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A Bari e Ancona violati i diritti

L 'Espresso
27 08 2013

di Michele Sasso

Per tutta l'estate nei due porti sull'Adriatico la polizia ha respinto tutti gli extracomunitari provenienti dalla Grecia senza dare loro la possibilità di chiedere asilo politico o di dimostrare di essere profughi di guerra. Fra i rifiutati anche bambini in fuga da Paesi in fiamme(26 agosto 2013)Foto di Alessandro PensoFoto di Alessandro PensoR eza porta sul suo corpo i segni delle violenze subite in Afghanistan. Le cicatrici delle torture inflitte dai talebani sono un marchio indelebile, che lo qualifica come una persona in cerca di asilo politico. E' poco più di un ragazzo, ma ha affrontato un viaggio drammatico dalle falde dell'Himalaya fino alla Grecia. Poi è riuscito a imbarcarsi e sbarcare in Italia. Ma nei porti dell'Adriatico è stato rispedito indietro. Ha tentato ancora, rischiando la vita pur di arrivare in una nazione che gli riconoscesse i diritti di profugo. Ed è stato cacciato via, di nuovo. «La prima volta a Bari ho chiesto asilo, ma non mi hanno dato retta. La polizia mi ha consegnato all'equipaggio del traghetto per farmi riportare a Patrasso». Gli hanno lasciato in mano un documento scritto in italiano burocratico: "respingimento con affido al comandante". Il "respingimento" è una pratica sempre più diffusa nel nostro Paese, in violazione delle norme internazionali e del destino di tante persone. Anche minori, ragazzini che hanno viaggiato da soli per migliaia di chilometri oppure bambini in braccio alle madri: vengono obbligati a risalire sulle navi per ripercorrere la traversata costata sacrifici e pericoli. Il caso di Alma Shalabayeva, espulsa nonostante fosse la moglie del banchiere kazako con status di rifugiato politico, ha aperto il dibattito nazionale sul rispetto del diritto d'asilo. Ma nei porti dell'Adriatico questo diritto viene ignorato tutte le settimane, da anni.

L'ESODO VERSO L'EUROPA
Sono come fantasmi, che non compaiono nei registri degli uffici immigrazione. Soli, disperati, spesso vittime dei clan che gestiscono la tratta degli umani: hanno attraversato deserti e mari per arrivare in Italia, la porta della civile Europa. E vengono cacciati, senza nemmeno ascoltare le loro ragioni. Senza neppure provare a verificare se scappano da guerre, dittature, persecuzioni religiose. Per le leggi internazionali andrebbero accolti, in attesa di verificare le loro dichiarazioni. Anche il ministero dell'Interno conferma: «Quando si presentino persone che avanzano richiesta di protezione non possono essere respinte, pur non soddisfacendo i requisiti per accedere». La pratica però è ben diversa. Sostiene Human Rights Watch: «l'Italia rimanda sommariamente indietro bambini non accompagnati e richiedenti asilo adulti verso la Grecia, dove affrontano un sistema che non funziona e condizioni detentive inumane».
A finire sotto accusa è il meccanismo dell'accoglienza, soprattutto per i minorenni: a partire dalla mancanza di "screening" appropriati. Perché per stabilire l'eta dei minori è sufficiente una radiografia del polso, un metodo approssimativo (il margine di incertezza è di circa due anni) che fa la differenza perché avere 17 o 18 anni significa essere accolti o espulsi. E nonostante i limiti evidenti questo metodo continua ad essere usato. «Quello dei minori invisibili è un problema che esiste, un problema legato soprattutto all'applicazione non uniforme della normativa europea», dice il Garante per l'infanzia Vincenzo Spadafora : «Un problema altrettanto significativo è quello dell'accoglienza dei ragazzi. Per il 2013 abbiamo risorse per appena cinque milioni di euro. Troppo poco per prendersi cura degli oltre 7 mila minori stranieri non accompagnati che vivono in Italia». E in queste settimane nel flusso dell'esodo cominciano a inserirsi i profughi siriani, che scappano dalla guerra civile che ha ucciso 90 mila persone. Tantissimi altri stanno fuggendo dall'Egitto in fiamme, spesso cristiani copti che hanno visto bruciare le loro case e le loro chiese. Molte volte nemmeno loro riescono a trovare ascolto: li ributtano sulle navi, come se fossero furbetti che cercano di violare la legge. Mentre così è l'Italia a ignorare tutte le regole.

NAVI NEGRIERE
Le storie sono migliaia e si assomigliano tutte. Iraniani, afghani, curdi, pachistani o più raramente somali ed eritrei. Da soli o inquadrati dagli schiavisti puntano sulla rotta orientale, per evitare i deserti africani e la navigazione verso Lampedusa. Si imbarcano in Grecia sui traghetti, cercando di passare inosservati, nascosti tra le ruote dei Tir o in mezzo al carico. Quando vengono scoperti, non fanno in tempo a toccare terra che vengono riportati a bordo dalla polizia italiana. Se la prima traversata è affrontata come un azzardo; la seconda, quella di espulsione, diventa un incubo. I respinti vengono rinchiusi in gabbie: cabine trasformate in celle o depositi oscuri nei garage di bordo circondati da sbarre. Spesso ai piani alti ci sono i vacanzieri, diretti verso le spiagge dell'Egeo, ignari del dramma che accade nella stiva. Poche foto scattate dalle associazioni umanitarie mostrano condizioni indegne di nazioni civili. Sembrano le "navi negriere" dell'Ottocento: i "respinti" sono costretti a urinare dentro le bottiglie di plastica. In alcuni casi rimangono in questo stato per una settimana: le navi dei turisti non possono perdere tempo per le formalità della consegna dei reclusi e aspettano di avere completato il tour prima di consegnarli alla polizia greca. E' il comandante a decidere, unico arbitro delle loro vite, come hanno stabilito i documenti delle autorità italiane.
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