alessia

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Il Manifesto
22 09 2015

Social­mente peri­co­losi. Que­sta la moti­va­zione del foglio di via per gli atti­vi­sti del pre­si­dio No Bor­der, al con­fine tra Men­tone e Ven­ti­mi­glia. Dall’11 giu­gno, quando un gruppo di migranti ha deciso di accam­parsi sugli sco­gli per resi­stere alle depor­ta­zioni, i ragazzi che si alter­nano al cam­peg­gio auto­ge­stito sotto il ponte dell’autostrada hanno col­le­zio­nato 21 denunce e 8 fogli di via, e altri due prov­ve­di­menti sareb­bero in pre­pa­ra­zione. «Le ultime ritor­sioni – dice Lorenzo al mani­fe­sto – sono arri­vate dopo la mani­fe­sta­zione di mar­tedì scorso a Ponte San Ludo­vico, quando la poli­zia ha usato pesan­te­mente i manganelli».

Gli atti­vi­sti ave­vano orga­niz­zato una pro­te­sta con­tro la repres­sione dei migranti, i respin­gi­menti e il ping pong alle fron­tiere. In con­se­guenza degli accordi inter­na­zio­nali, infatti, né l’Italia né la Fran­cia vogliono aumen­tare le pro­prie quote e i poli­ziotti alle dogane cer­cano in ogni modo di dimo­strare la pro­ve­nienza dei fer­mati per riman­darli nel paese da cui arri­vano. Diven­tano allora prove i biglietti dei treni, gli scon­trini scritti in ita­liano tro­vati in tasca, magliette o indu­menti di marca ita­liana. Alla fron­tiera alta di Ponte San Luigi, chi cade nelle maglie dei con­trolli viene recluso nei con­tai­ner, dove può restare per ore. Gli atti­vi­sti accor­rono, per moni­to­rare la situa­zione ed evi­tare per quanto pos­si­bile gli abusi. E così capita che le denunce fioc­chino o che qual­che volto foto­gra­fato in altri cor­tei riceva il foglio di via, com’è acca­duto a un ragazzo, rico­no­sciuto durante una mani­fe­sta­zione con­tro Salvini.

Il 30 ago­sto, men­tre pre­si­diava i con­tai­ner, un atti­vi­sta fran­cese di ori­gine araba è stato tenuto in car­cere per due giorni e una notte. Ha subito un pro­cesso per diret­tis­sima per oltrag­gio e ribel­lione nei con­fronti di un poli­ziotto e la pros­sima udienza ci sarà a fine mese. «Una sto­ria assurda – ha rac­con­tato Fuad – quel giorno ho visto due migranti fuori dai con­tai­ner. Mi è venuto spon­ta­neo gri­dare un saluto in arabo e chie­der­gli se andasse tutto bene. Un gruppo di poli­ziotti fran­cesi è corso fuori dalla dogana e ci ha inse­guito. Sono stato preso per il collo, pic­chiato e insul­tato, ho una pro­gnosi di 7 giorni, ma l’accusa è di essere stato io ad aggre­dire i poli­ziotti. Durante l’interrogatorio mi chie­de­vano: per­ché inci­tate i migranti alla ribellione?».

Il divieto di fer­marsi a Ven­ti­mi­glia a seguito del foglio di via ha un sapore grot­te­sco per chi risiede nell’entroterra del Ponente Ligure, obbli­gato a tran­si­tare per la pic­cola cit­ta­dina di fron­tiera. Così è suc­cesso a Pasquale, il “contadino-ingegnere” di Dol­ceac­qua, che ha ideato il forno eco­lo­gico a ruote e la doc­cia a pan­nelli solari. Pasquale ha fatto ricorso, ma intanto al pre­si­dio c’è un vuoto.

