro Erdoğan nei confronti della crescita del nucleo familiare: interrogato sulle politiche sociali da condurre durante il suo terzo mandato, ha dichiarato di ritenere "ogni attacco alla famiglia, un attacco all'umanità".

Preoccupazioni che riguardano anche la diminuzione del numero delle nascite: in direzione contraria rispetto all’auspicato 'baby boom per rinvigorire lo Stato', il tasso di natalità è sceso dal 4,33% degli anni Ottanta allo 0,12% odierno.

E' in questo quadro che s'inseriscono le voci circa un nuovo disegno di legge in materia di aborto: i medici, in veste di obiettori di coscienza, potranno rifiutarsi di procedere con l’interruzione di gravidanza e obbligare le gestanti ad un "periodo di riflessione".

Si tornerebbe così - secondo Selin Dağıstanlı dell'associazione Abortion is right -, alla Turchia dei "tempi bui degli aborti di strada", vanificando i successi delle lotte femministe.

Il 1983, anno in cui si ottenne la legalità dell’aborto, sembra ormai lontano: oggi le ong femministe denunciano la diffusione delle "scuole matrimoniali" che, tramite l’attestato di "brave casalinghe", qualificano le proprie allieve come esperte di cucina e arredamento.

All’immagine di donna madre e di casalinga si contrappone quella di manager: il Grand Thornton International, indagando sull’attività imprenditoriale femminile nel paese, ha registrato un tasso di crescita superiore di dieci punti alla media dei paesi europei.

Donne in carriera come Güler Sabancı, al terzo posto tra le businness-women nella classifica mondiale del Financial Times, sono sempre più numerose e hanno salari pari a quelli maschili.

È ancora basso, invece, il numero di impiegate nella pubblica amministrazione: tra gli 81 governatori provinciali uno solo è donna e Fatma Şahin, ministro delle Politiche sociali e familiari, è l’unica esponente femminile tra i 26 in carica.

Una realtà, quindi, ricca di contraddizioni: dal principio di non discriminazione su base religiosa, al caso di Buşra Akyol, consulente finanziario, non assunta in banca perché velata.

Dalla lotta della Turchia laica contro il simbolo islamico in ambito pubblico, al turban argentato-cangiante di Emine Erdoğan, indossato il giorno dell’anniversario della fondazione della Grande Assemblea Nazionale.

Dalle battaglie per l’introduzione del velo nelle università, concluse con successo nel 2008, alla popolarità di attrici di soap opera, modello d’ispirazione per tutte le donne mediorientali.

Contraddizioni, però, che rendono unica la Turchia e forti le sue donne, laddove forze apparentemente divergenti riescono a convergere e dar vita alla personalità e alla coscienza di questo paese, fatto di molteplici anime.

Violenza di genere: Boldrini sterza, Toscani provoca

Il Fatto Quotidiano
08 05 2013

Laura Boldrini ha effettuato una sterzata rispetto alle prime dichiarazioni rilasciate sull’onda dell’emozione per essere stata aggredita in Internet. La presidente della Camera invita a combattere la disoccupazione femminile, perché le donne senza lavoro possono sottrarsi più difficilmente alla violenza. E’ vero, ma il discorso è molto complesso, perché occorre tener conto delle tante che non lavorano per scelta e dei tanti casi in cui è la perdita di lavoro dell’uomo a causargli disperazione e gesti estremi. Tuttavia così, in poche battute, la Boldrini ha mimetizzato lo scivolone dell’altro giorno e incassato il sostegno delle donne che si battono per le donne.


La copertina del libro di Oliviero Toscani
Boldrini ha dichiarato pure che per combattere il sessismo e la violenza alle donne occorre iniziare dall’educazione nelle scuole (sottolineando la natura culturale del problema già evidenziata su questo blog) ed ha accusato la pubblicità (dimenticando, non si sa se intenzionalmente, stampa e tv) di presentare la donna come un oggetto. Affermazione che ha suscitato la risposta di Oliviero Toscani, fotografo pubblicitario autore di campagne come quella del pube a colori o dei Jeans con l’evangelica frase “Chi mi ama mi segua”, scritta tuttavia su un fondoschiena femminile in primo piano e inguainato in uno sgambato mini short.

