Arabia Saudita, prima decapitazione sotto il nuovo re

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Le persone e la dignità
27 01 2015

Cambiano i re ma non le cattive abitudini. Lunedì 26 gennaio in Arabia Saudita c’è stata la prima decapitazione di un uomo sotto il regno dell’appena nominato Re Salman (nella foto sulla destra mentre riceve le condoglianze per la morte del fratellastro) . L’esecuzione è avvenuta a Gedda. Moussa al-Zahrani era stato condannato per aver rapito e stuprato molte ragazze ma il caso aveva suscitato molte perplessità perché l’uomo si è dichiarato innocente fino alla fine e aveva accusato la polizia di essere stata corrotta per condizionare il processo. Suo fratello Hassan lo descrive come un padre innocente di tre figli. Altri parenti sono apparsi in televisione per spiegare le inconsistenze dell’accusa.

Lo scorso settembre un osservatore indipendente dell’Onu aveva espresso le sue preoccupazioni sulle procedure giudiziarie in Arabia Saudita e lanciato un appello per una moratoria delle esecuzioni. Purtroppo dall’inizio dell’anno questa è già la tredicesima.
Il ministro dell’Interno, però, non ha dubbi: Moussa al-Zahrani ha rapito delle ragazze minorenni, le ha drogate e le ha stuprate.

In ossequio ad un’interpretazione rigida della Sharia la pena di morte nel Paese è prevista per vari reati, tra i quali: omicidio, stupro, rapina a mano armata, traffico di droga, stregoneria, adulterio, sodomia, omosessualità, rapina su autostrada, sabotaggio e apostasia. Tre i metodi di esecuzione: l’impiccagione, la lapidazione e la decapitazione, quest’ultimo è il sistema più applicato (nel 2005 tutte le esecuzioni sono avvenute per decapitazione) anche se vi sono talvolta impiccagioni e lapidazioni. Le donne possono scegliere di essere giustiziate con un colpo di pistola alla nuca per non essere costrette a scoprire il capo.

Alcune organizzazioni umanitarie hanno denunciato che in Arabia Saudita c’è una quasi totale assenza di garanzie processuali. Per esempio, agli imputati è stata spesso negata la presenza di un avvocato o di una rappresentanza legale in aula; solo nel 2002 è stata consentita dal governo saudita la visita dello Special Rapporteur ONU sull’indipendenza dei giudici.Secondo i dati diffusi da Amnesty International nel 2013 l’Arabia Saudita si è classificata terza, dopo la Cina e l’Iran, nella scala mondiale delle esecuzioni.

Il 21 aprile del 2004 l’Arabia Saudita ha votato contro la risoluzione per l’abolizione della pena capitale approvata dalla Commissione per i Diritti Umani dell’Onu.

Ultima modifica il Martedì, 27 Gennaio 2015 14:58
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