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Messico: madri dei migranti 'desaparecidos' riabbracciano i loro figli

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Atlas Web
10 12 2013

Eugenio, oggi 26 anni, era partito dieci anni fa da Chinandega, in Nicaragua. A sua madre Narciza aveva detto che sarebbe andato con un amico in Guatemala e non era più tornato. Dopo dieci anni e centinaia di chilometri percorsi con mezzi di fortuna, Eugenio e Narciza si sono potuti riabbracciare a Guadalajara, nell’ovest del Messico, dove ha fatto sosta la Carovana delle madri dei migranti ‘desaparecidos’, un corteo itinerante che ha cominciato a percorrere il paese il 2 dicembre e concluderà il suo viaggio il 18, nella speranza di ritrovare altri ragazzi come Eugenio.Messicomadridesaparecidos

Il commovente incontro fra Narciza e suo figlio, che vive nella turbolenta città messicana di frontiera di Tijuana, è avvenuto il giorno dopo che Noemí de León e sua sorella Sonia si sono ritrovate, anche loro separate da dieci anni senza che l’una avesse avuto mai notizia dell’altra. Erano state costrette a dividersi da bambine, quando avevano rispettivamente 9 e 7 anni, nel tragico contesto della guerra civile in Salvador: grazie alla Carovana anche loro hanno potuto riabbracciarsi a Guadalajara. E, come loro, María de los Ángeles Santos ha potuto rivedere suo figlio Armando a San Luis Potosí, nel nord del Messico, 17 anni dopo aver perso i contatti con lui a Choluteca, in Honduras.

È dal 2006 che le madri dei migranti centroamericani che si avventurano in Messico nella speranza di raggiungere gli Stati Uniti percorrono periodicamente il paese viaggiando in “Carovane” lungo le arterie stradali battute dai loro stessi figli. Strade infestate da bande criminali e cartelli della droga che commettono contro i migranti ogni sorta di violenza, dal sequestro al taglieggiamento, all’omicidio. Grazie alle “Carovane” negli ultimi sette anni le madri hanno ritrovato 200 giovani ‘desaparecidos’ su un totale stimato di almeno 20.000. Di indubbia importanza si sono dimostrate le ‘reti sociali’ e in particolare Facebook attraverso il quale circolano le fotografie dei migranti scomparsi.

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