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Una cultura sotto traccia: la donna è dharma, serva

  • Martedì, 10 Giugno 2014 14:20 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Paese delle donne
10 06 2014

Nel 2012 a New Delhi ci sono stati oltre 600 stupri. Spesso succede che le donne e le ragazze che presentano denuncia di violenza carnale, sono additate dalle loro comunità come colpevoli. La conseguenza è anche, e non raramente, il suicidio.


L’indiana Kavita Krishnan, segretaria del “ All India Progressive Women’s Association", ha scritto sul sito australiano Green Left che la violenza sessuale in India “è un modo di imporre la disciplina patriarcale alle donne. Le donne che sfidano questa disciplina sono punite per la loro temerarietà con lo stupro e la paura di essere stuprate lavora come un censore permanente su ogni decisione che le donne sono chiamate a prendere.”.

Fouad è un musulmano osservante emigrato in Italia. Interviene volentieri su facebook. A commento di un post sugli stupri quotidiani in India di donne adulte e ragazzine, scrive: “L’uomo è sempre uomo, davanti a una donna mezza nuda, con un bombardamento giornaliero televisivo di nudismo, salta sempre fuori qualcuno senza controllo, è la natura umana non puoi dominarla”. Come tanti altri musulmani emigrati in Europa, prova un vero fastidio per i corpi femminili spogliati per le strade e nelle varie tv che dimostrano, senza ombra di dubbio, l’assenza di veri valori di cui l’Occidente è responsabile. Quelle teste non velate, quelle braccia e gambe o petti esibiti, testimoniano la perdita di potere maschile familiare. E, di più, di un’insana, innaturale, perdita dei ruoli tradizionali.

Più o meno quello che sostengono spesso e volentieri i media indiani: gli stupri sono causati dal desiderio irrefrenabile maschile, non dalla cultura patriarcale.
Le donne devono accettare la protezione degli uomini e i limiti che, nella loro infinita saggezza, nei secoli hanno legiferato come i codici di abbigliamento, le restrizioni sulla mobilità libera e altro ancora.

Se gli uomini di casa non possono più limitare i movimenti all’esterno e, l’abbigliamento delle “loro” donne, la pulsione predatoria anche per il solo piacere erotico, avrà la meglio. Ovvero: possedere e punire.

In India le statistiche ci dicono che c’è uno stupro ogni venti minuti. Una donna indiana racconta che la figlia esce coperta dalla testa ai piedi, ciononostante gli uomini la seguono e a, volte, si masturbano guardandola.

Nei film di Bollywood spesso gli uomini inseguono e molestano le donne. L’attore Ranjeet ha girato oltre un centinaio di scene di stupro con il gradimento e l’applauso del pubblico.

Per gli induisti la donna è dharma, serva.

Nei villaggi si usa limitare la nascita delle femmine, così poco remunerative, ficcando nelle narici delle neonate chicchi di riso.

Certamente ora danno molto fastidio le donne che affollano i cortei dopo gli stupri, inalberando cartelli con scritto: “Non insegnare a me come devo vestirmi, insegna a tuo figlio a non stuprare”. La polizia talvolta dissuade le famiglie povere dal portare avanti una denuncia. Non è raro che la stuprata sia invitata a sposare il violentatore. Lo stupro è anche utilizzato come strumento di dominio da parte delle caste superiori.

Ovunque, dall’Africa all’Asia, sono sempre più numerose le donne che “pretendono” di studiare, scegliere una professione e sposare soltanto quando s’innamorano e lo desiderano. Dopo l’intervento di Fouad, un italiano ha rincarato la dose affermando che maschi e femmine sono differenti in natura: gli uomini hanno bisogno di sfogarsi sessualmente di più. Fouad come gli indiani musulmani si appellano al Corano, l’italiano è un laico con una mentalità patriarcale e non lo ammette.

Una mentalità che è una cultura sotto traccia persino sostenuta da giovani donne come Annalisa Chirico che ha scritto un libro per difendere il Berlusconi amante delle donne e delle feste denominate Bunga Bunga (Siamo tutti puttane, ed. Marsilio 2014): “Le odierne leggi antiprostituzione che, a differenza del passato, colpiscono precipuamente il cliente, mirano a espropriarlo della sua mascolinità, del sacrosanto diritto di pagare per sprofondare nell’oblio del coito”.

La donna è dharma, serva.

