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Contro la patologizzazione dei corpi intersessuali

Un altro genere di comunicazione
20 08 2013

Dal 1 Novembre la Germania sarà il primo paese europeo che permetterà di registrare i neonati come maschi, femmine o neutri. Questa scelta è stata operata per garantire i diritti delle persone intersessuali. O almeno si tratta di un piccolo, ma significativo, passo in quella direzione.  Quando si parla di bambini intersessuali, spesso in maniera riduttiva definiti anche “bambini dal sesso incerto”, si fa riferimento a, cito da qui:  
“una molteplicità di forme e variazioni sul piano biologico in cui si trova chi nasce con cromosomi sessuali, apparato genitale, gonadico, e/o caratteri sessuali secondari che variano rispetto a ciò che è tradizionalmente considerato come maschile e femminile. Secondo la biologa Fausto-Sterling (2000), sulla base di studi effettuati sui dati ad oggi disponibili, l’1,7% dei neonati presenta una qualche forma di variabilità intersex (cromosomica, gonadica, ormonale o anatomica)”  

A partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta e dal lavoro di John Money alla Johns Hopkins University and Hospital, nel Maryland, si è diffuso il trattamento chirurgico sui casi di intersessualità.  Peni troppo piccoli, clitoridi troppo grandi, genitali ambigui, che non permettevano di ricondurre immediatamente il neonato né al sesso maschile, né a quello femminile, venivano “corretti” con il bisturi, in età neonatale, nella primissima infanzia, il prima possibile.  

La patologizzazione della intersessualità è tipica di quelle culture che pruomovono un rigido sistema binario dei generi. In molte culture “non occidentali” il corpo intersessuale non è patologizzato, non è nascosto, non è considerato un errore da correggere a suon di bisturi e ormoni.  Fra i nativi americani Navajo le persone intersex sono considerate depositarie di saggezza e immadiatamente riconoscibili da un abbigliamento a loro dedicato, in India vengono chiamati hijra, appartengono a una casta di basso rango, ma a loro viene riconosciuto un potere sovversivo. E questi sono solo alcuni esempi.  

Nelle culture invece che si costruiscono sul modello eteronormativo binario l’intersessualità è immediatamente etichettata come una anomalia del sistema.   Con la campagna LiberaInfanzia abbiamo più volte denunciato la genderizzazione binaria che regola i prodotti dedicati ai più piccoli e tutto l’immaginario che ruota intorno all’infanzia, dove i modelli del maschile e del femminile si impongono in maniera stereotipata e limitante di ruoli e aspettative.  I nuovi nati vengono annunciati ad amici, parenti e semplici passanti con un fiocco azzurro se sono maschi, con un fiocco rosa se sono femmine. Due fiocchi, due colori, due sessi.  O maschio o femmina. Gli intersex non trovano collocazione, per questo si interviene per correggere il loro corpo patologizzato. Sarebbe più logico intervenire su una cultura discriminante e ignorante, ma invece si opera su corpi di persone che non possono esprimere nessun consenso, nessuna scelta.  

In un articolo su Repubblica.it di Giugno scorso si salutava felicemente l’aumento del 50% degli interventi sui “bambini dal sesso incerto”.  Se effettuata entro i sei anni l’operazione ha una ottima aspettativa di riuscita, così dice il chirurgo.  Entro i sei anni, un’età in cui chiaramente la scelta di trasformare il proprio pene troppo piccolo in una clitoride o di sottoporsi a terapie ormonali è dettata da altri, dai medici, da una cultura che patologizza il diverso e ha paura di ciò che non riesce immediatamente a identificare con qualcosa che già conosce.  

Sono vere e proprie mutilazioni genitali, vengono operate silenziosamente o peggio vengono propagandate come spendido risultato delle “magnifiche sorti e progressive”. Tecnologia che riesce a correggere anche laddove la natura sbaglia. E se abbiamo sempre pronta la condanna, troppo spesso argomentata con toni colonialisti, per le mutilazioni genitali delle culture “altre”, spesso ignoriamo le mutilazioni di “casa nostra”. Avverà pure in un ambiente asettico e sterilizzato ma basta questo per impedirci di vedere che si tratta di violazione dei diritti e dei corpi di persone che non possono ancora esprimere nessuna forma di autodeterminazione? 

Alcuni medici sembrano salutare gli interventi di riassegnazione come la nuova frontiera della tecnologia e della medicina ignorando le critiche delle persone intersessuali sottoposte a interventi da piccoli, ignorando la messa in discussione di queste pratiche che da anni viene sostenuta da più fronti.  
Nel settembre del 2011 si è svolto in Belgio il primo Global Forum Intersex Internazionale, in questa occasione gli/le attivist* e le organizzazioni, hanno dichiarato inumane e degradanti le operazioni chirirgiche e le somministrazioni di ormoni a cui sono sottoposte le persone intersessuali spesso senza alcun consenso dei diretti interessati.  

“La patologizzazione delle persone intersex porta a enormi violazioni dei diritti umani e ad un abuso dell’integrità fisica e della dignità personale.”  

Sostenere l’esistenza di solo due sessi è un falso, le persone intersex con la loro presenza smascherano questa bugia.  Cito dal blog del collettivo Le Ribellule:  

 “Biologia e medicina riconoscono almeno cinque sessi possibili: maschile, femminile, ermafrodita, merms e ferms, a seconda che si guardi ai genitali o a cromosomi e ormoni. La nostra società, riconosce solo due sessi, due ruoli: il padre padrone rappresentato dal fallo, la donna madre con l’invidia del pene e che non conosce la sua clitoride (che veniva recisa per curare l’isteria, fino a qualche decennio fa anche nella civile Europa).   Noi riconosciamo tutte le infinite possibilità di vivere e giocare con i nostri generi, le nostre clitoridi troppo grosse, i nostri piccoli peni, le nostre protesi sessuali di qualsiasi tipo.”  

Le persone intersessuali non sono malate, nel loro corpo non c’è nulla da correggere, da “normalizzare”, l’unica cosa da correggere è la cultura dell’intolleranza, è il processo di normalizzazione operato da chi ci vuole tutti e tutte asservit* al modello binario eteronormativo. Di intersessualità bisogna parlare, bisogna che si rompa questo velo di silenzio, bisogna liberare queste persone dall’invisibilità a cui sono condannate, solo così si potrà diffondere una contro-cultura che permetterà ai genitori di lasciare i bambini liberi di crescere e poi di scegliere.  

Alcuni link per approfondire:  
Dal blog di Slavina la storia di Lorenzo http://malapecora.noblogs.org/post/2013/06/26/intersessualita/  
Intersessualità la natura contro il duale http://outandproud.altervista.org/intersessualita%E2%80%99-la-natura-contro-il-duale-2/  
Dalle Ribellule http://leribellule.noblogs.org/post/2013/07/19/il-sistema-binario-dei-sessi-e-fantascienza-intersex/  
Sul blog Intersexioni sono raccolti diversi post sull’argomento alla sezione Intersex
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