Azerbaigian, chiusa radio indipendente, giornalisti sottoposti a interrogatori

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Le persone e la dignità
29 12 2014

Esplora il significato del termine: In Azerbaigian la repressione degli organi d’informazione non allineati segna un altro punto a favore del governo del presidente Aliyev.

Venerdì scorso, la redazione di Radio Azadliq (così è chiamato in Azerbaigian il canale locale di Free Europe / Radio Liberty, l’emittente finanziata dal governo statunitense che dal 2009 poteva trasmettere solo online) è stata prima perquisita da agenti di polizia armati e poi chiusa su ordine della procura generale. I computer e le altre attrezzature sono stati sequestrati e i giornalisti allontanati dall’ufficio.

L’ufficio del procuratore generale ha dichiarato che il provvedimento di chiusura è stato preso nel corso delle indagini su un “grave reato”, non meglio specificato. Con ogni probabilità, si tratta dell’istigazione al suicidio di un ex giornalista di Radio Azadliq, Tural Mustafayev. Di averlo condotto alla disperazione fino ad arrivare al proposito di togliersi la vita è accusata (e rischia fino a sette anni di carcere) Khadija Ismayilova, giornalista investigativa e collaboratrice di Radio Azadliq, agli arresti dal 5 dicembre. Di questa farsesca vicenda, avevamo dato notizia qui.

Il nuovo attacco alla libertà d’espressione in Azerbaigian è meglio collocabile nel contesto della lotta contro la “lobby armena”, che le autorità azere vedono ovunque si esprimano dissenso e opposizione nei confronti del presidente Aliyev e della sua famiglia.

Non ne ha fatto mistero Siyavoush Novruzov, un alto esponente del partito al potere, il Partito del nuovo Azerbaigian, che ha definito il raid e la chiusura di Radio Azadliq come necessari per proteggere la sicurezza nazionale e prevenire lo spionaggio. “Ogni posto che lavora per i servizi stranieri e per la lobby armena dev’essere chiuso”, ha sentenziato.

Poco prima dell’arresto di Khadija Ismayilova, il capo dell’ufficio di presidenza Ramiz Mehdlev aveva accusato i giornalisti di Radio Azadliq di essere dei “traditori”, una “quinta colonna” del nemico. La giornalista era stata poi attaccata personalmente e definita “il miglior esempio di giornalismo contro il governo”.

Ieri, 12 giornalisti di Radio Azadliq sono stati arrestati e portati in tutta fretta nell’ufficio della procura per interrogatori.

Si chiude così un anno nero per i diritti umani in Azerbaigian, paese che nel 2014 ha avuto anche l’immeritato onore di presiedere il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.

Almeno 15 tra giornalisti e blogger sono attualmente detenuti nelle carceri del paese, che secondo Reporter senza frontiere è al 160esimo posto su 180 nel rapporto annuale 2014 sul rispetto della libertà di stampa.In Azerbaigian la repressione degli organi d’informazione non allineati segna un altro punto a favore del governo del presidente Aliyev.

Venerdì scorso, la redazione di Radio Azadliq (così è chiamato in Azerbaigian il canale locale di Free Europe / Radio Liberty, l’emittente finanziata dal governo statunitense che dal 2009 poteva trasmettere solo online) è stata prima perquisita da agenti di polizia armati e poi chiusa su ordine della procura generale. I computer e le altre attrezzature sono stati sequestrati e i giornalisti allontanati dall’ufficio.

L’ufficio del procuratore generale ha dichiarato che il provvedimento di chiusura è stato preso nel corso delle indagini su un “grave reato”, non meglio specificato. Con ogni probabilità, si tratta dell’istigazione al suicidio di un ex giornalista di Radio Azadliq, Tural Mustafayev. Di averlo condotto alla disperazione fino ad arrivare al proposito di togliersi la vita è accusata (e rischia fino a sette anni di carcere) Khadija Ismayilova, giornalista investigativa e collaboratrice di Radio Azadliq, agli arresti dal 5 dicembre. Di questa farsesca vicenda, avevamo dato notizia qui.

Il nuovo attacco alla libertà d’espressione in Azerbaigian è meglio collocabile nel contesto della lotta contro la “lobby armena”, che le autorità azere vedono ovunque si esprimano dissenso e opposizione nei confronti del presidente Aliyev e della sua famiglia.

Non ne ha fatto mistero Siyavoush Novruzov, un alto esponente del partito al potere, il Partito del nuovo Azerbaigian, che ha definito il raid e la chiusura di Radio Azadliq come necessari per proteggere la sicurezza nazionale e prevenire lo spionaggio. “Ogni posto che lavora per i servizi stranieri e per la lobby armena dev’essere chiuso”, ha sentenziato.

Poco prima dell’arresto di Khadija Ismayilova, il capo dell’ufficio di presidenza Ramiz Mehdlev aveva accusato i giornalisti di Radio Azadliq di essere dei “traditori”, una “quinta colonna” del nemico. La giornalista era stata poi attaccata personalmente e definita “il miglior esempio di giornalismo contro il governo”.

Ieri, 12 giornalisti di Radio Azadliq sono stati arrestati e portati in tutta fretta nell’ufficio della procura per interrogatori.

Si chiude così un anno nero per i diritti umani in Azerbaigian, paese che nel 2014 ha avuto anche l’immeritato onore di presiedere il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.

Almeno 15 tra giornalisti e blogger sono attualmente detenuti nelle carceri del paese, che secondo Reporter senza frontiere è al 160esimo posto su 180 nel rapporto annuale 2014 sul rispetto della libertà di stampa.

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