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Tredicimila persone rischiano di finire sulla strada dal primo marzo per la chiusura dei centri aperti due anni fa per accogliere i profughi in fuga dalla primavera araba. Le Caritas diocesane hanno annunciato che non metteranno nessuno alla porta. ...
La Repubblica
25 02 2013

Il Viminale dichiara la fine dell'emergenza umanitaria a partire dal 28 febbraio. La protesta delle associazioni. Le prefetture: non abbiamo i fondi per dare l'assegno ai richiedenti asilo venuti dalla Libia. La polemica: "Abbandoniamo queste persone senza garantirgli un futuro"

di ALESSANDRA ZINITI

PALERMO - Dopo una proroga di 60 giorni, il governo decreta la fine dell'emergenza umanitaria e congeda i tredicimila richiedenti asilo in fuga dalla Libia e dal Nordafrica sbarcati a Lampedusa un anno e mezzo fa ancora ospitati nelle strutture dedicate con una sorta di "buonuscita": 500 euro a testa e via. Dal 28 febbraio, la Protezione civile "molla" la gestione di intere famiglie che da mesi attendono il riconoscimento dello status di rifugiato. E parte la mobilitazione del mondo delle associazioni che, con un tam tam sul web, danno il via, da oggi, a una grande mobilitazione a sostegno dei rifugiati. "Riappropriamoci di piazze, strade, spazi vuoti, università o scuole", è l'appello sul sito di Melting pot che ha fatto alzare la guardia alle questure di tutta Italia.

Avviare i profughi all'uscita dal sostegno e, se possibile, anche dall'Italia è la direttiva che il Viminale ha comunicato ai prefetti e ai soggetti attuatori del programma di accoglienza partito un anno e mezzo fa quando in 28.000 diedero l'assalto a Lampedusa. Con una circolare inviata la scorsa settimana, il Dipartimento per l'immigrazione ha ordinato alle prefetture di approntare entro il 28 febbraio i titoli di viaggio per i profughi, cioè il documento che, in assenza di passaporto, può consentire la libera circolazione in Italia, e soprattutto quelle che vengono definite "misure per favorire percorsi di uscita". E dunque rimpatri volontari e assistiti e una somma, 500 euro a testa, per organizzarsi il
futuro. "Per la copertura finanziaria questo Dipartimento accrediterà le relative risorse", si legge nella circolare del Viminale. Nelle prefetture sanno poco e niente. "Siamo in attesa di chiarimenti - dice Teresa Cucinotta, prefetto vicario di Palermo - tutte le strutture, alberghi, centri sociali, cooperative che fino ad ora hanno ospitato i profughi in regime di convenzione sanno da tempo che dal 28 non saranno più a nostro carico. La buonuscita dovremo distribuirla noi ma dovranno accreditarci delle somme".

Cosa succederà dal 28 febbraio è un punto interrogativo. "Stiamo consegnando alla strada migliaia di persone senza futuro - dicono le associazioni - il colpevole ritardo con cui il governo ha disposto il rilascio dei permessi di soggiorno ha ingabbiato i rifugiati: senza permesso, senza carta d'identità, senza titolo di viaggio, senza quindi poter scegliere di restare, di lavorare, oppure di ripartire. Una vera fortuna in denaro si è persa tra le pieghe di convenzioni e burocrazie, finita in tasca di albergatori e cooperative a copertura dei loro affari". Duro anche il commento del Consiglio italiano dei rifugiati: "Invece di spendere centinaia di milioni di euro solo per la fornitura di vitto e alloggio con gli stessi soldi avrebbero potuto finanziare un programma di integrazione lavorativo e alloggiativo". Un miliardo e 300 milioni di euro, 46 euro a persona per ogni giorno di ospitalità che salgono ad 80 per i minori. Ora si torna alla gestione ordinaria.

La Repubblica
22 02 2013

La gestione dell'emergenza - 50.000 profughi arrivati sulle nostre coste, un anno e mezzo fa - ha fruttato alle strutture di accoglienza un miliardo e trecento milioni di euro, non ha garantito i servizi dovuti né ha risolto il dramma del rimpatrio, volontario o assistito. In quest'ultimo caso, adesso, si offre ai migranti un "buono uscita". Ma per andare dove? E tanti nel frattempo si sono già allontanati...L'accoglienza per i profughi del Nord Africa finisce il 28 febbraio. Questa volta non c'è proroga: dopo quella data, tutti via con 500 euro come "buono uscita". A stabilirlo è una circolare del ministero dell'Interno datata 18 febbraio 2013. Ma la domanda è: via dove? Via dalle strutture di accoglienza, che grazie ai 50 mila profughi arrivati sulle nostre coste, un anno e mezzo fa, hanno raccolto un miliardo e trecento milioni di euro senza garantire i servizi dovuti dalla legge.

