NESSUN KRUMIRO AL CIOCCOLATO

di Andrea Segre
20 aprile 2012

La foto dei migranti scotchati e le ipocrisie della politica italiana.
Triste la politica in Italia. Amara. Piccola. Soffocata.
Reagisce solo quando non può più non farlo.
Un grande grazie a Francesco Sperandeo (regista di un bel corto che vinse al BiFest nel 2009) per quelle foto.
Ma un amaro silenzio di vergogna di fronte alle reazioni della politica italiana, tutta.

"Ci auguriamo che quelle immagini possano essere smentite e che il
governo possa chiarire." (Lupi - PdL)

"Sconcertata dal metodo usato per questo rimpatrio" (Turco, Pd)

"Bisogna punire i responsabili di questi comportamenti inammissibili"
(Perina, Fli)

"Neanche a Guantanamo abbiamo assistito a soprusi del genere" (Pedica, IdV)

Così twittano i parlamentari italiani, nell'era delle foto su facebook
e della politica di consumo mediatico soffocato dalle velocità di Ipad
e connessioni onnidisponibili.

Stressati, poveri.

Sballottati da una notizia all'altra.

Con uffici stampa alla ricerca di spazi di citazione, di angoli di
visibilità per nomi, cognomi e sigle.

Così succede che i commenti di un evento mediatico diventino
dimostrazione di una profonda e sistematica distrazione. Mi auguro non
volontaria.

Faccio una sola semplice domanda ai signori parlamentari indignati
dallo scotch sui volti dei migranti: come diavolo pensate che vengano
effettuate le espulsioni di persone che non vogliono per niente al
mondo tornare a casa (supposto che una casa la abbiano)? Per favore
potreste salire le scale di questo aereo, desidera qualcosa da bere,
un caffè, pasticcino salato o dolce, un krumiro con gocce di
cioccolato e si ricordi di allacciare le cinture di sicurezza?

Facciamo un gioco tutti insieme, cari parlamentari: voi siete partiti
da Algeri, o Tunisi, o Ouagadougou o Kabul perchè la vostra famiglia
non aveva più di che vivere, o perché qualcuno vi minacciava, o perché
la vostra comunità ha deciso di scommettere sul vostro futuro
investendo ben più di quanto potesse permettersi. Vi fermano e vi
dicono che avete sbagliato. Dovevate partire in modo legale, dicono.
Ma non c'è modo legale rispondete. E allora dovevate stare a casa. Non
potevo, non potevamo più. Ci dispiace, dovete tornare a casa. Non
posso. Allora vi accompagniamo noi. Ah si? E come? Con un aereo. Io
non voglio. Allora dovete lo stesso. E come?... Non con i krumiri al
cioccolato. Ve lo assicuro. Con manette, lacci, bracciali di
sicurezza, calmanti chimici, sonniferi, minacce e personale
decisamente privo di...chiamiamole "attenzioni democratiche".

Forse avrete poi sentito parlare in qualche vostro passaggio su
twitter della parola "respingimento". E' quell'operazione per cui
l'Italia si è beccata una condanna all'unanimità dalla Grande Chambre
della Corte Europea dei Diritti Umani. Una brutta figura, vero? Forse
vi siete indignati anche allora. Beh...come pensate si siano fatti i
respingimenti? Per favore salite sulla barca dei poliziotti libici,
che a Lampedusa non si va più? No: manette, manganelli, bastoni
elettrici, percosse, sangue, ferite. Così si fa. Non c'è alternativa.
E così si fa con tutti: donne, uomini, bambini, donne incinte. Senza
alcuna discriminazione di razza e provenienza: eritrei, somali,
nigeriani, maliani...La violenza è uguale per tutti. E viene fatta dai
nostri soldati, dai nostri poliziotti. Quelli che rappresentano il
nostro Paese, di cui voi siete parlamentari, se non governanti.

Sono anni che lavoro con i migranti, anni che ascolto le loro storie.
Sono storie di violenza, non da parte di pericolose organizzazioni
criminali che voi dite di voler combattere, ma delle polizie:
italiana, francese, svizzera, libica, marocchina, greca. E nessuno di
loro dà colpa ai poliziotti, ma ai governi.

La questione è molto semplice: per fermare la cosiddetta immigrazione
clandestina bisogna usare la forza, perché gli esseri umani che
vengono fermati, espulsi, respinti sono in viaggio per necessità e non
vogliono, spesso non possono tornare indietro. E quando si deve far
fare a qualcuno quello che non vuole e non può si usa la violenza. Il
piccolo problema è che questa persone non sono criminali, ma esseri
umani in cerca di sopravvivenza. Brutto usare la violenza con gli
ultimi, vero? C'è da indignarsi, davvero.

O cambiamo direzione completamente e proponiamo una direzione ben
diversa oppure per favore non scandalizziamoci dello scotch. E'
ipocrita e triste.

.."Eh, la fai facile tu" mi direte. Quale direzione alternativa vedi
tu? Li facciamo venire tutti qui? Te li tieni tu a casa tua?

Inizio una risposta, poi se volete ne discutiamo con calma. Se ne
troverete un po'.

1. Non ci sono milioni di persone che vogliono venire qui. Chi parte
viene selezionato dalle comunità di provenienza. Tranne in casi di
gravi crisi belliche o alimentari.

2. Se noi aumentiamo e miglioriamo la gestione dei canali di
immigrazione regolare, quella irregolare diminuisce tantissimo.

3. In generale se le comunità di provenienza sanno che ci sono 100
posti, si organizzano per farne partire 100 e scoraggiano le partenze
degli altri. Se invece ci sono 2 posti e vengono dati sempre agli
stessi, altri 200 cercheranno di partire in altro modo.

4. Se la smettessimo di puntare tutto solo sulle politiche di chiusura
ed espulsione, costruendo decine di C.I.E., finanziando le polizie di
Stati dittatoriali e pagando centinaia di voli di espulsione, allora
avremmo milioni di euro da investire sulla costruzione di canali di
immigrazione regolare. Salvando per altro migliaia di vite umane. Che
per me è ancora un bel risultato.

5. Chi arriva, se arriva regolarmente, ha soldi da investire sul suo
arrivo, invece che sui trafficanti a cui ora si deve rivolgere.

6. Se l'immigrazione regolare viene favorita, aumenta il suo effetto
positivo sulle economie dei paesi di provenienza (oltre che essere
necessaria a quella dei paesi di arrivo, dove i lavori di fatica sono
ormai affidati quasi solo a stranieri).

Ma queste sono riflessioni che fanno fatica ad essere twittate. Capisco.

Un ultimo consiglio, davvero non pubblicitario, ma politico:
guardatevi Vol Special di Fernand Melgar e se ne avete tempo anche il
nostro Mare Chiuso.


Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook