×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

L'Ocse: "Sempre meno i migranti in Italia"

Immigrazione in calo in ItaliaLa conferma a una tendenza avviata ormai da anni è arrivata ieri dal report sull'immigrazione presentato dall'Ocse che ha registrato una flessione degli ingressi del 40% rispetto al 2007. Si parla di persone che arrivano in maniera regolare (per lavoro autonomo o subordinato oppure per un ricongiungimento familiare), e che sono passate negli ultimi cinque anni dai 572 mila del 2007 a 258.000 del 2012.
Leo Lancari, Il Manifesto ...

L'Europa: i precari della scuola vanno assunti

"La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell'Unione: Il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali non è giustificato": è arrivata la sentenza della Corte di giustizia europea sugli insegnanti precari della scuola in Italia. Ed è una condanna.
Valentina Santarpia, Corriere della Sera ...

Le preziose lettere della classe operaia

Giuseppe Di Vittorio e la sua idea di sindacato. A dodici anni iniziò a formarsi una coscienza politica e sindacale. Abbracciò gli ideali del Socialismo. Poco più che ventenne dirigeva la camera del Lavoro di Minervino Murge.
Gioacchino De Chirico, Corriere della Sera ed. Roma ...

Il Fatto Quotidiano
30 10 2014

Dal rapporto su Reddito e condizioni di vita emerge che l'indicatore è sceso rispetto al 2012, ma è peggiorato per le famiglie numerose. Il 20% più ricco delle famiglie residenti percepisce il 37,7% del reddito totale, mentre al 20% più povero spetta solo il 7,9%

Il 28,4% dei residenti in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale secondo la definizione adottata nell’ambito della strategia Europa 2020. Cioè è in una condizione di “grave deprivazione materiale” o “bassa intensità di lavoro”. Il dato, relativo al 2013, arriva dall’Istat, che ha diffuso il rapporto annuale su Reddito e condizioni di vita. Il rischio povertà è in calo rispetto al 2012, ma sale per le famiglie numerose. Dal dossier dell’istituto di statistica emerge anche la metà delle famiglie ha percepito un reddito netto non superiore a 24.215 euro l’anno, pari a circa 2.017 euro al mese. Ma, come sempre, nel Sud e nelle Isole va peggio: qui il 50% delle famiglie guadagna meno di 19.955 euro, vale a dire circa 1.663 euro mensili. Il reddito mediano delle famiglie che vivono nel Mezzogiorno è pari al 74% di quello delle famiglie residenti al Nord.

L’indicatore relativo alla povertà è diminuito di 1,5 punti percentuali rispetto al 2012 in seguito della diminuzione della quota di persone in famiglie gravemente deprivate, che scende dal 14,5% al 12,4%. Perché, fortunatamente, sono diminuiti dal 16,8 al 14,2% gli individui che riferiscono di non potersi permettere un pasto proteico adeguato ogni due giorni, quelli che non riescono a sostenere spese impreviste di 800 euro (dal 42,5 al 40,3%) e quelli che non hanno potuto riscaldare adeguatamente la propria abitazione (dal 21,2% al 19,1%). Resta stabile, invece, la percentuale di residenti che vivono in famiglie a rischio di povertà (19,1%), mentre è in leggero aumento quella di chi vive in famiglie a bassa intensità lavorativa (dal 10,3% all’11%).

Il rischio di povertà o esclusione sociale mostra però la diminuzione più accentuata al Centro e al Nord (-7,7% e -5,9% rispettivamente), mentre nel Mezzogiorno, dove si registra una diminuzione del 3,7%, il valore si attesta al 46,2%, più che doppio rispetto al resto del Paese.

Oltre che nel Sud e nelle Isole, l’Istat registra valori elevati dell’indicatore tra le famiglie numerose (39,8%), in cui lavora una sola persona (46,1%), con fonte di reddito principale proveniente da pensione o altri trasferimenti (34,9%) e tra quelle con altri redditi non provenienti da attività lavorativa (56,5%). Inoltre è più elevato tra le famiglie con reddito principale da lavoro autonomo (30,3%) rispetto a quelle con reddito da lavoro dipendente (22,3%).

Rispetto al 2012, l’istituto segnala come il rischio di povertà o esclusione sociale diminuisca tra gli anziani soli (dal 38,0% al 32,2%), i genitori single (dal 41,7% al 38,3%), le coppie con un figlio (dal 24,3% al 21,7%), tra le famiglie con un minore (dal 29,1% al 26,8%) o con un anziano (dal 32,3% al 28,9%). Tra le famiglie con tre o più figli si osserva, invece, un peggioramento: dal 39,8% si sale al 43,7%, a seguito dell’aumento del rischio di povertà (dal 32,2% al 35,1%).