Per Toscani, le colpevoli delle aggressioni alle donne sono le donne stesse: “La smettano di dover sempre sedurre, altrimenti finiranno per sedurre solo maniaci e i violenti - ha detto – Ormai i tacchi sono inversamente proporzionali all’intelligenza…Questo voler sembrare, apparire, alla fine conduce la donna a essere considerata un oggetto e non più un’entità intelligente”.

Ne dovremmo dedurre che non è la pubblicità responsabile dei fenomeni di emulazione (soprattutto da parte delle giovanissime) delle modelle seminude che il fotoritocco ci fa vedere perfette, ma sono le ragazzine che si espongono come prede. Non sono i corpi a pezzi esposti in primo piano, con slogan accattivanti, a generare nei maschi meno maturi l’idea che la donna sia qualcosa da possedere, ma l’abbigliamento e il trucco femminili.

L’intervento di Toscani più che una provocazione è uno schiaffo alle donne che si truccano e curano l’abbigliamento perché non vogliono rinunciare alla propria femminilità, che non significa essere disponibili a tutto con tutti, ed è una beffa per le ragazzine fresche o le madri di famiglia che hanno subìto violenza dai compagni (delle 115 le donne uccise nel 2012, 74 hanno perso la vita per mano del marito, del compagno o del fidanzato, ed analoghe sono le statistiche per le violenze fisiche e sessuali).

Che dire, invece, di quei pubblicitari che da decine d’anni non sanno fare di meglio che abbinare donne e motori, donne e liquori, pezzi di donne e vari prodotti e che violano tanto spesso gli art 9, 10 e 11 del Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale per vendere qualunque prodotto, spesso proprio quei cosmetici e quegli abiti che Toscani critica? E che dire di Tv e stampa (che, questa volta a giusta ragione, Toscani chiama in causa) corresponsabili della percezione errata della donna nella società, con parole e immagini che veicolano stereotipi sessisti o con la selezione estetica e per età di chi può andare in video?

A mio avviso, l’emergenza vera, oggi, per le donne, è proprio questa: che ognuno – ministri, presidenti del parlamento, pubblicitari, autori e direttori Tv, anche quando donne – non si assume le proprie responsabilità rivedendo l’approccio alle donne che l’entità sulla quale ha controllo ammannisce ogni giorno da anni. Che ognuno se l’assuma, tale responsabilità, ed operi di conseguenza, così una foto, un video, uno slogan o la dichiarazione becera di qualche politico di primo piano non continueranno ad annullare la paziente educazione al rispetto fra generi impartita con l’esempio e con la parola da genitori, insegnanti ed associazioni per i diritti!

Livorno, uccisa a 19 anni giovane fermato per l'omicidio

  • Venerdì, 03 Maggio 2013 14:17 ,
  • Pubblicato in Flash news

La Repubblica
03 05 2013

CASTAGNETO CARDUCCI - Un uomo di 33 anni è stato fermato dai carabinieri di Donoratico per l'omicidio di Ilaria Leone, la ragazza di 19 anni uccisa, strangolata a mani nude, in un uliveto a Castagneto Carducci, un colle sulla costa livornese. Il ragazzo, Ablaye Ndoye, cittadino senegalese conoscente della vittima, è arrivato nella caserma ammanettato ed è stato interrogato dai militari prima di essere condotto nel carcere di Livorno. All'uscita dalla caserma contro il giovane alcuni amici di Ilaria hanno urlato "Assassino, assassino". "Lo sapevo che era lui", ha urlato una giovane amica della ragazza. Il ragazzo sarebbe stato rintracciato stamani tra Piombino e Castagneto. A lui i carabinieri sarebbero arrivati grazie al cellulare rintracciato dopo che gli amici di Ilaria lo avrebbero segnalato come uno dei possibili sospetti. Poco fa nella caserma di Donoratico i carabinieri hanno portato il suo zaino e una bicicletta con la quale il giovane si muoveva nella zona.


Il Comune di Castagneto Carducci ha promosso, per questa sera alle 21.30, una veglia silenziosa nella piazza del paese. "Quello che è accaduto in queste ore ci fa inorridire! - è scritto in una nota firmata da sindaco, giunta e capigruppo consiliari -. Castagneto Carducci non ha mai vissuto episodi di questo genere. Siamo una comunità coesa e solidale che rifiuta ogni tipo di violenza. Quello che è successo a Ilaria è una cosa atroce, indicibile, sconvolgente che ci lascia senza parole. Siamo tutti vicino alla mamma, al babbo e a Mattia". E' stato così rivolto un invito a ritrovarsi "tutti insieme questa sera per una veglia silenziosa in piazza del popolo a Castagneto Carducci alle ore 21.30".


