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Il Messaggero
01 07 2015

Atene
. Non è un mercato delle pulci. È il mercato dei rifiuti. Ex insegnanti frugano nei cassonetti, neo-disoccupati rovistano nei cestini, pensionati rimediano qualche cianfrusaglia buttata nei vicoli o negli androni dei palazzi. ...

Jobs Act, ecco i numeri che sgonfiano la propaganda

Precarietà-DisoccupazioneI dati sull'occupazione pubblicati ieri dall'Istat sono un bagno di realtà per il governo Renzi che non passa giorno senza millantare l'efficacia delle proprie riforme.
Marta Fana, Il Manifesto ...

Dal Nord il "controesodo" dei delusi

La crisi ha reso più difficili le occasioni di impiego nei distretti industriali: sempre più algerini e marocchini tornano a casa o puntano su altri Paesi europei. Il Nord? Non è più quello di una volta. Il Nord, troppo duro, freddo e grigio per i molti immigrati che arrivavano dall'Africa, ma anche unica vera meta e speranza. [...] Quel Nord diventa oggi, invece, la delusione per i tanti che come Moustafa, marocchino in Italia da 30 anni, con figli nati in Valle d'Aosta [...] provano a ridisegnare un'altra partenza perché al Nord ormai non si può più stare.
Karima Moual, Il Sole 24 Ore ...

L'impresa intasca per lavori part-time

orizzonteE' bastato poco al presidente del Consiglio Renzi per spogliarsi della mimetica al fine di sfuggire all'analisi del voto regionale e tornare pieno di sé, sbandierando i successi del proprio governo e dell'Italia che cambia. Quale migliore occasione se non i dati provvisori sull'occupazione pubblicati dall'Istat che certificano per il mese di aprile un aumento dell'occupazione e un calo dei disoccupati e concordano finalmente con quelli del Ministero del Lavoro? Nel mese di aprile, secondo l'Istituto di Statistica, il numero di occupati è aumentato di 269 mila unità rispetto ad aprile 2014 e di 159 mila unità rispetto a marzo 2015. 
Marta Fana, Il Manifesto ...

Senza competenze il "capitale umano" non può crescere

  • Giovedì, 28 Maggio 2015 10:08 ,
  • Pubblicato in Flash news

Corriere della Sera
28 05 2015

Che l'Italia non sia un Paese per giovani lo confermano i numeri del Rapporto Ocse diffuso ieri, che segnalano il crollo del tasso di occupazione tra 15 e 29 anni (lavora uno su due) e l'impennata degli under 30 che non studiano e non lavorano (sono uno su quattro).

Ma il dato che deve far più riflettere è che, secondo l'organizzazione dei Paesi industrializzati, in Italia quasi un giovane su tre svolge un "lavoro di routine", che non richiede comptenze specifiche e uno su sei ha un lavoro che non comporta un sostanziale apprendimento. Insomma, un enorme spreco di capitale umano. ...

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