La gestione dell'emergenza, affidata a inizio gennaio ai prefetti, era stata prorogata di due mesi per la "progressiva uscita dei profughi dal sistema, anche attraverso programmi di rimpatrio volontario e assistito". Ma anche in questo caso, non c'è stata una gestione uniforme e controllata sul territorio. Il ministero dell'Interno ha sottolineato in apertura che "non tutte le regioni hanno attivato i tavoli di coordinamento ". Le mappa dei contributi d'uscita erogati dalle regioni è varia: si va dalla Lombardia dove i profughi hanno usufruito di una somma pari a 1000 euro, alle regioni come il Lazio, la Campania o la Puglia dove le cifre sono pari a zero.

Di contro, adesso, la circolare prevede ulteriori fondi, pari a 2,5 milioni di euro, destinati al rimborso per gli enti locali per l'assistenza di minori stranieri non accompagnati. Tramite le prefetture, quindi, gli enti locali potranno chiedere la copertura delle spese per le procedure di "formalizzazione della domanda di asilo sino all'inserimento nelle strutture dello SPRAR".

Manca tuttavia una menzione a quali saranno i percorsi di integrazione nel territorio e di inserimento lavorativo. Manca, di nuovo, una direttiva mirata al potenziamento del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati costituito dalla rete degli enti locali e il terzo settore.

L'ufficio stampa del ministero, contattato in merito a queste tematiche, ha risposto al telefono che "tutto quello che si può fare al momento è fornire la circolare (che alleghiamo a questo articolo) ma non ci sono risposte alle domande fatte". Non ci sono risposte oggi, ma arriveranno in futuro? "Non ci sono risposte e basta", hanno dichiarato.

Per Laurens Jolles, delegato nel nostro Paese per l'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati, la strategia di uscita dall'emergenza "andava programmata per tempo e il ritardo con cui è stato pianificato il passaggio in ordinario, effettivo solo dal 31 dicembre, resta inspiegabile. Le misure aggiuntive contenute nella circolare, a dieci giorni dalla chiusura, potrebbero non essere sufficienti".

Tra le procedure volte a favorire i percorsi di uscita rientrano i programmi di rimpatrio volontari e assistiti, affidati all'OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni), che stabiliscono la somma di 500 euro per le modalità di uscita dalle strutture di accoglienza. Ben poco, se si considera che, per tutto il periodo della loro permanenza nei CARA, centri di accoglienza per richiedenti asilo, o presunti tali, ogni migrante valeva fino a 46 euro al giorno. In molti, in realtà si erano già allontanati. Il punto è, dove.

"Questa è una preoccupazione che abbiamo anche per i rifugiati che escono dal sistema ordinario di accoglienza - aggiunge Jolles - che purtroppo non è sufficiente per tutti e ha una durata di soli sei mesi. Assistiamo all'aumento di insediamenti spontanei ed occupazioni di edifici abbandonati in molte città con il rischio di emarginazione sociale. È per questo che abbiamo più volte ribadito la necessità di ampliare la rete di accoglienza e di assicurare un adeguato sostegno all'inserimento lavorativo e sociale delle persone che fuggono da violenze e persecuzioni. Sia chiaro, i rifugiati non sono persone che vogliono vivere di assistenzialismo, è per questo che chiediamo ancora una volta alle autorità di dare una risposta più adeguata ai loro bisogni di integrazione".

