Non era che l'inizio, arriva la petizione

Loredana Lipperini
18 dicembre 2014

Adesso la parola è al ministero dei Beni Culturali, al ministero dell’Istruzione, prima ancora che a Nati per leggere, Centro per il libro e la lettura e Associazione Italiana Biblioteche (che conosce la vicenda, così come la conoscono tutti). Ci si augura che la parola non tardi, perché la vicenda della scuola sarda (...) è solo il prologo.

Proprio ieri pomeriggio, sul sito di Provita, è stata lanciata l’offensiva. Ovvero, una petizione rivolta a Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio e Ministero dell’Istruzione affinché l’eventuale “educazione affettiva” si fondi sul riconoscimento della famiglia eterosessuale e regolarmente coniugata come unico modello di famiglia possibile. Questo avviene, questo è. Del resto, ti sciorinano l’articolo 29 della Costituzione a loro scudo, contro l’evidenza, contro la realtà, contro, soprattutto, il sentire di altre madri e padri ed educatori.
A proposito di articoli della Costituzione, riporto quanto scriveva ieri Michela Murgia su Facebook, condividendone ogni parola:

“Quindi se un genitore pensa che la teoria creazionista sia quello che suo figlio deve imparare sull’origine del mondo, ha ogni diritto di pretendere che la scuola gliela insegni? Io direi proprio di no, specialmente quando la materia sono le regole del vivere civile, dove non ci possono essere più posizioni ed essere tutte legittime. L’articolo 3 della Costituzione recita non solo che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, ma anche che “è compito della Repubblica rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana etc”.

Tra questi ostacoli c’è sicuramente l’educazione stereotipata intorno ai modelli della cosiddetta normalità, che non di rado si forma proprio in famiglia. Significa che può esserci antagonismo tra l’educazione familiare e quella scolastica? Ovvio che sì!! Nessuno riterrebbe legittimo che i genitori si opponessero per “convinzione personale” alle classi miste bianchi e neri, perchè il razzismo è reato e le opinioni razziste, al di là di qualunque cosa si insegni ai figli tra le mura domestiche, non hanno comunque alcuna cittadinanza nella scuola. Non si capisce perchè dovrebbero averla le opinioni omofobe o quelle sessiste”.

Bene. Sul presidente del consiglio non faccio molto conto, visto quel che è accaduto ieri a Faenza. Proviamo col presidente della Repubblica? Con la ministra Giannini? Qualcuno, infine, dovrà o no dire una parola che metta fine a questo assalto ai diritti, sulla pelle dei bambini peraltro?

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