L’altro mondo del matriarcato

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Il Manifesto
15 10 2014

Rispetto al senso comune che spesso con­fonde il matriar­cato con un «domino delle madri», esi­ste una sto­ria del con­cetto dif­fe­rente. Il ter­mine matriar­cato signi­fica infatti «all’inizio le madri», dal più antico signi­fi­cato di arché che con­cerne l’interrogazione dell’origine, dell’inizio – sia della vita bio­lo­gi­ca­mente intesa che della comu­nità sociale -, sot­traen­dosi alla pre­va­ri­ca­zione di un genere sull’altro. Ciò per­ché il matriar­cato non ha mai neces­si­tato di sopraf­fa­zioni ege­mo­ni­che sui viventi e ha avuto una espli­ci­ta­zione sto­rica ben diversa da quella del patriar­cato.

È in que­sta strin­gente logica della defi­ni­zione che vanno letti gli esiti assunti dai moderni «Studi Matriar­cali» fon­dati alla fine degli anni Set­tanta dalla filo­sofa tede­sca Heide Goettner-Abendroth e che risul­tano cen­trali nel dibat­tito con­tem­po­ra­neo inter­na­zio­nale sul tema. Rispetto agli studi pre­ce­denti, per la filo­sofa si tratta di osser­vare modelli sociali anti­chi (che dalla più nota forma sud-asiatica si sono dif­fusi in India, Per­sia, Egitto e nelle zone del Medi­ter­ra­neo orien­tale, com­presa la Gre­cia) e di veri­fi­care l’esistenza di società matriar­cali che ancora per­si­stono indi­cando pra­ti­che ed ele­menti capaci di inter­ro­gare le attuali società occi­den­tali.

Dotati di una salda strut­tura teo­rica e pra­tica, gli studi matriar­cali sono dun­que da con­si­de­rarsi nella forma di ricerca socio-culturale cri­tica. Il primo approc­cio di Goettner-Abendroth risale al 1978, quando pro­pone una meto­do­lo­gia per inda­gare i matriar­cati, fon­data sul dop­pio bina­rio dell’interdisciplinarietà e della cri­tica radi­cale all’ideologia patriar­cale. Nel suo primo lavoro del 1980, Die Göt­tin und ihr Heros (The God­dess and Her Heros, 1995), stu­dia le tra­sfor­ma­zioni della mito­lo­gia matriar­cale ricol­lo­can­dola nelle diverse fasi storico-sociali. È tut­ta­via nell’opera in più volumi, Das Matriar­chat com­parsa tra il 1988 e il 2000, che appro­fon­di­sce i modelli strut­tu­rali matriar­cali sotto il pro­filo sociale, poli­tico ed eco­no­mico per esten­derli poi a livello cul­tu­rale.
La forma matriar­cale di una società pre­vede un’economia bilan­ciata, cioè la distri­bu­zione dei beni e la mutua­lità eco­no­mica; a livello sociale, la discen­denza matri­li­neare all’interno di un con­te­sto di oriz­zon­ta­lità non gerar­chica; infine, una forte incli­na­zione spi­ri­tuale che attra­versa ogni aspetto della vita e che pog­gia sul divino fem­mi­nile.

Da qual­che anno a que­sta parte gli studi matriar­cali cono­scono una for­tu­nata rice­zione anche in Ita­lia gra­zie ad alcune asso­cia­zioni di donne che instan­ca­bil­mente por­tano avanti diverse ini­zia­tive e inte­res­santi e utili libri, come Matriar­ché a cura di Fran­ce­sca Colom­bini e Monica Di Ber­nardo.

Heide Goettner-Abendroth è stata in Ita­lia (Verona, Pistoia, Milano, Bolo­gna, Torino e Bol­sena) per discu­tere delle sue ricer­che. Il 9 otto­bre ha pre­sen­tato il suo volume tra­dotto in ita­liano Le società matriar­cali. Studi sulle cul­ture indi­gene del mondo (Vene­xia, pp. 712, euro 28) alla Casa inter­na­zio­nale delle donne di Roma e il giorno seguente, sem­pre nella stessa sede, ha tenuto un work­shop con la par­te­ci­pa­zione di Gene­viève Vau­ghan, filo­sofa dell’economia del dono, e Cecile Kel­ler, esperta di medi­cina matriarcale.

Per­ché par­lare di matriar­cato oggi?