Chi sceglie di andare in un altro paese, anche in possesso di un permesso di soggiorno unito a un titolo di viaggio (che corrisponde al passaporto), ha diritto a restare lì solo 90 giorni, ma senza poter lavorare. Saranno in giro, quindi, nella totale assenza di un percorso di integrazione, come i profughi ritrovati nel Salaam Palace di Roma, il caso che ha fatto scalpore anche all'estero. La speranza è che le mura dei palazzi dismessi nelle nostre città siano abbastanza forti da reggere la disperazione di chi non ha un futuro.
20 febbraio 2013

Rifugiati, nuova accusa all'Italia: "Nega diritti ai minori"

  • Mercoledì, 23 Gennaio 2013 09:24 ,
  • Pubblicato in Flash news

Rassegna.it
23 01 2013

L'Italia respinge arbitrariamente i minori stranieri non accompagnati e i richiedenti asilo adulti provenienti dalla Grecia. Una volta giunte sul territorio greco, poi, queste persone si trovano ad affrontare un sistema di asilo che non funziona e a vivere in condizioni di detenzione abusive. E' questa l'ennesima accusa che arriva all'Italia sulla questione dei rifugiati politici. Stavolta a formularla è Human Rights Watch, in un rapporto pubblicato oggi (22 gennaio). I clandestini provenienti dalla Grecia, infatti, vengono respinti dalle autorità italiane in poche ore, e senza un'adeguata valutazione delle loro esigenze. Tra costoro ci sono anche numerosi bambini, minori non accompagnati, che non hanno così possibilità di chiedere asilo.

Un rapporto di 45 pagine, quello pubblicato dall'osservatorio internazionale sui diritti, che è l'ennesimo schiaffo all'Italia sul problema dei rifugiati. Nel testo si documenta infatti “il fallimento delle politiche attuate dalla polizia di frontiera italiana nei porti di Ancona, Bari, Brindisi, Venezia”. Si tratta, per Hrw, di un vero e proprio “scudo per persone bisognose di protezione, in violazione degli obblighi di legge”. Human Rights Watch ha intervistato 29 bambini e numerosi adulti che sono stati sommariamente rispediti in Grecia dai porti italiani. In 20 hanno subito questo trattamento nel solo 2012.

"Ogni anno centinaia persone arrivano nascoste sotto camion e auto sui traghetti che attraversano il Mar Adriatico", ha detto Judith Sunderland, ricercatrice per l'Europa occidentale di Human Rights Watch. "Troppo spesso l'Italia li rimanda subito indietro verso la Grecia, nonostante le condizioni terribili e il trattamento che subiranno una volta tornati". In Grecia, i minori non accompagnati e i richiedenti asilo, come tutti i migranti, sono in effetti oggetto di “abusi da parte delle forze dell'ordine”, e vivono in “condizioni degradanti di detenzione, in un ambiente ostile, segnato dalla violenza xenofoba”, afferma Human Rights Watch.

Ad esempio, Ali M., un ragazzo afgano che aveva 15 anni quando fu rispedito dall'Italia a Igoumenitsa, nel marzo 2012, ha raccontato che la polizia greca lo ha portato in un centro di detenzione vicino al porto e detenuto lì per oltre due settimane, insieme ad adulti non imparentati, in condizioni squallide e senza cibo adeguato.

La legge italiana e il diritto internazionale vietano però l'allontanamento di minori non accompagnati. Eppure, Human Rights Watch ha intervistato 13 bambini dai 13 ai 17 anni che erano stati respinti sommariamente. Nessuno di loro ha avuto accesso ad un tutore o ai servizi sociali, come previsto dalla legge italiana ed internazionale.

La ricerca di Human Rights Watch denuncia che solo uno dei bambini intervistati è stato sottoposto ad un esame per determinarne l'età. Ali M., ad esempio, è stato respinto senza che si conoscesse effettivamente quanti anni avesse: "Ho detto loro che avevo 15 anni, ma non mi hanno ascoltato. Mi hanno rimesso subito sulla barca".

La legge, invece, prevederebbe un approccio multi-disciplinare per valutare l'età di un presunto minore, la custodia affidata ad un tutor o ai servizi sociali, e che la valutazione dell'età debba essere effettuata una volta ammessi i bambini nel paese. "La maggior parte di coloro che abbiamo incontrato erano ragazzi afghani in fuga da pericoli, conflitti e povertà," accusa Alice Farmer, ricercatrice di Human Rights Watch. "L'Italia deve prendersi la responsabilità di fornire loro la protezione a cui hanno diritto, in quanto bambini."