 

AlterAzioni: un altro genere di cambiamento

  • Lunedì, 26 Maggio 2014 14:06 ,
  • Pubblicato in Flash news

Stanza 101
26 05 2014

Il libretto informativo, il sito web e lo spot contro la violenza di genere

È partita il 9 maggio la campagna “AlterAzioni: un altro genere di cambiamento” promossa da un gruppo informale di giovani, e cha ha coinvolto una serie di realtà e operatrici del settore, con l’obiettivo d’informare in modo chiaro e diretto sulla violenza di genere.
Che cos’è? Qual è il ruolo dei Centri Antiviolenza? Cosa
fare se… ?

Il progetto comprende un libretto cartaceo distribuito su tutta Roma, soprattutto negli spazi di maggiore passaggio e socialità (bar, metropolitane, tabaccai, università, etc.) e si dilata all’interno di un sito web in attesa di crescere grazie ai contributi di tutte e tutti coloro che vogliono condividere esperienze o accendere riflessioni.

“Pensiamo che sia fondamentale portare avanti una battaglia culturale riguardo la condizione delle donne nella società in tutte le sue sfaccettature, che affronti

questioni come l'immagine della donna veicolata da pubblicità, televisione e giornali, la disparità di retribuzione nel mondo lavorativo, la divisione dei ruoli nella famiglia tradizionale e molte altre; riconoscere e valorizzare l'attività dei centri antiviolenza che rappresentano, attualmente, l'unica risposta concreta al fenomeno della violenza di genere e che, nella maggior parte dei casi, sono costretti ad operare in assenza di fondi”.

INFORMAZIONI
Ufficio stampa:
Silvia Distaso
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Tel: 3289269221

AlterAzioni: un altro genere di cambiamento
sito web: www.alterazioni.eu
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
fb: https://www.facebook.com/pages/Alterazioni/725190680865853
twitter: https://twitter.com/alterazioni_eu

Settenove
07 02 2014

Esce a febbraio Ettore, l'uomo straordinariamente forte, il libro illustrato per bambini che spazza via il machismo a colpi di uncinetto.

Dopo Carlotta, la principessa stanca di essere una “principessa rosa”, in casa Settenove arriva Ettore, l'artista circense più forte del mondo con l'animo nonviolento e una passione segreta per l'uncinetto e il lavoro a maglia.

Ettore lavora nel circo Extraordinaire, con saltimbanchi, ballerine e giocolieri, tutti straordinariamente bravi. Ettore è ammirato da tutti e da tutte, ma gli apprezzamenti scatenano l’invidia dei due domatori di leoni che cercano lo scontro incitandolo a un combattimento. “No grazie, non mi interessa” risponde Ettore.

Allora i due, decisi a rovinare l’immagine della celebrità, rivelano a tutti il suo segreto: rubano di nascosto i centrini e li stendono in bella vista davanti a tutta la compagnia... Hector è umiliato e il compagnia è sbigottita! Ad un tratto un vento forte riporta tutti alla realtà e un tremendo tifone si abbatte sul circo. Porta via il tendone, i tessuti e tutti i vestiti della compagnia! Il circo è distrutto!

Ma Leopoldina, la ballerina straordinaria capisce le potenzialità di Ettore e lo convince a imbastire una lezione improvvisata di lavoro a maglia. La compagnia si riunisce e.. maglia al dritto, maglia al rovescio in quattro e quattr'otto il tendone è recuperato, i costumi sono realizzati e la compagnia ricostruita!

Sappiamo che il circo può essere un luogo magico ma il mondo descritto di Magali Le Huche supera la leggenda, un luogo dove tutto è extraordinaire, soprattutto Ettore, un uomo tanto forte e virile quanto gentile, aggraziato e nonviolento. Tinte rosa, porpora e giallo limone per una storia che spazza via in un colpo gli stereotipi machisti.

"La sua collezione privata è più preziosa di tanti musei:
coperta idratante con orlo di seta e cachemire,
cuscini scalda-piedi con sfilature a zigzag,
calze termo-attive in punto croce angora, bermuda a coste inglesi
tonificanti in fibra di bambù!
Passamontagna discrezione assicurata
in acrilico e jersey. E infine, il capolavoro di Ettore:
una creazione eccezionale per colei che ama..."

L'autrice, scrittrice e illustratrice, Magali Le Huche a soli 34 anni, ha già pubblicato più di trenta album illustrati per le maggiori case editrici francesi. Nel 2006, con l’album Les Sirènes de Belpêchao vince il prestigioso Prix Sorcière, premio letterario conferito dalle due associazioni, delle librerie e delle biblioteche francesi, dedicato ai libri per ragazzi.

