Brindisi, la molla compressa della violenza

di Monica Pepe, Paese Sera
22 maggio 2012

Un messaggio duro, grezzo, come le bombole che hanno usato, ma qui di rudimentale non c'è proprio nulla, forse qualcosa di primitivo, che deve scuotere le fondamenta dell'inconscio di un Paese intero. Cosa ci vogliono dire? Chi ce lo vuole dire? E perchè?  E noi che facciamo, oltre ad andare a guardare sull'orlo del cratere? Siamo un Paese destinato alla paura e alla politica come gioco d'azzardo, conosciamo bene entrambe e ci riconosciamo.

Qualcuno scuote il Paese che agonizza, al posto nostro. E ora quale sarà la mossa? Esiste un popolo in grado di avanzare una mossa? Come facciamo ad arrestare l'epidemia del terrore? La politica come le parole al momento sono una pistola scarica.

All’alba di sabato 19 maggio a Brindisi a brillare è stato il lampo di un genio beffardo che sa di poter agire indisturbato, come solo chi crede alla propria onnipotenza può fare. Poco dopo le tre del pomeriggio, fermo fuori dall'ospedale un gruppo di ragazzi, 16 anni, la stessa età delle ragazze coinvolte. "Uno del nostro gruppo sta insieme ad una delle ragazze". Interviene subito un altro "E' la politica" mi dice come chi ha una verità che scotta e se la deve staccare di dosso "non è stata la mafia, è sempre colpa della  politica". Un altro più intimorito "E' una cosa spaventosa, stavo al bar e l'ho sentito per radio". Chiedo come cambia ora la città?

"Faranno i controlli e poi ritorna tutto come prima" un altro alza le spalle e guarda nel vuoto. E ancora quello di prima "E' successo al sud e dicono mafia e se succedeva al nord? Qui non c'entra la mafia, la mafia non se la prende mai con i picciriddi". In fondo è quello che con rabbia una delle ragazze ferite ha chiesto a Graziella Di Bella, Direttore Sanitario dell'Ospedale Perrino di Brindisi "Cosa c'entriamo noi?". Una fiammata e tanti pezzi di ferro che si sono staccati per aria, e addosso alle ragazze.

Mimmo mi dà un passaggio per il centro della città, la città di sabato mattina a quell'ora è ancora addormentata, mi dice, perchè alcune scuole sono chiuse. Lo scoppio a 200 metri in linea d'aria lo ha sentito "come se ce l'avessi in tasca" e all'inizio per lui poteva solo essere qualcosa di accidentale. "Stanno dando la colpa alla criminalità organizzata, ma non ci poteva essere il pazzo di turno? Quando è un'organizzazione di persone che fa un affare anche illecito, le cose accadono alle 5 del mattino, la serranda di un negozio.

Io non posso credere che è stata la mafia. E poi lo sappiamo, Totò Riina è stato ad abitare quarant'anni vicino alla Procura, no non le vengono a far a Brindisi queste cose, che vive anche di espedienti sì ma è una città tranquilla". Mi dice anche che non arrivano a 100mila abitanti e lì la polizia è vigile e tiene tutti sotto controllo "il numero di chi controlla è adeguato per la città, se fai qualcosa lo sanno subito".

Poi mi dice che la settimana scorsa hanno stroncato un pezzo di Sacra Corona Unita di Mesagne (due erano anche di Brindisi, come mi dice una ragazza di Libera dopo in piazza della Vittoria), e che l'ordigno è esploso quando è arrivato il pullman da Mesagne. "Allora vedi che è possibile che è stata la mafia?". Mimmo alza le spalle. Anche Nicola un ristoratore locale la pensa così, pensa che è difficile che sia stata la mafia "Qui adesso si ferma tutto per tre mesi, e li passano tutti al setaccio. Quello che si fa qui è spaccio di coca, fumo ed eroina, lo sanno tutti, la polizia lo sa e fa finta di niente. Ma dopo una cosa del genere qui si paralizza tutto per mesi, per questo penso che non è stata la mafia di qui, a loro non gli conviene".

Le contraddizioni sono palpabili, o forse è solo una storia che si ripete all'infinito, quella di un paese che può accettare di guardarsi allo specchio solo quando è deformato, e la verità è buona solo per mettere a nanna i bambini. Deve essere per quello che sono sempre più loro a rimetterci la pelle.

Poco prima della manifestazione in piazza della Vittoria mi fermo a sentire un gruppo di ragazzi sui 25-30 anni intervistati da una Tv. Uno di loro Alessandro è nel Pd Brindisi. Bravi, impegnati, lucidi. "Certo che c'entra la mafia, d'altra parte di che cosa ci meravigliamo? C'è un paese che ancora oggi considera Andreotti e Dell'Utri servitori dello Stato, che stanno al loro posto insieme a tanti altri.