Anche il respingimento di immigrati adulti verso la Grecia senza concedere la possibilità di presentare domanda d'asilo è una violazione degli obblighi nazionali e internazionali da parte dell'Italia. Ai richiedenti asilo, infatti, deve essere permesso di esercitare il diritto di presentare la domanda. Le prove schiaccianti di problemi cronici con il sistema di asilo Greco e le pessime condizioni di detenzione a cui Atene costringe i rifugiati hanno spinto ad una serie di sentenze di tribunali europei e alla sospensione da parte di molti paesi membri dei trasferimenti di richiedenti asilo verso la Grecia. E lo stesso sta succedendo all'Italia, come noi di Rassegna.it abbiamo più volte testimoniato.

E' per questo che Human Rights Watch ha raccomandato una serie di modifiche nelle procedure di accoglienza italiane, tra le quali c'è la sospensione immediata dei trasferimenti verso la Grecia e il rispetto delle procedure di legge per la valutazione delle domande di asilo, sopratutto per quanto riguarda i minori non accompagnati.

 

Il capodanno amaro dei rifugiati

  • Venerdì, 14 Dicembre 2012 09:33 ,
  • Pubblicato in Flash news
Rassegna.it
14 12 2012

Sono oltre 17mila. E dal primo gennaio rischiano di riversarsi per le strade italiane, senza un tetto, senza assistenza sanitaria, senza un qualunque modo per procurarsi sostentamento. Sono i rifugiati accolti nel nostro paese grazie allo stato di emergenza dichiarato il 12 febbraio 2011 dopo i primi sbarchi di cittadini in fuga dalla cosiddetta “Primavera Araba” e ad oggi senza un futuro certo.

Allo scattare della mezzanotte di capodanno, infatti, l'emergenza predisposta dal governo italiano finirà nel nulla, e la maggior parte di queste persone si ritroverà sulla strada. Il rischio insomma è che si ritrovino nella stessa identica situazione di moltissimi altri rifugiati e richiedenti asilo che vivono tuttora nel nostro paese, le cui condizioni di vita noi di Rassegna.it abbiamo già più volte documentato.
Finora questi profughi avevano goduto di una diaria assicurata dallo Stato, e gestita, in maniera più o meno trasparente, dalla Protezione civile. L'organizzazione, infatti, aveva distribuito i fondi ad associazioni e fondazioni, che avevano sistemato queste persone in alberghi, centri della rete associativa, strutture comunali, appartamenti, caserme, sparsi su tutto il territorio nazionale. Ora i fondi sono destinati a finire e nessuno ha ancora pensato a cosa potrebbe succedere dopo.

Stato di emergenza

Nel febbraio 2011, il governo varò un decreto emergenziale con il quale stanziava dei fondi per i rifugiati provenienti soprattutto dalla Libia in guerra e dalla Tunisia. Erano tanti, e venivano sopratutto dal Ghana, dal Mali, Sudan, Nigeria, Costa d’Avorio, Etiopia, Ciad, Burkina Faso, Pakistan, Bangladesh e Somalia. Tutti fuggiti “a forza” dal nord Africa. In data 6 ottobre 2011, a pochi mesi dalla scadenza del primo decreto, il consiglio dei ministri firmò due ulteriori decreti per prorogare fino al 31 dicembre 2012 lo stato di emergenza umanitaria e di ulteriori sei mesi la durata dei permessi di soggiorno per motivi umanitari rilasciati in base ad un provvedimento datato 5 aprile 2011. In questo periodo oltre 17.500 profughi sono stati ospitati (e lo sono tuttora) nei centri dell'emergenza. 1765 solo nel Lazio (il 50% circa nell'area metropolitana di Roma) e 1519 in Toscana. La spesa complessiva per lo stato è stata di 1.300 milioni di euro per il biennio, di cui però poco meno di 600 destinati direttamente all'accoglienza e l'assistenza dei profughi. Il resto si è perso in altre voci: accordi con la Tunisia e la Libia, sostegno alle forze armate che sono intervenute e all'apparato del Ministero dell'Interno. Ciò che restava è servito a corrispondere direttamente una diaria di 46 euro per persona agli enti gestori, scelti direttamente dalla Protezione civile. Per i centri Sprar (specializzati in fornire servizi, non solo di accoglienza, ma anche che favoriscano l'integrazione) la diaria è stata invece di 35 euro.

