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L'equità finanziaria non fa rima con quella sociale

Un'onda crescente di cittadini espulsi dal mondo del lavoro per obsolescenza e che sono troppo vecchi per lavorare ma troppo giovani per andare in pensione. [...] Si possono posticipare le decisioni, confermando riforme precedenti che hanno creato forti situazioni di disagio, oppure affrontare il problema, ammettendo che il sistema pensionistico nato alla fine del XX secolo non regge al lavoro flessibile, all'invecchiamento, alla scarsa partecipazione al lavoro di donne e "giovani anziani".
Sergio Sorgi, Il Corriere Della Sera ...

La prima ansia degli italiani resta l'occupazione

Mancanza di lavoroA cosa pensano gli italiani quando dicono di aver paura? Dopo l'attentato al settimanale francese Charlie Hebdo la minaccia qaedista è percepita in modo forte, [...]. Ma gli studiosi sostengono che il terrorismo tolga il sonno meno dell'incertezza economica (rispetto alla quale gli immigrati con il loro contributo dell'8,8% alla ricchezza nazionale sono un sollievo). Secondo Nicola Piepoli, titolare dell'omonimo istituto di sondaggi, a gravare è la mancanza di futuro.
Francesca Paci, La Stampa ...

Occupazione: i limiti dei dati Istat mese per mese

Il Fatto Quotidiano
03 02 2015

I dati mensili dell’Istat su occupati e disoccupati si limitano a pochissimi indicatori. Per evitare spiegazioni congiunturali di dubbia tenuta, è opportuno analizzarli in una prospettiva temporale più lunga. Ed è utile metterli a confronto con i numeri sulle unità di lavoro.

di Bruno Anastasia (Fonte: Lavoce.info)

La prospettiva di medio periodo

Da quando l’Istat, conformandosi a prescrizioni europee, ha iniziato a diffondere dati mensili sui principali aggregati del mercato del lavoro, ogni mese ascoltiamo commenti sui numeri di occupati e disoccupati che cercano, ricorrendo a supposizioni più o meno plausibili o ardite, di spiegare le variazioni congiunturali di brevissimo periodo. In realtà, i dati mensili resi disponibili dall’Istat si limitano a pochissimi indicatori e nulla ci dicono sulle dinamiche settoriali, contrattuali o orarie che possano giustificarne o spiegarne le variazioni. Per questo, e per la natura campionaria della fonte, è elevatissimo il rischio di gioire (inutilmente) un mese per il miglioramento e di soffrire (altrettanto inutilmente) quello successivo per il peggioramento, scambiando per trend piccole oscillazioni statistiche del tutto compatibili con gli inevitabili problemi di misura. Per evitare spiegazioni congiunturali di dubbia tenuta, è sempre opportuno analizzare i dati mensili collocandoli in una più consistente prospettiva temporale.

Il grafico 1 riporta i dati mensili sugli occupati in Italia per mese dal 2004 a oggi. Emergono nette le due fasi di caduta dell’occupazione, la prima tra ottobre 2008 e marzo 2010 (all’indomani della crisi finanziaria esplosa con il fallimento Lehmann Brothers) con la perdita di circa 600mila occupati, la seconda tra la primavera 2012 e il settembre 2013, con la crisi caratterizzata dai problemi dovuti alla gestione dei debiti sovrani europei e con altri 60mila occupati in meno. Poi l’occupazione ha avvertito, tra la fine del 2013 e i primi mesi del 2014, un modestissimo rimbalzo (può aver contribuito anche il decreto Poletti), mentre successivamente, a partire dalla fine della primavera, è rimasta sostanzialmente piatta, senza evidenziare nuovi peggioramenti, ma anche senza mostrare di aver imboccato la via del recupero. Per la dinamica dell’occupazione totale questo è ciò che di solido si può sostenere. Per capire se e come, all’interno del dato complessivo, sia cambiata la composizione settoriale e contrattuale, occorre attendere che vengano resi disponibili sia i dati trimestrali dettagliati della medesima indagine sia i dati amministrativi che consentono di valutare anche i movimenti marginali del mercato del lavoro.

La dinamica delle unità di lavoro

Rimanendo quindi al dato totale, per valutare l’entità della perdita occupazionale (circa un milione di occupati in meno tra il primo semestre 2008 e la fine del 2014) è utile il confronto – con i dati disponibili fino al terzo trimestre 2014 – con la dinamica delle unità di lavoro, vale a dire con il dato sull’input di lavoro utilizzato per la contabilità nazionale (grafico 2).

Ciò che emerge è una caduta ben più consistente: oltre un milione di unità di lavoro in meno tra il 2008 e il 2010 e un’ulteriore perdita di 700mila unità tra il 2011 e il 2013, cosicché la quantità effettiva di lavoro utilizzato nel sistema risulta a fine 2014 nettamente inferiore a quella del 2003-2004. Il trend degli occupati è dunque molto meno negativo di quello osservato sulle unità di lavoro perché fornisce un’informazione “sulle teste” che, per definizione, non dà peso alle diverse pratiche di labour hoarding (cassa integrazione, passaggi a part time, riduzione dell’orario di lavoro) attivate dalle imprese e agevolate dal sistema politico per ridurre l’impatto della crisi sui livelli occupazionali.

* Bruno Anastasia lavora come esperto di analisi del mercato del lavoro presso l’Ente Veneto lavoro, coordinando l’Unità di ricerca. E’ presidente dell’Ires Veneto. Dal 1994 al 2001 è stato presidente del Coses di Venezia. Dal 1999 insegna, come contrattista, Economia del lavoro presso l’Università di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, sede di Portogruaro. Tra le pubblicazioni recenti Evoluzione di un’economia regionale. Il Nordest dopo il successo, Nuova Dimensione, 1996 (con G. Corò); Solo una grande giostra? La diffusione del lavoro a tempo determinato, Franco Angeli, Milano, 2000 (con A. Accornero, M. Gambuzza, E. Gualmini, M. Rasera).

 

 

 

A dicembre la disoccupazione va sotto il 13%. [...] Dopo mesi di segno meno, rialza la testa il mercato del lavoro. E non solo l'occupazione. L'Istat, infatti, rileva che "in gennaio, l'economia italiana ha mostrato segnali di un possibile recupero della domanda interna. Indicazioni favorevoli provengono dalla produzione e dagli ordinativi esteri di alcune componenti rilevanti del comparto dei beni strumentali.".
Maurizio Carucci, Avvenire ...

la Repubblica
30 01 2015

Metti online il tuo curriculum, specifica se sei un professionista o un operaio qualificato, oppure preferisci un'occupazione nel commercio: a quel punto, se la tua qualifica risulterà interessante, ti contatterà in breve tempo un datore di lavoro per offrirti una delle 107.212 posizioni disponibili in questo momento.

Però poi preparati a fare la valigia, perché la efficientissima banca dati d cui si parla non è italiana, è canadese. ...

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