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Corriere della Sera
22 04 2013

L'uomo, 54 anni, incensurato è stato accusato di violenza aggravata e continuata. Le molestava durante le lezioni.

È stato arrestato sabato mattina D. S., 54 anni, maestro di pianoforte accusato di violenza aggravata e continuata ai danni di tre studentesse. L'uomo, incensurato, è stato arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Milano. Le tre ragazzine all'epoca dei fatti erano dodicenni, secondo gli inquirenti, sarebbero state oggetto delle attenzioni dell'insegnante sia durante le lezioni che questi dava loro a domicilio, sia presso un centro culturale.

L'INCHIESTA - È nata dopo che una ragazzina, nel novembre 2012, ha confidato ai genitori le «molestie» che le avrebbe riservato l'insegnante. A questo punto la famiglia della minore ha sporto denuncia. Nel corso di una perquisizione effettuata a casa dell'uomo, che è sposato, ha un figlio e vive nell'hinterland milanese, gli investigatori hanno trovato una lista delle alunne. Tra queste altre due ragazzine avrebbero ammesso di aver ricevuto «attenzioni» dall'insegnante.

LE LEZIONI - Il maestro, che insegnava presso un circolo culturale e dava anche lezioni private, aveva decine di allievi e gli inquirenti stanno cercando di appurare che non ci siano altre vittime. La ragazzina che ha fatto partire le indagini, ha denunciato un paio di episodi risalenti al novembre del 2012; un'altra molestie ripetute per circa un anno, da inizio 2012 ai primi mesi del 2013; e una terza, palpeggiamenti dal 2007 andati avanti per più di tre anni.



Corriere della Sera
11 04 2013

Il gup di Milano Antonella Bertoja ha condannato oggi con rito abbreviato a 20 anni di carcere l'egiziano Sameh El Melegy, lo stupratore seriale che ha agito nella maggior parte dei casi in bici, accusato di violenza sessuale nei confronti di 22 donne tra i 20 e i 50 anni. Il giudice ha accolto la richiesta del pm Gianluca Prisco, titolare dell'inchiesta. L'uomo è stato inoltre condannato a pagare provvisionali per 9 delle vittime che si sono costituite parte civile, più una provvisionale di 10 mila euro al Comune di Milano, a sua volta parte civile, per il danno di immagine.
PENA ESEMPLARE - La richiesta di pena per lo stupratore seriale in bicicletta era stata esemplare: «122 anni». Centoventidue anni che naturalmente in concreto non potevano essere più di 30 anni, visto che il codice livella a un tetto massimo di 30 anni qualunque altra pena teorica. Scesi comunque a 20 anni perché l'imputato, avendo scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato, ha per legge automaticamente diritto allo sconto di un terzo della pena.

LA BICICLETTA - Sempre identico il modus operandi dello stupratore: individuava le vittime, le pedinava con la sua bicicletta, le aggrediva alle spalle, quindi dopo la violenza scappava rubando anche la borsa delle vittime. Ma sua bici nera con il parafango posteriore insolitamente alto è stata riconosciuta dalle vittime. E cellulari e carte di credito sono state ritrovate dai carabinieri della compagnia Duomo nella sua abitazione. Il 14 luglio del 2012 l'arresto, inizialmente per 11 stupri commessi dal 12 marzo al 4 luglio, 9 dei quali riscontrati tramite il dna su campioni di liquido seminale. In un caso invece la vittima era riuscita a sfuggire alla violenza spruzzandogli sul viso uno spray urticante al peperoncino.

LE INDAGINI - Anche dopo le manette le indagini sono proseguite e gli sono stati contestati altri 11 episodi, avvenuti tra il gennaio e il luglio 2012 in diverse zone della città, in particolare tra piazzale Lodi e il centro. Un primo caso risalirebbe però al 2010: una violenza sessuale avvenuta in un parco a San Donato Milanese.

