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LA FORZA DELLA SCIENZA

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06 12 2011


UMBERTO VERONESI
Il pensiero non è in crisi. La situazione economica mondiale assorbe, giustamente, la nostra attenzione quotidiana e ci assilla di preoccupazioni per il domani, ma dobbiamo ricordare che le difficoltà riguardano i capitali e i flussi finanziari, mentre la creatività scientifica, che è la chiave per il futuro, sta vivendo uno dei periodi più floridi della sua storia. Per lanciare questo messaggio ho accettato che i miei collaboratori più stretti organizzassero oggi a Roma la celebrazione dei 30 anni dalla pubblicazione sul New England Journal of Medicine- dello studio che cambiò da subito le sorti delle donne colpite da tumore del seno, e poi di tutti i malati di cancro. Perché sarà una celebrazione della forza innovativa del pensiero razionale scientifico e della eccellenza della ricerca medica italiana, che pure non ha mai goduto né di grandi risorse, né di grande considerazione nelle strategie di crescita del nostro Paese. Volli personalmente quello studio (che durò dal 1973 al 1981 su 700 pazienti), contro il parere dell’oncologia mondiale.
Il lavoro ha dimostrato che i tumori del seno in fase iniziale potevano essere curati con gli stessi risultati, conservando la mammella e asportando solo la parte sede del nodulo. Fu una rivoluzione profonda che pose fine all’accanimento sul corpo femminile e a ogni forma di eccesso di cura, e insegnò agli oncologi nel mondo a tener conto della qualità di vita dei malati e della loro percezione della malattia. Le donne furono motivate a controllare periodicamente il proprio seno e, poiché i tumori iniziali guariscono di più, l’impatto fu enorme: in 40 anni la guaribilità è passata dal 40% all’85% dei casi. Ora miriamo ad un obiettivo più ambizioso: sviluppare questa tendenza, fino a trasformare il tumore del seno in una malattia con mortalità vicino allo zero. Come? Sappiamo che la probabilità di guarigione del tumore del seno è proporzionale alla tempestività della diagnosi e oggi abbiamo a disposizione conoscenze più avanzate (abbiamo decodificato il genoma umano) e strumenti di indagine molto più efficaci e accurati di 40 anni fa. La sfida è quindi di applicarli su ampia scala e uniformemente a livello nazionale. All’Istituto Europeo di Oncologia abbiamo dimostrato con uno studio pilota su 1258 pazienti che, se il tumore del seno è scoperto quando è impalpabile e rilevabile solo con gli esami strumentali (mammografia, ecografia, risonanza magnetica), la percentuale di guaribilità è del 98%. Chirurgia e radioterapia si sono velocemente attrezzate per trattare tumori sempre più piccoli, diventando ancora meno invasive e più mirate: così sono nate e si svilupperanno le tecniche di chirurgia radioguidata e la radioterapia intraoperatoria.
Quando arriveremo ad intercettare la maggioranza delle lesioni impalpabili, la chirurgia lascerà il passo a tecniche di cura senza bisturi, come i fasci di protoni, ioni carbonio e gli ultrasuoni (la tecnica Hifu). Molto ci attendiamo ancora dalla rivoluzione molecolare. Nella diagnosi la novità è la ricerca di MicroRNA (Mirna) nel sangue: frammenti di Rna (la «copia» del Dna) che ci permetteranno di agire sul tumore prima che sia un nodulo rilevabile da qualsiasi apparecchio diagnostico. L’analisi di questi frammenti è in grado di identificare quei tumori che non infiltreranno mai altri organi, e di distinguerli da quelli che invece tendono per loro natura a dare metastasi. Con un semplice esame del sangue, quindi, otterremo indicazioni fondamentali per l’approfondimento della diagnosi e l’orientamento della cura. Avremo più farmaci biologici diretti a bersagli molecolari e riusciremo a colpire le cellule staminali del cancro al seno, che già abbiamo individuato, e che sono le responsabili delle temute metastasi.
La medicina è quindi in pieno fermento, ma i suoi risultati oggi non dipendono soltanto dal pensiero e dallo sviluppo, perché stiamo vivendo il passaggio, come dice il motto inglese, da un Welfare State a una Welfare Community. Non è più pensabile che lo Stato offra ai suoi cittadini un’assistenza totale, come era nel sogno garantista, ma è la comunità civile che deve assumere in prima persona la responsabilità della propria salute. Nella lotta ai tumori il primo passo è aderire ai programmi di diagnosi precoce. Per i tumori del seno, solo se le donne prenderanno coscienza, si faranno controllare in massa, educheranno le loro figlie, faranno lobby, ove necessario, l’obiettivo mortalità zero potrà davvero essere raggiunto.
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