Gli altri, però, resi­stono. I volon­tari arri­vano da ogni parte d’Europa, sep­pur con qual­che dif­fi­coltà in più, per via della ria­per­tura delle scuole e degli impe­gni lavo­ra­tivi. Alla fron­tiera di San Ludo­vico, sotto le tende improv­vi­sate nell’area par­cheg­gio, fun­zio­nano labo­ra­tori arti­stici, corsi di lin­gua e cine­fo­rum. Sotto il ponte, vi è un vero e pro­prio cam­peg­gio orga­niz­zato con un’area per la notte e una diurna e con docce per uomini e donne, tutto pulito e ordi­nato. Ogni set­ti­mana, arriva dalla Fran­cia un’equipe di Mede­cins du Monde e porta assi­stenza anche la sezione fran­cese di Amne­sty inter­na­tio­nal, affian­cata da un’associazione bene­fica isla­mica di Nizza. Dall’11 al 13, si è svolta una tre giorni di incon­tri e dibat­titi inter­na­zio­nali. «Insieme ai migranti — rac­conta Lorenzo abbiamo sim­bo­li­ca­mente attra­ver­sato il con­fine via mare e orga­niz­zato momenti di discus­sione e soli­da­rietà sulle altre situa­zioni di confine».

E sul conto cor­rente offerto dall’associazione Popoli in Arte, di San Remo, è arri­vata una signi­fi­ca­tiva e cospi­cua dona­zione: da parte del vescovo Anto­nio Suetta, che ha deciso di soste­nere con 2.000 euro il pre­si­dio auto­ge­stito che le auto­rità locali vor­reb­bero sgomberare.

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Dinamo Press
22 09 2015

Una serie di appunti utili a capire il risultato elettorale greco, il peso dell'astensione, il calo generalizzato della partecipazione elettorale. La vittoria di Syriza non nasconde una sempre più diffusa sfiducia nel sistema politico ellenico


Questo testo è una raccolta di tweet pubblicati dal profilo @IrateGreek e successivamente raccolti in questa Storify

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1. L’astensione nelle elezioni greche è stata gonfiata artificialmente dal fatto che le liste elettorali non sono aggiornate.

2. In particolare, il numero degli elettori registrati (9,9m) è lo stesso dei cittadini residenti, in cui sono compresi, ad esempio, i bambini.

3. Ciò è dovuto al fatto che gli elettori deceduti non sono stati rimossi dalle liste, in cui, tra l’altro, sono compresi anche i cittadini emigrati all’estero.

4. Il tasso di astensione nelle elezioni di ieri, quindi, considerato il reale numero degli elettori NON E’ del 43,5%,.

5. Ciò che va osservato, invece, è la variazione dell’astensione tra un’elezione e l’altra, e il numero assoluto dei partecipanti.

6. Nelle #GreekElections di ieri ci sono state circa 780 000 cittadini che hanno scelto di non votare, rispetto alle elezioni di gennaio.

7. Questi 780 000 elettori che si sono astenuti sono elettori “reali”, che hanno partecipato alle scorse elezioni, non persone che esistono solamente sulla carta.

8. Ciò significa che gli elettori che hanno partecipato alle #greekElections di gennaio e si sono astenuti ieri sono il terzo gruppo politico in Grecia.

9. Tutti i partiti che sono entrati in parlamento col voto di ieri hanno perso voti, eccetto l’Unione dei Centristi e il PASOK

10. Nel caso del PASOK, la crescita dei voti è artificiale, dato che si sono presentati in coalizione con Dimar.

11. E’ anche interessante notare che nelle elezioni di Gennaio la coalizione PASOK, Dimar, Kidiso, aveva ottenuto circa 470 000 voti, mentre oggi il PASOK asseme a Dimar ne ha ottenuti solo 340 000.

12. Il partito che ha perso più voti rispetto alle elezioni di Gennaio è Syriza (- 325 000)

13. In termini relative, I partiti che hanno perso più voti sono: Potami (-41%), ANEL (-32%), Syriza (-14%), ND & KKE (-11%), GD (-2%).

14. Probabilmente ciò che ha permesso ai piccoli partiti come ANEL, Potami e i Centristi, di entrare in parlamento, è stata l’astensione.

15. E’ interessante notare, inoltre, la diminuzione dei voti destinati ai partiti che non sono entrati in parlamento (-90 000 pari al -16%).

