Il mio corpo mi appartiene, incontro con Amina Sboui

Amina SbouiMercoledì 21 gennaio, ore 18.30
Casa Internazionale delle donne
Via della Lungara, 19 - Roma

Intervengono:
Azzurra Meringolo, giornalista, autrice de I ragazzi di piazza Tahir
Lia Migale, economista e scrittrice
Bianca Pomeranzi, CEDAW Comitato ONU per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne

Nel 2013 Amina Sboui, una ragazza tunisina nata nel 1994, posta su Facebook la sua foto a seno nudo, con un messaggio tatuato sul corpo: “Il mio corpo mi appartiene”.

Questa foto fa il giro del mondo e il suo gesto le costa molto caro: prima viene segregata dai suoi stessi genitori, scandalizzati e timorosi che un atto così eclatante possa avere ripercussioni su tutta la famiglia; poi, dopo l’adesione al movimento delle Femen, finisce in prigione.

Anche da dietro le sbarre Amina continua a battersi: in difesa delle detenute, spesso vittime di gravi maltrattamenti, e per la libertà di espressione.

Dopo la scarcerazione, proprio a causa della notorietà che la sua figura ha acquisito nel mondo, Amina non è ancora libera; deve lasciare il suo Paese, dove le sarebbe impossibile studiare e anche solo vivere.

Così si rifugia a Parigi, dove decide di raccontare la sua storia: dall’infanzia segnata dagli abusi sessuali alla consapevolezza dei suoi diritti di persona e di donna, dalle prime rivendicazioni in famiglia agli scontri con l’autorità, dal gesto che ne fa il simbolo globale di una protesta contro ogni forma di dittatura militare o religiosa fino all’esilio.

La presentazione del libro di Amina Sboui è un’occasione preziosa non solo per parlare della sua vicenda e delle Primavere arabe, ma anche per riflettere sui tragici attacchi terroristici che hanno colpito nei giorni scorsi Parigi, dove Amina ora vive.

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