Gli investigatori sul luogo del ritrovamento hanno trovato e repertato tracce biologiche. Lo ha riferito il procuratore di Livorno Francesco De Leo. Il magistrato non ha escluso l'ipotesi che la giovane possa essere stata violentata o che abbia subito un tentativo di violenza. Emerso anche che sarebbe stata uccisa altrove, non lontano, e poi trascinata nell'uliveto. Su dove sia avvenuto il delitto, secondo quanto spiegato dal procuratore, viene ritenuto "del tutto probabile" che la ragazza, 19 anni, sia stata uccisa in un luogo non distante da dove è stato trovata e poi trascinata nell'uliveto, forse per nascondere il cadavere. Questa ricostruzione è legata al fatto che sono stati rilevati segni di trascinamento sul terreno. Trascinamento che, per gli inquirenti, potrebbe essere anche il motivo per la cui la ragazza aveva i pantaloni abbassati: lo strusciamento sul terreno potrebbe aver fatto calare gli indumenti. Sempre secondo quanto riferito dal procuratore, in attesa dei risultati dell'autopsia, l'ora della morte della giovane sarebbe da collocare tra le 22.30 e la mezzanotte del Primo maggio.

Il mistero del cellulare. I carabinieri non hanno trovato ancora il telefonino di Ilaria Leone, Probabilmente l'assassino lo ha portato via.

 

Ilaria è stata ritrovata senza documenti addosso, ma con i vestiti da cuoca, così ieri mattina i carabinieri hanno fatto il giro dei ristoranti del paese per trovare qualcuno che la conoscesse. Quando sono arrivati alla Gramola si sono fermati. È lì che la giovane lavorava, ad appena trecento metri in linea d'aria dal campo in cui è stata uccisa, che si vede, più in basso, dai tavolini all'aperto del locale.

La Nazione
24 04 2013

Arezzo, 24 aprile 2013 - Preoccupanti. Così l'Assessora provinciale alle pari opportunità Carla Borghesi (nella foto) definisce i dati sulla violenza di genere e nei confronti dei soggetti deboli presentati e diffusi nel convegno di sabato scorso sul progetto d’informazione ‘Codice Rosa e Task Force’ organizzato con il Lions Club Arezzo Host – Comitato Tema di Studio Nazionale “Abuso sui minori e la violenza sulle donne: una battaglia da vincere”.

All'Assessorato alle Pari Opportunità della Provincia competono il coordinamento e la promozione della rete a contrasto della violenza di genere: “un impegno preso in carico e portato avanti da parte della già esistente rete provinciale – spiega Carla Borghesi -, e ritengo particolarmente interessante che tale tematica venga affrontata nella sua complessità analizzandolo a partire dai servizi presenti nel territorio che da oltre un anno si stanno integrando alla nuova sperimentazione del Codice Rosa, attivato dall'Azienda Sanitaria aretina e dalla Procura della Repubblica di Arezzo.

Per sostenere con ogni azione che possa contribuire ad impedire, contrastare e, quanto più possibile, prevenire, il dilagare del fenomeno è importante far conoscere i servizi presenti nella nostra provincia che possono essere di supporto ed aiuto ma altresì è indispensabile sensibilizzare e formare le giovani generazioni. A questo proposito l’Assessorato ha negli anni intrapreso un percorso all’interno delle scuole con vari Istituti della nostra provincia con risultati soddisfacenti. Desidero per questo ringraziare gli Istituti scolastici partecipanti al convegno di sabato che hanno presentato un lavoro realizzato in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne dello scorso anno, in particolare la classe quinta, sezione ‘A’, del Liceo San Bartolomeo Inps, per aver portato la ricerca realizzata accompagnati dalla professoressa Giovanna Gori che ha seguito i lavori e dalla professoressa Susanna Soriente, la classe quarta, sezione ‘B’, dell'Istituto Istruzione Superiore "G. Giovagnoli" di Sansepolcro accompagnati dalla professoressa Maria Inferrera, che ha proiettato le slide-show dal titolo "Le donne: esempio ieri, icone oggi", la classe quarta, sezione ‘L’ e le classi terze, sezioni ‘S’ e ‘T’, dell’Istituto d’Istruzione Superiore “G. da Castiglione” di Castiglion Fiorentino”, conclude l’Assessora Carla Borghesi.

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