16. Questo potrebbe stare a significare un’affermazione del voto utile tra coloro che hanno votato ieri in Grecia.

17. Potrebbe anche significare una disillusione nei confronti dei piccoli partiti e/o una deliberata astensione dei loro elettori, come atto di delegittimazione della tornata elettorale.

18. In ogni caso, un calo del 12% degli elettori che hanno scelto di votare alle elezioni di ieri, rappresenta un diffuso rifiuto dell’attuale sistema politico.

19. Il fatto che ogni singolo partito abbia perso voti sta a significare che questo rifiuto è trasversale agli schieramenti politici.

20. La crescita dell’astensione può significare disillusione non solo verso i partiti politici, ma in generale verso la democrazia parlamentare.

21. Siamo in un bel casino.


*Traduzione a cura di Dinamopress

di @IrateGreek*

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Il Manifesto
21 09 2015

Forse il Paese è migliore di quello che ci rac­con­tano i media e i geni­tori sono meno scioc­chi e cre­du­loni di quanto certe cam­pa­gne d’odio sem­brano insi­nuare. Forse gli inse­gnanti non hanno dimen­ti­cato la libertà di inse­gna­mento e i diri­genti sco­la­stici rico­no­scono ancora il con­fine tra il ruolo della fami­glia e quello che con­cerne la scuola, stru­mento essen­ziale per la costru­zione della cit­ta­di­nanza e del pubblico.

Que­sta è la prima con­si­de­ra­zione che ser­peg­giava tra inse­gnanti delle scuole di ogni ordine e grado, geni­tori, docenti uni­ver­si­tari, esperti/e in studi uma­ni­stici e scienze sociali, case edi­trici, fem­mi­ni­ste e attiviste/i lgbt, pro­ta­go­ni­sti a Roma di Edu­care le dif­fe­renze, due giorni di scam­bio di buone pra­ti­che incen­trati sulla valo­riz­za­zione delle dif­fe­renze, il con­tra­sto alla vio­lenza di genere e al bul­li­smo omo­fo­bico den­tro e fuori la scuola.

L’incontro, orga­niz­zato dall’Associazione SCOSSE, Il Pro­getto Alice e Sto­newall e co-promosso da 250 orga­niz­za­zioni, è stato attra­ver­sato da 800 per­sone, pro­ve­nienti da tutta Ita­lia per seguire 9 tavoli di lavoro paral­leli e 2 assem­blee ple­na­rie.

Il suc­cesso della seconda edi­zione di Edu­care alle dif­fe­renze non è fatto solo di numeri, ma di col­la­bo­ra­zioni, reti e com­pe­tenze che si intrec­ciano. Testi­mo­nia che pur nell’assenza quasi totale di fondi e in un clima di gene­rale osti­lità cul­tu­rale, esi­stono asso­cia­zioni e inse­gnanti che svi­lup­pano quo­ti­dia­na­mente pro­getti di grande inte­resse per la valo­riz­za­zione delle dif­fe­renze, la scuola mul­ti­cul­tu­rale e metic­ciata, l’educazione sen­ti­men­tale, la pre­ven­zione e il con­tra­sto delle vio­lenze legate al genere e all’orientamento ses­suale e di ogni forma di discri­mi­na­zione e sopraffazione.

E’ que­sto il “mondo vitale” della scuola, gene­roso e plu­rale, attento ed esi­gente. Non rimane pas­sivo a guar­dare la furia dei movi­menti estre­mi­sti che pren­dono le mosse dal discorso del 21.12.2012 di papa Bene­detto XVI, in cui il pon­te­fice con­dan­nava la “nuova filo­so­fia della ses­sua­lità” espressa dal “lemma gen­der”, che con­trad­dice il rac­conto biblico della crea­zione, secondo il quale “appar­tiene all’essenza della crea­tura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come fem­mina”. Non si lascia sedurre dalle poche righe della con­tro­ri­forma dedi­cate al’educazione di genere né smette di lot­tare con­tro la buona scuola di Renzi.