15clt1fotinaLe società matriar­cali pos­sono inse­gnarci a supe­rare il distrut­tivo mondo tardo-patriarcale che stiamo vivendo oggi. Sono forme matri­cen­tri­che che si fon­dano sull’uguaglianza tra i generi e sulla col­la­bo­ra­zione tra le gene­ra­zioni. In que­sto senso sono società egua­li­ta­rie che non pos­sie­dono gerar­chie né classi e nes­sun genere domina sull’altro; non sono un rove­scia­mento del patriar­cato, come il solito errore di inter­pre­ta­zione pre­ve­drebbe. Sono basate su valori materni come il pren­dersi cura, il nutri­mento, la cen­tra­lità del materno, la pace attra­verso la media­zione e la non vio­lenza; sono valori che val­gono per tutti: per chi è madre e per chi non lo è, per le donne e per gli uomini. Il con­cetto matriar­cale della cen­tra­lità del materno non è cor­ri­sponde a quell’immagine roman­tica spesso vei­co­lata dal patriar­cato, di una fin­zione che sva­luta i valori materni per farli appa­rire alla stre­gua di que­stioni sen­ti­men­tali. Le società matriar­cali, in linea di prin­ci­pio sono orien­tate verso il biso­gno invece che verso il potere, sono più rea­li­sti­che per­ché con­sa­pe­voli del valore materno, che è molto più appro­priato alla con­di­zione umana rispetto al patriar­cato che tende a sop­pri­mere le donne, e in par­ti­co­lare le madri.
Ha inse­gnato all’università ma il discorso sul matriar­cato neces­si­tava di una radi­ca­lità poli­tica dif­fi­cil­mente per­cor­ri­bile den­tro l’accademia. Qual è stata la sua esperienza?

Dopo aver com­ple­tato il mio dot­to­rato di ricerca in filo­so­fia all’Università di Monaco, ho lì inse­gnato filo­so­fia della scienza per dieci anni. Poi ho lasciato il sistema uni­ver­si­ta­rio, per­ché avevo tro­vato un com­pito molto più impor­tante e social­mente rile­vante. Nel 1976, ho ini­ziato un lavoro pio­nie­ri­stico, insieme alle mie col­le­ghe, fon­dando gli Women’s Stu­dies in Ger­ma­nia, e in que­sto con­te­sto ho pre­sen­tato per la prima volta un’illustrazione della mia ricerca sulle società matriar­cali. Avevo ini­ziato a svi­lup­pare una teo­ria delle società matriar­cali già da quando avevo 25 anni, uti­liz­zando tutte le biblio­te­che delle diverse disci­pline e viag­giando molto per visi­tare diversi siti archeo­lo­gici. Dal 1983 in poi, mi sono dedi­cata com­ple­ta­mente a que­sto com­pito che non era rico­no­sciuto da nes­suna uni­ver­sità in Ger­ma­nia e in Europa. Ma un altro pub­blico era molto inte­res­sato: il mio libro ha segnato l’inizio della discus­sione sulle società cen­trate sulle donne e sul matriar­cato nella seconda ondata del movi­mento fem­mi­ni­sta tede­sco, per dif­fon­dersi suc­ces­si­va­mente in tutto il mondo gra­zie alle tante donne che si sono mostrate for­te­mente interessate.

Pro­pone una meto­do­lo­gia pre­cisa tra teo­resi e prassi e riper­corre bre­ve­mente anche i primi ten­ta­tivi «tra­di­zio­nali» sul matriar­cato. Che cosa non ha fun­zio­nato in quelle analisi?

Ero ben con­sa­pe­vole che que­sto dibat­tito aveva avuto una lunga tra­di­zione in Europa, andando indie­tro per quanto riguarda il lavoro dello sto­rico della cul­tura JJ Bacho­fen, che è uscito nel 1861, e all’estero con la famosa opera antro­po­lo­gica di HL Mor­gan del 1851. Per più di un secolo, la discus­sione sul diritto materno e sul matriar­cato ha pro­se­guito: que­sto tema era stato usato e abu­sato da tutte le scuole intel­let­tuali di pen­siero, ognuna con il suo diverso e netto punto di vista. Quello che mi pre­oc­cu­pava di più di que­sta rice­zione delle idee sul matriar­cato era la totale man­canza di una chiara defi­ni­zione della que­stione, la man­canza di una meto­do­lo­gia di svi­luppo e soprat­tutto di un qua­dro scien­ti­fico teo­rico. Così è acca­duto che l’immagine di essenza della donna in quel periodo si è insi­nuata nell’idea di matriar­cato, e una quan­tità enorme di emo­zioni legate tut­ta­via all’ideologia patriar­cale sono state coin­volte nella discus­sione. Que­sta com­bi­na­zione di defi­ni­zioni poco chiare, emo­ti­vità ecces­siva e pre­giu­di­zio patriar­cale, si veri­fica ancora oggi quando si avviano rifles­sioni sull’argomento. Dopo aver intuito quanto l’argomento sia stato distorto, ho deciso di indi­riz­zare la ricerca verso tutte le forme di società non patriar­cali, sia pas­sate che pre­senti, di defi­nire quindi un moderno fon­da­mento scien­ti­fico basato su una defi­ni­zione nuova e ade­guata di matriar­cato. Que­sta è stata la crea­zione dei «moderni studi matriar­cali», un nuovo campo di cono­scenza che è cri­tico dell’ideologia patriarcale.

In che modo il matriar­cato può essere con­si­de­rato un movi­mento di libe­ra­zione per donne e uomini? Ha in mente pra­ti­che precise?

