"È un dato impressionante quello raccolto nei primi sei mesi del 2013 dall'Asl T02: le vittime di violenza familiare che si sono presentate e sono state curate nei Pronto Soccorso sono più che raddoppiate rispetto al 2012. Si tratta soprattutto di aggressioni da parte del marito o del convivente. Per alcune donne abbiamo assistito anche a casi di maltrattamento con privazione del sostegno economico". ...

Corriere della Sera
09 05 2013

La 36enne incinta colpita al volto con l’acido il 6 maggio a Milano, mentre entrava in ospedale per fare alcune analisi legate alla gravidanza, è solo l’ultima vittima di una barbarie che le cronache ci rimandano con una cadenza preoccupante. Tre brutali aggressioni in circa un mese. Dopo l’avvocatessa 35enne di Pesaro sfigurata mentre rientrava a casa, a finire sfigurato è stato un infermiere di 33 anni: uno sconosciuto gli ha rovesciato addosso il contenuto di una bottiglietta mentre stava per salire su un treno.

Aprendo il giornale il mio sguardo è stato catturato dal volto sorridente dell’avvocatessa Lucia Annibali (come presunto mandante è stato arrestato il suo ex) e mi sono chiesta se dietro una simile escalation di questi atti inauditi di vendetta che fino a tempo fa sembravano molto lontani da noi ci sia anche un folle fenomeno imitativo, come era accaduto con i lanci dei sassi nel 1996. Il mio dubbio ora è supportato dalla dichiarazione del criminologo della Sapienza Vincenzo Mastronardi.


«Esattamente come l’uscita del romanzo I dolori del giovane Werther di Goethe determinò un incremento a dismisura di suicidi - spiega il criminologo Mastronardi -, analogamente secondo le statistiche Usa, ogni notizia pubblicata su un quotidiano in prima pagina ha fatto registrare un aumento di 13 suicidi in più dal terzo all’undicesimo giorno dopo la pubblicazione della notizia».

«Senza voler criminalizzare l’informazione che è un processo inarrestabile — continua il criminologo — , dobbiamo fortificare sempre di più la societá, non possiamo chiudere gli occhi, bendare l’informazione né bendare chi la osserva».

Personalmente ritengo questa aggressione violenta e sconvolgente alla stregua di un tentato omicidio, perché voler cancellare il volto di una persona significa volerne distruggerne l’identità. Il mio pensiero va a Fakhra Younas , la danzatrice pakistana che ha ispirato il libro «Il volto cancellato» (Mondadori) . Era stata sfigurata dal marito che nel 2001 le bruciò il viso con l’acido. Una volta fuggita in Italia, subì 39 operazioni. Nel marzo 2012 si suicidò, lanciandosi nel vuoto.

In Pakistan ogni anno centinaia di persone sono attaccate con acido. Molte sono donne. Alcune di loro, sfigurate dai loro mariti gelosi o pretendenti respinti, sono le protagoniste del documentario Premio Oscar “Saving Face” dei registi Sharmeen Obaid Chinoy e Daniel Junge*. Donne che alla fine si sono opposte alla proiezione del film perché temono l’ostracismo delle loro comunità.

In Italia la pena prevista è quella per “lesioni personali e gravissime” e va da 6 a 12 anni di reclusione, ma io credo dovrebbe essere aumentata.

Ma soprattutto mi chiedo e vi chiedo che cosa si possa fare per fermare questa brutalità. Posto che il diritto/dovere di cronaca è irrinunciabile, come può l’informazione non contribuire ad alimentare follie collettive come quella dell’acido, una vendetta che secondo le indagini, ha quasi sempre moventi passionali. E che proprio per questo è ancora più feroce.

* Saving Face – Il volto delle donne si può vedere in esclusiva sul Reportage di Cubovision, la tv on demand di Telecom Italia

di Silvia D'Onghia, Donne di Fatto
29 giugno 2012

"Lei sta parlando con una che nel 1976 ha organizzato la manifestazione ‘Riprendiamoci la notte’. Figuriamoci se mi spavento". Bianca Maria Pomeranzi non è una che le manda a dire. Sa di aver vinto una sfida non facile – essere eletta al Comitato per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne delle Nazioni Unite, 26 candidate per 11 posti –, ma sa anche che quella che l’attende è una battaglia lunga e complicata.

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