Non si accon­tenta di una cir­co­lare della Mini­stra Gian­nini che nega l’ideologia gen­der ma si dimen­tica di affer­mare che il genere — inteso come sistema di pra­ti­che sociali e cul­tu­rali che asse­gnano ruoli, potere, fun­zioni e oppor­tu­nità diverse agli indi­vi­dui in base al loro sesso di nascita e al loro orien­ta­mento ses­suale — esi­ste eccome. Ma sa bene che le dif­fe­renze si inter­se­cano e sono “un bene indi­vi­si­bile”, che tutte devono essere pro­ta­go­ni­ste nelle forme e nelle pra­ti­che peda­go­gi­che e edu­ca­tive dell’inclusione in classe, altri­menti non lo sono nes­suna. Ha impa­rato che nomi­nare le parole ha un valore ine­sti­ma­bile, per que­sto per par­lare di bul­li­smo non rinun­cia a con­no­tare una vio­lenza spe­ci­fica e a par­lare anche di bul­li­smo omo­fo­bico. E’ pronto a rifiu­tare discorsi isti­tu­zio­nali e solu­zioni poli­ti­che al ribasso, pro­po­nendo deli­bere ed azioni spe­ci­fi­che agli enti locali.

E’ un mondo vitale maturo e con­sa­pe­vole, che chiede di sedere al tavolo di chi sta­bi­lirà le linee guida della scuola di domani. E’ un arci­pe­lago di ric­chezza stanco della com­pe­ti­zione reci­proca per qual­che euro messo a bando dalle isti­tu­zioni, anno­iato dall’isolamento per­ma­nente, deter­mi­nato a unirsi in un pro­getto cul­tu­rale e edu­ca­tivo di lungo rag­gio, dedi­cato a difen­dere la scuola pub­blica e a valo­riz­zare le differenze.

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L’Espresso
21 09 2015

Dopo l'inchiesta dell'Espresso sono scattati i sigilli al centro di accoglienza di Spineto, situato nel comune di Aprigliano, con un decreto d’urgenza della Procura di Cosenza firmato dai Pubblici ministeri Dario Granieri, Marisa Manzini e Salvatore di Maio.

Il sequestro è stato convalidato dal Giudice per le indagini preliminari. Risultano indagati per vari reati Carmelo Rota, 33 anni, assessore Pd del comune di Pedace (Cs), presidente della cooperativa S.Anna che gestiva la struttura in convenzione con la prefettura di Cosenza, e Santo Muraca, 65 anni, proprietario dell’immobile, un tempo adibito a ristorante. Leggendo il provvedimento si scopre che sono molte le "gravi violazioni” accertate: finti scarichi fognari, false documentazioni prodotte per avere il certificato di agibilità dal Comune, abusi edilizi.

L’urgenza di chiudere il centro per fermare "l’attività abusiva in atto” viene motivata con il "grave pericolo per l’incolumità degli immigrati ospitati nella struttura”. Secondo gli inquirenti "l’attività gestita dalla Cooperativa Sant’Anna è stata compiuta in spregio di diverse norme penali ed è esclusivamente preordinata al lucro, senza rispetto alcuno della persona umana e dei diritti costituzionalmente riconosciuti, con conseguente attivazione di una struttura fatiscente e priva delle necessarie condizioni per il ricovero degli immigrati”.


Le indagini sono partite grazie a una rivolta dei rifugiati che lo scorso 31 luglio avevano bloccato la strada davanti al centro di accoglienza per attirare l’attenzione sulle condizioni e l’isolamento in cui erano ammassati, con un gruppo di donne somale costrette a vivere in uno scantinato senza finestre.

La protesta, scrivono i pm nel decreto, nasceva "dalla situazione di grave disagio causata dalla fatiscenza degli ambienti, oltre che dalla scarsità di cibo somministrato e dalla carenza di mezzi di trasporto per raggiungere la città”. In quell’occasione, gli agenti della Squadra Mobile di Cosenza, intervenuti per sedare la protesta, avevano riscontrato che le lamentele dei migranti erano fondate. Ai poliziotti "gli ambienti apparivano sporchi, i servizi maleodoranti e inefficienti, con una donna accampata dietro a un bancone in un locale usato in passato come discoteca”.