Si arresti la cultura dello stupro in India

  • Giovedì, 04 Aprile 2013 14:57 ,
  • Pubblicato in Flash news

Global Project
04 04 2013

Tratto da Project Syndicate, traduzione a cura di RESeT
Il crimine sembra incomprensibile. A 23 anni, una studentessa in fisioterapia è morta, 12 giorni dopo essere stata violentata per più di un'ora da sei uomini in un autobusche viaggiava sulle strade principali della capitale indiana. Le sue lesioni interne causate dagli aggressori erano così gravi che i medici hanno dovuto rimuovere gli intestini nel tentativo di salvarle la vita.
Gli indiani, a quanto pare, ne hanno abbastanza. Si sono tenute decine di grandi e sempre più arrabbiate manifestazioni per chiedere al governo di garantire la sicurezza delle donne e smetterla di trattare gli stupratori impunemente. Mentre le autorità hanno cercato di sedare le proteste – sbarrando il centro di Nuova Delhi e sottoponendo il resto della città a limitazioni di traffico - la violenza è aumentata. Dopo la morte di un poliziotto,si è sparato tra la folla - uccidendo un giornalista, Bwizamani Singh, e provocando lo sdegno dei reporter in tutto il mondo.
Non è semplicemente l'alto tasso di violenza in India che sta animando le forti proteste. In un discorso appassionato, Kavita Krishnan, segretario della All India Progressive Women’s Association, ha parlato del problema più profondo che c’è dietro le proteste: la cultura della “colpa della vittima” in India riguardo ai crimini sessuali. La Krishnan fa notare che i funzionari del governo e la polizia hanno recentemente insistito sul fatto che la maggior parte degli stupratori non possono essere perseguiti in India, perché sono conoscenti delle donne colpite. Altri funzionari hanno pubblicamente affermato che le vittime stesse “se la sono cercata” per il loro uso della libertà di movimento.
Questo ritorno a un discorso pre-femminista non si limita all’India. L'Italia sta avendo un dibattito simile sul fatto che delle donne vestono e si comportano in modo provocatorio. Anche in Svezia, come lamentano gli attivisti, gli stupri in cui gli uomini conoscono le loro vittime non possono essere puniti, perché le vittime non sono viste come "brave ragazze".
Krishnan ha denunciato il fatto che le condanne per stupro in India sono calate dal 46% nel 1971 ad appena il26% di oggi (che, va ricordato, è superiore al tasso di condanne nel Regno Unito, Svezia e Stati Uniti). In realtà, il fatto che la maggior parte degli stupri sono commessi da uomini che sono noti alla vittima può "solo rendere più facile catturare lo stupratore". Invece, le donne che vanno alla polizia sono invitate a non presentare un reclamo. "Strana gente inizierà ad affollare la stazione [di polizia] dal nulla", è la giustificazione data.
Il problema, sottolinea Krishnan, inizia a monte. Nel bel mezzo delle proteste, il commissario di polizia di Delhi, Neeraj Kumar, ha suscitato maggiore indignazione suggerendo che le donne portino con sé polvere di peperoncino per scoraggiare gli eventuali stupratori. E, in una conferenza stampa, ha detto che le donne non dovrebbero andare in giro senza scorta di sesso maschile. In caso contrario, qualunque cosa accada loro è colpa loro.
Ora, con le proteste che continuano a seguito della morte della vittima, i funzionari stanno sottolineando la necessità di adottare misure per garantire la "sicurezza" delle donne. Ma, come nota Krishnan, "la parola 'sicurezza' per quanto riguarda le donne è stata abusata".Le donne indiane l’hanno sentita per tutta la vita. "Significa," dice Krishnan, "Tu comportati bene. Stai a casa. Non vestirti in un modo particolare. Non vivere la tua libertà .... Una vasta gamma di leggi e istituzioni patriarcali ci dicono cosa fare allo scopo di tenerci 'al sicuro' ".
I sei uomini accusati dell'attentato sull’autobus sono stati arrestati con l'accusa di omicidio, e il governo ha ordinato un'inchiesta sul modo in cui vengono gestiti i casi di stupro. Ma i critici del governo rimangono scettici riguardo alle intenzioni ufficiali, rilevando che solo 6 stupri all'anno sono registrati nella capitale, nonostante le migliaia di persone che si stima siano colpite ogni anno.
La verità più profonda alla base delle proteste si possono trovare sui blog, dove i giovani uomini e le donne indiane si lamentano del fatto che le guide di viaggio solitamente mettono in guardia le donne sulle diffuse molestie sessuali in India, e consigliano loro di muoversi in gruppo. Film, religione, musica, e le stesse donne, sono tutti ritenuti colpevoli per le violenze sessuali maschili sulle donne, ma gli stupratori non sono ritenuti responsabili. Una "cultura che vizia il maschio ", come ha detto unblogger, a sua volta supporta una cultura dello stupro.
Il collegamento tra lo stupro, il privilegio maschile e la violenza sessuale sulle donne è stato una delle intuizioni fondamentali delle femministe nel 1970, una visione che pensavano fosse stata applicata con successo al dibattito culturale sullo stupro e alla legge. In India - come in Italia, in Svezia, e in tutto il mondo - le donne e gli uomini che sostengono la libertà di circolazione e di sicurezza da crimini sessuali sono costretti a combattere nuovamente quella battaglia. Si spera che le proteste in India stimolino l'Occidente a fare altrettanto.
Nel mondo in via di sviluppo,le donne vivono un rischio particolare. La loro rivendicazione di autonomia e libertà di movimento rischia di metterle in conflitto con un contesto di “law-enforcement” e con i media che ancora vedono le donne con idee pre-femministe: le "brave ragazze" che restano a casa non possono essere violentate, mentre le "cattive ragazze" che rivendicano lo spazio pubblico sono facile preda.