Le polemiche.
Nel corso di questo periodo sono germogliate centinaia di associazioni, costituite col solo scopo di accedere ai fondi. La scelta delle associazioni beneficiarie delle diarie era di fatto affidata direttamente alla Protezione Civile, senza la predisposizione di un qualsiasi bando pubblico. Ci sono anche stati casi eclatanti di associazioni che intascavano buona parte del denaro e che costringevano i rifugiati a vivere in condizioni non certo dignitose. In molti altri casi, poi, non è stato attivato alcun processo di integrazione per queste persone.

Rifugiati in Italia.

Eppure l'emergenza non riguarda solo loro. I rifugiati in Italia, secondo l'associazione Medici per i diritti umani, non sono poi così tanti. Sono complessivamente 58.000, vale a dire meno di uno ogni 1000 abitanti. Per fare un paragone, basta dire che nel 2011, la Germania, primo paese europeo per numero di rifugiati accolti, ne ospitava 571.000. In Paesi come la Francia, i Paesi Bassi e il Regno Unito, invece, i rifugiati sono tra i 3 e i 4 ogni 1000 abitanti mentre in Svezia sono oltre 9 ogni 1000 abitanti. I migranti forzati in lista d'attesa per entrare nei progetti di accoglienza dello Sprar, il Sistema di protezione italiano per richiedenti asilo, sono però pochissimi: soltanto 7431. In sostanza si è creato un sistema "ad imbuto" per cui della totalità dei migranti forzati in uscita dai centri di prima accoglienza (Cara), solo una parte riesce a superare il collo stretto del sistema e ad accedere ai pochi posti disponibili nei progetti Sprar o nel circuito dia altri centri metropolitani. Di conseguenza la maggior parte di loro si trova per strada, in rifugi di fortuna, senza assistenza sanitaria. In condizioni disperate. Molti di questi casi, noi di Rassegna.it li abbiamo già documentati, così come le disfunzioni del sistema Dublino, il meccanismo di accoglienza dei rifugiati in Europa. L'accoglienza italiana non funziona e il nostro paese è ormai diventato un caso internazionale, oggetto di accuse e preoccupazione.

I dati dello Sprar.

Secondo lo Sprar, però, nel 2011 il numero dei rifugiati e dei richiedenti asilo accolti nella loro rete è aumentato quasi dell’11 per cento rispetto all’anno precedente. Per il biennio 2011-2012, la rete ha aumentato a 3979 i posti di accoglienza complessivamente disponibili, grazie ai fondi straordinari. Hanno aggiunto quindi ai 3000 posti strutturali altri 163 posti implementati grazie alle risorse Otto per mille assegnati ad Anci e agli 816 posti messi a disposizione della Protezione civile in occasione dello stato di emergenza. Già a prima vista si capisce che è una goccia nell'oceano. Basta una semplice sottrazione: 58.000 rifugiati complessivi meno 7500 rifugiati accolti, fa 50.500 rifugiati per strada. Di questi circa 17.000 hanno finora usufruito dello stato di emergenza, e ora finiranno per strada. Gli altri già ci stavano.

Capodanno amaro.

Medici per i Diritti Umani, Naga e Cittadini del Mondo, sono associazioni che prestano assistenza socio-sanitaria a questi migranti forzati, che vivono in condizioni di precarietà a Roma, Milano e Firenze. Questo esercito di disperati in fuga da guerre e persecuzioni vive in tendopoli, baraccopoli, edifici abbandonati e stazioni ferroviarie, soprattutto nelle grandi aree metropolitane. Le tre associazioni hanno recentemente lanciato l'allarme. Dal primo di gennaio la situazione precipiterà. Ecco perché hanno rivolto un appello al Ministero dell’Interno affinché le migliaia di profughi dell’Emergenza non vengano abbandonati a se stessi e vengano loro assicurate la necessaria protezione e gli opportuni percorsi di integrazione. “In una prospettiva di civiltà e di rispetto dei diritti fondamentali della persona che il nostro Paese ha il dovere di assicurare- scrivono in una nota – sono ineludibili e prioritari il potenziamento e la razionalizzazione del sistema di accoglienza per i richiedenti asilo e i rifugiati, sia dal punto di vista delle risorse finanziare sia per quanto riguarda la pianificazione dei servizi in un sistema organico e coerente”. Se non si fa molto in fretta, però, il capodanno dei rifugiati dell'emergenza sarà di certo molto amaro.

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