Evasione pubblica 2.0

Monica Pepe, Micromega
31 marzo 2014

Evasione ha ormai due significati ben riconoscibili nel senso comune collettivo. 'Evasione', come fuggire da un luogo in cui si vive la condizione fisica della reclusione, 'evasione' come necessità di fuga da una condizione esistenziale di oppressione.

E' gioco facile dire che tanto le condizioni sociali alla radice dell'una quanto quelle collettive dell'altra sono intrinsecamente collegate e proporzionali. La modernità ha aggiunto al carattere repressivo con cui viene congegnato il controllo sociale una verve patogena, ed è inversamente proporzionale alla capacità degli esseri umani di agire un rifiuto collettivo tanto di trappole sempre più auto-mimetiche, quanto di sistemi repressivi-carcerari sempre più carnefici.

Potrebbe essere letta in questo senso la tendenza tutta contemporanea che hanno le persone a utilizzare dispositivi mobili nella dimensione pubblica. Prendiamo il cellulare a prestito simbolico, intanto per dire che è l'indiscusso padrone dello spazio pubblico. Avatar collettivo per eccellenza, legittima la sua voce meccanica in ogni spazio, ben oltre ogni necessità reale. Sempre più donne e uomini anche anziani saltano la staccionata della felicità  e-mmobile o si addentrano nella giungla dei social, sollevati di poter abolire le restrizioni del corpo. Nel disegno speculativo del mercato le umane angosce esistenziali vanno precocizzate, e i nativi digitali cedono anticipatamente la forza rivoluzionaria del loro tempo, sulla spinta non di un singolo ma di una collettività di adulti.

Il futuro non è mai stato tanto antico e perverso, tanto fallimentare perchè prevedibile, come un testamento globale aperto prima del decesso.

Lo spazio fisico non basta più, ma poi moltiplica enigmi e fantasmi di sempre. La rete è il femminile assorbente, il cellulare è il fallico angosciato in cui l'illusione del sè libero e potente, può sbarazzarsi reattivamente di ogni regola di senso e di gestione dei propri impulsi in ambito collettivo.
Perchè ogni luogo ormai coincide con il proprio privato, nella più grande illusione di massa mai concepita, che si appropria del più grande spazio pubblico mai realizzato.

Il cellulare è il processo di democratizzazione planetaria più rapido e capillare mai conosciuto fino ad oggi, il vero fascismo del terzo millennio,  seguono cocaina e droghe sintetiche. L'eroina disintegra troppo rapidamente,  il profitto quindi è minore.
Sono fascismi democratici si intende, perchè ormai introiettati dagli individui come sintesi di ogni principio di libertà, in cambio la dipendenza è incondizionata.

Il protagonismo che ormai cediamo al simbolo del "cellulare" non è solo l'appagamento primario di nutrimento di contatto attraverso una protesi sessuale sintetica esternalizzata (Beatriz Preciado a proposito di facebook).

Il trasferimento di qualità autoimmunizzanti dal ragionamento semplice alla esposizione di apparecchi digitali in qualsiasi contesto di guida e la messa a disposizione del proprio corpo a rischi banali come l'attraversamento delle strade in situazioni vistose di autoalienazione auricolare, non è solo uno stato di trans egoico "e tutto il mondo fuori", come un rigurgito della propria intimità disgregata.

Al contrario ci dice che la resa a un sistema di alienazione globale che si crede invincibile, non è ancora incondizionata. E' una fase intermedia e può configurarsi come un'epoca di resistenza disperata ma vitale di cui il corpo ancora dispone. "L'ultima frontiera" -come ci dicono gli autori di un significativo documentario sui Cie- contro cui il mercato sta sferrando il suo attacco finale, replicando in qualsiasi contesto di repressione, personale o sociale, una scissione tra io corporeo e realtà.

E' il segnale eccellente di una ribellione metacorporale al fallimento della politica collettiva che viviamo, nella piccola e nella grande realtà organica di ogni tessuto sociale.
Se il trauma originario è retrocesso da relazione a urto, il contatto brutale di contenimento, "l'atterraggio" per dirla con un memorabile film,  viene ricercato lì dove viene prodotto il disagio.
Controllo residuale guidato. Ma il residuo c'è, e ancora non del tutto scisso dal nostro corpo.

Il livello di saturazione dell'ossigeno pubblico è compresso in una ionosfera rovesciata, quindi più vicina a noi. Possiamo subire passivamente le sue proprietà elettriche o usarne l'energia vitale per ripensare una nuova dimensione dell'io sociale.

E' un'anticipazione lungimirante di una nuova libertà da costruire della relazione tra i sessi, alla luce di tecnologie che ormai fanno parte della nostra vita ma è utile tenere scisse dal sè, per poterle 'guardare' noi e non essere guardati noi da loro. Se il tocco di uno schermo rende lecita ogni cosa 'touch-screen', è il toccare in carne e ossa a essere diventato peccato, 'touch-sin'.

Se fino a pochi decenni fa lo spazio pubblico aveva per gli uomini il valore della evasione dalla identità femminile introiettata, madre-moglie-figlia nella sua armata complessità, la frantumazione di questo spazio conquistato dal femminile non poteva che essere destrutturante. Se le donne reagiscono al maschile evanescente che disorienta mutuando i loro stessi aspetti fallimentari, invece che riformulare la domanda su cosa è la 'libertà' per una donna oggi, la delusione si riperpetua in angoscia. E il corpo a corpo tra generazioni di donne, orfane, si fa più lacerante.

Eppure, sebbene individualizzati e integrati, integro è il valore dell'occupare ancora tutti insieme un unico spazio fisico, questo è un dato centrale. Non del tutto monadi e non del tutto meccanizzati, soprattutto non ancora del tutto uguali alle falde del Capitale. E per guardare dietro l'angolo della Storia basta vedere sotto un'altra luce le nostre protesi tanto rassicuranti, cellulari, tablet, computer, così come i nostri acquisti sterilizzati da difficoltà, attese e frustrazioni, e così simili alle nostre relazioni.

Loro, le nostre estensioni digitali, rivoluzione industriale 2.0, sono già perfettamente identiche in ogni angolo della terra. Mortifere perchè scevre da ogni identità sessuata, corrono verso la conquista di ogni molecola di cui è fatto il corpo intero, di ogni briciola di umanità.

Questo vantaggio che ci resta non è poca cosa, e ne dovremmo approfittare.

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