Corriere della Sera
01 03 2013

Stavolta è un caso di giustizia davvero rapida ed efficiente: ad appena 5 mesi dalla violenza sessuale subìta il 12 luglio scorso, una 40 enne brasiliana ha visto ieri la nona sezione penale del Tribunale (presidente Fabio Roia, a latere Elisabetta Canevini e Bruno Giordano) condannare in primo grado due italiani di 51 e di 37 anni a ben 9 anni di carcere. La donna era stata avvicinata all’interno della sala bingo di via Washington dai due uomini, poi aveva seguito a casa di uno di essi, trascorrendovi la notte bevendo e consumando droga.

Alla mattina, però, al momento di andar via, i due uomini invece di riaccompagnare a casa la donna avevano cominciato a chiederle prestazioni sessuali. E, al suo rifiuto, l’avevano aggredita, presa a schiaffi e pugni, minacciata con un coltello alla gola e violentata. Solo verso mezzogiorno la donna, nuda e sotto choc, con il naso rotto, aveva chiamato aiuto nell’androne di una casa di via Giambellino, consentendo di far arrestare quasi subito i suoi violentatori.

Stuprano una 20enne, in carcere due US Navy

Corriere della Sera
01 03 2013

Anche per i membri dell'esercito americano, è previsto che crimini particolarmente gravi come lo stupro o l'omicidio possano essere giudicati da tribunali civili. Forse è per questo motivo che la sentenza pronunciata oggi dalla corte distrettuale di Naha ad Okinawa, in Giappone, è stata così pesante e significativa.

LA CONDANNA - Il marinaio semplice Christopher Browning e il sottufficiale Skyler Dozierwalker, del contingente della US Navy d'istanza sull'isola, sono stati condannati rispettivamente a 10 e 9 anni di carcere con l'accusa di stupro e lesioni aggravate avvenuti ai danni di una ventenne locale lo scorso ottobre. La sentenza accoglie le tesi dell'accusa, presentate martedì presso la stessa corte, e stabilisce una pena «in linea con la gravità del crimine, spregevole e violento» come afferma il presidente della commissione giudicante Hideyuki Suzuki. L'unica attenuante che ha permesso ai due marinai, anch'essi ventenni, di non subire il massimo della pena (12 anni per reati di questo tipo) è stata la loro ammissione di colpevolezza in sede giudiziaria. Browning e Dozierwalker sconteranno la pena in un carcere giapponese.

UNA SVOLTA - La vicenda rappresenta una svolta nell'ambito dei rapporti tra gli abitanti di Okinawa e i soldati Usa presenti nell'isola. Da anni infatti, la popolazione locale denuncia un clima di insicurezza e disagio creatosi a causa dei continui incidenti e di crimini minori perpetrati dai soldati americani, che ad Okinawa ammontano a circa 50mila unità. L'esercito americano, a seguito dell'episodio di ottobre, aveva cercato di porre un rimedio a questa situazione, ormai definita «endemica», imponendo un coprifuoco e diverse restrizioni, tra cui quella sugli alcolici. Evidentemente questi provvedimenti non sono riusciti a placare la rabbia degli abitanti, fiduciosi che la condanna di oggi possa essere un rimedio più efficace anche in futuro.

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