Siamo il paese della strage di piazza Fontana e di tutte quelle stragi che non hanno colpevoli. E allora perchè ci meravigliamo che sia successa questa cosa oggi?" Respiro. Don Ciotti in piazza "I ragazzi hanno bisogno di poter contare su adulti veri, che danno l’esempio e riempiono la loro vita di senso attraverso atti coerenti". Quando finisce la manifestazione gli striscioni che stringono Melissa sbucano dal vuoto della piazza insieme a quelli della rabbia: “Forza Ragazzi, con onestà e coraggio”, “Le scuole non si toccano”, “La Mafia è una montagna di Merda”.

A Mesagne domenica parlo con Ermanno Manca, presidente di Sviluppo e legalità e del Comitato Anti-Racket, di San Pietro Vernotico “E’ vero a Mesagne è nato Giuseppe Rogoli, capo storico della Sacra Corona. La fondò dal carcere di Trani in cui era detenuto e non dimentichiamoci che il tritolo dell’attentato a Falcone viene proprio da qui su commissione di Cosa Nostra” Vengono i brividi “Ma qui dal 1992 la Sacra Corona è stata sconfitta grazie alla forza delle persone, al lavoro delle 7 associazioni anti-racket che operano da anni in tutto il territorio brindisino e grazie al gran lavoro delle forze dell’ordine su cui possiamo contare perchè sono sempre pronte a intervenire”.

Manca è un uomo distinto di circa 60 anni, mette sempre prima il suo cognome al nome come facevano gli uomini di un'altra generazione. E’ arguto e determinato: “Qui siamo riusciti a costruire una vera mentalità della legalità. I negozianti non hanno più paura, se ricevono una intimidazione sono loro a denunciare immediatamente, non abbiamo più bisogno di costringerli. Questa è la più grande conquista che abbiamo ottenuto. Perché è vero che la mafia ci prova sempre a rialzare la testa, come è successo 15 giorni fa quando è stata fatta saltare per aria la macchina di Fabio Marini presidente dell’Anti-racket, però è anche vero che in 48 ore sono state arrestate 7 persone (ndr gli altri 9 imputati per lo stesso attentato erano già in carcere).

Davanti alla scuola, poco possono fare i fiori. Un tappeto silenzioso che non contrasta il muro annerito dell’esplosione. “Siete solo degli assassini” firmato ‘Un nonno’ è l’unico commento possibile. Davanti alla scuola sosta anche la Carovana della Legalità organizzata da Libera e Arci. Coordinati da Alessandro Cobianchi un gruppo di ragazzi giovanissimi fanno una riunione operativa su come organizzare al meglio le prossime tappe, ancora più motivati da quanto è accaduto. “Anche se fosse il gesto di un pazzo è comunque un atto mafioso e violento, ed è inaccettabile. Questo è un territorio in cui la mafia fa ancora paura, ma non possiamo farci spaventare”.

Francesca Rossi, 17 anni dell’Uds è con la carovana “Quanto è accaduto ci fa capire che i valori non possono mai essere dati per scontati, bisogna fare gesti concreti tutti i giorni. E dobbiamo stare attenti a come la politica leggerà quanto è accaduto, a non essere strumentalizzati perché qualcuno deve parlare di strategia della tensione”. Martina Carpani parla con tutti e non si ferma un attimo, sabato era sul palco “Questa manifestazione poteva fermarsi con le parole dei ragazzi” aveva detto pieno di umiltà il Sindaco di Mesagne. E’ vero, anche Martina ha 17 anni e idee chiarissime, parla spedita e va sempre al cuore delle cose.

“Faremo un’assemblea pubblica con tutte le scuole provinciali” (ndr è prevista per domani 23 maggio in piazza della Vittoria a Brindisi) “Di qualsiasi matrice sia è un attentato che viene da una cultura violenta. Noi vogliamo e lotteremo per una cultura della legalità che parta dal basso, e le scuole sono i primi presidi di legalità”. Ti auguri che ragazze così possano fare politica nelle istituzioni un giorno “Fatti gravi come questo accadono in famiglie che vivono già condizioni socio economiche difficili. Ci opporremo alla strategia della tensione, quello che non comprendiamo è che non siamo mai stati in vista politicamente, mentre qui da sempre collaboriamo con Libera che ha molti campi sottratti alla mafia e tutte le scuole fanno sempre assemblee per la legalità e sull’antimafia. Una cosa è certa abbiamo capito cosa è la morte, ma non accetteremo che questa sia la nostra quotidianità”.
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