Ettore, l'uomo straordinariamente forte, è l'ultimo libro di Settenove, il primo progetto editoriale interamente dedicato alla prevenzione della violenza di genere. Settenove affronta la discriminazione e la violenza contro le donne attraverso tutti i generi letterari e pone un’attenzione particolare alla narrativa per ragazzi, con il meglio della letteratura infantile europea e con progetti italiani diretti alla prevenzione e alla rottura degli stereotipi di genere.

Settenove nasce da un'idea Monica Martinelli con l'obiettivo di proporre nuovi linguaggi, partendo dai bambini e dai ragazzi.

Monica Martinelli, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., tel. 333 3246535, www.settenove.it, Fb settenove, Twitter: @ed_settenove

Ettore, L’uomo straordinariamente forte, di Magali Le Huche
52 pagine, 15,00 euro

Sette donne su dieci subiscono violenze

  • Martedì, 26 Novembre 2013 14:33 ,
  • Pubblicato in Flash news

25 nov 2013. Impariamo a…

  • Martedì, 26 Novembre 2013 09:22 ,
  • Pubblicato in Flash news

MeDeA
26 11 2013

Eravamo tentate di non scrivere nulla, quasi a voler ignorare questa giornata ormai divorata e svuotata di qualunque senso.

La violenza maschile sulle donne è diventato un brand, utile a vendere e comprare qualunque cosa. Abiti da sposa, biancheria intima, consenso popolare, audience televisivo. “Sono vittima di violenza, quindi valgo”… e se necessario me lo rivendico pure con un bel coming out pubblico.

Le donne sono sempre oggetto, prima, dopo, durante…ma quel che continua a sconvolgerci è la rimozione pressoché totale del soggetto agente di quella violenza…

La violenza è domestica, come se una mattarello o un ferro da stiro potessero prendere vita propria e volarci sulla fronte per spaccarci il cranio.

La violenza è di genere, di uno qualunque, di tutti, di nessuno, chi lo sa…forse alla prossima meriterà pure una bella “degenderizzazione” attraverso l’asterisco *

La violenza non è mai esplicitamente maschile. Il soggetto non viene nominato. E ora che anche la parola femminicidio è diventata così trendy, ci si può tranquillamente dimenticare di menzionare il soggetto e omettere questo piccolo e insignificante particolare…

La donna sì, viene nominata ma allo stesso tempo spogliata di qualunque capacità di presa di parola e di azione. La donna è sempre e comunque oggetto del discorso. E se dovesse sfuggire a questa definizione, allora non merita interesse, attenzione, compassione.

La donna viene imprigionata immediatamente in uno stereotipo sessista, di donna vittima, soggetto debole da tutelare e difendere.

Certo che la donna in quel frangente, in un contesto di violenza subita, è la parte debole, ma ben altro cosa è costruirle addosso un immaginario di fragilità tout court.

Debolezza non solo fisica, vista la disabitudine alla reazione fisica (ci hanno insegnato che le donne non menano!), ma anche psicologica perché le botte distruggono non solo il corpo e la dipendenza “psicoeconomica” è un dato assolutamente reale.

Ben altra cosa è legiferare sui corpi delle donne e strumentalizzare quella violenza per militarizzare un territorio, per criminalizzare i/le migranti, per controllare le persone attraverso la paura.

Se ti ribelli, se alzi la testa, in casa, come fuori, sono mazzate.

Se dici no, a tuo marito, al tuo compagno, a tuo padre, al tuo ex…

Se dici no sul posto di lavoro…

Se dici no manifestando il tuo dissenso in piazza…

Se dici no.

Allora diventiamo tutte insieme l’eco infinito di quei no.

Impariamo a difenderci, a solidarizzare tra donne, ad autodeterminarci.

Impariamo a pretendere dagli uomini che abbiamo intorno, mariti, figli, compagni di vita e di lotta, un’attenzione e una consapevolezza maggiore rispetto alle relazioni, ai ruoli.

Impariamo a esigere che certe questioni – anche dentro il movimento – non siano più la politica di serie B.

Impariamo a dire no, a dirlo insieme e a dirlo sempre più forte.

Impariamo a pensare di essere forti, potenti e capaci di reagire.

Impariamo a ribellarci. Impariamo l’autonomia.

Trasformiamo la paura in rabbia, la rabbia in forza, la forza in lotta.

E’ una via faticosa, ma indispensabile.

Le compagne di MeDeA

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