Successivi sopralluoghi hanno accertato che tutti i locali venivano usati come posti letto per richiedenti asilo, nonostante il sottotetto e la zona interrata risultassero inagibili. Il sequestro è scattato anche grazie a un parere dell’ufficio tecnico comunale, dal quale risultano "gravi problemi igienico sanitari riguardanti gli allacci fognari”. Da un’ispezione della polizia e dei tecnici municipali, effettuata il primo settembre, è risultato che "le vasche di accumulo di acque nere, oltre a necessitare di immediato svuotamento, non risultavano provviste di autorizzazione”. Si tratta, secondo gli inquirenti, di vasche in calcestruzzo interrate e abusive realizzate da Muraca con altre persone ancora da identificare.
La denuncia sulle condizioni di affollamento e degrado della struttura che ospita un gruppo di rifugiati in un centro montano nei boschi della SilaVideo di Raffaella Cosentino
L’accusa nei confronti degli indagati è che "in concorso tra loro, mutavano abusivamente l’originaria destinazione d’uso per attività commerciale, ospitando i migranti in un luogo privo del necessario certificato di agibilità”.
Altri lavori erano in corso in tutto l’edificio senza i permessi di costruzione, determinando "pericoli per le persone ospitate”. Il 10 settembre il Comune ha revocato l’agibilità della struttura. Un centro inagibile non è adatto all’accoglienza dei migranti ed è stato chiuso di forza dai magistrati.

Le gravi violazioni accertate in materia edilizia, scrivono i pm nel provvedimento, hanno generato una "conseguente situazione di degrado dell’immobile” e questo ha causato la "tensione già esplosa a causa delle condizioni in cui i migranti sono costretti a risiedere”. Gli stessi richiedenti asilo che con una protesta plateale sono riusciti a fare avviare gli accertamenti sulla struttura sono stati anche denunciati per minacce e danneggiamenti dalla cooperativa, tra i cui soci figura Marco Morrone, figlio di Giuseppe Ennio Morrone, ex senatore ed ex capogruppo di Forza Italia alla Regione Calabria con la presidenza Scopelliti.

Non è la prima volta che in Calabria i migranti sono costretti a ribellarsi come ultimo atto estremo di difesa per le pesanti violazioni che subiscono nelle strutture di accoglienza. Fece scalpore nel 2012 la sentenza del giudice di Crotone Edoardo D’Ambrosio che assolse un gruppo di trattenuti nel centro di identificazione ed espulsione di Isola Capo Rizzuto (Kr) gestito dalla Confraternita delle Misericordie, perché avevano agito per legittima difesa distruggendo il Cie e usando anche le suppellettili come armi contro gli agenti.

A Cosenza il sequestro del centro di accoglienza straordinaria viene motivato con il fatto che "tale situazione si presenta estremamente pericolosa per i cittadini extracomunitari in quanto la struttura appare non dotata dei requisiti igienico sanitari e delle condizioni di sicurezza necessarie per essere abitata”. Secondo indiscrezioni le indagini non sono chiuse, continuano accertamenti perché il centro di accoglienza sarebbe stato anche allacciato abusivamente alla corrente elettrica.

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Il Manifesto
21 09 2015

Sono l’unico par­tito che cre­sce in numero di voti. Quando nel 2012 fecero il loro rumo­roso ingresso nel par­la­mento di Atene ave­vano rac­colto poco più di 430 mila con­sensi, ora hanno supe­rato di un sof­fio il mezzo milione, sfio­rato com­ples­si­va­mente il 7% e por­tato a quota 18, uno in più rispetto alle scorse ele­zioni, il drap­pello dei loro deputati.

I neo­na­zi­sti di Alba Dorata si con­fer­mano la terza forza poli­tica della Gre­cia, con un risul­tato che rap­pre­senta per molti versi l’equivalente in nega­tivo della vit­to­ria di Ale­xis Tsipras.