Sta diven­tando sem­pre più chiaro che que­sto modello cul­tu­rale radi­cal­mente diverso avrà grande impor­tanza per il futuro delle donne, delle madri e degli uomini, cioè del genere umano in gene­rale. Nella vita sociale, ciò signi­fica sfug­gire alla cre­scente fram­men­ta­zione della società – lad­dove siamo tra­sci­nati verso il basso in uno stato di sepa­ra­zione e soli­tu­dine che ammala. Piut­to­sto, signi­fica svi­lup­pare strut­ture che pro­muo­vono diversi tipi di comu­nità inten­zio­nali o di affi­nità, come comuni, alleanze di vici­nato e reti sociali. Il prin­ci­pio matriar­cale è che cia­scuno dei gruppi basati su affi­nità poli­ti­che e di intenti è gene­ral­mente avviato, soste­nuto e con­dotto da donne. I cri­teri deter­mi­nanti sono le esi­genze delle donne e dei bam­bini, che sono il futuro dell’umanità (rispetto alle aspi­ra­zioni di «potenza» e «viri­lità» degli uomini). Nei nuovi matri-clan gli uomini saranno pie­na­mente inte­grati, ma secondo un sistema di valori diverso, cioè quello basato sulla cura reci­proca e l’amore.
L’economia quindi non potrà più rin­cor­rere l’ulteriore aumento della grande indu­stria, delle espan­sioni mili­tari e del cosid­detto «livello di vita», per­ché verrà con­si­de­rato il peri­colo della com­pleta distru­zione della bio­sfera e della vita sulla terra. Ne deriva quindi una pro­spet­tiva alter­na­tiva; in com­bi­na­zione con una eco­no­mia del dono e di sus­si­stenza locale e regio­nale che darebbe indi­pen­denza eco­no­mica alle per­sone. La qua­lità della vita ha pre­ce­denza sul con­cetto di quantità.

Rico­no­sce la mas­sima impor­tanza degli studi por­tati avanti dai ricer­ca­tori indi­geni sulle pro­prie società. Come è comin­ciata que­sta collaborazione?

Durante i miei nume­rosi viaggi ho incon­trato per­sone pro­ve­nienti da diverse società matriar­cali ancora esi­stenti, e alcuni di loro sono stu­diosi che stanno facendo ricer­che sulla pro­pria società. Molti di loro aper­ta­mente chia­mano le pro­prie società matriar­cali, così come gli Iro­chesi del Nord Ame­rica, i Minan­g­ka­bau di Suma­tra (Indo­ne­sia), e i Moso della Cina occi­den­tale. I loro studi si inter­se­cano con gli studi fem­mi­ni­sti in que­sto campo, e come le fem­mi­ni­ste, sono molto cri­tici verso l’ideologia patriar­cale che ha pesan­te­mente distorto la com­pren­sione delle loro società.

Ha visi­tato i Moso nel sud-ovest della Cina. Come è stato incontrarli?

È stato magni­fico incon­trare per­sone che vivono ancora pie­na­mente le loro tra­di­zioni matriar­cali. Sono ben con­sa­pe­voli che i modelli patriar­cali stanno lavo­rando a danno delle donne in Cina. Così, la mag­gior parte dei Moso — come altri popoli matriar­cali — ten­gono strette le loro tra­di­zioni, anche se sono pesan­te­mente oppressi dal governo cinese cen­trale. La mia ami­ci­zia con loro e con altre donne e uomini matriar­cali ha pro­se­guito nel corso degli anni. Uno dei risul­tati è stato la rea­liz­za­zione di tre grandi con­gressi, dove hanno pre­sen­tato il loro modo di vivere. Così, nel 2003, il primo con­gresso mon­diale sui moderni studi matriar­cali ha avuto luogo in Lus­sem­burgo e ha riu­nito per la prima volta stu­diosi inter­na­zio­nali e indi­geni, che fino a quel momento ave­vano lavo­rato sul tema in un certo iso­la­mento. Nel 2005, il secondo con­gresso mon­diale ha avuto luogo negli Stati Uniti, e ha riu­nito un mag­gior numero di stu­diosi matriar­cali indi­geni arri­vati dall’Asia, dall’Africa e dalle Ame­ri­che. Il terzo grande con­gresso, svol­tosi nel 2011 in Sviz­zera, è stato dedi­cato alla Poli­tica Matriar­cale, e stu­diosi occi­den­tali, indi­geni e atti­vi­sti poli­tici si sono incon­trati per discu­tere di pra­ti­che basate sui risul­tati delle con­fe­renze pre­ce­denti, per ren­dere la sag­gezza matriar­cale uno stile di vita frui­bile per il pre­sente. In que­sto modo, insieme a eccel­lenti donne e uomini impe­gnati in tante parti del mondo, il para­digma matriar­cale ha comin­ciato a cir­co­lare e con­ti­nua a svi­lup­parsi. Si tratta di una pro­spet­tiva com­ple­ta­mente nuova della società e della sto­ria. Tutti i con­tri­buti di que­sti con­gressi sono stati pub­bli­cati in inglese nel libro Socie­ties of Peace (2009) e su web: www.kongress-matriarchatspolitik.ch.

Ultima modifica il Mercoledì, 15 Ottobre 2014 14:15
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