A Bologna, oggi, un Pride solidale

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di Riccardo Noury, Le persone e la dignità
9 giugno 2012

Saranno migliaia e migliaia, oggi, a Bologna, le persone che prenderanno parte al Pride nazionale. Lo faranno aderendo alla modalità di svolgimento solidale con le popolazioni colpite dal terremoto e con i lutti che hanno colpito l’Emilia Romagna nelle ultime settimane.

C’è una solidarietà intrinseca nello svolgimento dei Pride: quella verso le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) che nel mondo non sono ancora libere di vivere e di esprimere il loro orientamento sessuale e la loro identità di genere e vedono minacciato il loro diritto di manifestare in libertà e sicurezza.

In questo blog abbiamo parlato più volte della difficoltà, se non dell’impossibilità vera e propria, delle persone Lgbti di manifestare orientamento, identità ed emozioni. Dall’Iran all’Uganda, dal Nicaragua alla Tunisia, l’omofobia permea la cultura, le leggi, le sanzioni e non è esclusa neanche la pena di morte.

Preoccupa molto, però, in questi ultimi mesi, l’aumento dell’omofobia e della transfobia in Europa. In alcune città della Russia, tra cui San Pietroburgo, sono entrate in vigore norme che puniscono le “azioni pubbliche volte alla propaganda di sodomia, lesbismo, bisessualità e transgenderismo fra i minori”. Tali norme, di fatto, implicano il divieto di qualunque attività o informazione che riguardino le persone Lgbti e le relazioni tra persone dello stesso sesso, in violazione della libertà di espressione e di associazione. A Mosca poi, a fine maggio, attiviste e attivisti Lgbti sono stati arrestati per aver sventolato la bandiera arcobaleno di fronte alle sedi del parlamento e del municipio.

In Ucraina, il tentativo di svolgere il primo Pride nel paese è stato impedito da alcune centinaia di ultrà di calcio e le forze di polizia della capitale Kiev non hanno adeguatamente protetto gli organizzatori e le persone intenzionate a manifestare. In molti altri paesi europei, i Pride sono a rischio o si svolgono in un clima di profonda ostilità e di pericolo per l’incolumità fisica dei manifestanti, senza un’adeguata protezione dagli attacchi omofobi. Oggi, a Spalato è in programma il Pride della Croazia: l’anno scorso andò decisamente male.

In Albania, le persone Lgbti non possono esprimere liberamente il loro orientamento sessuale, perché vengono discriminate e stigmatizzate dalla società a cui appartengono.

In Turchia le persone transgender sono spesso vittime di aggressioni e uccisioni  e non sono tutelate, nella legge e nella prassi, contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Nel paese i crimini di odio contro le persone Lgbti colpiscono maggiormente le persone transgender. Le donne transgender spesso non hanno accesso al mondo del lavoro e sono costrette a prostituirsi,  con il rischio di subire aggressioni e maltrattamenti.

Per quanto riguarda l’Italia, dopo l’occasione persa un anno fa alla Camera dei deputati, Amnesty International chiede alle autorità di garantire maggiore sicurezza alle persone Lgbti, colmando al più presto la lacuna legislativa della legge penale antidiscriminazione (c.d. Legge Mancino-Reale) che non considera i crimini motivati da discriminazione verso le persone Lgbti alla stregua di quelli fondati su altro tipo di discriminazione. L’elenco della legge comprende razza, nazionalità, etnia e religione, ma non l’orientamento sessuale e l’identità di genere.

In occasione del Bologna Pride 2012, Amnesty International Italia ospiterà tre attivisti per i diritti umani delle persone Lgbti: Olga Lenkova dell’associazione Coming Out di San Pietroburgo; Şevval Kılıç, attivista transgender dell’associazione turca Istanbul LGBTT Solidarity Association e  Amarildo Fecanji dell’associazione albanese Pink Embassy.

I tre attivisti prenderanno parte al Bologna Pride 2012 e, nei prossimi giorni, interverranno a una serie di conferenze e incontri pubblici e istituzionali. A Roma, lunedì 11 avranno un incontro al ministero degli Affari esteri e il giorno successivo, martedì 12, con la Commissione straordinaria diritti umani del Senato.

Sempre martedì 12 alle 13, nella sala stampa del Senato, Şevval Kılıç e Amarildo Fecanji incontreranno la stampa insieme a Ivan Zamudio, padre di Daniel, il ragazzo ventiquattrenne torturato a morte in Cile a marzo da un gruppo omofobo di estrema destra. A seguito di quell’atto di violenza il Cile ha adottato una legislazione contro l’omofobia. La conferenza sarà organizzata in collaborazione con la Commissione straordinaria diritti umani del senato e le associazioni Agedo (Associazione genitori di omosessuali) e Certi diritti.

Il 13 giugno a Roma Şevval Kılıç e Amarildo Fecanji prenderanno parte alla conferenza “Libertà di espressione, identità di genere e orientamento sessuale in Europa: l’impegno contro l’omofobia e la transfobia”, con inizio alle 11 presso il Dottorato di Ordine internazionale e diritti umani della Facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza.
Ultima modifica il Sabato, 09 Giugno 2012 09:14
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