Si sapeva che il per­du­rare della crisi sociale e dei dik­tat euro­pei, ma soprat­tutto l’emergenza migranti che ha carat­te­riz­zato gli ultimi mesi del dibat­tito pub­blico, avreb­bero potuto gio­care a favore dell’estrema destra, anche se, alla vigi­lia del voto, sem­brava che sul piatto della bilan­cia potesse pesare anche altro. In par­ti­co­lare, il fatto che ben 78 mem­bri di Alba Dorata, la sua intera lea­der­ship nazio­nale e gran parte dei suoi eletti, dopo aver già scon­tato per que­sto lun­ghe pene di car­cere pre­ven­tivo — fino a 18 mesi -, figu­rino in qua­lità di impu­tati nel pro­cesso per l’omicidio del rap­per e mili­tante anti­fa­sci­sta Pavlos Fyssas.

Una morte per la quale il lea­der dei neo­na­zi­sti, Niko­laos Micha­lo­lia­kos, aveva rico­no­sciuto ai micro­foni della radio nazio­nale la piena «respon­sa­bi­lità poli­tica» a poche ore dall’apertura delle urne in quella che a molti era sem­brata come una sini­stra rivendicazione.

Inol­tre, prima di quell’assassinio del set­tem­bre 2013, gli espo­nenti del par­tito erano ospiti fissi dei talk-show più popo­lari, visto che il loro stile “musco­lare” annun­ciava di tra­sfor­mare in rissa, in senso let­te­rale, ogni dibat­tito, pro­vo­cando un balzo in avanti dello share. Ilias Kasi­dia­ris che guida il gruppo par­la­men­tare di Alba Dorata e ribat­tez­zato dalla stampa inter­na­zio­nale «il por­ta­voce con la sva­stica tatuata», si è illu­strato a più riprese in aggres­sioni fisi­che o ver­bali nei con­fronti di espo­nenti della sini­stra. In que­sta cam­pa­gna elet­to­rale, invece, solo la tv pub­blica Ert ha dato spa­zio, per obbligo isti­tu­zio­nale, ai mee­ting e alle parole d’ordine dei can­di­dati neonazisti.

Al limite della messa al bando anche per il coin­vol­gi­mento dei suoi diri­genti in nume­rose atti­vità cri­mi­nali, iso­lata sul piano poli­tico e pres­so­ché assente dai media, la tenuta di Alba Dorata risulta per­ciò ancora più inquie­tante. Il par­tito raz­zi­sta è in testa nel voto dei disoc­cu­pati e alle spalle della sola Syriza in quello degli under 24. Segnali che sem­brano indi­care come anche al di là del suc­cesso delle posi­zioni oltran­zi­ste sull’immigrazione — che hanno frut­tato un rad­dop­pio dei con­sensi nelle isole di Lesbos e Kos, dive­nuta negli ultimi mesi la Lam­pe­dusa greca, e nella regione della Grande Atene, l’Attica -, il radi­ca­mento dei neo­na­zi­sti cominci a farsi più articolato.

A detta di Dimi­tris Keri­dis, docente di Scienze Poli­ti­che dell’Università di Atene, «que­sto par­tito non incarna più sol­tanto un sin­tomo della crisi greca, quanto piut­to­sto la pro­fon­dità del males­sere della nostra società». Per Ari­sti­des Hatzis, altro poli­to­logo dell’ateneo della capi­tale, «il solo fatto che il voto per Alba Dorata non abbia risen­tito dell’aumento dell’astensione indica un con­so­li­da­mento di idee che rap­pre­sen­tano un peri­colo e una ver­go­gna per il paese». L’inviata del Pais, dopo aver inter­vi­stato Kasi­dia­ris, mette in guar­dia da un ritorno della vio­lenza: «Il voto ha infiam­mato gli animi nel quar­tier gene­rale dei neo­na­zi­sti: ora, per un’esibizione di forza è solo que­stione di tempo».

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