Quanto alla distribuzione dei redditi, il 20% più ricco delle famiglie residenti in Italia percepisce il 37,7% del reddito totale, mentre al 20% più povero spetta il 7,9%. Differenze significative si registrano anche rispetto alla ripartizione geografica: il 37,1% delle famiglie residenti nel Sud e nelle Isole appartiene al quinto dei redditi più bassi, rispetto al 13,5% di quelle che vivono nel Centro e all’11,5% delle famiglie del Nord. Nello stesso tempo, nel Nord e nel Centro una famiglia su quattro appartiene al quinto più ricco della distribuzione, quello con i redditi più alti, rispetto all’8,5% di quelle che vivono nel Sud e nelle Isole.

Redattore Sociale
30 10 2014

Non solo e non più giovani a caccia di un lavoro, ma una presenza sempre più costante, in cerca di stabilità nel nostro paese con, alle spalle, percorsi di inserimento e integrazione. A fotografare il nuovo corso della presenza straniera in Italia è il Dossier statistico immigrazione 2014, realizzato dal Centro studi e ricerche Idos, in collaborazione con Unar, presentato oggi a Roma e in contemporanea in altre 26 città.

Crescita lenta e per motivi familiari. Nel complesso la presenza straniera è stimata in 5 milioni e 364 mila persone, in crescita di 178 mila unità rispetto all’anno precedente, ma con un ritmo sempre più lento se si paragona al flusso agli anni passati. A marcare la differenza maggiore è il netto crollo degli ingressi per motivi di lavoro. Secondo il rapporto il nostro paese, complice la crisi, non è più un polo di attrazione per la popolazione immigrata, che spesso preferisce tornare in patria o sceglie paesi europei più appetibili. E così nel 2013, i visti per soggiorni superiori a 90 giorni sono stati 169.055, di cui solo 25.683 per lavoro subordinato e 1.810 per lavoro autonomo, mentre quelli per ricongiungimento familiare sono stati ben 76.164. Chi arriva dunque, spesso ha già qui il suo nucleo. Quasi un milione sono, poi, i minori mentre le nuove nascite registrate nel 2013 sono oltre 77mila. Segno di una presenza che va sempre più stabilizzandosi: le famiglie con almeno un componente straniero sono ormai oltre due milioni e accoglie oltre il 99 per cento di tutti i residenti.

Lavoro: indispensabili, ma subalterni. D’altronde i dati sul mercato del lavoro riservato agli stranieri sono poco edificanti e lasciano ben comprendere perché si rinunci a venire in Italia in cerca di fortuna. Seppure quella immigrata sia una forza lavoro considerata indispensabile, essa rimane infatti ancora subalterna. Secondo il dossier sono 2,4 milioni gli occupati stranieri, oltre un decimo del totale (l’incidenza era solo del 3,2% nel 2001), ma con una quota consistente di disoccupati: 493 mila alla fine del 2013. Tra gli stranieri il tasso di disoccupazione è salito nello stesso anno al 17,3%, mentre tra gli italiani all’11,5%; viceversa, il tasso di occupazione è sceso al 58,1% tra gli stranieri e al 55,3% tra gli italiani.

Nel 2013, è cresciuto anche il divario della retribuzione netta mensile percepita in media dagli stranieri (959 euro rispetto ai 1.313 euro dei lavoratori italiani). Inoltre più di un terzo (35,3 per cento) degli occupati svolge professioni non qualificate.

Il miraggio della casa. Negli anni della crisi è cresciuto in maniera consistente il disagio abitativo degli immigrati, mentre di pari passo sono crollate le compravendite immobiliari, che nel 2013 sono state quasi la metà rispetto all’anno precedente. Ne è conseguita una maggiore canalizzazione nel mercato degli affitti, spesso discriminatorio, e nei bandi dell’edilizia residenziale pubblica. Proprio l’accesso alla casa rappresenta uno dei campi in cui gli stranieri sono più discriminati, anche se come sottolinea un approfondimento dell’Unar, contenuto del dossier, la stragrande maggioranza delle 1.142 denunce registrate ha riguardato discriminazioni su base etnico razziale.

Meno irregolari. Da segnalare la costante diminuzione dell’immigrazione irregolare nel nostro paese, stimata (anche grazie alle regolarizzazione in meno di mezzo milione di persone, sotto a un decimo della presenza totale. Riguardo la pressione alle proprie frontiere e al numero delle espulsioni l’Italia si colloca invece all’ottavo posto nella Ue.

Immigrati crescono, i reati molto meno. Il dossier contiene anche dati inediti sulla criminalità degli immigrati. Ne emerge una crescita delle denunce contro gli stranieri molto meno marcata rispetto alla loro presenza numerica. Le denunce contro italiani sono passate da 467 mila nel 2004 a 642 mila nel 2012 (+37,6%), a fronte però di una popolazione diminuita. Quelle contro gli stranieri sono aumentate da 224 mila a 290 mila (+29,6%), mentre però essi raddoppiavano diventando 4,4 milioni.

facebook